È giunto il momento di accelerare la ripresa nel settore dei media

Nel dibattito online organizzato dal Comitato economico e sociale europeo (CESE), le parti interessate del settore audiovisivo hanno discusso del futuro mercato europeo dei media, sottolineando l'importanza cruciale di coinvolgere le organizzazioni di base.

Il settore dei mezzi di informazione in Europa è stato fondamentale per tenere le persone informate e intrattenerle durante la pandemia di COVID-19. Tuttavia, il settore audiovisivo è stato uno dei settori più duramente colpiti dalla crisi. La sua rapida ripresa è pertanto essenziale per garantire una società aperta, democratica e culturalmente diversificata. Questo è il messaggio dell'evento organizzato a Bruxelles dalla sezione Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione (TEN) e tenuto a distanza il 16 marzo 2021 per discutere il piano d'azione dell'UE per i media proposto dalla Commissione europea.

Intervenendo nel dibattito, la presidente della sezione TEN, Baiba Miltoviča, ha sottolineato il valore aggiunto della partecipazione della società civile organizzata: Il settore audiovisivo è stato duramente colpito dalla pandemia e deve riprendersi rapidamente e in modo globale. Le organizzazioni della società civile cercano di fare dei cittadini soggetti attivi e svolgono un ruolo chiave nella promozione dei valori della democrazia, nel rafforzamento della libertà dei media e nella lotta alla disinformazione. Ecco perché dobbiamo investire nell'alfabetizzazione digitale e mediatica, che è una condizione preliminare per il consumo dei media digitali nella pandemia di COVID-19.

Un mercato europeo dei media in trasformazione

I mezzi di informazione e i settori culturali e creativi sono stati tra i più duramente colpiti e si riprenderanno lentamente. L'editoria d'informazione ha registrato una diminuzione dei proventi della pubblicità compresa tra il 30 % e l'80 %, mentre per la televisione il calo è stato del 20 %. Molti lavoratori atipici, in particolare artisti, liberi professionisti e lavoratori a tempo determinato, si trovano in una posizione molto vulnerabile. La disoccupazione è aumentata e molti professionisti dei media e giornalisti si sono trovati senza un reddito. Le sale cinematografiche hanno subito un crollo delle entrate, mentre le riprese di nuovi film, programmi e serie televisive sono state in molti casi interrotte.

Facendo riferimento ai mezzi finanziari necessari alla ripresa, il membro del CESE Elena-Alexandra Calistru, relatrice del parere in corso di elaborazione sul Piano d'azione per i media e l'audiovisivo, ha affermato: I meccanismi finanziari proposti sono quanto mai diversi, ma dobbiamo evitare disomogeneità tra gli Stati membri e soprattutto al loro interno. Occorre tener conto della diversa capacità dei mezzi di informazione locali di accedere a strumenti finanziari complessi. La trasformazione digitale dei media non sarà possibile se il pubblico non è preparato; per questo motivo, è essenziale promuovere l'alfabetizzazione mediatica e l'educazione civica.

Facendo eco alle parole della relatrice, il membro del CESE e presidente del gruppo di studio incaricato di elaborare il parere del Comitato sul tema, Christophe Quarez, ha aggiunto: L'industria della disinformazione attacca le democrazie liberali. Per far fronte a questo problema, l'Unione europea intende creare un ambiente libero, diversificato e dinamico nel settore dei media. I mezzi di informazione sono al tempo stesso un settore economico e un bene pubblico fondamentale per offrire ai cittadini informazioni accurate e consentire il buon funzionamento della democrazia.

Sulla stessa lunghezza d'onda, il membro del CESE Gonçalo Lobo Xavier, vicepresidente del gruppo Semestre europeo del Comitato, ha sottolineato il ruolo cruciale svolto dai media, in particolare nel contesto della pandemia, periodo in cui molte persone hanno lavorano a distanza e in cui il bisogno di un'industria audiovisiva di qualità si è fatto sentire più che mai.

Che cosa dicono le parti interessate

Corina Șuteu, in rappresentanza di FilmETC, ha sottolineato la necessità di colmare il divario tra l'infrastruttura audiovisiva esistente e i talenti, mentre Jan Trei, relatore del parere del Comitato europeo delle regioni sullo stesso argomento, ha affermato che gli organi di informazione locali indipendenti costituiscono la spina dorsale della democrazia nella società, in quanto promuovono la conoscenza e la partecipazione politiche.

Riferendosi ai media, Ilias Konteas, dell'Associazione europea degli editori di giornali (European Newspaper Publishers' Association - ENPA), ha sottolineato che la stampa europea non ha mai avuto tanto successo come durante la pandemia, ma che la crisi ha colpito anche le case editrici con un calo delle tariffe pubblicitarie.

Da parte sua, Aurore Raoux, di News Media Europe, ha sottolineato che l'industria dell'informazione si è dimostrata capace di adattarsi e che, sebbene vi siano dei nuovi insegnamenti da trarre, le nuove sfide future comprenderanno una maggiore innovazione e flessibilità.

La questione della proprietà dei grandi gruppi editoriali è stata sollevata da Razvan Ionescu, di Recorder.ro, che ha richiamato l'attenzione sul fatto che molto spesso alcuni imprenditori hanno utilizzato il potere dei loro media per servire interessi politici ed economici specifici.

Menzionando il settore audiovisivo, Karim Ibourki, del gruppo dei regolatori europei per i servizi di media audiovisivi (ERGA), ha sottolineato l'importanza del pluralismo e della diversità dei media per i cittadini, mettendo l'accento sul rischio che il pluralismo corre in alcuni Stati membri.

Jari-Pekka Kaleva, in rappresentanza della Federazione europea dei produttori di videogiochi (EGDF), ha evidenziato il problema dei finanziamenti e dell'accesso a nuovi mercati, che era stato limitato a causa delle restrizioni della pandemia, mentre Julie-Jeanne Régnault, dell'Associazione europea delle agenzie cinematografiche (EFAD), ha sostenuto che abbiamo bisogno non solo di una ripresa, ma anche di costruire un ambiente migliore per il futuro del settore audiovisivo, promuovendo la diversità culturale.

Alexandra Lebret, di European Producers Club (EPC), ha sottolineato che è fondamentale poter investire in progetti futuri in grado di competere con gli Stati Uniti, pur garantendo che tutti gli attori rispettino la stessa regolamentazione solida.

Infine, Mathilde Fiquet, del Coordinamento europeo dei produttori indipendenti (CEPI), ha illustrato la trasformazione digitale e i nuovi modelli commerciali creati dalle piattaforme online, mentre Sónia Oliveira, della Federazione delle associazioni di imprese delle arti dello spettacolo (FAETEDA), ha sottolineato la necessità di concentrarsi sui nuovi formati prodotti dalle piccole imprese e sulla formazione e lo scambio di buone pratiche a livello europeo.

Situazione attuale

Il futuro piano d'azione dell'UE per i media è illustrato nella comunicazione "I media europei nel decennio digitale: un piano d'azione per sostenere la ripresa e la trasformazione", pubblicata dalla Commissione europea il 3 dicembre 2020.

Nel piano d'azione la Commissione presenta una visione globale per il settore dei media al fine di sfruttare le potenzialità di un vero mercato europeo dei media, con l'obiettivo di accelerare la ripresa, la trasformazione e la resilienza di questa industria.

Il parere che il CESE sta attualmente elaborando su questo tema sarà discusso nella sessione plenaria di aprile.

Per maggiori informazioni sull'evento e sulle attività della sezione TEN si rimanda al sito del CESE.