I giornalisti con disabilità possono svolgere il loro lavoro bene come chiunque altro, e anche offrire prospettive nuove e diverse — perché allora ce ne sono così pochi a lavorare nei media? Lars Bosselmann, dell'Unione europea dei ciechi, scrive in merito alla scarsa presenza di persone con disabilità nel settore dei media e alla necessità di mettere fine alle rappresentazioni stereotipate di queste persone nell'informazione.

I giornalisti con disabilità possono svolgere il loro lavoro bene come chiunque altro e anche offrire prospettive nuove e diverse — perché allora ce ne sono così pochi a lavorare nei media? Lars Bosselmann dell'Unione europea dei ciechi scrive in merito alla scarsa presenza di persone con disabilità nel settore dei media e alla necessità di mettere fine alle rappresentazioni stereotipate di queste persone nell'informazione.

Tutte le democrazie sono fondate su principi fondamentali e uno dei più importanti è la libertà di stampa, che contribuisce a garantire la trasparenza pubblica delle azioni dei leader politici e ci consente di informarci senza interferenze esterne.

Rimangono però da migliorare alcuni aspetti della pratica mediatica, specie per quanto riguarda la diversità. In termini di presenza e di copertura mediatica di argomenti relativi a diversi gruppi sociali, siamo ancora lontani dalla parità.

I dati attuali indicano che le persone con disabilità non sono adeguatamente rappresentate nel personale dei giornali, delle stazioni radio e delle emittenti televisive. Ciò è molto preoccupante se si considera che fino al 16 % della popolazione mondiale presenta una qualche forma di disabilità. Per di più, come segnala una relazione dell'UNESCO, le persone con disabilità sono spesso anche vittime di pregiudizi dovuti a rappresentazioni stereotipate delle nostre comunità che i media divulgano su scala globale.

Per cambiare la percezione pubblica delle persone con disabilità dobbiamo sottolineare che la loro presenza nelle redazioni e nei processi di creazione di contenuti è importante.

La società deve capire che l'industria dei media non sarà pienamente inclusiva fino a quando le persone con disabilità non entreranno a far parte dei suoi flussi di lavoro. Occorre inoltre che i temi legati alla disabilità siano trattati con un approccio diverso: i mezzi di comunicazione dovrebbero riconoscere che le persone con disabilità sono individui che dovrebbero fruire dei loro diritti al pari di chiunque altro. Inoltre, poiché i formati dei contenuti cambiano costantemente, servono esperti che progettino tali formati in modo da renderli accessibili e inclusivi. 

Malgrado la scarsa presenza della comunità delle persone con disabilità nel settore dei media, ci sono ancora esempi molto stimolanti che dimostrano che tali persone possono eccellere come creatori di contenuti.

Di recente, nella sua serie podcast, l'Unione europea dei ciechi ha trasmesso un episodio dedicato ai Giochi paralimpici di Parigi 2024. Nell'episodio abbiamo parlato con Laetitia Bernard, una giornalista francese cieca che lavora per Radio France. Oltre ai giochi paralimpici di quest'anno, Bernard aveva già seguito le edizioni del 2012 a Londra e del 2016 a Rio. Inoltre, si è occupata dei Giochi paralimpici invernali di Sochi nel 2014 e di PyeongChang nel 2018.

"Eventi come i giochi paralimpici contribuiscono ad abbattere le barriere e a mettere in discussione gli stereotipi", ha detto Bernard nel corso dell'intervista. "La disabilità non impedisce a un giornalista di lavorare in modo efficiente e persino di essere in grado di descrivere le cose da un'angolatura diversa", ha aggiunto. Il percorso professionale di Bernard e le sue riflessioni su questo argomento ci ricordano che per costruire una società più inclusiva occorre affrontare anche questa dimensione: l'uguaglianza deve essere al centro del settore dei media.

Lars Bosselmann è il direttore esecutivo dell'Unione europea dei ciechi.

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Ora che il nuovo collegio dei commissari è stato presentato, non possiamo fare a meno di notare che la carica di commissario per il Lavoro e i diritti sociali è stata eliminata e sostituita con quella di commissario per "le Persone, le competenze e la preparazione". L'utilizzo del termine "Persone" solleva non pochi interrogativi. 

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Ora che il nuovo collegio dei commissari è stato presentato, non possiamo fare a meno di notare che la carica di commissario per il Lavoro e i diritti sociali è stata eliminata e sostituita con quella di commissario per "le Persone, le competenze e la preparazione". L'utilizzo del termine "Persone" solleva non pochi interrogativi. Quasi tutti gli altri portafogli non dovrebbero infatti riguardare anche le persone? Si potrebbe poi discutere della natura gergale del termine "preparazione", che compare anche in un altro portafoglio.

Tuttavia, qui vogliamo parlare di ciò che manca e di cosa è passato in secondo piano. La politica sociale e l'occupazione sono scivolate sullo sfondo, tutto sacrificato sull'altare della competitività. La natura criptica e talvolta pittoresca delle diciture di alcune altre funzioni parla da sé: da "attuazione e semplificazione" a "prosperità" e "resilienza idrica", tanto per citarne alcune.

Fin dagli anni '70 vi è sempre stato un portafoglio per l'Occupazione e gli affari sociali, ridenominato poi nel 2019 "Lavoro e diritti sociali". Riguardava politiche chiave, come il pilastro europeo dei diritti sociali e le sue iniziative di ampio respiro. I posti di lavoro di qualità, l'uguaglianza, il dialogo sociale e le condizioni di vita e di lavoro rimangono questioni fondamentali per la sopravvivenza stessa delle nostre democrazie.

Tuttavia, invece che di "occupazione", si parla ora di "competenze". In alcuni ambienti sembra ampiamente accettata l'idea che molti dei nostri problemi attuali derivino da carenze di competenze. Le imprese faticano a trovare la forza lavoro qualificata di cui hanno bisogno, e non c'è da sorprendersi. Per le posizioni di inizio carriera sono richiesti diversi anni di esperienza lavorativa, e non è raro vedere tra i requisiti per un dottorato la conoscenza di un certo numero di lingue e il possesso di un lungo elenco di certificati per attestare competenze che potrebbero essere acquisite sul posto di lavoro in pochi mesi. Per di più, molto spesso le retribuzioni offerte coprono a malapena le spese di sostentamento e questa considerazione vale per le posizioni qualificate, che già godono di un trattamento migliore.

Questo utilizzo, un po' a casaccio, di termini gergali, associato a un'esposizione chiaramente dominata dal tema della competitività, è "assai preoccupante", per usare un'espressione tanto cara alla Commissione. Sembra suggerire che garantire il benessere, posti di lavoro di qualità e salari dignitosi sia già "missione compiuta" e che ora l'unico problema rimasto sia quello di colmare il divario di competenze. Tale divario sembra però esistere principalmente nel nuovo collegio dei commissari, incapace di comprendere la situazione attuale, di metterla nella giusta prospettiva e di offrire soluzioni realistiche. Speriamo che, al di là delle denominazioni iniziali di questi portafogli e delle apparenze, sia possibile trovare proposte solide per rafforzare i diritti sociali e del lavoro, la democrazia e la lotta contro i cambiamenti climatici.

a cura di Sandra PARTHIE

La legge sull'IA è il primo esempio al mondo di quadro giuridico globale che disciplina l'intelligenza artificiale. 

a cura di Sandra PARTHIE

La legge sull'IA è il primo esempio al mondo di quadro giuridico globale che disciplina l'intelligenza artificiale.

L'uso di questa tecnologia è sempre più diffuso e incide su molti aspetti della nostra vita quotidiana. Ad esempio, attraverso annunci pubblicitari mirati, influenza le informazioni che tutti noi vediamo online. Cosa ancora più importante, è ora utilizzata nel settore sanitario per contribuire alla diagnosi e al trattamento di malattie come il cancro. A tal fine, le sue applicazioni si basano su modelli di IA per finalità generali, che devono essere addestrati. È necessario alimentarli con molte immagini di cellule cancerogene, ad esempio, affinché in ultimo riescano a riconoscerle autonomamente.

La riuscita di questo addestramento si basa sui dati, enormi quantità di dati. Le modalità di svolgimento dell'addestramento influiscono sulla qualità dei risultati del modello o applicazione di IA che si addestra. Se vengono alimentati con dati o immagini errati, identificheranno erroneamente le cellule sane come cellule cancerogene.

Il miglioramento dell'assistenza medica e sanitaria è un esempio convincente del motivo per cui è necessario che nell'UE vi siano la capacità e le infrastrutture per sviluppare modelli di IA per finalità generali sottostanti. Ciò, semplicemente, contribuirà a salvare vite umane.

Inoltre, l'IA per finalità generali (GPAI) è un fattore di svolta nei processi di produzione e anche per le imprese. Affinché l'economia europea rimanga competitiva, dobbiamo garantire lo spazio per l'innovazione all'interno dell'UE e incoraggiare gli imprenditori e le start-up a sviluppare le loro idee.

Naturalmente, vi sono rischi connessi all'IA e alla GPAI, che vanno dai difetti nei modelli e dai bug nelle applicazioni all'utilizzo della tecnologia per scopi criminali. Pertanto, l'UE deve anche disporre delle competenze necessarie per contrastare gli attacchi dolosi e le minacce informatiche, e poter contare su infrastrutture comuni situate nella stessa UE, per fare in modo che, in parole semplici, "le luci rimangano accese".

Tutto ciò dimostra l'importanza di disporre di una regolamentazione adeguata, che sia incentrata sulla qualità dei dati di addestramento dell'IA, sui metodi di addestramento e, in ultima analisi, sul prodotto finale. Deve basarsi su valori europei quali la trasparenza, la sostenibilità, la protezione dei dati o il rispetto dello Stato di diritto. Purtroppo molti dei principali sviluppi della GPAI sono determinati da attori al di fuori della giurisdizione dell'UE. Quest'ultima deve pertanto sviluppare le capacità per garantire che gli attori sia dell'UE che dei paesi terzi attivi nel nostro mercato rispettino le sue disposizioni normative e i valori europei.

L'Unione deve ridurre la posizione dominante sul mercato delle grandi imprese digitali, spesso non europee, anche mobilitando gli strumenti della politica di concorrenza. Le autorità garanti della concorrenza nell'UE devono far leva sulle loro capacità per garantire che gli hyperscaler (ossia, gestori di centri di elaborazione dati che offrono servizi scalabili di cloud computing) non abusino della loro posizione di mercato in un contesto B2B o B2G.

Le autorità pubbliche possono sostenere i fornitori europei di GPAI e di applicazioni IA acquistando i loro prodotti e dimostrando in tal modo la loro affidabilità ad altri utenti e clienti. L'UE possiede il talento, il know-how tecnologico e lo spirito imprenditoriale necessari per sviluppare "un'IA made in Europe", ma la mancanza di investimenti, la carenza di infrastrutture informatiche in questo settore e la continua frammentazione del mercato interno, che ostacola l'espansione, compromettono la competitività degli attori europei dell'IA.

L'impegno europeo nella lotta contro le malattie rare

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Con l'avvicinarsi della 16a riunione della conferenza delle parti della convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (COP 16), il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta ad adottare un approccio globale integrato per affrontare la crisi della biodiversità in corso.

Con l'avvicinarsi della 16a riunione della conferenza delle parti della convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (COP 16), il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esorta ad adottare un approccio globale integrato per affrontare la crisi della biodiversità in corso.

In un contesto di crescenti tensioni globali, il CESE esorta i governi a concentrarsi sulla biodiversità quale soluzione chiave alla triplice crisi planetaria (cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e desertificazione). La COP 16 sarà un momento cruciale per accelerare gli sforzi globali volti a salvaguardare gli ecosistemi del nostro pianeta, come sottolineato dal CESE nel parere adottato a settembre.

"Senza biodiversità, gli ecosistemi e le economie giungeranno al collasso, dato che oltre la metà del PIL mondiale e il 40 % dei posti di lavoro dipendono direttamente dalla natura", ha dichiarato Arnaud Schwartz, relatore del parere.

Il CESE sottolinea che la biodiversità, su cui si fondano gli ecosistemi, il benessere umano e le economie, non è un tema che può essere affrontato isolatamente, ma va integrato in un gran numero di settori strategici diversi, come il clima, l'agricoltura e il commercio. Ad esempio, gli accordi commerciali dovrebbero promuovere la sostenibilità garantendo che i beni e le tecnologie non contribuiscano alla deforestazione e alla distruzione degli habitat.

Inoltre, si deve assicurare quanto prima un sostegno finanziario per la conservazione della biodiversità. I finanziamenti pubblici, da soli, non bastano, per cui è necessaria una combinazione di meccanismi finanziari pubblici, privati e innovativi.

Il CESE esorta l'UE a sostenere i paesi del Sud del mondo nei loro sforzi per la protezione della biodiversità, e raccomanda l'eliminazione graduale delle sovvenzioni dannose per la biodiversità, in particolare di quelle che favoriscono l'uso di combustibili fossili. Riorientare tali sovvenzioni verso il ripristino degli ecosistemi potrebbe servire ad affrontare sia i cambiamenti climatici che la perdita di biodiversità attraverso soluzioni basate sulla natura, quali il rimboschimento, l'agricoltura sostenibile e il ripristino delle zone umide.

Inoltre, il CESE ha sottolineato l'importanza dell'approccio "One Health", che tiene conto dell'interdipendenza tra salute umana, animale e ambientale. Gli ecosistemi sani forniscono servizi essenziali, come l'impollinazione, il sequestro del carbonio e la filtrazione dell'acqua, tutti fattori che contribuiscono al benessere umano. Il declino della biodiversità compromette la resilienza degli ecosistemi, aumentando il rischio di zoonosi, come la COVID-19.

Il CESE ha inoltre chiesto che i giovani siano maggiormente coinvolti nel processo decisionale, e ha proposto di istituire la carica di vicepresidente esecutivo/a della Commissione europea per le generazioni future, con il compito di garantire che la sostenibilità e il benessere a lungo termine abbiano la precedenza sui profitti a breve termine. (ks) 

Abbiamo chiesto a Sandra Parthie, relatrice del parere sul tema L'IA per finalità generali: la via da seguire dopo la legge sull'intelligenza artificiale, di parlarci della normativa in questione. Nello specifico, perché è così importante garantire che questa legge sia attuata correttamente per quanto riguarda i modelli di IA per finalità generali e il modo in cui sono regolamentati? Come possiamo produrre un'IA competitiva nell'UE e perché è importante farlo?

Abbiamo chiesto a Sandra Parthie, relatrice del parere sul tema L'IA per finalità generali: la via da seguire dopo la legge sull'intelligenza artificiale, di parlarci della normativa in questione. Nello specifico, perché è così importante garantire che questa legge sia attuata correttamente per quanto riguarda i modelli di IA per finalità generali e il modo in cui sono regolamentati? Come possiamo produrre un'IA competitiva nell'UE e perché è importante farlo?

a cura di Krzysztof Balon, relatore del parere del CESE sul tema Promuovere una solidarietà intergenerazionale europea –verso un approccio orizzontale da parte dell'UE.

Il Trattato sull'Unione europea stabilisce che "l'Unione [...] promuove [...] la solidarietà tra le generazioni".

a cura di Krzysztof Balon, relatore del parere del CESE sul tema Promuovere una solidarietà intergenerazionale europea –verso un approccio orizzontale da parte dell'UE.

Il Trattato sull'Unione europea stabilisce che "l'Unione [...] promuove [...] la solidarietà tra le generazioni".

Tuttavia, il cosiddetto "ageismo", gli atteggiamenti negativi nei confronti di alcune fasce di età e le tendenze demografiche, associate a una serie di crisi di varia natura, creano oggi una frattura nelle società europee e ostacolano un'inclusione e una partecipazione effettive. Questi problemi non riguardano solo i più anziani, ma finiranno per avere un impatto anche sulle attuali giovani generazioni.

Nello stesso tempo, il dialogo intergenerazionale e le influenze positive sullo sviluppo economico darebbero risposte sostenibili alle esigenze di generazioni diverse, rafforzando la democrazia e la coesione sociale. Il dialogo intergenerazionale sarebbe una delle forme che assume il dialogo civile.

Abbiamo dunque bisogno di un nuovo approccio politico in materia di solidarietà intergenerazionale - e ne abbiamo bisogno adesso!

Il CESE invita pertanto la Commissione a pubblicare un Libro verde sulla solidarietà intergenerazionale, nel quale dovrebbero trovare spazio anche le proposte formulate dal Comitato nel parere sul tema Promuovere una solidarietà intergenerazionale europea, e in particolare quelle sul mondo del lavoro, i sistemi pensionistici e i servizi sanitari e di assistenza. Gli Stati membri, a loro volta, sono invitati a condividere le buone pratiche che adottano in questi settori. Per sostenere queste iniziative, la solidarietà intergenerazionale dovrebbe essere uno degli obiettivi stabiliti nei regolamenti del Fondo sociale europeo per il periodo 2027-2034.

Le organizzazioni della società civile e le parti sociali svolgono un ruolo fondamentale nella pianificazione e nell'attuazione delle singole politiche. Il CESE dovrebbe istituire un forum sulla solidarietà intergenerazionale, che funga da piattaforma per scambiare informazioni ed esperienze e per elaborare nuove idee in stretta cooperazione con le organizzazioni della società civile e altri portatori di interessi pertinenti. Con la partecipazione della Commissione europea, il forum potrebbe anche monitorare lo sviluppo e l'attuazione dell'approccio in materia di solidarietà intergenerazionale in tutta l'UE.

Organizzazioni della società civile, persone fisiche e imprese possono presentare fin da ora i loro progetti senza scopo di lucro per partecipare al premio del CESE dedicato alla lotta contro la pericolosa polarizzazione della società europea.

Organizzazioni della società civile, persone fisiche e imprese possono presentare fin da ora i loro progetti senza scopo di lucro per partecipare al premio del CESE dedicato alla lotta contro la pericolosa polarizzazione della società europea.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha da poco bandito la 15ª edizione del Premio CESE per la società civile. L'obiettivo specifico dell'edizione di quest'anno è conferire un riconoscimento a iniziative e attività efficaci, innovative e creative senza scopo di lucro nell'Unione europea volte a contrastare la pericolosa polarizzazione della società europea.

L'importo complessivo in palio è di 50 000 EUR, da ripartire tra un massimo di cinque vincitori. Il termine per la presentazione delle candidature è il 7 novembre 2024 alle ore 10:00 (ora di Bruxelles). La cerimonia di premiazione è prevista nel marzo 2025 durante la Settimana della società civile del CESE.

Le candidature possono essere inviate da tutte le organizzazioni della società civile ufficialmente registrate nell'Unione europea e che operano a livello locale, regionale, nazionale o europeo. La partecipazione è aperta anche alle persone fisiche che risiedono nell'UE e alle imprese registrate o operanti all'interno dell'Unione, a condizione che i loro progetti siano rigorosamente non a scopo di lucro.

Per essere ammissibili, le iniziative e i progetti devono essere realizzati nell'UE, e devono essere già stati attuati o essere ancora in corso. Il testo integrale delle condizioni di partecipazione e il modulo di candidatura online sono disponibili sulla pagina web del sito Internet del CESE dedicata al Premio della società civile.

Le attività e/o iniziative proposte per il premio possono riguardare un'ampia gamma di temi, ad esempio: individuare i fattori determinanti, sia individuali che collettivi, della pericolosa polarizzazione; promuovere la trasparenza in materia di finanziamento delle organizzazioni; contrastare le limitazioni alla pluralità dei media; promuovere la libertà, la diversità e l'indipendenza dei media; e lottare contro la disinformazione e le notizie false (o fake news).

L'obiettivo del Premio CESE per la società civile – fiore all'occhiello del Comitato – è quello di sensibilizzare in merito al contributo straordinario della società civile alla creazione di un'identità e di una cittadinanza europee e alla promozione dei valori comuni alla base dell'integrazione europea. Il premio è dedicato ogni anno a un argomento diverso, ma sempre di particolare importanza per l'UE. (lm) 

A seguito della nomina di un nuovo commissario europeo per la Democrazia, la giustizia e lo Stato di diritto, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha chiesto un'azione più incisiva dell'UE in materia di Stato di diritto e diritti fondamentali. 

A seguito della nomina di un nuovo commissario europeo per la Democrazia, la giustizia e lo Stato di diritto, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha chiesto un'azione più incisiva dell'UE in materia di Stato di diritto e diritti fondamentali.

Nella sessione plenaria dello scorso settembre il CESE ha tenuto un dibattito sulla democrazia in cui sono state avanzate piste di riflessione su come rafforzare la risposta dell'UE alle violazioni dello Stato di diritto e all'erosione della democrazia. In tale contesto si è fatto riferimento anche all'annuncio della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen circa la tanto attesa piattaforma della società civile.

È dal 2016 che il CESE raccomanda l'istituzione di questa piattaforma, che dovrebbe dare alla società civile più voce in capitolo nella definizione delle politiche dell'UE, in quanto offrirebbe alle organizzazioni del settore lo spazio indispensabile per dialogare con le istituzioni dell'Unione e contribuire a orientare le decisioni su questioni fondamentali come l'indipendenza della magistratura e le libertà democratiche.

Joachim Herrmann, della direzione Giustizia della Commissione europea, ha presentato l'ultima relazione sullo Stato di diritto sottolineando l'ampliamento del suo ambito di trattazione, per includere i paesi candidati all'adesione all'UE, e il suo impatto sul mercato unico.

Kevin Casas-Zamora, dell'Istituto internazionale per la democrazia e l'assistenza elettorale (IDEA), ha elogiato l'impegno dell'UE in questo campo, mettendo però in guardia contro l'arretramento della democrazia, e ha chiesto un coinvolgimento maggiore della società civile e un'esposizione più dettagliata nelle relazioni sullo Stato di diritto. Alexandrina Najmowicz, del Forum civico europeo, ha esortato a formulare più chiaramente le raccomandazioni e a introdurre un sistema di allerta precoce al fine di prevenire un'ulteriore erosione della democrazia.

Nel corso del dibattito i partecipanti hanno messo in guardia contro ogni forma di compiacimento e hanno sottolineato la necessità di agire in rapporto ai crescenti timori sollevati dalle derive autoritarie, dalle minacce all'indipendenza della magistratura e dalla contrazione dello spazio civico. Jerzy Pomianowski, direttore esecutivo del Fondo europeo per la democrazia, ha avvertito che si rischia un effetto boomerang se il tema della democrazia passa in secondo piano rispetto a preoccupazioni più immediate, come quelle in materia di migrazione e sicurezza, e ha chiesto che il 5 % degli aiuti allo sviluppo sia destinato a favore di programmi a sostegno della democrazia.

Nel dibattito organizzato dal CESE è stato messo in risalto il ruolo imprescindibile della società civile nella difesa dello Stato di diritto e ne è stato chiesto un coinvolgimento maggiore nell'elaborazione delle politiche dell'UE. Il varo della piattaforma della società civile risulta quindi cruciale, assieme a un rinnovato impegno a favore dei diritti fondamentali, per il futuro della democrazia nell'UE. (gb)

Nella sessione plenaria di ottobre, il Comitato economico e sociale europeo ha adottato la risoluzione dal titolo Tracciare i progressi democratici dell'UE: una risoluzione per il prossimo mandato legislativo, elaborata da tre membri del CESE: Christa Schweng, Cinzia Del Rio e Ioannis Vardakastanis.

Nella sessione plenaria di ottobre, il Comitato economico e sociale europeo ha adottato la risoluzione dal titolo Tracciare i progressi democratici dell'UE: una risoluzione per il prossimo mandato legislativo, elaborata da tre membri del CESE: Christa Schweng, Cinzia Del Rio e Ioannis Vardakastanis.

In un contesto come quello attuale, segnato da molteplici crisi, il CESE chiede al nuovo Parlamento europeo e alla nuova Commissione europea di far leva sulla varietà di interessi rappresentati in seno al CESE per rafforzare l'Unione europea.

La nuova legislatura europea dovrebbe mirare a rafforzare la posizione internazionale dell'UE, ad affrontare i problemi dell'architettura istituzionale dell'Unione, a fornire un robusto ancoraggio ai valori comuni dell'Europa e a guidare l'economia verso un futuro sostenibile basato su un modello sociale avanzato e inclusivo, essenziale per il progresso, l'unità e la competitività.

Nella risoluzione, il CESE chiede alle istituzioni dell'UE di definire un concetto di sicurezza articolato in sei punti, ossia basato su un'Unione che:

  • protegge i suoi cittadini dalle minacce esterne;
  • protegge le persone dai rischi interni - principalmente quelli relativi alla salute, ai cambiamenti demografici e alla povertà - e che fornisce loro un accesso universale alla protezione sociale e al benessere su tutto il suo territorio;
  • garantisce un'economia sociale di mercato competitiva, basata su ecosistemi che assicurino produttività, innovazione, impieghi di qualità e piena occupazione;
  • crea un'economia resiliente a beneficio di tutti;
  • assicura il dialogo e la partecipazione delle parti sociali, della società civile organizzata e dei cittadini per far fronte alle sfide e alle grandi trasformazioni in atto e a quelle del prossimo futuro;
  • protegge dalle minacce, sia presenti che future, poste dai cambiamenti climatici, dall'inquinamento e dalla perdita di biodiversità.

La risoluzione è frutto della prima Settimana della società civile, svoltasi nel marzo scorso e organizzata dal CESE per sondare le opinioni degli europei di ogni fascia di età, delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile. (mp)