Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha dato il suo appoggio al patto europeo per gli oceani, e ha esortato la Commissione europea ad assicurarsi che il patto vada oltre la dichiarazione d'intenti e si trasformi in un quadro operativo solido. 

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha dato il suo appoggio al patto europeo per gli oceani, e ha esortato la Commissione europea ad assicurarsi che il patto vada oltre la dichiarazione d'intenti e si trasformi in un quadro operativo solido.

Il patto deve allinearsi alle politiche esistenti dell'UE, come il Green Deal, la strategia per l'economia blu e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, bilanciando crescita economica, protezione dell'ambiente e giustizia sociale.

I cambiamenti climatici, l'inquinamento e la pesca eccessiva mettono a rischio gli oceani e le comunità costiere. L'obiettivo del patto è migliorare la governance, stimolare l'innovazione e promuovere un'economia blu sostenibile. I risultati emersi da una recente consultazione pubblica e i contributi della società civile danno atto del crescente sostegno a favore di misure coraggiose e inclusive.

Javier Garat Pérez, relatore del parere del CESE sul patto europeo per gli oceani, ha sottolineato che "nell'Unione europea le comunità costiere si trovano di fronte a una serie di sfide economiche, sociali e ambientali interconnesse. Per affrontare queste sfide dobbiamo promuovere un'economia blu sostenibile e competitiva (anche per quel che riguarda la pesca e l'acquacoltura), mantenere oceani sani, resilienti e produttivi, nonché lavorare a un'agenda globale per la conoscenza, la ricerca, l'innovazione e gli investimenti nel settore marino".

Il CESE chiede una governance semplificata tra le agenzie dell'UE, una migliore pianificazione dello spazio marittimo e investimenti nella ricerca attraverso programmi come Orizzonte Europa. Raccomanda inoltre un piano d'azione per gli "alimenti blu", la sostenibilità della cantieristica navale e una transizione giusta per i lavoratori marittimi. È inoltre essenziale il sostegno al patrimonio costiero e al coinvolgimento dei giovani.

Per la riuscita del patto c'è bisogno di una volontà politica salda e di finanziamenti, oltre all'obbligo di rendere conto. Il patto, se messo in atto correttamente, potrebbe far assurgere l'Europa al rango di leader mondiale nella sostenibilità degli oceani, assicurando così sia la resilienza ecologica che le opportunità economiche. (ks) 

a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Lo scorso 8 aprile la rete europea contro la povertà (EAPN) ha presentato la sua ultima relazione sulla povertà, intitolata "Verso un approccio sistemico alla protezione sociale".

a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Lo scorso 8 aprile la rete europea contro la povertà (EAPN) ha presentato la sua ultima relazione sulla povertà, intitolata "Verso un approccio sistemico alla protezione sociale".

La relazione, che per la prima volta è stata presentata in occasione di un evento organizzato a Bruxelles insieme con il gruppo Organizzazioni della società civile del CESE, affronta le sfide che devono essere superate per garantire sistemi di protezione sociale forti e resilienti. Ciò è particolarmente importante nel contesto attuale, perché i sistemi di protezione sociale dell'UE fanno fronte ai crescenti vincoli finanziari causati dalle limitazioni della spesa nazionale e dall'aumento delle spese per la difesa e la sicurezza.

La relazione, basata sui rilevamenti di 19 organizzazioni nazionali aderenti all'EAPN, dimostra che un approccio sistemico a una protezione sociale globale ed efficace richiede politiche inserite in strategie integrate di lungo periodo che allineino le dimensioni economica, sociale e ambientale. Tali politiche devono basarsi su prove e dati solidi e su una partecipazione significativa delle persone in condizioni di povertà.

Le reti nazionali dell'EAPN esprimono preoccupazione per i tagli alla spesa sociale. Inoltre, indicatori quali gli elevati livelli di mancata utilizzazione delle prestazioni sociali continuano a destare preoccupazioni circa l'efficienza di politiche che non riescono a raggiungere quanti hanno bisogno delle prestazioni sociali e hanno i titoli per accedervi.

La relazione rileva che la risposta a un mondo in rapida evoluzione, caratterizzato dalla digitalizzazione, dalla guerra, dall'invecchiamento demografico e dai cambiamenti climatici, è stata inadeguata, e sottolinea l'esigenza di ripristinare un approccio sistemico alle politiche sociali.

La direttrice dell'EAPN, Juliana Wahlgren, sottolinea l'urgenza della questione, affermando che: "L'UE deve proteggere lo Stato sociale e dare priorità alla spesa sociale. A tal fine, la relazione Poverty Watch esprime raccomandazioni, tra l'altro, sul reddito minimo, sulla crisi abitativa e sulla transizione energetica. L'efficienza e l'adeguatezza sono essenziali. L'anno prossimo la Commissione europea lancerà la strategia dell'UE contro la povertà, ma questa strategia potrà avere successo solo se gli Stati membri adotteranno un approccio realmente sistemico alla protezione sociale. Nel momento in cui oltre il 20 % della popolazione dell'UE è a rischio di povertà, non possiamo permetterci di continuare con politiche frammentate: la protezione sociale deve essere forte, coordinata ed efficace".

Il presidente del gruppo Organizzazioni della società civile, Séamus Boland, ha dichiarato: "L'eradicazione della povertà richiede un'azione incessante da parte di tutti gli Stati membri. Nell'UE gran parte della povertà è intergenerazionale e può essere particolarmente dura per la vita dei bambini e degli anziani. Per ovviare alle carenze del sistema occorre introdurre misure specifiche concernenti l'istruzione, l'alloggio e gli alti costi dell'energia. In caso contrario, l'UE, in quanto entità politica, avrà difficoltà a mantenere il suo ruolo di depositaria della fiducia dei cittadini."

Krzysztof Balon, vicepresidente del gruppo Organizzazioni della società civile e relatore del parere del CESE sulla prima strategia dell'UE contro la povertà, che è stata annunciata negli orientamenti politici per la Commissione europea per il periodo 2024-2029, ha dichiarato: "Una efficace strategia dell'UE contro la povertà deve basarsi sulle esperienze di persone che fanno fronte alla povertà e rispondere alle loro esigenze. Dovrebbe inoltre sostenere le organizzazioni della società civile e coinvolgerle nella progettazione e nell'attuazione di progetti e misure adeguati per combattere l'esclusione sociale".

Il parere del CESE sarà presentato alla sessione plenaria del CESE del 16 e 17 luglio prossimi.

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

"Per inventare qualunque bugia, [si] deve credere di sapere che cosa è vero." Diversamente dal bugiardo, chi dice stronzate non si preoccupa affatto della verità. Questa citazione del filosofo Harry G. Frankfurt, tratta da Stronzate. Un saggio filosofico, ci sembra particolarmente appropriata dopo che ieri è stato celebrato a Washington il cosiddetto "Giorno della Liberazione". 

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

"Per inventare qualunque bugia, [si] deve credere di sapere che cosa è vero." Diversamente dal bugiardo, chi dice stronzate non si preoccupa affatto della verità. Questa citazione del filosofo Harry G. Frankfurt, tratta da Stronzate. Un saggio filosofico, ci sembra particolarmente appropriata dopo che ieri è stato celebrato a Washington il cosiddetto "Giorno della Liberazione".

Il 2 aprile il presidente degli Stati Uniti ha annunciato un dazio forfettario sulle importazioni pari al 10 % per tutti i paesi, più dazi specifici per quelli che definisce come i "trasgressori peggiori". È stato pubblicato un elenco di questi trasgressori, nel quale vengono elencate le quote dei "dazi reciproci" imposti ad altri paesi, tra cui il 20 % previsto per l'UE. Evidentemente, l'idea che tali cifre siano in gran parte prive di senso e certo non rientrino in una definizione minimamente adeguata di dazi reciproci non ha sfiorato in alcun modo il presidente. Né lo interessa il fatto che il disavanzo commerciale dell'UE nel settore dei servizi sia quasi pari al totale degli scambi tra i due blocchi. Va detto che l'esattezza e la precisione non sono mai state al centro dei suoi interessi.

Mentre entriamo in una nuova guerra commerciale basata su scelte insensate, che cosa dovrebbero aspettarsi i cittadini? Certamente un aumento dell'inflazione, tanta incertezza sui mercati e un duro colpo per le industrie europee. Resta ancora da vedere se tutto questo andrà a beneficio dei lavoratori statunitensi.

Al di là dei dazi, l'UE deve proteggere i propri lavoratori e posti di lavoro, attenuando gli impatti iniziali, dovuti non solo ai dazi, ma anche all'incertezza provocata dall'arbitrarietà con cui vengono stabiliti. Ciò significa riattivare la nostra domanda interna e garantire che la ricchezza sia ridistribuita e utilizzata in modo efficace.

Significa anche proteggere le nostre industrie e i nostri settori chiave e investire in essi, diversificare le fonti energetiche, affrontare la crisi del costo della vita e riformare l'UE per rendere efficace il suo processo decisionale. Una società forte e resiliente è l'unico baluardo in grado di impedire che altri Trump spuntino in tutto il continente. Le parti sociali sono una componente fondamentale di tale società. Infatti, uno dei nemici giurati del duo Musk-Trump sono proprio i sindacati, e a ragione.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) vi aspetta il 10 maggio per farvi conoscere il cuore e la casa della società civile organizzata europea, presso l'edificio Jacques Delors, Rue Belliard 99, 1040 Bruxelles.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) vi aspetta il 10 maggio per farvi conoscere il cuore e la casa della società civile organizzata europea, presso l'edificio Jacques Delors, Rue Belliard 99, 1040 Bruxelles.

La Giornata dell'Europa di quest'anno è ancora più speciale in quanto ricorre il 75° anniversario della dichiarazione Schuman, il fondamento storico dell'unità e della cooperazione europee. In questa occasione così importante, il CESE apre le porte per un'intera giornata di attività coinvolgenti, informative e divertenti e per un percorso di scoperta.
Che siate appassionati di politica o giovani menti curiose, abbiamo preparato qualcosa per tutti.

Fate il pieno di timbri nel vostro percorso alla scoperta del CESE:

  • superando le divertenti sfide che vi aspettano a ogni stand tematico;
  • riempite il vostro speciale passaporto con un timbro a ogni stand e,
  • una volta completo, restitutelo per ottenere una ricompensa esclusiva!

Non lasciatevi sfuggire la possibilità di incontrare il Presidente del CESE Oliver Röpke e fare due chiacchiere con lui in uno stand dedicato! 
Il Presidente sarà presente per accogliere i visitatori, rispondere alle vostre domande e condividere la sua visione per la società civile europea: un'opportunità unica per entrare direttamente in contatto con i vertici del CESE.

Per ancora più divertimento vi aspettano:

  • un caricaturista pronto a fare il vostro ritratto;
  • un angolo ludico per i bambini;
  • una simpatica cabina fototessera;
  • una ruota della fortuna con sorprese;
  • e una simulazione di voto in tempo reale per entrare nei panni di un membro del CESE.

Inoltre, potrete scoprire in che modo le nostre sezioni e i nostri gruppi contribuiscono a definire le politiche e i valori dell'UE.

Venite a festeggiare con noi le idee che uniscono l'Europa! In compagnia dei vostri amici, dei vostri familiari o da soli: UN'OCCASIONE DA NON PERDERE!

Non è una semplice visita: chi arriverà curioso ripartirà ispirato.

Per maggiori informazioni sull'intera gamma di attività in programma per la Giornata dell'Europa, consultate la pagina web: Venite il 10 maggio a festeggiate l'Europa insieme a noi! | CESE.

#EuropeDay (kk)

Aumenti dei prezzi nei trasporti, nell'energia e nell'edilizia abitativa: il ruolo di servizi pubblici di qualità nelle misure di contrasto al carovita

Document Type
AS

Semplificazione e rafforzamento del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere

Document Type
PAC

Tatiana Povalyaeva ha rappresentato l'Ucraina nell'edizione di quest'anno di La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! o YEYS) assieme ai suoi studenti. Insegnante in una scuola secondaria di Kharkiv, l'ultima volta che ha tenuto lezione davanti alla sua classe è stata nel febbraio 2022: da allora insegna online. Povalyaeva ci descrive le immense difficoltà del mestiere di insegnante in una città che, trovandosi a soli 40 chilometri dal confine russo, è bersaglio di incessanti attacchi missilistici sin dall'inizio della guerra.

Tatiana Povalyaeva ha rappresentato l'Ucraina nell'edizione di quest'anno di La vostra Europa, la vostra opinione! (Your Europe, Your Say! o YEYS) assieme ai suoi studenti. Insegnante in una scuola secondaria di Kharkiv, l'ultima volta che ha tenuto lezione davanti alla sua classe è stata nel febbraio 2022: da allora insegna online. Povalyaeva ci descrive le immense difficoltà del mestiere di insegnante in una città che, trovandosi a soli 40 chilometri dal confine russo, è bersaglio di incessanti attacchi missilistici sin dall'inizio della guerra.

Da educatrice, da docente, ci può dire come incide la guerra sulla Sua capacità di insegnare, e in generale sul sistema scolastico in Ucraina?

Oggi a Kharkiv quasi tutte le scuole sono passate alle lezioni online, perché non disponiamo di rifugi sufficienti per garantire la sicurezza dei nostri studenti nelle classi in presenza. Questo è il sistema che seguiamo ormai da tre anni: l'ultima volta che ho visto i miei studenti a scuola è stato il 23 febbraio 2022.  Molti studenti hanno lasciato l'Ucraina: non avevano altra scelta. Adesso vivono in vari paesi europei e, da insegnante, provo una grande tristezza. Sento la mancanza dei miei studenti che – ne sono sicura – devono affrontare tante difficoltà e gestire molte situazioni nuove. Talvolta devono studiare sia in una scuola ucraina che in una scuola del paese ospitante: il fardello sulle loro spalle è enorme. Nel frattempo, chi è rimasto in Ucraina vive in costante pericolo: nessuno merita di vivere così.

Insegnare agli studenti e sostenerli in tempo di guerra è un compito che non avevamo mai affrontato prima. Per me, una delle difficoltà maggiori è il fatto di sentirmi incapace di aiutare alcuni studenti. Le mie conoscenze e la mia esperienza sono talvolta insufficienti per gestire i problemi di salute causati dallo stress e dalle sue conseguenze. Ho osservato profondi cambiamenti nella personalità degli studenti per effetto di disturbi da stress post-traumatico, e in questi casi c'è molto più bisogno di un medico che di un insegnante. È doloroso rendersi conto che non puoi evitare ai tuoi studenti queste avversità. Restiamo tuttavia vicini ai nostri studenti, pronti ad aiutarli, a sostenerli e a prenderci cura di loro.

Un'altra difficoltà consiste nel rimanere resiliente e continuare ad essere un punto di riferimento per i miei studenti, non soltanto per le materie che insegno ma anche in altri aspetti della vita. Un insegnante forte e resiliente può offrire di più agli studenti, ma la domanda è: come conservare questa forza? Gli insegnanti che vivono e lavorano in tempo di guerra hanno bisogno di sostegno come chiunque altro, perché aiutiamo i bambini e i ragazzi, che sono il nostro futuro. Più un insegnante si sente carico di energie positive, più è in grado di fornire sostegno e assistenza agli studenti.

Perché ritiene importante incoraggiare i Suoi studenti a interessarsi alla politica o alla vita civica, oppure a partecipare a eventi internazionali come questo?

Uno dei compiti essenziali dell'insegnante è quello di incoraggiare i propri studenti a svolgere un ruolo attivo. Stimolarli a impegnarsi nella vita politica è ancora più importante, perché la politica ha un impatto significativo sulla vita delle persone. La partecipazione alla vita politica offre un'opportunità preziosa per proporre idee e soluzioni a molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare oggi.

Partecipando a eventi internazionali come La vostra Europa, la vostra opinione!, gli studenti possono trovare compagni e sostenitori con cui condividere idee, collaborare per trovare le soluzioni migliori e scambiare esperienze preziose. Senza dubbio, incontrare dei coetanei permette loro di riflettere sul proprio grado di apertura mentale, sui piani, sugli obiettivi e sugli scenari per il futuro, e anche sul tipo di crescita personale di cui potrebbero avere ancora bisogno.

Se potesse rivolgersi ad altri insegnanti o ad altre scuole, quali messaggi vorrebbe far passare in quanto insegnante in Ucraina?

Ai miei colleghi e ai loro studenti vorrei rivolgere solo tre messaggi. In primo luogo, se volete davvero conoscere la verità sulla guerra, parlatene con le persone che la vivono sulla propria pelle.

In secondo luogo, occorre rendersi conto dell'importanza di essere uniti per poter aiutare gli altri ed essere pronti a prevenire eventi catastrofici, ma anche capire quanto sia essenziale far parte di una collettività forte con valori morali, interessi e prospettive per il futuro comuni.

In terzo luogo – e penso che sia la cosa più importante – siamo vivi. Viviamo la nostra vita, lottiamo e otteniamo risultati. Ci miglioriamo, speriamo nel futuro e facciamo di tutto per dimostrare che anche nei momenti più difficili c'è speranza e voglia di vivere. Rispettiamo quanti sacrificano la propria vita per difendere la nostra futura indipendenza e li aiutiamo per quanto possiamo. Siamo grati a tutti coloro che ci aiutano.

Gli studenti ucraini partecipano a numerose manifestazioni e gare, a livello sia nazionale che internazionale (persino alle Olimpiadi), dove ottengono grandi risultati e riconoscimenti a livello mondiale. Allo stesso tempo, stiamo imparando a sopravvivere – fisicamente, intellettualmente ed emotivamente – in condizioni di vita durissime, e questo farà parte della nostra esperienza di vita nel bel mezzo dell'Europa.

Tatiana Povalyaeva, che insegna inglese al Liceo 99 di Kharkiv (Ucraina) da quasi 26 anni, ha partecipato assieme ai suoi studenti all'edizione di quest'anno di "La vostra Europa, la vostra opinione!" (YEYS). 

La società civile lotta contro la polarizzazione sociale

Siamo entrati nel mese di aprile e stiamo ancora meditando sull'energia e gli spunti di riflessione scaturiti dai nostri eventi faro di marzo, che hanno dimostrato, ancora una volta, la forza e la determinazione della società civile.

La società civile lotta contro la polarizzazione sociale

Siamo entrati nel mese di aprile e stiamo ancora meditando sull'energia e gli spunti di riflessione scaturiti dai nostri eventi faro di marzo, che hanno dimostrato, ancora una volta, la forza e la determinazione della società civile.

Al Comitato economico e sociale europeo marzo è stato infatti un mese intenso e stimolante. Abbiamo accolto il nostro evento annuale dedicato ai giovani: La vostra Europa, la vostra opinione!, che permette al futuro dell'Europa di far sentire la propria voce: cioè ai giovani, molti dei quali ancora studenti di scuole secondarie provenienti da tutto il continente, inclusi il Regno Unito e i paesi candidati all'adesione.

Si è poi tenuta la seconda Settimana della società civile del CESE, durante la quale oltre 800 rappresentanti della società civile di tutta Europa si sono riuniti per discutere animatamente, condividere buone pratiche e collaborare nella ricerca di soluzioni volte a rafforzare la partecipazione democratica. Questa edizione 2025 si è svolta all'insegna del tema Rafforzare la coesione e la partecipazione nelle società polarizzate.

Nel periodo turbolento che stiamo attraversando non mancano certamente le questioni urgenti da affrontare. E dunque, perché concentrarsi sul problema della polarizzazione?

La polarizzazione – l'acutizzarsi di punti di vista opposti – può essere una normale componente del dibattito democratico, che spesso affonda le radici nell'ideologia. Difatti, discussioni vivaci e appassionate e l'espressione di opinioni differenti e persino contrastanti sono essenziali per ogni società aperta e pluralistica come la nostra. Secondo le parole spesso ribadite dal CESE, un dibattito aperto e senza limitazioni costituisce "il fondamento di una società partecipativa, senza la quale la democrazia non può funzionare correttamente".

Tuttavia, quello con cui siamo alle prese oggi è un tipo di polarizzazione ben diverso. Stiamo assistendo all'affermarsi di una polarizzazione negativa e di un populismo che rifiutano il dialogo, minano la fiducia e pregiudicano i valori democratici. In politica e nella vita pubblica lo spazio per il compromesso si va riducendo. Quando la polarizzazione si trasforma in ostilità – quando rinfocola l'odio o il risentimento – distrugge la coesione sociale, alimenta la divisione e, nei casi peggiori, sfocia in violenza.

Nel dedicare il nostro evento al tema della polarizzazione abbiamo voluto mettere in evidenza il preoccupante aumento dei caratteri tossici del fenomeno, che si stanno lentamente insinuando in tutte le pieghe delle società europee.

Questa allarmante tendenza è amplificata da una serie di minacce: le ingerenze straniere nei processi democratici, la diffusione della disinformazione e la manipolazione dei social media per mettere a tacere le voci contrarie e promuovere le opinioni estreme. Constatiamo inoltre una pressione sempre più forte sulla libertà dei media – che sia esercitata attraverso la creazione di monopoli, le ingerenze dei governi o gli attacchi ai giornalisti – in un momento in cui mezzi di informazione liberi e pluralistici sono più che mai essenziali.

Al CESE siamo profondamente preoccupati per l'aumento in tutta Europa dei reati generati dall'odio, inclusi quelli contro la religione, il sesso e il genere. L'odio mina la democrazia, indebolisce le nostre istituzioni e semina la sfiducia tra i cittadini.

Ed è qui che la società civile svolge un ruolo cruciale. Le organizzazioni della società civile hanno l'entusiasmo, lo slancio e il coraggio necessari per difendere gli spazi democratici, tutelare i diritti fondamentali e consolidare il tessuto delle nostre comunità – compresa la capacità di contrastare gli effetti tossici della polarizzazione negativa.

La Settimana della società civile è stato il modo con cui il CESE ha sostenuto questo sforzo. La manifestazione ha offerto uno spazio per un dialogo significativo, idee nuove e un processo collaborativo di risoluzione dei problemi intesi a promuovere la partecipazione e la coesione sociale. Nel suo ambito si sono svolte tavole rotonde del gruppo di collegamento su diversi temi e una giornata dedicata all'Iniziativa dei cittadini europei (ICE), lo strumento più avanzato dell'UE a sostegno della democrazia diretta.

In occasione della Settimana, inoltre, i riconoscimenti della 15ª edizione del Premio CESE per la società civile sono stati assegnati a tre iniziative eccellenti di lotta alla polarizzazione in tutta Europa. Selezionati tra oltre 50 contributi inviati da 15 Stati membri, i progetti vincitori sono la dimostrazione al contempo dell'entità della sfida e del profondo impegno degli attori della società civile ad affrontarla con determinazione.

Auspico che la Settimana della società civile 2025 e i progetti premiati dal CESE ispirino un rinnovato ottimismo e una nuova fiducia nel ruolo che la società civile può svolgere nella difesa e nella promozione dei valori democratici europei.

E mentre stiamo ancora passando in rassegna idee, proposte e spunti ricavati dai nostri eventi del mese di marzo, in questo numero di aprile abbiamo deciso di dare la parola ad alcune delle voci che si sono espresse durante la Settimana della società civile e La vostra Europa, la vostra opinione!. Vi auguro una buona e proficua lettura.

Aurel Laurențiu Plosceanu

Vicepresidente del CESE responsabile della comunicazione

A cura di Emilie Prouzet

Le disfunzioni del mercato unico hanno un impatto diretto sul costo della vita e il CESE constata con rammarico che la situazione sta peggiorando. Il costo della vita è più che mai la principale preoccupazione dei nostri concittadini, e specialmente dei giovani. I più colpiti sono i 94,6 milioni di cittadini europei a rischio di povertà o di esclusione sociale.

A cura di Emilie Prouzet

Le disfunzioni del mercato unico hanno un impatto diretto sul costo della vita e il CESE constata con rammarico che la situazione sta peggiorando. Il costo della vita è più che mai la principale preoccupazione dei nostri concittadini, e specialmente dei giovani. I più colpiti sono i 94,6 milioni di cittadini europei a rischio di povertà o di esclusione sociale.

Secondo stime dell'FMI, nell'UE le barriere non tariffarie per le merci equivalgono a dazi doganali di circa il 44 %, ossia il triplo di quelle che si frappongono tra i differenti Stati degli USA, per utilizzare un paragone di attualità. Per il mercato dei servizi, tale valore è addirittura pari al 110 %.

Il fenomeno interessa numerosi settori: prodotti alimentari, alloggio, energia, sanità, istruzione, e sono in atto delle iniziative europee. Dobbiamo tutti agire in modo più deciso: gli Stati membri, gli operatori privati e la stessa Commissione europea, in quanto custode dei Trattati. Citerò tre delle principali raccomandazioni formulate nel parere.

Anzitutto dobbiamo affrontare con urgenza le restrizioni territoriali dell'offerta e la segmentazione nazionale da parte di operatori privati, che limitano la concorrenza e determinano un aumento dei prezzi al consumo. Secondo uno studio del 2020 del Centro comune di ricerca, tali limitazioni costano ogni anno 14 miliardi di EUR ai consumatori. Tenendo conto dell'inflazione, è logico che l'obiettivo principale sia ora quello di migliorare il mercato unico. La Commissione, principalmente attraverso la task force per l’applicazione delle norme sul mercato unico (SMET), sta lavorando in tal senso. Sebbene il problema sia complesso, sono state avanzate delle proposte, occorre valutarne l'impatto e compiere rapidi progressi in questo campo.

Il CESE propone inoltre di accelerare i procedimenti contro le norme nazionali che violano il diritto dell'UE. Dovremmo esaminare la possibilità di ingiunzioni provvisorie per evidenti violazioni delle norme dell'UE. Non bisogna consentire la creazione di barriere, il protezionismo di alcuni Stati membri ha conseguenze dirette. Cosa dire del fatto che i medicinali possono scadere prima che si riesca a reindirizzarli dove sono necessari?

Abbiamo infine il dovere di trovare un approccio equilibrato tra la prevenzione dell'erosione di standard elevati in materia di sostenibilità, benessere e protezione dei lavoratori, la riduzione degli oneri amministrativi superflui e l'agevolazione degli scambi transfrontalieri per promuovere un mercato unico equo e competitivo.

La frammentazione del mercato unico incide direttamente sul costo della vita nell'UE, spingendo molti cittadini europei sull'orlo della povertà. Abbiamo chiesto a Emilie Prouzet, relatrice del parere su questo tema, quali sono le raccomandazioni del CESE per affrontare la questione e creare un mercato unico equo e competitivo. 

La frammentazione del mercato unico incide direttamente sul costo della vita nell'UE, spingendo molti cittadini europei sull'orlo della povertà. Abbiamo chiesto a Emilie Prouzet, relatrice del parere su questo tema, quali sono le raccomandazioni del CESE per affrontare la questione e creare un mercato unico equo e competitivo.