Nella nostra nuova rubrica Io vado a votare, e tu?, che ci accompagnerà fino al giugno di quest'anno, daremo la parola a una serie di ospiti che ci illustreranno il loro punto di vista su come e perché partecipare alle elezioni europee. Nella presente edizione la nostra ospite è Konstantina Manoli, una studentessa greca di 19 anni che ha preso parte alla Sessione plenaria dei giovani (Your Europe, Your Say!) di quest'anno.

Nella nostra nuova rubrica Io vado a votare, e tu?, che ci accompagnerà fino al giugno di quest'anno, daremo la parola a una serie di ospiti che ci illustreranno il loro punto di vista su come e perché partecipare alle elezioni europee. Nella presente edizione la nostra ospite è Konstantina Manoli, una studentessa greca di 19 anni che ha preso parte alla Sessione plenaria dei giovani (Your Europe, Your Say!) di quest'anno. 

All'evento faro del CESE per la gioventù, tenutosi per la prima volta durante la Settimana della società civile, hanno partecipato oltre 100 giovani – provenienti da tutti gli Stati membri dell'UE, dai paesi candidati all'adesione e dal Regno Unito – per confrontarsi in intensi dibattiti sulla democrazia e sul futuro dell'Europa.

Konstantina Manoli studia lingue straniere, traduzione e interpretazione presso l'Università delle Isole Ionie (Grecia). È una linguista appassionata e nutre un forte interesse per le discussioni politiche e gli affari globali.

Cari lettori,

in questo numero desidero richiamare la vostra attenzione sulla Settimana della società civile, l'evento faro organizzato e ospitato dal CESE all'inizio di marzo.

Cari lettori,

in questo numero desidero richiamare la vostra attenzione sulla Settimana della società civile, l'evento faro organizzato e ospitato dal CESE all'inizio di marzo.

A meno di 100 giorni dalle elezioni europee, la Settimana della società civile ha offerto al CESE un'opportunità unica di riunire persone provenienti da tutti i settori della società per discutere delle questioni che stanno loro più a cuore e del futuro che vogliono per l'Europa. Nel corso di tutta la settimana, oltre 800 rappresentanti di organizzazioni della società civile e di gruppi di giovani hanno condiviso riflessioni e idee per mettere a punto i principali messaggi e aspettative da comunicare ai prossimi leader dell'UE. Il messaggio, che mi impegno a trasmettere, è chiaro: i cittadini vogliono vedere più democrazia e partecipazione dei giovani, meno notizie false e un'economia al servizio di tutti. L'Europa non può permettersi di ignorare la voce della società civile, che è la vera custode delle nostre democrazie.

Le conoscenze acquisite nel corso della Settimana della società civile confluiranno in una risoluzione del CESE sulle elezioni europee. Maggiori informazioni sulle prime conclusioni della Settimana della società civile sono disponibili sul sito web del CESE.

La nostra preparazione alle elezioni prevede anche il rafforzamento delle relazioni con il Parlamento europeo. Il 27 febbraio ho infatti firmato un memorandum d'intesa con la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola per approfondire la cooperazione tra le due istituzioni, al fine di promuovere le elezioni europee, incrementare l'affluenza alle urne, in particolare tra coloro che solitamente non votano o che votano per la prima volta, e contrastare la manipolazione delle informazioni. Il CESE mobiliterà pienamente la sua vasta rete di partner, che si estende su tutta l'UE e rappresenta i datori di lavoro, i lavoratori e le organizzazioni della società civile, affinché questi possano svolgere appieno il loro ruolo. L'accordo costituisce un passo cruciale che permetterà di dare slancio al processo in vista delle elezioni europee di quest'anno.

Il CESE intende dotare le organizzazioni della società civile di strumenti di azione non solo all'interno dell'Unione europea ma anche al di fuori dei suoi confini. In febbraio abbiamo lanciato ufficialmente l'iniziativa rivolta ai membri di paesi candidati all'adesione, che costituisce un punto di svolta nella storia del CESE. L'iniziativa, che intende coinvolgere rappresentanti dei paesi candidati nei lavori del CESE, è stata accolta con grande favore dalla vicepresidente della Commissione europea Věra Jourová, dal primo ministro del Montenegro Milojko Spajić e dal primo ministro albanese Edi Rama, che hanno assistito all'inaugurazione. Sono stati selezionati in tutto 131 membri di paesi candidati all'adesione per far parte del gruppo di esperti della società civile che contribuirà ai lavori del Comitato nei prossimi mesi. Il nostro obiettivo comune è fare in modo che tutti i paesi candidati si avvicinino progressivamente all'UE e si integrino sempre più nell'Unione man mano che avanzano i negoziati.

Una società civile dinamica e un dialogo sociale forte sono indispensabili per il buon funzionamento delle democrazie. Accogliere i paesi candidati è un logico e positivo passo avanti per la democrazia in Europa.

Oliver Röpke

Presidente del CESE

Per la nostra rubrica Una domanda a..., abbiamo chiesto a Florian Marin, membro del CESE e relatore del parere del Comitato sul tema Foreste dell'UE - nuovo quadro dell'UE per il monitoraggio delle foreste e i piani strategici, di illustrarci le richieste del CESE in merito a questo nuovo quadro, data l'importanza delle foreste per il conseguimento degli obiettivi europei in materia di clima e sostenibilità.

Per la nostra rubrica Una domanda a..., abbiamo chiesto a Florian Marin, membro del CESE e relatore del parere del Comitato sul tema Foreste dell'UE - nuovo quadro dell'UE per il monitoraggio delle foreste e i piani strategici, di illustrarci le richieste del CESE in merito a questo nuovo quadro, data l'importanza delle foreste per il conseguimento degli obiettivi europei in materia di clima e sostenibilità.

Siamo lieti di ospitare il contributo di Christian Moos, membro del CESE e relatore del parere sul pacchetto per la difesa della democrazia. Moos ci illustra i motivi per i quali il CESE non appoggia la proposta della Commissione riguardo al pacchetto, che ha suscitato una certa sensazione quando è stato pubblicato lo scorso dicembre.

Siamo lieti di ospitare il contributo di Christian Moos, membro del CESE e relatore del parere sul pacchetto per la difesa della democrazia. Moos ci illustra i motivi per i quali il CESE non appoggia la proposta della Commissione riguardo al pacchetto, che ha suscitato una certa sensazione quando è stato pubblicato lo scorso dicembre.

di Konstantina Manoli

È innegabile che l'esercizio del diritto di voto è uno strumento potente per esprimere opinioni e influenzare la politica. Tutti noi, infatti, nelle consultazioni elettorali in generale scegliamo i nostri portavoce, cioè le persone che a nostro avviso sono le più indicate per rappresentare i nostri interessi, le nostre convinzioni e i nostri sistemi di valori. Tuttavia, il più delle volte il potere delle urne tende ad essere sottovalutato dalla maggior parte delle persone, e in particolar modo dai giovani come me.

di Konstantina Manoli

È innegabile che l'esercizio del diritto di voto è uno strumento potente per esprimere opinioni e influenzare la politica. Tutti noi, infatti, nelle consultazioni elettorali in generale scegliamo i nostri portavoce, cioè le persone che a nostro avviso sono le più indicate per rappresentare i nostri interessi, le nostre convinzioni e i nostri sistemi di valori. Tuttavia, il più delle volte il potere delle urne tende ad essere sottovalutato dalla maggior parte delle persone, e in particolar modo dai giovani come me.

Proclamiamo con fervore il nostro desiderio di cambiare il mondo e di creare un futuro migliore per tutti noi e per le prossime generazioni. Eppure, a un certo punto di questo nostro slancio, quando sentiamo che le nostre opinioni, i nostri valori e i nostri ideali non hanno più importanza, o che non abbiamo alcun potere, ci arrendiamo.

E da giovane cittadina greca qual sono, so esattamente come ci si sente. Ho vissuto la frustrazione generata dal vedere le proprie opinioni ignorate e i propri diritti violati, dallo sperimentare il senso di impotenza che nasce quando sembra che non ci sia più nient'altro che si possa fare. Talvolta, malgrado tutti i nostri sforzi, le cose non vanno come previsto. In questi momenti, quando siamo sopraffatti dal riverbero di questi sforzi infruttuosi, spesso dimentichiamo una verità fondamentale, cioè che votare significa avere potere! Come ha detto una volta Barack Obama, "ogni voto conta".

Non penso di essere l'unica persona ad aver purtroppo vissuto un'esperienza di questo tipo, né che essa derivi esclusivamente dal fatto che sono greca, giovane o donna. La verità è che molte persone avvertono questa medesima sensazione indipendentemente dall'età, dall'origine etnica, dal genere, dalle convinzioni religiose o dalla situazione personale.

Andare a votare significa esprimere collettivamente la propria opinione per plasmare il futuro che vogliamo. Se prendiamo il destino nelle nostre mani, ci assicuriamo che le nostre aspirazioni e i nostri valori trovino eco nelle decisioni che danno forma alla nostra società. Bisogna votare: dobbiamo andare alle urne perché il nostro voto è un tassello essenziale nel dischiudere il cammino verso un futuro in cui la responsabilizzazione dei giovani troverà rispondenza nella società.

E ricordate le sagge parole pronunciate da John Lewis, "se non noi, allora chi? Se non ora, quando?"

A cura di Florian Marin

Il Comitato economico e sociale europeo propone che il nuovo quadro dell'UE per il monitoraggio delle foreste sia sostenibile, efficace in termine di costi e realizzabile sul piano operativo. Dovrebbe essere anche tempestivo, sicuro e protetto, dinamico, inclusivo e partecipativo, al fine di consentire una stretta cooperazione tra scienza e pratica, come pure una migliore pianificazione e un'elaborazione delle politiche basata su dati oggettivi.

a cura di Florian Marin

Il Comitato economico e sociale europeo propone che il nuovo quadro dell'UE per il monitoraggio delle foreste sia sostenibile, efficace in termine di costi e realizzabile sul piano operativo. Dovrebbe essere anche tempestivo, sicuro e protetto, dinamico, inclusivo e partecipativo, al fine di consentire una stretta cooperazione tra scienza e pratica, come pure una migliore pianificazione e un'elaborazione delle politiche basata su dati oggettivi.

È fondamentale garantire la complementarità ed evitare la duplicazione di dati già contemplati dalla legislazione in vigore, ad esempio dalle politiche in materia di clima e aria, dai regolamenti sulla biodiversità o dalla politica agricola comune.

Per quanto riguarda il tema dei cambiamenti climatici, è necessario raccogliere dati a lungo termine unitamente ad altri dati sullo sviluppo rurale, l'economia circolare e la scienza. È importante garantire l'interoperabilità e lo stesso livello di granularità, tecnologia e frequenza, in particolare quando vengono raccolti dati supplementari in tutti gli Stati membri dell'UE. La riduzione degli oneri amministrativi e la prevenzione di oneri burocratici eccessivi, come la raccolta e la comunicazione multiple dei dati, dovrebbero costituire una preoccupazione costante. La stessa importanza dovrebbe essere riconosciuta ai dati forestali di tipo economico, sociale e ambientale.

Non si può sottolineare abbastanza quanto sia importante rispettare i diritti di proprietà privata e la titolarità del trattamento dei dati, in particolare nell'ambito del principio di sussidiarietà. Nell'infrastruttura esistente in materia di dati forestali dovrebbe essere prima di tutto l'interesse pubblico a prevalere.

Ogni Stato membro che trae vantaggio dalle risorse forestali dovrebbe dotarsi di un piano forestale a lungo termine che integri altre strategie in materia di foreste e di legname, garantendo una perfetta corrispondenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). Tenendo conto dei valori multilaterali delle foreste, gli aspetti sociali ed economici dovrebbero essere inclusi nella struttura dei piani forestali a lungo termine, unitamente al principio di partenariato e al coinvolgimento della società civile nell'elaborazione e nell'attuazione di tali piani.

Sarebbe opportuno rafforzare il ruolo svolto dal comitato permanente forestale, ai cui lavori dovrebbero prendere parte anche pertinenti soggetti della società civile.

Di Christian Moos

Le preoccupazioni per l'ingerenza malevola di Stati ostili come la Russia sono pienamente giustificate, come dimostrano molteplici esempi di prestiti vantaggiosi concessi a partiti di estrema destra, di incarichi nei consigli di sorveglianza conferiti ad ex politici, di contratti redditizi offerti a imprenditori di dubbia moralità e di finanziamento di presunte ONG.

Di Christian Moos

Le preoccupazioni per l'ingerenza malevola di Stati ostili come la Russia sono pienamente giustificate, come dimostrano molteplici esempi di prestiti vantaggiosi concessi a partiti di estrema destra, di incarichi nei consigli di sorveglianza conferiti ad ex politici, di contratti redditizi offerti a imprenditori di dubbia moralità e di finanziamento di presunte ONG.

Dobbiamo quindi restare particolarmente vigili in vista delle elezioni europee. A questo proposito, il pacchetto per la difesa della democrazia formula alcune valide raccomandazioni rivolte agli Stati membri, anche se con un ritardo decisamente eccessivo. Il pacchetto, infatti, era già tardivo quando era stato varato dalla Commissione, che l'aveva poi rinviato di oltre sei mesi, all'inizio dell'estate 2023, a causa delle forti e - soprattutto - unanimi critiche mosse alla proposta legislativa che il pacchetto avrebbe dovuto includere.

Il pacchetto è stato finalmente pubblicato nel dicembre scorso, confermando tuttavia i peggiori timori. La direttiva proposta, infatti, stigmatizzerebbe le ONG che ricevono fondi da governi di paesi terzi come gli Stati Uniti. La proposta stessa si presta ad essere sfruttata come pretesto dai governi autoritari che ricorrono a leggi sugli "agenti stranieri" per tentare di mettere a tacere qualsiasi opposizione democratica.

Inoltre, la direttiva contiene definizioni vaghe e lacune enormi di cui possono approfittare gli agenti (questi sì effettivi) di Mosca. I rappresentanti della società civile organizzata si chiedono perché la Commissione non istituisca un registro generale per la trasparenza che includa tutti i rappresentanti di interessi e che risulti compatibile con le normative vigenti a livello nazionale, creando così una base giuridica chiara e sicura per tutte le parti interessate.

La Commissione dovrebbe quindi ritirare l'attuale proposta di direttiva e presentare una nuova proposta nel 2025, adottando un approccio più globale che non faccia il gioco dei nemici della democrazia.

Il nostro ospite a sorpresa è Bruno Kaufmann, ambasciatore dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE), uno strumento senza pari che idealmente consente ai cittadini dell'UE di proporre nuove leggi europee. Bruno ci ha spiegato i motivi per cui l'ICE è uno strumento di enorme importanza e perché un giorno, se avrà il successo sperato, potrebbe essere considerata una delle conquiste democratiche più straordinarie dall'introduzione del suffragio universale e paritario nel XX secolo.

Il nostro ospite a sorpresa è Bruno Kaufmann, ambasciatore dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE), uno strumento senza pari che idealmente consente ai cittadini dell'UE di proporre nuove leggi europee. Bruno ci ha spiegato i motivi per cui l'ICE è uno strumento di enorme importanza e perché un giorno, se avrà il successo sperato, potrebbe essere considerata una delle conquiste democratiche più straordinarie dall'introduzione del suffragio universale e paritario nel XX secolo.

Bruno Kaufmann è un politologo e giornalista svedese, autore di pubblicazioni tradotte in più di 40 lingue sulla democrazia diretta e rappresentativa moderna. È il corrispondente per la democrazia nel mondo presso lo SWI (swissinfo.ch), il servizio internazionale della radiotelevisione svizzera, e copre gli affari nordeuropei per il servizio pubblico radiotelevisivo della Svizzera. Bruno è cofondatore e membro del consiglio direttivo di organizzazioni di sostegno alla democrazia, come l'Initiative and Referendum Institute, Democracy International e il Forum globale sulla democrazia diretta moderna. È inoltre direttore della cooperazione internazionale presso la Fondazione svizzera per la democrazia.

Oltre 100 giovani provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito si sono incontrati per l'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (YEYS), dove hanno condiviso idee e formulato raccomandazioni sul futuro dell'Unione europea. Nell'imminenza delle elezioni europee, YEYS 2024 ha dato priorità alla lotta contro il disimpegno e alla promozione della partecipazione dei giovani.

Oltre 100 giovani provenienti dall'UE, dai paesi candidati e dal Regno Unito si sono incontrati per l'evento La vostra Europa, la vostra opinione! (YEYS), dove hanno condiviso idee e formulato raccomandazioni sul futuro dell'Unione europea. Nell'imminenza delle elezioni europee, YEYS 2024 ha dato priorità alla lotta contro il disimpegno e alla promozione della partecipazione dei giovani.

Raccomandazioni principali

  1. Introdurre una quota di seggi del Parlamento europeo da riservare ai giovani.
  2. Adottare una direttiva che preveda l'obbligo di tenere conto dei diritti umani e dell'ambiente nelle catene di approvvigionamento e nelle attività delle imprese.
  3. Definire un quadro giuridico per i social media al fine di combattere la polarizzazione e la disinformazione.
  4. Sviluppare una strategia standardizzata in materia di diritti sessuali e riproduttivi.
  5. Applicare un regime di tassazione speciale per i beni ritenuti dannosi per il clima, utilizzando i relativi proventi per finanziare iniziative rispettose del clima.

Queste proposte, che verranno presentate alle istituzioni e ai responsabili politici dell'UE, andranno ad integrare i risultati della Settimana della società civile e serviranno ad alimentare una risoluzione del CESE sulle imminenti elezioni europee. (gb)