Il CESE sostiene gli sforzi volti a sviluppare un ecosistema industriale maggiormente incentrato sulle persone e più adeguato alle esigenze future. Al tempo stesso, chiede un dibattito approfondito su Industria 5.0 e sulle sue implicazioni sociali ed economiche.

Il CESE sostiene gli sforzi volti a sviluppare un ecosistema industriale maggiormente incentrato sulle persone e più adeguato alle esigenze future. Al tempo stesso, chiede un dibattito approfondito su Industria 5.0 e sulle sue implicazioni sociali ed economiche.

Industria 5.0 intende integrare nei processi aziendali le considerazioni sociali e ambientali, andando oltre l'approccio di Industria 4.0, orientato principalmente alla digitalizzazione e all'automazione Il CESE ha di recente adottato un parere sul tema Industria 5.0 - Come tradurla in realtà, in cui sostiene un modello industriale antropocentrico, che metta in prima linea le competenze umane e la creatività.

Industria 4.0 ha ampiamente trascurato l'impatto dell'automazione sul capitale umano ed è stata poco attenta alle priorità ambientali, quali la riduzione dei rifiuti, la circolarità e l'energia verde. Il CESE sottolinea che Industria 5.0 dovrebbe affrontare tali lacune, dando priorità ai valori della democrazia, dell'equità sociale e della competitività sostenibile. Giuseppe Guerini, relatore del parere sul tema Industria 5.0, sostiene che la trasformazione digitale dovrebbe contribuire a un "New Industrial Clean Deal", in cui i fattori umani e la creatività svolgano un ruolo centrale.

Industria 5.0 rimette l'uomo al centro della produzione, considerandone le conoscenze e le competenze come risorse essenziali per vantaggi competitivi. Essa bilancia l'automazione con la creatività umana, utilizzando robot collaborativi per compiti ripetitivi e consentendo ai lavoratori di concentrarsi sulla progettazione, sulla pianificazione e sui servizi ai clienti. Questo cambiamento implica una maggiore attenzione per la salute e la sicurezza dei lavoratori e il sostegno alle persone che sono state soppiantate dall'automazione.

Il CESE invita le istituzioni dell'UE a sostenere un ecosistema industriale adeguato alle esigenze future, antropocentrico e radicato nell'equità sociale e nella competitività inclusiva. Pur sostenendo Industria 5.0, il CESE sottolinea la necessità di definirne ulteriormente gli impatti economici, sociali e tecnologici. Politiche europee già esistenti, quali il Green Deal, la legge sull'intelligenza artificiale e l'agenda per le competenze, forniscono una base per questa visione, ma dovrebbero essere aggiornate per integrare i principi di Industria 5.0.

Affinché Industria 5.0 abbia successo, le parti sociali e i lavoratori devono essere coinvolti a tutti i livelli. Questo approccio inclusivo promuoverà un ambiente di lavoro collaborativo, che combini i punti di forza umani e quelli delle macchine, rendendo i luoghi di lavoro più innovativi, coinvolgenti e sostenibili. (gb)

In una dichiarazione comune firmata il 14 novembre, Baiba Miltoviča, presidente della sezione Trasporti, energia, infrastrutture e società dell'informazione (TEN) del CESE, e Andres Jaadla, relatore del parere del Comitato delle regioni sul tema degli alloggi, invitano le istituzioni europee ad adottare con urgenza delle misure per far uscire l'Unione europea dall'attuale crisi degli alloggi. Accolgono inoltre con favore la nomina di un commissario europeo per l'Energia e l'edilizia abitativa, che avrà il compito di presentare il primo piano europeo per alloggi a prezzi accessibili.

In una dichiarazione comune firmata il 14 novembre, Baiba Miltoviča, presidente della sezione Trasporti, energia, infrastrutture e società dell'informazione (TEN) del CESE, e Andres Jaadla, relatore del parere del Comitato delle regioni sul tema degli alloggi, invitano le istituzioni europee ad adottare con urgenza delle misure per far uscire l'Unione europea dall'attuale crisi degli alloggi. Accolgono inoltre con favore la nomina di un commissario europeo per l'Energia e l'edilizia abitativa, che avrà il compito di presentare il primo piano europeo per alloggi a prezzi accessibili.

Dichiarazione sull'edilizia abitativa

  • Invitiamo la Commissione europea a organizzare, in collaborazione con il Parlamento europeo, il CESE e il CdR, un vertice annuale dell'UE sugli alloggi sociali e a prezzi accessibili, al fine di riunire tutte le parti interessate coinvolte nell'applicazione delle azioni degli Stati membri in materia di alloggi sociali e a prezzi accessibili, sulla base di un approccio multilivello e dello scambio delle buone pratiche, oltre che nel rispetto del principio di sussidiarietà;
  • sosteniamo il piano del commissario designato per l'edilizia abitativa volto a istituire una piattaforma di investimento paneuropea per alloggi sostenibili a prezzi accessibili, al fine di sostenere urgentemente i partenariati nazionali, regionali e locali impegnati a porre fine all'esclusione abitativa, in collaborazione con il CESE e il CdR;
  • rimarchiamo la necessità di esplorare modalità innovative per promuovere gli investimenti pubblici e mobilitare i fondi europei esistenti al fine di trovare una soluzione a lungo termine alla crisi degli alloggi;
  • invitiamo le istituzioni dell'UE a sostenere la ristrutturazione profonda degli edifici residenziali grazie a un sostegno finanziario diversificato, innovativo e a lungo termine e a quadri giuridici coerenti, destinati ai gruppi vulnerabili della popolazione e ai principali attori sul campo, in particolare le comunità energetiche e gli enti locali;
  • chiediamo una cooperazione più stretta tra i soggetti ai diversi livelli di governance: Stati membri, istituzioni dell'UE, organizzazioni della società civile, amministrazioni regionali ed enti locali.

Ci impegniamo a contribuire all'attuazione delle misure stabilite nella dichiarazione di Liegi diffondendo il punto di vista delle organizzazioni della società civile e degli enti locali e regionali di tutta l'UE, nell'ambito di uno sforzo congiunto di tutte le istituzioni dell'UE volto a risolvere la crisi degli alloggi e a rafforzare la coesione europea a tutti i livelli.

Ottobre e novembre sono stati contrassegnati dal fallimento di due grandi vertici mondiali in materia di ambiente: la COP16 (la conferenza delle parti della convenzione ONU sulla diversità biologica) e la COP29 (la conferenza dell'ONU sul clima), entrambe centrate sul problema di reperire i finanziamenti urgentemente necessari per preservare la natura e mitigare i cambiamenti climatici. Abbiamo chiesto a coloro che hanno rappresentato il CESE in queste COP — vale a dire Peter Schmidt, Diandra Ní Bhuachalla e Arnaud Schwartz — di condividere con noi le loro riflessioni sui pericoli che corriamo se il mondo non si mobiliterà per il clima.

Ottobre e novembre sono stati contrassegnati dal fallimento di due grandi vertici mondiali in materia di ambiente: la COP16 (la conferenza delle parti della convenzione ONU sulla diversità biologica) e la COP29 (la conferenza dell'ONU sul clima), entrambe centrate sul problema di reperire i finanziamenti urgentemente necessari per preservare la natura e mitigare i cambiamenti climatici. Abbiamo chiesto a coloro che hanno rappresentato il CESE in queste COP — vale a dire Peter Schmidt, Diandra Ní Bhuachalla e Arnaud Schwartz — di condividere con noi le loro riflessioni sui pericoli che corriamo se il mondo non si mobiliterà per il clima.

Il nostro ospite a sorpresa è il regista e giornalista bielorusso Andrey Gnyot, appena rilasciato dagli arresti domiciliari in Serbia, dove è stato detenuto per un anno in attesa che le autorità serbe decidessero se estradarlo per i reati fiscali di cui è accusato dalle autorità del suo paese. Attraverso la sua storia personale, Gnyot racconta il destino dei giornalisti indipendenti nella Bielorussia di oggi, dove anche la minima critica nei confronti di chi detiene il potere può farli bollare come "nemici del popolo" e imprigionare sulla base di false accuse di reati tributari e finanziari.

L'OSPITE A SORPRESA

Il nostro ospite a sorpresa è il regista e giornalista bielorusso Andrey Gnyot, appena rilasciato dagli arresti domiciliari in Serbia, dove è stato detenuto per un anno in attesa che le autorità serbe decidessero se estradarlo per i reati fiscali di cui è accusato dalle autorità del suo paese. Attraverso la sua storia personale, Gnyot racconta il destino dei giornalisti indipendenti nella Bielorussia di oggi, dove anche la minima critica nei confronti di chi detiene il potere può farli bollare come "nemici del popolo" e imprigionare sulla base di false accuse di reati tributari e finanziari.

La vincitrice del concorso fotografico Collegare l'UE 2024 è Martina Cikojević, redattrice e giornalista presso il sindacato croato dei lavoratori postali. La sua foto, La Grand Place di Bruxelles al chiaro di luna, le ha fatto vincere un soggiorno di due giorni a Bruxelles durante la Settimana della società civile del CESE nel marzo 2025.

La vincitrice del concorso fotografico Collegare l'UE 2024 è Martina Cikojević, redattrice e giornalista presso il sindacato croato dei lavoratori postali.

La sua foto, La Grand Place di Bruxelles al chiaro di luna, le ha fatto vincere un soggiorno di due giorni a Bruxelles durante la Settimana della società civile del CESE nel marzo 2025.

Cikojević ha partecipato al seminario Collegare l'UE 2024 di quest'anno, che il 17 e 18 ottobre scorso ha riunito a Bruxelles. oltre a giornalisti, numerosi addetti stampa e responsabili della comunicazione delle organizzazioni della società civile dell'UE. Il tema centrale di questa edizione, intitolata "Il baluardo della democrazia: aiutare il giornalismo a sopravvivere e prosperare", erano le sfide senza precedenti che i giornalisti si trovano ad affrontare in un mondo di IA in rapida evoluzione e di crescenti pressioni politiche.

I partecipanti hanno inoltre preso parte alla sessione di networking "Lavorare come addetto stampa o responsabile della comunicazione nell'età di Instagram, TikTok e IA: in che modo trasmettere il proprio messaggio", articolatasi in due seminari. Il concorso fotografico faceva parte del seminario sul tema "Insegnamenti sui contenuti della comunicazione", moderato dallo specialista della comunicazione Tom Moylan.

Cikojević ha spiegato che la sua foto, nella quale la luce della luna illumina la notte penetrando l'oscurità delle nubi, potrebbe essere collegata simbolicamente al tema stesso del seminario. "Nessuno può impedire alla luna di portare la luce dove c'è il buio, e nessuno dovrebbe impedire ai giornalisti di portare alla luce la verità per una società migliore, più sicura e più equa", ha dichiarato.

In qualità di vincitrice del concorso fotografico, Cikojević parteciperà alla seconda Settimana della società civile del CESE, che si terrà a Bruxelles, presso la sede del Comitato, dal 17 al 21 marzo. Il tema di quest'anno è Rafforzare la coesione e la partecipazione nelle società polarizzate.

L'unità Stampa del CESE si congratula con Martina e ringrazia tutti coloro che hanno inviato le loro foto. (ll)

"Climate Reporters", la nuova agenzia di stampa lituana sul clima, persegue l'obiettivo di contrastare la stanchezza che suscitano le notizie sul clima e di riportare il tema dei cambiamenti climatici in primo piano nelle agende editoriali. In un fulgido esempio di giornalismo partecipativo, Climate Reporters coniuga comunicazione e attivismo climatico per educare i cittadini sulle tematiche legate ai cambiamenti climatici e dare voce alla Madre Terra nel contesto della crisi ambientale. 

"Climate Reporters", la nuova agenzia di stampa lituana sul clima, persegue l'obiettivo di contrastare la stanchezza che suscitano le notizie sul clima e di riportare il tema dei cambiamenti climatici in primo piano nelle agende editoriali. In un fulgido esempio di giornalismo partecipativo, Climate Reporters coniuga comunicazione e attivismo climatico per educare i cittadini sulle tematiche legate ai cambiamenti climatici e dare voce alla Madre Terra nel contesto della crisi ambientale.

A cura di Rūta Trainytė

È sorta quest'anno in Lituania l'agenzia di stampa sul clima "Climate Reporters", ossia "reporter del clima". Si tratta di un'iniziativa gestita da organizzazioni non governative (ONG) e di un esempio di giornalismo partecipativo. L'agenzia di stampa si propone di aiutare i giornalisti a informare l'opinione pubblica sui diversi aspetti della crisi ambientale. A tal fine, l'équipe dell'agenzia elabora note che dirama alle redazioni.

Il lavoro dell'agenzia è svolto da una comunità di attivisti. I testi sono scritti da giornalisti, specialisti di pubbliche relazioni, rappresentanti di ONG, attivisti e scienziati: in breve, persone che si preoccupano di ciò che sta accadendo e vogliono un cambiamento sociale. Insieme formano il consiglio di "Climate Reporters", che ha il compito di garantire l'attendibilità di questa nuova iniziativa.

Tutt'altro che novelli nel mondo della comunicazione, i "reporter del clima" vantano una considerevole esperienza in materia di relazioni pubbliche, cura redazionale, creazione e gestione di portali web. E non sono principianti nemmeno in fatto di questioni climatiche. È così che è nata l'idea: facciamo quello che sappiamo fare meglio, unendolo all'attivismo per il clima. In questa crisi ambientale diamo voce alla Madre Terra.

Naturalmente siano in contatto con altri giornalisti. La tendenza dominante nelle redazioni è quella di ritenere che le notizie sul clima non interessino il pubblico e non generino clic. Evitano così di pubblicare articoli con titoli in cui figurano i termini "cambiamenti climatici" o "crisi climatica". Ma cosa significa negare la crisi climatica? È un modo per proteggere la società dalle cattive notizie e dall'ansia?

Potrebbe non essere poi così male. Ogni giorno le redazioni sono inondate da un'enorme quantità di notizie, che è fisicamente difficile da elaborare, anche senza produrre articoli collegati al clima. Inoltre, bisogna avere una certa familiarità con l'argomento. È qui che entriamo in gioco noi. Il passo successivo che stanno muovendo i "reporter del clima" è quello di organizzare formazioni per giornalisti. Come possiamo constatare, i giornalisti devono comprendere la questione per evitare di diffondere un ambientalismo di facciata ("greenwashing").

Un'altra idea è quella di rivolgersi a determinati gruppi per spiegare i cambiamenti climatici in modo da suscitare interesse. Vogliamo soprattutto raggiungere i giovani e abbiamo capito che essi rispondono bene all'umorismo. Non sappiamo ancora che forma prenderà questo in futuro, ma stiamo già pensando di muoverci in questa direzione.

L'agenzia di stampa opera ormai da sei mesi. L'esperienza ci insegna che bisogna avere pazienza. Bussiamo con costanza e determinazione alle porte delle redazioni con le nostre notizie. I nostri testi sono già pubblicati sui principali portali di informazione lituani, e veniamo invitati a partecipare a trasmissioni radiofoniche.

Per garantire che il nostro lavoro editoriale sia di alta qualità, è molto importante che possiamo contare su un solido sostegno da parte delle organizzazioni ambientaliste lituane, che le nostre organizzazioni facciano parte di reti internazionali di ONG, che i nostri membri partecipino a gruppi di lavoro a livello dell'UE e che rappresentino la Lituania in seno al CESE. Tutto questo ci consente di ampliare la nostra gamma di temi e di restare al passo con l'attualità.

Il nostro legame con il CESE va oltre il fatto che uno dei promotori del progetto, Kęstutis Kupšys, è membro del Comitato. I membri del CESE possono condividere le esperienze pertinenti dei loro diversi paesi per arricchire di contenuti le notizie sul clima pubblicate da "Climate Reporters". A questo riguardo, abbiamo recentemente parlato con il membro francese del CESE Arnaud Schwartz, a margine del vertice mondiale sulla biodiversità COP16. Le informazioni che ha condiviso con noi direttamente da Cali hanno portato a un articolo di "Climate Reporters", e le sue riflessioni sono state riprese poco dopo dai media lituani. Questo modello, in base al quale le competenze dei membri del CESE sono utilizzate per comunicare con efficacia le notizie di risonanza mondiale al pubblico locale, si è dimostrato valido e lo utilizzeremo quindi di nuovo anche in futuro.

Rūta Trainytė è redattrice dell'agenzia di stampa sul clima "Climate Reporters". L'agenzia fa parte del progetto ŽALINK, sostenuto dallo Stato. L'iniziativa, gestita dall'Alleanza per i consumatori, dalla Piattaforma di cooperazione per lo sviluppo e dall'ONG "Circular Economy", è finanziata dal programma sui cambiamenti climatici dell'Agenzia per la gestione dei progetti ambientali del ministero dell'Ambiente della Repubblica di Lituania.

 

Lo scorso ottobre il CESE ha adottato un parere in cui propone di ripensare radicalmente l'elaborazione del bilancio dell'UE. Ha infatti chiesto maggiore trasparenza e partecipazione civica in tutta l'UE, in modo da rafforzare la democrazia e la fiducia dei cittadini. 

Lo scorso ottobre il CESE ha adottato un parere in cui propone di ripensare radicalmente l'elaborazione del bilancio dell'UE. Ha infatti chiesto maggiore trasparenza e partecipazione civica in tutta l'UE, in modo da rafforzare la democrazia e la fiducia dei cittadini. 

Per raggiungere questo obiettivo, il CESE ha raccomandato di elaborare un quadro comune sulla trasparenza di bilancio che permetta il coinvolgimento dei cittadini nei processi pertinenti e la creazione di strumenti digitali che forniscano informazioni di bilancio più chiare.

"Immaginate di poter seguire il percorso di ogni euro iscritto nel bilancio dell'UE, dal suo stanziamento a Bruxelles alla sua erogazione ai governi nazionali, fino al suo utilizzo per la vostra comunità locale", ha suggerito la relatrice del parere Elena Calistru.

Secondo il CESE, con un quadro comune sulla trasparenza di bilancio verranno stabilite norme chiare e coerenti per tutti i programmi finanziati dall'UE, garantendo così una rendicontazione uniforme e un facile accesso ai dati di bilancio in tutti gli Stati membri. L'accento verrebbe posto sulla promozione delle buone pratiche piuttosto che sull'introduzione di nuove normative.

Il bilancio partecipativo consentirebbe ai cittadini di avere direttamente voce in capitolo nelle decisioni sulla spesa pubblica, in particolare a livello locale, e di integrare nel contempo elementi partecipativi nei processi di bilancio a livello dell'UE.

Il CESE ha chiesto la creazione di una piattaforma digitale unificata e di facile utilizzo che assicuri la consultazione dei dati di bilancio in tempo reale, permetta visualizzazioni chiare e fornisca informazioni approfondite su come vengono spese le risorse finanziarie dell'UE per ottenere i risultati attesi. Ciò farebbe aumentare la comprensione e la partecipazione dei cittadini in rapporto alle informazioni di bilancio.

Il CESE ha inoltre sottolineato l'importanza di sensibilizzare l'opinione pubblica, assicurando un rafforzamento della vigilanza e la conformità delle prassi finanziarie agli obiettivi dell'UE, come la coesione e la sostenibilità, allo scopo di favorire la cooperazione e l'assunzione di responsabilità.

"Il bilancio dell'UE non è solo una questione di numeri, ma ha a che fare con la fiducia e la democrazia, e con l'assicurarsi che l'Europa sia al servizio dei suoi cittadini", ha affermato in conclusione Elena Calistru. (tk)

A cura del gruppo Lavoratori

Oggi appare più che mai appropriato parafrasare lo slogan della campagna di Bill Clinton del 1992 "È l'economia, stupido!", che all'epoca aveva incontrato il favore degli elettori americani colpiti dalla recessione. Basta esaminare i risultati dell'ultima indagine Eurobarometro condotta dopo le elezioni europee, da cui è emerso che l'inflazione e l'economia sono i principali temi che spingono le persone a votare.  

A cura del gruppo Lavoratori

Oggi appare più che appropriato parafrasare lo slogan della campagna di Bill Clinton del 1992 "È l'economia, stupido!", che all'epoca aveva incontrato il favore/avuto un forte impatto sugli elettori americani alle prese con la recessione. Basta esaminare i risultati dell'ultima indagine Eurobarometro condotta dopo le elezioni europee, da cui è emerso che l'inflazione e l'economia sono i principali temi che spingono le persone a votare. 

No, non esiste un'unica soluzione valida per tutti e le difficoltà economiche da sole non possono spiegare tutta l'instabilità associata alle elezioni future. Tuttavia, si può affermare con ragionevole certezza che l'aumento dei prezzi, il costo della vita e la situazione economica hanno costituito le principali motivazioni che hanno indotto gli elettori a recarsi alle urne sia nell'UE nella scorsa primavera che sull'altra sponda dell'Atlantico alcune settimane fa. Del resto i segnali erano chiari: erano quelle le principali preoccupazioni (seguite da povertà ed esclusione sociale) dei cittadini all'inizio del 2023. Sebbene gli indicatori macroeconomici sembrino rassicurare i responsabili politici, l'impatto diretto dell'inflazione su beni essenziali quali i prodotti alimentari e l'energia continua a essere enorme e colpisce in modo sproporzionato coloro che spendono una quota maggiore del loro reddito per soddisfare tali necessità primarie. Questa situazione si aggiunge alla ripresa dalla pandemia e alla relativa risposta politica che è stata catastrofica, considerato anche che molti paesi continuano ancora a risentire dell'impatto della crisi del 2008.

Da decenni i salari sono dissociati dall'incremento della produttività, facendo svanire le prospettive di un futuro migliore per molti cittadini europei appartenenti alla classe media e al ceto operaio. L'estremismo politico e le turbolenze elettorali sono fenomeni destinati a perdurare.

Affrontare la crisi del costo della vita è cruciale per il futuro dell'Europa, dato che pone in evidenza i problemi strutturali delle nostre società ed economie, mettendo in discussione i principi che sono alla base del tessuto sociale delle nostre democrazie.

Il 26 novembre il gruppo Lavoratori ha incontrato diversi portatori di interessi per esaminare la questione. Vi invitiamo a rivedere il dibattito e a unirvi al nostro appello ai responsabili politici affinché abbandonino gli slogan, si preoccupino di colmare il loro divario di competenze e si concentrino su ciò che conta davvero. 

Il CESE ha delineato la propria visione per trasformare l'agricoltura, la pesca e i sistemi alimentari dell'UE al fine di garantirne la resilienza e la sostenibilità nei periodi di crisi. 

Il CESE ha delineato la propria visione per trasformare l'agricoltura, la pesca e i sistemi alimentari dell'UE al fine di garantirne la resilienza e la sostenibilità nei periodi di crisi. 

In un parere adottato nella plenaria di ottobre il CESE auspica lo sviluppo di un sistema alimentare competitivo, a prova di crisi e in linea con gli obiettivi ambientali e sociali dell'UE. Il testo mette l'accento sui temi della sicurezza alimentare, della garanzia di un reddito equo per i produttori, della resilienza ambientale e del sostegno alla prossima generazione di produttori alimentari.

"È essenziale assicurare redditi stabili e sostenibili ai produttori, così come promuovere una politica alimentare basata sulla conoscenza che favorisca l'innovazione", ha dichiarato Arnold Puech d'Alissac, uno dei tre relatori del parere, che è anche presidente dell'Organizzazione mondiale degli agricoltori.

Per raggiungere questi obiettivi, il CESE propone di rafforzare il potere contrattuale del settore agricolo al momento delle trattative sui prezzi e di aumentare i fondi dell'UE destinati all'agricoltura e alla pesca. Chiede inoltre che i futuri accordi commerciali dell'UE integrino le norme del Green Deal e della strategia "Dal produttore al consumatore", garantendo una concorrenza leale e alimenti di elevata qualità.

"Garantire che i produttori primari ricevano un reddito equo è fondamentale", ha sottolineato Piroska Kállay, altra relatrice del parere.

Il CESE invoca un'applicazione più rigorosa delle norme sulle pratiche commerciali sleali e il divieto di praticare prezzi inferiori ai costi, in modo da pervenire a un riequilibrio all'interno della filiera alimentare. È inoltre della massima importanza adottare politiche di promozione del ricambio generazionale, rivolte in particolare ai giovani e alle donne, anche attraverso l'istruzione, la formazione e il sostegno alle cooperative.

Per favorire la sostenibilità, il Comitato raccomanda di premiare le pratiche di sequestro del carbonio, come la gestione sostenibile del suolo, e di prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. "Questi provvedimenti contribuirebbero ad allineare la produzione alimentare agli obiettivi climatici dell'UE e agli impegni ambientali a livello globale", ha dichiarato il terzo relatore, Joe Healy.

Un'altra delle proposte del parere è quella di introdurre un regime di assicurazione pubblica dei produttori contro le catastrofi legate al clima, che garantisca la continuità dell'approvvigionamento alimentare.

Il CESE chiede politiche per ripristinare la salute del suolo e delle acque, migliorare l'efficienza idrica e diminuire il consumo di acqua, oltre che per ridurre gli adempimenti burocratici e aumentare la trasparenza grazie a un monitoraggio digitalizzato dei prezzi e dei costi.

Infine, il Comitato raccomanda di istituire un Consiglio europeo per la politica alimentare (European Food Policy Council - EFPC) per promuovere il dialogo sulle questioni nel settore dell'alimentazione e allineare la politica alimentare a obiettivi di più ampia portata in campo sociale e ambientale. Queste proposte definiscono una tabella di marcia per lo sviluppo di sistemi alimentari dell'UE più resilienti, più sostenibili e più equi di fronte alle sfide globali. (ks)