di Alena Mastantuono

Ogni anno in Europa più di 10 milioni di pazienti si avvalgono della medicina nucleare per sottoporsi alla diagnosi e al trattamento di malattie come il cancro, ma anche di patologie cardiovascolari e neurovascolari.

di Alena Mastantuono

Ogni anno in Europa più di 10 milioni di pazienti si avvalgono della medicina nucleare per sottoporsi alla diagnosi e al trattamento di malattie come il cancro, ma anche di patologie cardiovascolari e neurovascolari.

Le tecnologie radiologiche e nucleari che fanno uso di radioisotopi sono fondamentali nella lotta contro il cancro in tutte le fasi della cura dei pazienti, dall'individuazione precoce alla diagnosi, alla terapia e alle cure palliative.

Il numero di pazienti che beneficiano della medicina nucleare è in aumento, grazie principalmente alle scoperte scientifiche. I ricercatori e le imprese europei hanno messo a punto alcune delle recenti terapie antitumorali innovative basate sui radioligandi, ad esempio farmaci mirati per i tumori del sistema endocrino e della prostata e per le metastasi diffuse. Il Lutezio-177, ad esempio, è un radioisotopo molto promettente per il trattamento del cancro della prostata, responsabile di 90 000 decessi in Europa ogni anno. Rispetto ai trattamenti tradizionali, la moderna radioisotopoterapia permette un efficace trattamento mirato delle cellule tumorali ed è spesso meno dannosa per l'organismo. Decine di migliaia di pazienti oncologici si affidano a una radioisotopoterapia mirata, spesso per combattere tumori per i quali non vi sono trattamenti alternativi.

Tuttavia, prima di raggiungere il paziente, la catena di approvvigionamento della medicina nucleare è estremamente complessa: comprende l'approvvigionamento delle materie prime di base, il loro stoccaggio, l'irradiazione, la trasformazione, la logistica e l'applicazione. Una volta prodotti, i radioisotopi devono essere trasformati, spediti e utilizzati in un lasso di tempo relativamente breve: alcuni il giorno stesso, altri nel giro di pochi giorni, a seconda della durata della loro emivita. Si tratta di prodotti altamente e rapidamente deperibili.

Sorprendentemente, nelle procedure doganali e di trasporto transfrontaliere non si tiene conto di queste caratteristiche. Nel caso, ad esempio, del trasporto transfrontaliero, sono numerosi gli ostacoli per cui può avvenire che si dia priorità ai gamberi rispetto ai radioisotopi che sono stati spediti per salvare la vita di un paziente.

Per questo motivo, nel suo parere sull'approvvigionamento di radioisotopi per uso medico, il CESE chiede una migliore cooperazione tra gli Stati membri per eliminare gli ostacoli normativi. Il parere esamina ogni fase della catena di approvvigionamento dei radioisotopi in Europa e individua gli ostacoli alle consegne transfrontaliere e la dipendenza dai paesi terzi. Propone inoltre soluzioni per ovviare alle infrastrutture mancanti in Europa e per soddisfare le esigenze in materia di attività di R&S coordinate.

Le raccomandazioni formulate dal CESE nel parere sono in linea con le conclusioni raggiunte in occasione del vertice di aprile dai capi di Stato dell'UE, che hanno sottolineato la necessità di ridurre le dipendenze strategiche dell'Europa in settori sensibili come la sanità e le tecnologie critiche. Essi hanno inoltre evidenziato, in linea con la relazione di Enrico Letta, la necessità di concentrarsi sulla prestazione transfrontaliera di servizi e sulla circolazione transfrontaliera di merci, compresi i beni essenziali come i medicinali.

L'Europa deve introdurre incentivi alla produzione che assicurino una maggiore autonomia strategica in materia di approvvigionamento di radioisotopi. Nonostante la sua posizione di leader mondiale nella fornitura di radioisotopi per uso medico, l'Europa ha una dipendenza critica dagli Stati Uniti e dalla Russia per le forniture di uranio metallico a basso arricchimento e concentrazione elevata (HALEU), oltre che per le forniture di alcuni isotopi arricchiti per la produzione di radioisotopi.

L'UE rimane ancora oggi fortemente dipendente dalla Russia per le forniture di obiettivi di isotopi stabili per la produzione di alcuni radioisotopi impiegati nelle radioterapie molecolari moderne o in fase di sviluppo, ad esempio l'Itterbio-176 utilizzato per la produzione di Lutezio-177.

Questa dipendenza costituisce un'autentica sfida per la catena di approvvigionamento di questo radioisotopo specifico, per il quale la domanda mondiale dovrebbe triplicare nei prossimi anni.

La catena di approvvigionamento dipende anche dai modelli di produzione (nei reattori o con acceleratori) dei radioisotopi, nonché dalla loro trasformazione e consegna agli ospedali. Gli Stati membri, in particolare i centri di ricerca e gli ospedali, dovrebbero collaborare più strettamente per garantire parità di accesso alle cure e terapie. L'accesso alle radioterapie, infatti, non è uniforme in tutti gli Stati membri dell'Unione, in particolare nelle fasi di sviluppo e in quelle pilota: è necessario che i pazienti possano beneficiare di un accesso più rapido a farmaci di ricerca (in fase sperimentale) o per uso compassionevole, ma occorre anche migliorare l'accesso a questi farmaci e terapie da parte di piccoli ospedali che possono non disporre delle competenze e infrastrutture necessarie. Per alcuni pazienti avere o meno tale accesso può essere vitale.

Il finanziamento europeo della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione nel settore della medicina nucleare, in particolare attraverso i programmi Orizzonte Europa ed Euratom, è fondamentale per rispondere alle esigenze dei pazienti. L'Europa dovrebbe sviluppare progetti strategici di interesse comune in questo settore attingendo alle risorse del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'UE. Nell'ambito del piano europeo di lotta contro il cancro, la strategia SAMIRA (Strategic Agenda for Medical Ionising Radiation Applications = agenda strategica per le applicazioni mediche delle radiazioni ionizzanti) e l'iniziativa ERVI (European Radioisotope Valley Initiative = iniziativa relativa ai centri europei specializzati nei radioisotopi) della Commissione europea sono progetti di grande valore. La Commissione europea dovrebbe spingersi oltre e includere maggiormente la medicina nucleare nel piano europeo di lotta contro il cancro e nella missione contro il cancro di Orizzonte Europa.

Gli Stati membri dovrebbero inoltre finanziare le politiche di sanità pubblica con particolare attenzione alle tecnologie medico-radiologiche e nucleari. Questo permetterà di lanciare un segnale positivo all'industria, consentirà lo sviluppo e la crescita della ricerca e dell'innovazione nonché delle infrastrutture industriali in Europa e permetterà di attrarre un maggior numero di persone verso il settore.

In conclusione, saremo in grado di garantire un più efficace approvvigionamento di radioisotopi in Europa e di soddisfare la crescente domanda dei pazienti solo se adotteremo decisioni politiche coraggiose. 

Pur essendo un leader mondiale nella fornitura di radioisotopi per uso medico, l'Europa dipende fortemente dai paesi terzi per quanto riguarda le materie prime di base e specifiche operazioni di trasformazione. Ciò può perturbare le catene di approvvigionamento e minacciare l'accesso di molti europei a diagnosi e terapie salvavita. Per invertire questa tendenza e soddisfare la crescente domanda dei pazienti, abbiamo bisogno di investimenti pubblici e privati nella ricerca e sviluppo nonché in nuove infrastrutture di produzione, ma anche di una buona regolamentazione e di decisioni politiche coraggiose, sottolinea la relatrice del parere del CESE sulla fornitura di radioisotopi per uso medico Alena Mastantuono. 

Pur essendo un leader mondiale nella fornitura di radioisotopi per uso medico, l'Europa dipende fortemente dai paesi terzi per quanto riguarda le materie prime di base e specifiche operazioni di trasformazione. Ciò può perturbare le catene di approvvigionamento e minacciare l'accesso di molti europei a diagnosi e terapie salvavita. Per invertire questa tendenza e soddisfare la crescente domanda dei pazienti, abbiamo bisogno di investimenti pubblici e privati nella ricerca e sviluppo nonché in nuove infrastrutture di produzione, ma anche di una buona regolamentazione e di decisioni politiche coraggiose, sottolinea la relatrice del parere del CESE sulla fornitura di radioisotopi per uso medico Alena Mastantuono. 

Nell'ultimo articolo della nostra rubrica Io vado a votare, e tu?, Antoine Fobe, responsabile per le attività di sensibilizzazione e le campagne d'informazione presso l'Unione europea dei ciechi, ricorda le richieste presentate dalla sua organizzazione per rendere le elezioni più accessibili. Nonostante gli sforzi compiuti dalle organizzazioni delle persone con disabilità, dal CESE e dal Parlamento europeo, anche stavolta è troppo tardi perché le elezioni europee servano da esempio.

Nell'ultimo articolo della nostra rubrica Io vado a votare, e tu?, Antoine Fobe, responsabile per le attività di sensibilizzazione e le campagne d'informazione presso l'Unione europea dei ciechi, ricorda le richieste presentate dalla sua organizzazione per rendere le elezioni più accessibili. Nonostante gli sforzi compiuti dalle organizzazioni delle persone con disabilità, dal CESE e dal Parlamento europeo, anche stavolta è troppo tardi perché le elezioni europee servano da esempio.

di Biljana Spasovska,

Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani

Contrassegnata da battute d'arresto e ritardi alimentati da controversie bilaterali irrisolte e da un calo del sostegno pubblico, la corsa all'adesione all'UE della Macedonia del Nord attraversa ora una fase cruciale. Nonostante gli ostacoli, la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a trainare il desiderio della nazione di aderire all'UE.

di Biljana Spasovska,

Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani

Contrassegnata da battute d'arresto e ritardi alimentati da controversie bilaterali irrisolte e da un calo del sostegno pubblico, la corsa all'adesione all'UE della Macedonia del Nord attraversa ora una fase cruciale. Nonostante gli ostacoli, la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a trainare il desiderio della nazione di aderire all'UE.

I sondaggi d'opinione rivelano una tendenza preoccupante, caratterizzata da un calo del sostegno all'adesione all'UE in questi ultimi anni. Tale diminuzione riflette una frustrazione generale dovuta alla lentezza dei progressi e alla percezione di una mancanza di impegno da parte degli Stati membri dell'UE.

Il cammino della Macedonia del Nord verso l'adesione all'UE è stato disseminato di questioni complesse che si estendono oltre i confini del paese. La crisi della democrazia e l'instabilità politica all'interno della regione e tra gli Stati membri dell'UE, unitamente all'ascesa del nazionalismo di destra, rappresentano sfide significative per il processo di integrazione. Malgrado tali sfide, vi è ancora spazio per l'ottimismo e il rinnovamento, dal momento che molti cittadini considerano l'integrazione nell'UE un percorso verso una prosperità futura e un miglioramento del loro tenore di vita. Il paese inoltre è già piuttosto allineato alla legislazione dell'UE, il che è promettente.

In futuro, la Macedonia del Nord dovrà dare priorità ai progressi in termini di riforme e capitoli negoziali in ambiti critici quali lo Stato di diritto, la giustizia, la democrazia e il miglioramento della pubblica amministrazione. Il conseguimento di progressi tangibili in tali ambiti grazie all'impulso del processo di adesione rafforzerebbe anche il sostegno pubblico all'UE. L'impegno a favore dei valori democratici, della cooperazione regionale e del perseguimento di un destino europeo condiviso svolgerà un ruolo fondamentale man mano che il paese proseguirà lungo il tortuoso percorso di adesione.

Se da un lato la Macedonia del Nord deve dare prova di maturità politica e attuare le riforme necessarie, dall'altro l'UE deve mostrare ai cittadini di questo paese che il processo di adesione è equo e meritocratico e che sta progredendo. Occorre che venga manifestata la volontà politica di portare avanti l'adesione, così com'è stato fatto nei confronti dell'Ucraina; bisogna inoltre premiare i progressi compiuti e adottare misure che garantiscano che entrambe le parti dispongano di sufficienti capacità per far avanzare questo processo.

Infine, dovrebbe essere riconosciuto in maniera chiara che non esiste alternativa migliore, e a vantaggio di tutti, dell'adesione all'UE della Macedonia del Nord e dell'intera regione. Dopotutto, la Macedonia del Nord sarà anche piccola, ma il suo ricco patrimonio culturale, la sua posizione strategica e il suo impegno a favore dei valori democratici apporterebbero stabilità regionale e opportunità di crescita economica, rafforzando così l'eterogeneità e la coesione dell'UE.

Benvenuti al podcast del Comitato economico e sociale europeo "The Grassroots View". In questo episodio esaminiamo le complessità della governance economica e le sfide che si prospettano per il panorama economico europeo. Vi parleremo del livello di convergenza di vedute sulla governance economica tra i paesi dell'UE e delle difficili scelte che l'Europa dovrà compiere per adeguare la propria economia alle esigenze del XXI secolo.

Benvenuti al podcast del Comitato economico e sociale europeo "The Grassroots View". In questo episodio esaminiamo le complessità della governance economica e le sfide che si prospettano per il panorama economico europeo. Vi parleremo del livello di convergenza di vedute sulla governance economica tra i paesi dell'UE e delle difficili scelte che l'Europa dovrà compiere per adeguare la propria economia alle esigenze del XXI secolo.

Con noi oggi ci sono Luca Jahier, ex Presidente del CESE e attuale presidente del gruppo Semestre europeo del CESE, Margarida Marques, deputata europea dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici, Maria Demertzis, ricercatrice senior presso Bruegel, e Maria Tadeo, corrispondente da Bruxelles. (tk)

Sabato 4 maggio 2024 il Comitato ha aperto le porte al pubblico per la sua tradizionale Giornata Porte aperte, nel corso della quale ha informato i cittadini e suscitato il loro interesse in merito al proprio ruolo tra le istituzioni dell'UE e alle imminenti elezioni europee.

Sabato 4 maggio 2024 il Comitato ha aperto le porte al pubblico per la sua tradizionale Giornata Porte aperte, nel corso della quale ha informato i cittadini e suscitato il loro interesse in merito al proprio ruolo tra le istituzioni dell'UE e alle imminenti elezioni europee.

Nel corso della Giornata, il CESE ha organizzato una serie di attività presso la sua sede, l'edificio Jacques Delors a Bruxelles. I partecipanti hanno potuto visitare l'edificio e scoprire cosa il CESE può fare per i cittadini, conoscere il ruolo del Comitato nel processo decisionale dell'UE e condividere i propri interessi e le proprie preoccupazioni con alcuni membri del CESE.

I visitatori hanno inoltre avuto l'opportunità di informarsi sul lavoro dei membri del CESE nei loro paesi d'origine e di partecipare ad una serie di attività dal vivo, tra cui giochi interattivi e un quiz sull'Unione europea, mentre i bambini hanno potuto farsi dipingere il viso.

In mattinata il Comitato ha dato il benvenuto a un gruppo di membri e di dipendenti del CESE che hanno percorso in bicicletta centinaia di chilometri in Francia e Belgio per richiamare l'attenzione sull'importanza delle elezioni europee.

Guidato dal membro del CESE Bruno Choix, del gruppo dei Datori di lavoro, il drappello di ciclisti ha effettuato in quattro giorni il percorso da Caen (Francia) a Bruxelles, coprendo una distanza complessiva di oltre 500 km; per l'ultimo tratto, da Waterloo (Belgio) alla sede del CESE a Bruxelles, ai ciclisti iniziali si sono aggiunti altri membri e funzionari del Comitato. (mp)

La sezione Relazioni esterne (REX) del CESE ha organizzato la 2a campagna e convegno sulla lotta alla disinformazione nell'ambito del suo progetto di largo respiro sulla disinformazione, che sarà attuato con l'aiuto della società civile. 

La sezione Relazioni esterne (REX) del CESE ha organizzato la 2a campagna e convegno sulla lotta alla disinformazione nell'ambito del suo progetto di largo respiro sulla disinformazione, che sarà attuato con l'aiuto della società civile.

Dopo il successo della campagna in Bulgaria, questa volta l'evento si è tenuto lo scorso 18 aprile in Moldova, un paese che ha recentemente rafforzato le proprie capacità nel campo della comunicazione strategica e del dialogo istituendo due organismi appositi, ossia il Centro per le comunicazioni strategiche e la lotta alla disinformazione e il Centro per le iniziative civili per le minoranze nazionali.

Il convegno è stato organizzato in collaborazione con l'Università statale della Moldova, che ha sede a Chișinău.

Nel suo intervento al convegno, il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato l'importanza di promuovere il dialogo e di coinvolgere tutti i cittadini, indipendentemente dal contesto e dalla comunità di provenienza, nella lotta contro le ingerenze straniere e la disinformazione.

Di regola, la disinformazione si diffonde tra la popolazione, spesso in modo orizzontale, il che significa che il modo migliore per affrontare il problema non è con un approccio dall'alto, bensì stimolando la riflessione nei cittadini e promuovendo il loro impegno diretto. È in questo ambito che la società civile organizzata può svolgere un ruolo cruciale, dal momento che la disinformazione lacera il tessuto sociale.

Ana Revenco, direttrice del Centro per le comunicazioni strategiche e la lotta alla disinformazione e tra gli oratori principali del convegno, ha sottolineato che i cittadini non possono combattere da soli la disinformazione e che il Centro potrebbe migliorare la loro capacità di contrastare gli effetti tossici della disinformazione nel lungo termine.

"Non è realistico puntare all'eliminazione della disinformazione. I nostri sforzi congiunti saranno volti a confutare le notizie false, a prevenirne la diffusione e a ridurne l'influenza malevola sulle nostre società", ha aggiunto.

Mihai Peicov, leader del Centro per le iniziative civili per le minoranze nazionali, ha dichiarato che la creazione di tale Centro da parte del governo moldovo rappresenta un passo importante per l'integrazione di ogni persona nella società, e ha aggiunto che è necessario adottare politiche nuove nel settore dell'istruzione per le minoranze.

Il convegno ha messo l'accento sulla funzione dell'istruzione e ha posto i giovani al centro dell'attenzione, in quanto sono stati i gruppi più giovani e gli studenti a formulare, assieme ai giornalisti presenti, gran parte delle riflessioni sui temi in discussione.

Per visualizzare un reportage sul convegno, cliccare qui.

#EUvsDisinfo (at)

Dopo 20 anni nella "sala d'attesa" dell'UE, in Macedonia del Nord il consenso dell'opinione pubblica per l'adesione all'Unione è calato vistosamente. Eppure la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a spingere il paese a voler diventare uno degli Stati membri dell'UE, nonostante la lentezza dei progressi, le battute d'arresto e i ritardi: alla Macedonia del Nord lo status di paese candidato è stato concesso nel dicembre 2005, e da allora sono passati 15 anni prima dell'apertura dei negoziati di adesione, l'attesa più lunga nella storia dell'Unione. Ma anche la stessa UE deve dimostrare di essere disposta a portare avanti il processo di adesione e a premiare i progressi compiuti, sottolinea la nostra ospite a sorpresa, Biljana Spasovska, direttrice esecutiva della Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani e "membro di un paese candidato all'adesione" presso il CESE per la Macedonia del Nord.

Dopo 20 anni nella "sala d'attesa" dell'UE, in Macedonia del Nord il consenso dell'opinione pubblica per l'adesione all'Unione è calato vistosamente. Eppure la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a spingere il paese a voler diventare uno degli Stati membri dell'UE, nonostante la lentezza dei progressi, le battute d'arresto e i ritardi: alla Macedonia del Nord lo status di paese candidato è stato concesso nel dicembre 2005, e da allora sono passati 15 anni prima dell'apertura dei negoziati di adesione, l'attesa più lunga nella storia dell'Unione. Ma anche la stessa UE deve dimostrare di essere disposta a portare avanti il processo di adesione e a premiare i progressi compiuti, sottolinea la nostra ospite a sorpresa, Biljana Spasovska, direttrice esecutiva della Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani e "membro di un paese candidato all'adesione" presso il CESE per la Macedonia del Nord.

Biljana Spasovska è la direttrice esecutiva della Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani (BCSDN), una rete regionale di organizzazioni della società civile (OSC) che collaborano per conferire maggiori poteri e responsabilità alla società civile nei Balcani e rafforzarne lo sviluppo. È inoltre l'attuale copresidente del partenariato delle OSC per l'efficacia dello sviluppo, membro dello standard globale per il partenariato sulla responsabilità delle OSC e membro di un paese candidato all'adesione presso il CESE.

Biljana ha oltre dieci anni di esperienza in prima linea negli sforzi politici e di sensibilizzazione volti a rafforzare il ruolo della società civile nei Balcani e a far risuonare più forte la sua voce nei processi politici nazionali e dell'UE. Ha contribuito, anche in ruoli dirigenziali, a diversi progetti collaborativi regionali, europei e globali volti a promuovere un ambiente più favorevole alla società civile e una maggiore assunzione di responsabilità da parte di quest'ultima, una politica di allargamento dell'UE più credibile e una cooperazione allo sviluppo più efficace.

Ha conseguito la laurea magistrale in studi interdisciplinari presso l'Università di Bologna e sta seguendo un corso di dottorato in globalizzazione e democrazia.

Quest'anno la piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare (ECESP), un'iniziativa sviluppata e ospitata congiuntamente dal Comitato economico e sociale europeo (CESE), ha unito le forze con la presidenza belga del Consiglio dell'UE e con il Forum mondiale dell'economia circolare (WCEF) promosso dal Fondo finlandese per l'innovazione per organizzare il convegno faro del 15 e 16 aprile.

Quest'anno la piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare (ECESP), un'iniziativa sviluppata e ospitata congiuntamente dal Comitato economico e sociale europeo (CESE), ha unito le forze con la presidenza belga del Consiglio dell'UE e con il Forum mondiale dell'economia circolare (WCEF) promosso dal Fondo finlandese per l'innovazione per organizzare il convegno faro del 15 e 16 aprile.

Al convegno, che si è svolto presso il Centro congressi "Square" di Bruxelles, hanno partecipato oltre 1000 persone e sono intervenuti 150 oratori, presentando soluzioni circolari di grande impatto, ispirate alle più recenti acquisizioni scientifiche. I delegati del CESE al convegno hanno condiviso la storia di successo dell'ECESP.

Cillian Lohan, membro del CESE e cofondatore dell'ECESP, ha salutato in quest'ultimo la "rete di reti" che collega i decisori politici e la società civile per portare avanti il modello dell'economia circolare. Anders Ladefoged, membro del gruppo direttivo dell'ECESP, ha sottolineato il ruolo di tale organismo nel dibattito sui progressi e le carenze della circolarità in Europa - un ruolo che è quello di offrire una piattaforma per la collaborazione e l'apprendimento. E Maria Nikolopoulou, anche lei membro del CESE, ha posto l'accento sulla crescente interattività dell'ECESP, che facilita il dialogo attraverso iniziative come i #EUCircularTalks.

Nella sessione conclusiva del convegno, la commissaria europea per i Partenariati internazionali Jutta Urpilainen ha annunciato due iniziative a sostegno della transizione globale verso un'economia circolare: il Centro risorse per l'economia circolare dell'UE, finanziato dalla Commissione europea con 15 milioni di EUR, e il programma SWITCH per il passaggio all'economia circolare nell'Africa orientale e meridionale, al quale la Commissione contribuirà con 40 milioni di euro nell'arco di cinque anni. L'ECESP si è impegnata a sostenere entrambe queste iniziative.

La piattaforma delle parti interessate per l'economia circolare, avviata nel 2017 dal CESE e dalla Commissione europea, promuove il dialogo, diffonde buone pratiche e fornisce informazioni sull'economia circolare per trasformare le visioni in realtà. Il CESE è un sostenitore della prima ora della circolarità, avendo espresso il suo sostegno al piano d'azione dell'UE per l'economia circolare già nel 2015. La piattaforma è un'iniziativa congiunta che si sforza di coinvolgere tutti i portatori di interessi nella realizzazione di una visione circolare, con l'obiettivo di accelerare la transizione attraverso il dialogo e la cooperazione. (ks)

di Jarosław Pietras

Jarosław Pietras, ex vice caponegoziatore per l'adesione della Polonia all'UE, riflette sull'impatto dell'allargamento di 20 anni fa e sui vantaggi economici e di altro tipo che esso ha prodotto, non solo per la Polonia e gli altri paesi coinvolti, ma anche per l'UE nel suo complesso. Con la decisione di allargarsi a nuovi paesi nel 2004, l'Unione europea ha dimostrato il suo impegno a favore dell'unità, della diversità e della solidarietà. Oggi possiamo ancora trarre utili insegnamenti da tale esperienza per qualsiasi futuro negoziato di preadesione. 

di Jarosław Pietras

Jarosław Pietras, ex vice caponegoziatore per l'adesione della Polonia all'UE, riflette sull'impatto dell'allargamento di 20 anni fa e sui vantaggi economici e di altro tipo che esso ha prodotto, non solo per la Polonia e gli altri paesi coinvolti, ma anche per l'UE nel suo complesso. Con la decisione di allargarsi a nuovi paesi nel 2004, l'Unione europea ha dimostrato il suo impegno a favore dell'unità, della diversità e della solidarietà. Oggi possiamo ancora trarre utili insegnamenti da tale esperienza per qualsiasi futuro negoziato di preadesione. 

Dopo 20 anni, è piuttosto evidente che l'adesione all'UE della maggior parte dei paesi dell'Europa centrale, insieme a Malta e a Cipro, non solo ha rappresentato un "grande allargamento", ma ha segnato un svolta storica per l'intera Unione europea. L'impatto è stato profondo, in particolare sul panorama economico delle nazioni che sono entrate nell'UE.

L'allargamento ha notevolmente migliorato il tenore di vita nei paesi dell'Europa centrale. Questi otto paesi – Cechia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria – hanno registrato collettivamente un notevole aumento della parità di potere d'acquisto (PPA) pro capite, andando ben oltre il risultato che avrebbero potuto ottenere se fossero rimasti al di fuori dell'UE. Le statistiche si riferiscono sempre alle medie dei benefici tangibili derivanti dall'integrazione. Vale la pena notare che, anche se i guadagni non sono stati equamente distribuiti tra gli Stati membri, alcuni dei quali hanno registrato progressi più significativi di altri, tutti i paesi hanno visto migliorare la loro situazione. Ad esempio, la Lituania e la Polonia si sono distinte per aver ottenuto i maggiori benefici dall'adesione all'UE, mentre i progressi dell'Estonia e della Slovenia sono stati meno consistenti per via di una serie di sfide, dovute soprattutto all'impatto della crisi finanziaria del 2008.

L'adesione all'Unione europea ha inaugurato una nuova era di prosperità economica per la Polonia e gli altri paesi dell'Europa centrale. In particolare in Polonia, lo sviluppo post-adesione è una storia di successo. Il paese ha registrato una crescita economica senza precedenti, con il raddoppiamento del PIL tra il 2004 e il 2022. Allo stesso modo, anche altri Stati membri della regione hanno visto aumentare in modo sostanziale il loro PIL pro capite, seppure a tassi diversi. La Slovacchia e la Lituania, ad esempio, hanno compiuto progressi degni di nota, riducendo ulteriormente il divario di sviluppo rispetto all'Europa occidentale. I dati statistici di questo periodo delineano un quadro di resilienza e dinamismo, poiché questi paesi hanno sfruttato l'adesione all'UE per stimolare l'espansione economica e rafforzare la loro competitività a livello mondiale. Questo notevole risultato sottolinea l'impatto trasformativo dell'integrazione dell'UE sulle economie di tutti i nuovi Stati membri. E ciò nonostante l'impatto della crisi finanziaria, durante la quale i nuovi Stati membri dell'UE hanno ottenuto tassi di crescita superiori al previsto.

Il periodo successivo all'allargamento dell'UE del 2004 non è stato privo di sfide. Ad esempio, la crisi finanziaria mondiale del 2008 ha provocato shock in tutta l'economia europea, mettendo alla prova la resilienza sia degli Stati membri consolidati sia di quelli di recente integrazione. Nonostante gli effetti negativi della crisi, i nuovi Stati membri dell'UE hanno dato prova di notevole resilienza, superando le proiezioni iniziali di crescita. La loro capacità di far fronte alla tempesta e di mantenere tassi di crescita positivi ha evidenziato la forza delle loro economie e i benefici dell'integrazione nell'UE. Sebbene la crisi abbia posto sfide significative, ha anche offerto a questi paesi l'opportunità di beneficiare pienamente dello stretto legame con l'economia europea. È stata anche un banco di prova dell'impegno dei paesi di recente adesione nei confronti dei valori europei e della solidarietà in tempi di avversità.

Nel corso del processo negoziale la società civile polacca si è affermata come un potente fattore di cambiamento e progresso. Le organizzazioni della società civile, i movimenti di base e i gruppi di sostegno hanno svolto un ruolo cruciale nel promuovere l'integrazione nell'UE e nel difendere i valori democratici in Polonia. I loro sforzi instancabili per sensibilizzare, mobilitare il sostegno e chiamare i leader a rispondere delle loro azioni sono stati determinanti per influire sull'opinione pubblica e dare il via a un cambiamento positivo. Impegnandosi attivamente con i cittadini, favorendo il dialogo e promuovendo la trasparenza, la società civile polacca ha contribuito a garantire che il processo negoziale rimanesse inclusivo, democratico e attento alle esigenze dei cittadini. I loro contributi non solo hanno facilitato l'adesione della Polonia all'UE, ma hanno anche rafforzato le fondamenta della democrazia e della società civile nel paese.

Con la decisione di allargarsi a nuovi paesi nel 2004, l'Unione europea ha dimostrato il suo impegno a favore dell'unità, della diversità e della solidarietà. Accogliendo la maggior parte dei paesi dell'Europa centrale, insieme a Malta e a Cipro, l'UE ha ampliato il suo potenziale economico, la sua ricchezza culturale e la sua influenza geopolitica. L'adesione di questi paesi ha portato all'Unione nuove prospettive, talenti e opportunità, arricchendo il suo patrimonio di diversità e rafforzando la sua presenza a livello mondiale. Da un punto di vista geopolitico, l'allargamento ha rafforzato l'influenza e la stabilità dell'UE integrando i paesi dell'Europa centrale e orientale nel suo quadro di cooperazione e collaborazione. A livello istituzionale, ha diversificato le prospettive dell'UE e ne ha approfondito l'integrazione, gettando le basi per un'Unione più unita e resiliente.

Riflettendo sulle esperienze dell'allargamento dell'UE del 2004, si possono trarre insegnamenti preziosi, in particolare per quanto riguarda il processo negoziale e i preparativi di preadesione. Se dovessi intraprendere oggi un percorso analogo, raccomanderei di porre una maggiore enfasi sulle condizioni di preadesione e sui meccanismi di sostegno in tutti i futuri negoziati, in particolare nei settori della governance e dello Stato di diritto. Per salvaguardare l'integrità dell'Unione e difendere i suoi valori, è essenziale garantire che i paesi candidati soddisfino i criteri e gli standard necessari prima di aderire all'UE. Inoltre, fornire un sostegno e un'assistenza adeguati ai paesi candidati durante il processo negoziale è fondamentale per il successo della loro integrazione e per la stabilità a lungo termine all'interno dell'UE.

Al centro del processo negoziale per l'allargamento dell'UE del 2004 vi è stato l'impegno comune a promuovere la stabilità, la democrazia e la prosperità in tutta Europa. Il desiderio di rafforzare i legami di cooperazione e solidarietà tra le nazioni europee ha guidato i negoziati, poiché sia i paesi candidati che gli Stati già membri dell'UE hanno riconosciuto i vantaggi reciproci dell'allargamento. Pur essendo complessi e impegnativi, i negoziati sono stati in ultima analisi condotti all'insegna di una visione condivisa di un'Europa unita e prospera, in cui tutte le nazioni potessero progredire insieme all'interno dell'Unione europea.

Mentre i paesi candidati all'adesione all'UE seguono il loro percorso verso l'adesione nel 2024, vi sono diverse considerazioni fondamentali da tenere presenti. In primo luogo, dare priorità alle riforme in linea con gli standard e i valori dell'UE è essenziale per un'integrazione riuscita e per la stabilità a lungo termine all'interno dell'Unione. Ciò comprende il rafforzamento delle istituzioni democratiche, la promozione dello Stato di diritto e la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. Inoltre, un impegno proattivo con gli Stati già membri dell'UE per creare fiducia e sostegno è essenziale per una transizione agevole verso l'ingresso nell'Unione. Dimostrando un autentico impegno a favore dei valori europei e della cooperazione, i paesi candidati possono creare le condizioni per avere un futuro migliore all'interno dell'Unione europea.

Jarosław Pietras è attualmente visiting fellow presso il Centro di studi europei "Wilfried Martens" di Bruxelles e visiting professor al Collegio d'Europa di Bruges.

Ha lavorato nella squadra negoziale per l'adesione della Polonia all'UE dal 1998, quando sono iniziati i negoziati, fino al 2004, quando la Polonia ha aderito all'UE. Nel suo paese, la Polonia, tra il 1990 e il 2006 è stato sottosegretario alle Finanze e poi sottosegretario agli Affari europei e ha diretto l'ufficio del comitato per l'integrazione europea. Dal 2008 al 2020 ha lavorato come direttore generale presso il Consiglio dell'Unione europea, coprendo un'ampia gamma di settori politici (cambiamenti climatici, ambiente, trasporti, telecomunicazioni, energia, istruzione, cultura, audiovisivi, gioventù e sport). Dottore di ricerca in economia all'Università di Varsavia, Pietras è autore di una serie di pubblicazioni su temi che spaziano dall'Unione europea alla sostenibilità e al commercio. È stato inoltre borsista della Fondazione Fulbright e membro del consiglio di amministrazione del gruppo di riflessione BRUEGEL (2008-2011).