Photo by Tomislav Štuka

Jan Štuka, 11 anni, di Zagabria (Croazia), ha la spina bifida e può camminare solo con l'aiuto di tutori e di un deambulatore, ma ciò non gli impedisce di essere un atleta completo. Vincitore nel 2023 del premio per il miglior giovane giocatore croato di pallacanestro in carrozzina, Jan ha anche partecipato a gare di nuoto e ora pratica lo sci nordico. Nel tempo libero gioca a calcio con gli amici, segnando goal con la mano. Jan e sua madre Jasmina Bogdanović ci hanno parlato di opportunità sportive per i bambini con disabilità e hanno spiegato perché è importante trattarli il meno possibile come persone con bisogni speciali.

Jan Štuka, 11 anni, di Zagabria (Croazia), ha la spina bifida e può camminare solo con l'aiuto di tutori e di un deambulatore, ma ciò non gli impedisce di essere un atleta completo. Vincitore nel 2023 del premio per il miglior giovane giocatore croato di pallacanestro in carrozzina, Jan ha anche partecipato a gare di nuoto e ora pratica lo sci nordico. Nel tempo libero gioca a calcio con gli amici, segnando goal con la mano. Jan e sua madre Jasmina Bogdanović ci hanno parlato di opportunità sportive per i bambini con disabilità e hanno spiegato perché è importante trattarli il meno possibile come persone con bisogni speciali.

JAN:

Quando hai iniziato a fare sport e quali sport hai praticato finora?

Ho iniziato a nuotare alla scuola di nuoto all'età di due anni. A quattro anni mi sono iscritto al club di nuoto per disabili Natator, dove ho imparato tutti gli stili di nuoto e ho partecipato ad alcune gare. Poi, all'età di undici anni ho smesso, perché mi annoiavo un po'.

A otto anni, ho iniziato a praticare lo sci nordico paralimpico e ho iniziato a giocare a pallacanestro in carrozzina. Questi due sport li pratico ancora e sono i miei preferiti.

Ho anche provato un paio di volte l'arrampicata che ho trovato fantastica, anche se purtroppo non ho il tempo di praticare anche questo sport. Poi ho seguito un corso estivo di Krav Maga, che mi ha molto appassionato e che mi piacerebbe ripetere ogni tanto in futuro.

Quali premi hai vinto e quale di questi è più importante per te?

Ho vinto diversi premi con la squadra di pallacanestro ma il mio preferito è quello che ho ricevuto nel 2023, dall'associazione sportiva per disabili di Zagabria, come migliore giovane atleta disabile della mia categoria.

Com'è organizzata la tua giornata quando ti alleni? Quanto ti alleni solitamente ogni settimana?

La mattina vado a scuola. Dopo la scuola, prima faccio i compiti a casa, poi esco con i miei amici e la sera mi alleno. Finora mi sono allenato una volta alla settimana per lo sci, su piste sintetiche, e per la pallacanestro, mentre una o due volte la settimana per il nuoto. Da questo anno scolastico smetterò il nuoto e aumenterò a due-tre volte la settimana lo sci.

In inverno partecipo a dei ritiri sciistici a Planica, in Slovenia, e in alcune località sciistiche austriache. Lo faccio molto volentieri perché vengono anche i miei amici, quindi, oltre ad allenarci, abbiamo anche molto tempo per socializzare.

Con la squadra di pallacanestro, a volte andiamo a giocare in trasferta in altre città della Croazia. Lo scorso autunno siamo stati anche a Roma e abbiamo giocato contro la squadra di pallacanestro della Lazio.

Ci sono atleti o atlete che ammiri? Vorresti partecipare a un'importante competizione sportiva internazionale un giorno?

Il mio atleta preferito era Luka Modrić, ma al momento non ho idoli, quindi non seguo nessuno in particolare.

Sì certo, mi piacerebbe partecipare a qualche competizione sportiva internazionale... spero sia di pallacanestro che di sci.

JASMINA:

Quanta attenzione viene rivolta allo sport per i bambini con disabilità in Croazia?

A me, come genitore, sembra che venga effettivamente prestata molta attenzione. Purtroppo però, i genitori non sono sufficientemente informati in merito alle possibilità e i club hanno disperatamente bisogno di nuove adesioni, ed è un peccato che le cose stiano così. Naturalmente, la situazione è decisamente migliore nelle grandi città.

Per un bambino con disabilità ci sono sufficienti opportunità e incentivi per fare sport o è necessario un ampio coinvolgimento dei genitori?

Sì, le opportunità e gli incentivi esistono...se i bambini e i loro genitori desiderano approfittarne. Come dicevo, i genitori sono meno informati e alcuni di loro non vogliono assumere ulteriori impegni o temono che i loro figli possano subire infortuni praticando uno sport... È un vero peccato che la pensino in questo modo. Infatti, le attività sportive per le persone con disabilità sono gratuite e, a mio avviso, molto stimolanti per la salute sia fisica che mentale, e certamente per l'integrazione sociale. E non direi che il coinvolgimento dei genitori sia maggiore rispetto a quello richiesto per i figli senza disabilità della stessa età. Vi sono ovviamente eccezioni nel caso di diagnosi particolari: ad esempio, Jan deve ancora essere accompagnato da uno di noi quando si reca ai ritiri sciistici invernali o quando va in trasferta, ma quando sarà più grande, questa nostra presenza probabilmente diminuirà e si spera diventerà facoltativa per noi. L'obiettivo è che possa diventare indipendente in tutto questo. Attualmente, ad esempio, si allena regolarmente senza la nostra assistenza.

Cos'altro aggiungerebbe dal suo punto di vista di genitore di un figlio con bisogni speciali?

Considerarli il meno possibile soggetti con bisogni speciali e includerli nelle attività quotidiane in funzione della loro età e delle loro capacità, in modo che possano percepirsi come tali, ovvero come bambini normali che fanno qualcosa "in maniera un pochino diversa", ma che comunque la fanno! Jan usa una bicicletta non con due ma con tre ruote; nuota e si tuffa come tutti i suoi coetanei, ma utilizza le gambe meno degli altri o per niente; gioca a calcio con la squadra ma "calcia" la palla con la mano. "Possiamo fare tutto, ma alcune cose le facciamo in maniera un pochino diversa" - se si accettano in questo modo, anche gli altri li accetteranno in questo modo.

Jan Štuka è uno studente di 11 anni di Zagabria, attualmente al quinto anno della scuola primaria. È stato membro del club di nuoto Natator. Attualmente fa parte del KKI Zagreb (pallacanestro in carrozzina) e dello sci club per persone con disabilità Monoski Zagreb, dove si allena regolarmente nel programma di sci nordico per le persone con disabilità.

Jasmina Bogdanović è laureata in design presso la Scuola di design della facoltà di architettura di Zagabria. Ha collaborato con diverse agenzie di marketing per 20 anni. Attualmente lavora part time e a distanza per un piccolo studio di grafica e questo le consente di accompagnare Jan ai ritiri sciistici e di seguirlo negli altri impegni sportivi. È anche appassionata di ciclismo e va dovunque in bicicletta.

Una strategia globale per la biodiversità alla COP 16: riunire tutti i settori per un obiettivo comune

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Per quasi 500 atleti ucraini rimasti uccisi nella guerra che la Russia sta conducendo contro il loro paese, il sogno di partecipare alle Olimpiadi o ad altre future competizioni sportive si è infranto per sempre. Per mantenere vivo il loro ricordo, l'ONG ucraina BRAND UKRAINE ha elaborato una narrazione sulla tragica storia di sei atleti deceduti riportandoli in vita - anche se solo per un breve momento - grazie all'intelligenza artificiale. Abbiamo intervistato Tim Makarov, capo del Team Digital & Content di BRAND UKRAINE, il quale ci ha svelato che l'idea definitiva alla base del progetto, presentato ai Giochi olimpici di Parigi, consiste nell'indurre gli spettatori a fermarsi e riflettere sul valore della vita umana.

Per quasi 500 atleti ucraini rimasti uccisi nella guerra che la Russia sta conducendo contro il loro paese, il sogno di partecipare alle Olimpiadi o ad altre future competizioni sportive si è infranto per sempre. Per mantenere vivo il loro ricordo, l'ONG ucraina BRAND UKRAINE ha elaborato una narrazione sulla tragica storia di sei atleti deceduti riportandoli in vita - anche se solo per un breve momento - grazie all'intelligenza artificiale. Abbiamo intervistato Tim Makarov, capo del Team Digital & Content di BRAND UKRAINE, il quale ci ha svelato che l'idea definitiva alla base del progetto, presentato ai Giochi olimpici di Parigi, consiste nell'indurre gli spettatori a fermarsi e riflettere sul valore della vita umana.

Come è nata l'idea di questo progetto?

Da un'iniziativa dell'agenzia creativa BBDO di Berlino: ci hanno proposto un concetto di massima, un'idea, per illustrare il tragico destino degli atleti ucraini che non hanno potuto gareggiare alle Olimpiadi. Ci hanno presentato l'idea di base e noi l'abbiamo sviluppata e abbiamo coinvolto altri partner, stabilendo connessioni con il ministero ucraino della Gioventù e dello sport, quello degli Affari esteri e l'ufficio del Presidente dell'Ucraina. Abbiamo lavorato insieme alla fase finale di elaborazione del progetto, mentre BBDO continuava a occuparsi della parte tecnica. Abbiamo definito una strategia di comunicazione e assicurato un'assistenza legale e la distribuzione dei contenuti. Il progetto è stato presentato alla Volia House, la sede ufficiale dell'Ucraina alle Olimpiadi di Parigi, anche con la partecipazione di alcuni influencer.

Quali difficoltà avete incontrato nel raccogliere le storie e realizzare il video? Quali tecniche sono state utilizzate per "far rivivere" gli atleti protagonisti?

L'idea in sé è semplicissima e di luminosa chiarezza: raccontare le storie di atleti ucraini morti tragicamente e creare i loro avatar digitali. Abbiamo realizzato un lavoro incredibile, utilizzando registrazioni vocali che abbiamo digitalizzato, immagini d'archivio e materiali video, trattando il tutto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Il nostro obiettivo era creare una copia digitale della persona dall'aspetto molto "umano", tracciandone un ritratto misterioso e inquietante che fosse al tempo stesso realistico e irrealistico. Questo era il significato che volevamo trasmettere. Le storie di questi atleti sono di per sé estremamente forti e potenti e, aumentate come sono dalla tecnologia dell'IA, non possono lasciare nessuno indifferente. Voglio essere onesto - questo è un progetto davvero "sull'orlo del precipizio". Nelle discussioni che abbiamo avuto sul progetto è emerso il timore di non essere compresi, ossia che non venissero percepiti la messa a nudo, la vulnerabilità, il dolore e la disperazione che, dietro la spiacevole sensazione di disagio suscitata dal video, abbiamo voluto infondere alle parole degli atleti deceduti. Il progetto presenta un'idea molto semplice: persone che amano sinceramente il loro paese, che vogliono vivere e raggiungere dei risultati, diventano vittime delle circostanze quando i loro sogni, i loro piani e le loro vite vengono ridotti in fumo. Ma sono persone che dovrebbero essere ricordate. Ogni azione ha un costo, e spesso viene calcolato in vite umane e in destini.

Per le famiglie degli atleti uccisi deve essere stato molto doloroso partecipare al progetto e guardare i video con i loro cari. Quali riscontri vi hanno dato, al termine del progetto?

Ovviamente un progetto di questo tipo può essere realizzato solo con il consenso dei parenti più stretti. Questo è un punto estremamente importante: alle famiglie abbiamo illustrato, spiegato e dimostrato quello che avremmo fatto. Il lungo elenco che avevamo preparato conteneva decine di storie, ma alla fine - dopo settimane di complesse trattative - ci siamo accordati solo su sei di queste. Ma quando abbiamo mostrato loro il risultato finale, i genitori degli atleti non sono riusciti a trattenere le lacrime e ci hanno ringraziato: "State facendo un lavoro straordinario, che servirà a mantenere vivo il ricordo di nostro figlio o di nostra figlia". Per quel che ne so, nessun familiare si è pentito di aver partecipato al progetto. Abbiamo apposto le firme su tutta la documentazione giuridica necessaria, e solo dopo il progetto ha ottenuto il via libera. Era tutto pronto per l'inizio delle Olimpiadi, e così siamo andati a Parigi per due settimane, illustrando e ripercorrendo sei storie straordinarie. Non avevamo previsto un tale successo: la risposta del pubblico al progetto ha superato tutte le nostre aspettative. Eppure non ci sorprende, perché nel mondo moderno delle comunicazioni globali le storie autentiche suscitano emozioni complesse e contrastanti.

Qual è il messaggio di fondo del progetto? In altre parole, cosa si augura che gli spettatori portino a casa dopo aver guardato i vostri video?

Il nostro impegno a BRAND UKRAINE è quello di diffondere la verità sull'Ucraina e sulle realtà del nostro paese nel contesto dell'aggressione russa. Per farlo ci serviamo di storie di donne e uomini: sono convinto, infatti, che siano le più adatte a raccontare il nostro dolore, il nostro orgoglio, la nostra dedizione, i nostri guadagni e le nostre perdite, quello che fa di noi degli esseri umani, e una nazione forte e coraggiosa. Questa è la nostra missione - non solo parlare dell'Ucraina, ma fare del nostro paese un "lovemark" (un brand con una profonda connessione emotiva) per il mondo intero. Stiamo lavorando a questo obiettivo, affinché si moltiplichino i progetti potenti come il nostro, capaci di toccare il cuore delle persone e di dar loro l'occasione di fermarsi un momento e riflettere sul valore della vita umana.

I video e le foto del progetto sono disponibili qui e su Instagram:

https://www.instagram.com/p/C-Dd7B7tueo/

https://www.instagram.com/p/C-SkUtONRJR/

https://www.instagram.com/p/C-VHXOdtdps/

https://www.instagram.com/p/C-YG_wHtNke/

https://www.instagram.com/p/C-ajpwSN7A6/

https://www.instagram.com/p/C-dWm1vNzDW/

Tim Makarov è capo del Team Digital & Content di BRAND UKRAINE. Vanta un'esperienza ventennale nel campo del giornalismo, del marketing e delle comunicazioni digitali. La sua vocazione è raccontare storie e creare progetti che cambino in meglio il mondo in cui viviamo.


 

L'Associazione olandese per la vista (Oogvereniging), con l'aiuto della rete dell'Unione europea dei ciechi (European Blind Union, EBU), ha lanciato l'iniziativa per l'accessibilità dello sport, che mira a offrire soluzioni pratiche per eliminare gli ostacoli che dissuadono le persone non vedenti e ipovedenti dall'aderire a club e associazioni sportive nell'UE. Peter van Bleijswijk, attivista e volontario di Oogvereniging ed EBU, ci parla di questo progetto collaborativo innovativo, che apre la strada a uno sport realmente inclusivo. Contribuisci anche tu rispondendo al sondaggio sull'accessibilità delle attività sportive e ricreative per le persone con disabilità visive nel tuo angolo d'Europa.

L'Associazione olandese per la vista (Oogvereniging), con l'aiuto della rete dell'Unione europea dei ciechi (European Blind Union, EBU), ha lanciato l'iniziativa per l'accessibilità dello sport, che mira a offrire soluzioni pratiche per eliminare gli ostacoli che dissuadono le persone non vedenti e ipovedenti dall'aderire a club e associazioni sportive nell'UE. Peter van Bleijswijk, attivista e volontario di Oogvereniging ed EBU, ci parla di questo progetto collaborativo innovativo, che apre la strada a uno sport realmente inclusivo. Contribuisci anche tu rispondendo al sondaggio sull'accessibilità delle attività sportive e ricreative per le persone con disabilità visive nel tuo angolo d'Europa.

Di Peter van Bleijswijk

Nel perseguire una reale inclusività nello sport, l'iniziativa per l'accessibilità dello sport avviata nei Paesi Bassi apre nuove prospettive concentrandosi sulle sfide specifiche cui devono far fronte le persone non vedenti e ipovedenti. Questo progetto lungimirante è teso ad affrontare e abbattere le barriere che impediscono alle persone con disabilità visive di partecipare pienamente alle attività sportive e fisiche nei club e nelle associazioni sportive.

Il progetto si basa su una profonda comprensione degli ostacoli che queste persone si trovano ad affrontare. A seguito di ricerche approfondite e di precedenti esperimenti, l'iniziativa ha individuato 10 barriere importanti, tra cui la disponibilità di allenatori specializzati e programmi di sostegno personalizzato, l'accessibilità fisica delle strutture sportive e problemi connessi ai trasporti. Questi ostacoli sono spesso trascurati, ma hanno un ruolo decisivo nell'impedire alle persone con disabilità visive di trarre vantaggio dai benefici dello sport.

Per affrontare con determinazione queste sfide, l'iniziativa ha introdotto il concetto di "Sport Proeftuinen" o "Laboratori dello sport". Tali laboratori sono creati nelle società sportive esistenti o in partenariato con fornitori di servizi sportivi, creando un ambiente reale per mettere alla prova potenziali soluzioni. Per ciascun ostacolo individuato vengono proposte e sperimentate tre diverse soluzioni. Quella più efficace viene poi perfezionata e testata più volte per garantirne la praticità e l'efficacia.

I risultati di tali esperimenti sono inseriti in un "Piano digitale per lo sport", una guida completa che sarà messa a disposizione delle società sportive, dei fornitori di servizi e dei comuni. Il fine del piano è quello di servire da risorsa per migliorare l'accessibilità e l'inclusività nello sport, fornendo soluzioni pratiche che possano essere attuate in vari contesti.

L'ambizione del progetto non è limitata ai Paesi Bassi. Di recente, si è deciso di consultare i partner europei, compresa l'EBU, per raccogliere spunti, informazioni e buone pratiche da diversi paesi. L'iniziativa è stata accolta con entusiasmo e numerose organizzazioni in vari paesi hanno espresso la volontà di partecipare. Questo progetto di collaborazione europeo è teso a migliorare l'accessibilità e l'inclusività dello sport su scala più ampia, garantendo che possano beneficiarne le persone con disabilità visive in tutto il continente.

La forza dell'iniziativa risiede nel suo approccio collaborativo: è sostenuta da una coalizione di enti locali, l'associazione Oogvereniging, il Centro di conoscenze per lo sport e l'attività fisica, l'Unione dell'atletica leggera e altre organizzazioni impegnate nella promozione dell'inclusività. Riunendo questi diversi partner, l'iniziativa si avvale di un'ampia gamma di competenze e risorse per creare soluzioni sostenibili e incisive.

Man mano che il progetto continua ad acquisire slancio, si auspica una maggiore partecipazione degli istituti di istruzione europei e delle organizzazioni per la salute della vista. Gli organizzatori ritengono che si tratti di un passo fondamentale verso la promozione di una cultura sportiva realmente inclusiva in tutta Europa, in cui tutti, indipendentemente dalle loro capacità visive, possano partecipare e godere dello sport.

È qualcosa di più di un semplice progetto: si tratta di un movimento verso un futuro in cui nessuno è lasciato a margine. Attraverso gli sforzi congiunti di partner dedicati in tutta Europa, l'iniziativa ha il fine di produrre un impatto duraturo sull'accessibilità dello sport, aprendo la strada a un ambiente più inclusivo ed equo per tutti.

Chi sia interessato a partecipare a questo viaggio trasformativo o ad apprendere di più è invitato a partecipare all'iniziativa per l'accessibilità dello sport e a far sì che tutti abbiano l'opportunità di vivere le gioie e i benefici dello sport. Puoi contribuire compilando il questionario sull'accessibilità delle attività sportive e ricreative per le persone non vedenti e ipovedenti nella tua città o regione entro il 27 settembre.

Già direttore dell'innovazione, della gestione delle infrastrutture e delle TIC e dirigente di organizzazioni sia a scopo di lucro che senza scopo di lucro, negli ultimi anni Peter van Bleijswijk si è concentrato sulla promozione degli interessi dei clienti. È attivamente impegnato a favore dell'inclusione e del miglioramento dell'accessibilità dello sport per le persone non vedenti e ipovedenti. Lavora inoltre come volontario per l'associazione Oogvereniging e l'EBU, ed è coinvolto attivamente nei gruppi di lavoro che collaborano con le autorità locali e nazionali. Il suo lavoro è profondamente radicato nella dedizione al miglioramento della qualità della vita e alla creazione di pari opportunità per i gruppi vulnerabili della società.

di Thomas Kattnig

L'idrogeno verde è uno degli elementi costitutivi della nostra transizione energetica, e la sua rapida diffusione è estremamente importante per il futuro sistema energetico e per il benessere economico e sociale dell'UE. 

di Thomas Kattnig

L'idrogeno verde è uno degli elementi costitutivi della nostra transizione energetica, e la sua rapida diffusione è estremamente importante per il futuro sistema energetico e per il benessere economico e sociale dell'UE.

Tuttavia, creare l'offerta, la domanda, le infrastrutture e la produzione dell'idrogeno comporta una serie di sfide. L'idrogeno è costoso e necessita di condizioni quadro adeguate. Da un lato, occorre concentrare la sua utilizzazione nei settori difficili da elettrificare e come mezzo di stoccaggio dell'energia. Dall'altro, bisogna creare le condizioni necessarie per un'espansione rapida ed efficiente delle infrastrutture per l'idrogeno.

Tre aspetti sono particolarmente importanti in questo contesto:

  1. occorre garantire il necessario finanziamento dell'infrastruttura. Poiché la costruzione di un'infrastruttura di trasporto comporterà costi significativi, il CESE sottolinea l'importanza di un'allocazione efficiente delle risorse. Ciò richiederà una pianificazione intelligente e integrata, anche a livello transfrontaliero, e un regime normativo che consenta i necessari investimenti nelle infrastrutture e, nel contempo, promuova la sostenibilità ambientale del sistema energetico nel suo insieme e protegga gli utenti della rete da oneri di rete eccessivi. Allo stesso tempo, occorre senz'altro evitare oneri aggiuntivi sotto forma di sovvenzioni incrociate delle reti dell'idrogeno da parte degli utenti della rete del gas. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante, perché i futuri utenti dell'infrastruttura di rete dell'idrogeno sono molto diversi dagli attuali utenti della rete del gas. È pertanto importante applicare per quanto possibile il principio "chi utilizza paga", garantendo così che le infrastrutture per l'idrogeno siano finanziate anzitutto dai relativi utenti.
  2. Oltre al finanziamento, occorre garantire la manodopera necessaria per l'espansione e la produzione. In aggiunta alla creazione di nuovi posti di lavoro di qualità, è particolarmente importante la riassegnazione dei lavoratori già in servizio. Ciò vuol dire che servono misure adeguate di formazione, riqualificazione e perfezionamento professionale per gli addetti attuali, e buone condizioni di lavoro che li incoraggino a rimanere nel settore. Ad esempio, gli operatori di rete devono essere vincolati dai contratti collettivi comunemente applicati, e occorre migliorare le condizioni di lavoro per attrarre manodopera qualificata. Il CESE chiede pertanto un dialogo sociale efficiente e conclusivo nel settore del gas a livello sia europeo che nazionale.
  3. Occorre garantire una certificazione uniforme, tracciabile e obbligatoria dell'idrogeno prodotto attraverso un regime centralizzato dell'UE. Oltre ai criteri ambientali, tali regimi di certificazione devono anche garantire degli standard sociali, comprendenti condizioni di lavoro eque e sicure e il rispetto dei diritti sociali, sindacali e del lavoro.

Il CESE invita pertanto la Commissione a rivedere la strategia per l'idrogeno, che è stata giustamente criticata dalla Corte dei conti europea. In collaborazione con la società civile a livello nazionale ed europeo, occorre garantire l'elaborazione di una strategia globale che tenga conto della certificazione, del finanziamento, dei requisiti relativi alla mano d'opera, della promozione e della protezione dei consumatori. Solo così si può garantire il successo futuro dell'industria europea dell'idrogeno.

Nella rubrica "Veniamo al punto" di questa edizione, il relatore del parere del CESE sul tema Idrogeno – infrastrutture, esigenze di sviluppo, finanziamenti, utilizzo e limiti, Thomas Kattnig, elenca le condizioni essenziali che dovranno essere soddisfatte affinché l'industria europea dell'idrogeno abbia un futuro brillante. 

Nella rubrica "Veniamo al punto" di questa edizione, il relatore del parere del CESE sul tema Idrogeno – infrastrutture, esigenze di sviluppo, finanziamenti, utilizzo e limiti, Thomas Kattnig, elenca le condizioni essenziali che dovranno essere soddisfatte affinché l'industria europea dell'idrogeno abbia un futuro brillante. 

Il nostro ospite a sorpresa di questa edizione è l'ex campione greco di sollevamento pesi Pyrros Dimas, tre volte medaglia d'oro alle olimpiadi, che ci ha spiegato cosa lo colpisce di più quando assiste ai Giochi olimpici. Sebbene con il tempo i Giochi olimpici siano cambiati sotto molti aspetti, i principi dell'olimpismo e le emozioni degli atleti in gara sono rimasti gli stessi di sempre. 

Il nostro ospite a sorpresa di questa edizione è l'ex campione greco di sollevamento pesi Pyrros Dimas, tre volte medaglia d'oro alle olimpiadi, che ci ha spiegato cosa lo colpisce di più quando assiste ai Giochi olimpici. Sebbene con il tempo i Giochi olimpici siano cambiati sotto molti aspetti, i principi dell'olimpismo e le emozioni degli atleti in gara sono rimasti gli stessi di sempre.

Dimas è vicepresidente della Federazione internazionale sollevamento pesi, nonché allenatore della squadra nazionale degli Stati Uniti. Alle olimpiadi ha vinto tre medaglie d'oro e una di bronzo. È stato membro del parlamento greco e presidente della Federazione ellenica di sollevamento pesi.

 

 

Sei pronto a intraprendere un viaggio che ti consentirà di diventare un cittadino europeo maggiormente informato, impegnato e attivo? Che tu sia uno studente, un giovane professionista o un membro attivo della comunità, il Passaporto per la democrazia europea creato dal CESE è la chiave che ti consentirà di dischiudere tutto il potenziale dei tuoi diritti civili. 

Sei pronto a intraprendere un viaggio che ti consentirà di diventare un cittadino europeo maggiormente informato, impegnato e attivo? Che tu sia uno studente, un giovane professionista o un membro attivo della comunità, il Passaporto per la democrazia europea creato dal CESE è la chiave che ti consentirà di dischiudere tutto il potenziale dei tuoi diritti civili.

Il passaporto fornisce schede, note informative e altri ausili per orientarsi tra i vari aspetti della moderna democrazia europea, tra cui un insieme di strumenti per le risorse destinate alla partecipazione e un manuale dettagliato sull'iniziativa dei cittadini europei.

Ti interessa scoprire la nuova edizione (2023-2024) dell'opuscolo sul Passaporto per la democrazia europea? Scrivici e te la invieremo: ora è disponibile in tutte le 24 lingue dell'UE.

La versione interattiva online è disponibile in inglese, francese e tedesco (altre lingue saranno aggiunte via via). Entra subito in un mondo in cui la tua voce è davvero importante!  (ep)

a cura del gruppo Lavoratori del CESE 

Vi è la tendenza a classificare troppo facilmente alcuni eventi come momenti salienti di questo secolo, abusando pertanto di quest'espressione. Tuttavia, ora che la nuova Commissione europea sta per essere formata, sì che ci troviamo in uno di questi momenti: l'estrema destra è in ascesa e il malcontento si sta diffondendo in tutto il continente, la guerra in Ucraina prosegue con immutata violenza e il conflitto a Gaza rischia di trasformarsi in una guerra aperta su scala regionale. 

a cura del gruppo Lavoratori del CESE 

Vi è la tendenza a classificare troppo facilmente alcuni eventi come momenti salienti di questo secolo, abusando pertanto di quest'espressione. Tuttavia, ora che la nuova Commissione europea sta per essere formata, sì che ci troviamo in uno di questi momenti: l'estrema destra è in ascesa e il malcontento si sta diffondendo in tutto il continente, la guerra in Ucraina prosegue con immutata violenza e il conflitto a Gaza rischia di trasformarsi in una guerra aperta su scala regionale. 

Benché sull'altra sponda dell'Atlantico il dado non sia ancora tratto, fenomeni quali l'aumento delle tariffe e l'inasprimento della guerra commerciale con la Cina persistono, il che finirà molto probabilmente per provocare un susseguirsi di shock alle catene di approvvigionamento e ai prezzi al consumo che ricadranno, in ultima istanza, sulla popolazione.

Nel frattempo, in primavera il Parlamento europeo e il Consiglio dell'UE hanno concordato nuove norme di austerità per l'UE, mentre gli Stati membri "frugali" continuano a bloccare le risorse proprie aggiuntive e le opzioni di prestito. L'Unione europea si trova di fronte a crescenti pressioni climatiche, disordini sociali, estremismo e fascismo, il discredito della democrazia e l'ascesa dell'autoritarismo che, insieme alla minaccia dell'annientamento nucleare e di una guerra aperta alle sue frontiere, dovrebbero indurre i suoi leader ad abbandonare il loro atteggiamento miope e le lotte interne. Qualsiasi politica che ignori la disuguaglianza e la giustizia (o si limiti a combatterle "a parole") è destinata a fallire. I cittadini sono stanchi di ascoltare gli stessi discorsi e le stesse parole altisonanti, solo per trovarsi sempre più in difficoltà e stentare ad arrivare alla fine del mese, e per assistere alla scomparsa dei loro posti di lavoro e al crollo del loro reddito. Il populismo di estrema destra trae profitto da questa situazione ed evita di affrontare le questioni di fondo attribuendo la responsabilità agli immigrati.

Senza giustizia sociale non vi possono essere stabilità o partner affidabili in nessuno degli Stati membri, e senza giustizia non si può raggiungere l'unità necessaria per affrontare le sfide cui l'Unione europea è confrontata. Facciamo in modo che il progresso sociale diventi la forza unificante alla base di questa nuova legislatura dell'UE.

Sono un uomo fortunato. I Giochi olimpici di Parigi sono la nona edizione di questo evento cui ho partecipato, dalla prima volta a Barcellona nel 1992. A quattro Olimpiadi ho partecipato come atleta, raggiungendo il podio. Alle altre cinque edizioni ho assistito in una varietà di ruoli: spettatore, membro della Federazione internazionale sollevamento pesi, allenatore della squadra nazionale degli Stati Uniti d'America. 

Sono un uomo fortunato. I Giochi olimpici di Parigi sono la nona edizione di questo evento cui ho partecipato, dalla prima volta a Barcellona nel 1992. A quattro Olimpiadi ho partecipato come atleta, raggiungendo il podio. Alle altre cinque edizioni ho assistito in una varietà di ruoli: spettatore, membro della Federazione internazionale sollevamento pesi, allenatore della squadra nazionale degli Stati Uniti d'America. In questi decenni di presenza nell'ambiente olimpico ho assistito a molti cambiamenti. Oltre alle città in cui di volta in volta sono ospitati i Giochi olimpici, sono cambiate varie altre cose. I progressi nella copertura televisiva hanno consentito agli spettatori di avvicinarsi agli atleti, fino al punto di riuscire a vedere le emozioni sui loro volti. L'introduzione di nuovi sport nel programma olimpico ha attirato un pubblico giovane e ci ha familiarizzato con discipline di cui prima non avevamo neppure sentito parlare. Al tempo stesso, il concetto di sicurezza ci ricorda che viviamo in un mondo imprevedibile, in tempi turbolenti.

Insomma, tutto sta cambiando nei Giochi olimpici, ad eccezione dei principi delle Olimpiadi e dei sogni degli atleti che vi partecipano. Nel mondo odierno, gli ideali olimpici sono più importanti che mai, oltre ad essere spesso in anticipo sui tempi. Concetti quali l'inclusione, l'accettazione della diversità e la coesistenza armoniosa fanno parte dello spirito olimpico da decenni, da molto prima di essere discussi nelle società. Tuttavia, come atleta e come olimpionico che conosce le difficoltà associate alla partecipazione a uno sport competitivo a così alti livelli, devo concentrarmi principalmente sugli atleti. Per molti di questi giovani i Giochi olimpici rappresentano lo scopo della loro esistenza, ciò che dà un significato alla loro vita e una forma ai loro sogni. Per questo motivo, per quanto mi riguarda, vedo nelle Olimpiadi molto più del tabellone del punteggio o della classifica: le espressioni sul volto degli atleti, la loro esultanza e la loro tristezza le loro lacrime e il loro entusiasmo, il loro sforzo di superare sé stessi.