di Antoine Fobe

Con le elezioni europee alle porte, l'Unione europea dei ciechi (European Blind Union, EBU) incoraggia i propri sostenitori a recarsi alle urne, malgrado le difficoltà che permangono, e li invita a esprimere il proprio voto tenendo a mente l'attenzione che i candidati e i partiti prestano all'inclusione – in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità – perché è necessario che i cittadini con disabilità visive diano voce alle proprie esigenze e aspettative.

di Antoine Fobe

Con le elezioni europee alle porte, l'Unione europea dei ciechi (European Blind Union, EBU) incoraggia i propri sostenitori a recarsi alle urne, malgrado le difficoltà che permangono, e li invita a esprimere il proprio voto tenendo a mente l'attenzione che i candidati e i partiti prestano all'inclusione – in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità – perché è necessario che i cittadini con disabilità visive diano voce alle proprie esigenze e aspettative.

L'Unione europea dei ciechi (EBU) è la voce delle persone non vedenti e ipovedenti in Europa e si adopera per creare una società accessibile e inclusiva che offra loro pari opportunità di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita. La partecipazione politica è ovviamente un aspetto essenziale, in quanto consente ai cittadini con disabilità visive di promuovere – attraverso il voto e l'azione politica – normative e politiche inclusive in materia di disabilità.

Con l'avvicinarsi delle elezioni del Parlamento europeo del 2024, la partecipazione delle persone con disabilità, sia come elettori che come candidati, è un tema importante e attuale.

Secondo una relazione del Comitato economico e sociale europeo (CESE) del 2019, alle ultime elezioni del Parlamento europeo (PE) circa 400 000 persone con disabilità sono state private del diritto di voto. Inoltre, solo il 5% dei membri del PE ha una disabilità.

In vista delle imminenti elezioni, l'EBU chiede nuovamente – come punto di partenza nella sua dichiarazione al riguardo – che sia stabilita una norma in materia di accessibilità al voto (procedure di voto), alle informazioni elettorali (strutture e materiali relativi alle campagne elettorali, dibattiti politici, programmi e siti web dei partiti politici) e alle procedure post-elettorali (ad esempio, i meccanismi di ricorso), e che sia garantito in maniera paritaria il diritto di eleggibilità.

L'EBU si concentra sulle elezioni del Parlamento europeo, poiché l'Unione europea ha competenza solo limitatamente alle elezioni europee, in quanto elemento della cittadinanza dell'UE, e può garantire pari diritti alle persone con disabilità solo negli ambiti di sua responsabilità. Tuttavia, dato che l'organizzazione delle elezioni resta di competenza degli Stati membri, le buone pratiche adottate a livello dell'UE avrebbero automaticamente un effetto di ricaduta positivo su tutte le altre elezioni.

Purtroppo, per questa volta è troppo tardi per rendere le elezioni del Parlamento europeo un modello da seguire in tal senso, ma non per mancanza di interesse da parte del PE, anzi. Nel maggio 2022 il PE ha proposto una riforma della legge elettorale dell'UE, incentrata in particolare sulla necessità di garantire alle persone con disabilità il diritto di votare in modo indipendente e in segreto, la libertà di scegliere se ricevere assistenza o meno, nonché l'accessibilità al voto per corrispondenza e alle campagne politiche. Finora, purtroppo, non vi è stata alcuna risposta da parte del Consiglio dell'UE. 

L'EBU chiede al nuovo Parlamento di continuare a sollecitare il Consiglio nei prossimi cinque anni di legislatura affinché la riforma proposta venga adottata e vengano compiuti progressi concreti per le elezioni del 2029. Possiamo contare sul sostegno del CESE, che nel 2020 aveva già chiesto un'iniziativa legislativa formale da parte del Parlamento europeo per garantire l'effettivo diritto di voto per le persone con disabilità nelle elezioni del PE. Ad esso si aggiunge l'appoggio della Commissione europea, che lo scorso dicembre ha pubblicato una "Guida di buone pratiche elettorali" e al momento sta redigendo un compendio sulle prassi di voto elettronico e sull'uso delle TIC nell'ambito delle elezioni, affrontando in entrambi i casi aspetti relativi all'accessibilità.

 

di Alena Mastantuono

Ogni anno in Europa più di 10 milioni di pazienti si avvalgono della medicina nucleare per sottoporsi alla diagnosi e al trattamento di malattie come il cancro, ma anche di patologie cardiovascolari e neurovascolari.

di Alena Mastantuono

Ogni anno in Europa più di 10 milioni di pazienti si avvalgono della medicina nucleare per sottoporsi alla diagnosi e al trattamento di malattie come il cancro, ma anche di patologie cardiovascolari e neurovascolari.

Le tecnologie radiologiche e nucleari che fanno uso di radioisotopi sono fondamentali nella lotta contro il cancro in tutte le fasi della cura dei pazienti, dall'individuazione precoce alla diagnosi, alla terapia e alle cure palliative.

Il numero di pazienti che beneficiano della medicina nucleare è in aumento, grazie principalmente alle scoperte scientifiche. I ricercatori e le imprese europei hanno messo a punto alcune delle recenti terapie antitumorali innovative basate sui radioligandi, ad esempio farmaci mirati per i tumori del sistema endocrino e della prostata e per le metastasi diffuse. Il Lutezio-177, ad esempio, è un radioisotopo molto promettente per il trattamento del cancro della prostata, responsabile di 90 000 decessi in Europa ogni anno. Rispetto ai trattamenti tradizionali, la moderna radioisotopoterapia permette un efficace trattamento mirato delle cellule tumorali ed è spesso meno dannosa per l'organismo. Decine di migliaia di pazienti oncologici si affidano a una radioisotopoterapia mirata, spesso per combattere tumori per i quali non vi sono trattamenti alternativi.

Tuttavia, prima di raggiungere il paziente, la catena di approvvigionamento della medicina nucleare è estremamente complessa: comprende l'approvvigionamento delle materie prime di base, il loro stoccaggio, l'irradiazione, la trasformazione, la logistica e l'applicazione. Una volta prodotti, i radioisotopi devono essere trasformati, spediti e utilizzati in un lasso di tempo relativamente breve: alcuni il giorno stesso, altri nel giro di pochi giorni, a seconda della durata della loro emivita. Si tratta di prodotti altamente e rapidamente deperibili.

Sorprendentemente, nelle procedure doganali e di trasporto transfrontaliere non si tiene conto di queste caratteristiche. Nel caso, ad esempio, del trasporto transfrontaliero, sono numerosi gli ostacoli per cui può avvenire che si dia priorità ai gamberi rispetto ai radioisotopi che sono stati spediti per salvare la vita di un paziente.

Per questo motivo, nel suo parere sull'approvvigionamento di radioisotopi per uso medico, il CESE chiede una migliore cooperazione tra gli Stati membri per eliminare gli ostacoli normativi. Il parere esamina ogni fase della catena di approvvigionamento dei radioisotopi in Europa e individua gli ostacoli alle consegne transfrontaliere e la dipendenza dai paesi terzi. Propone inoltre soluzioni per ovviare alle infrastrutture mancanti in Europa e per soddisfare le esigenze in materia di attività di R&S coordinate.

Le raccomandazioni formulate dal CESE nel parere sono in linea con le conclusioni raggiunte in occasione del vertice di aprile dai capi di Stato dell'UE, che hanno sottolineato la necessità di ridurre le dipendenze strategiche dell'Europa in settori sensibili come la sanità e le tecnologie critiche. Essi hanno inoltre evidenziato, in linea con la relazione di Enrico Letta, la necessità di concentrarsi sulla prestazione transfrontaliera di servizi e sulla circolazione transfrontaliera di merci, compresi i beni essenziali come i medicinali.

L'Europa deve introdurre incentivi alla produzione che assicurino una maggiore autonomia strategica in materia di approvvigionamento di radioisotopi. Nonostante la sua posizione di leader mondiale nella fornitura di radioisotopi per uso medico, l'Europa ha una dipendenza critica dagli Stati Uniti e dalla Russia per le forniture di uranio metallico a basso arricchimento e concentrazione elevata (HALEU), oltre che per le forniture di alcuni isotopi arricchiti per la produzione di radioisotopi.

L'UE rimane ancora oggi fortemente dipendente dalla Russia per le forniture di obiettivi di isotopi stabili per la produzione di alcuni radioisotopi impiegati nelle radioterapie molecolari moderne o in fase di sviluppo, ad esempio l'Itterbio-176 utilizzato per la produzione di Lutezio-177.

Questa dipendenza costituisce un'autentica sfida per la catena di approvvigionamento di questo radioisotopo specifico, per il quale la domanda mondiale dovrebbe triplicare nei prossimi anni.

La catena di approvvigionamento dipende anche dai modelli di produzione (nei reattori o con acceleratori) dei radioisotopi, nonché dalla loro trasformazione e consegna agli ospedali. Gli Stati membri, in particolare i centri di ricerca e gli ospedali, dovrebbero collaborare più strettamente per garantire parità di accesso alle cure e terapie. L'accesso alle radioterapie, infatti, non è uniforme in tutti gli Stati membri dell'Unione, in particolare nelle fasi di sviluppo e in quelle pilota: è necessario che i pazienti possano beneficiare di un accesso più rapido a farmaci di ricerca (in fase sperimentale) o per uso compassionevole, ma occorre anche migliorare l'accesso a questi farmaci e terapie da parte di piccoli ospedali che possono non disporre delle competenze e infrastrutture necessarie. Per alcuni pazienti avere o meno tale accesso può essere vitale.

Il finanziamento europeo della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione nel settore della medicina nucleare, in particolare attraverso i programmi Orizzonte Europa ed Euratom, è fondamentale per rispondere alle esigenze dei pazienti. L'Europa dovrebbe sviluppare progetti strategici di interesse comune in questo settore attingendo alle risorse del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'UE. Nell'ambito del piano europeo di lotta contro il cancro, la strategia SAMIRA (Strategic Agenda for Medical Ionising Radiation Applications = agenda strategica per le applicazioni mediche delle radiazioni ionizzanti) e l'iniziativa ERVI (European Radioisotope Valley Initiative = iniziativa relativa ai centri europei specializzati nei radioisotopi) della Commissione europea sono progetti di grande valore. La Commissione europea dovrebbe spingersi oltre e includere maggiormente la medicina nucleare nel piano europeo di lotta contro il cancro e nella missione contro il cancro di Orizzonte Europa.

Gli Stati membri dovrebbero inoltre finanziare le politiche di sanità pubblica con particolare attenzione alle tecnologie medico-radiologiche e nucleari. Questo permetterà di lanciare un segnale positivo all'industria, consentirà lo sviluppo e la crescita della ricerca e dell'innovazione nonché delle infrastrutture industriali in Europa e permetterà di attrarre un maggior numero di persone verso il settore.

In conclusione, saremo in grado di garantire un più efficace approvvigionamento di radioisotopi in Europa e di soddisfare la crescente domanda dei pazienti solo se adotteremo decisioni politiche coraggiose. 

Pur essendo un leader mondiale nella fornitura di radioisotopi per uso medico, l'Europa dipende fortemente dai paesi terzi per quanto riguarda le materie prime di base e specifiche operazioni di trasformazione. Ciò può perturbare le catene di approvvigionamento e minacciare l'accesso di molti europei a diagnosi e terapie salvavita. Per invertire questa tendenza e soddisfare la crescente domanda dei pazienti, abbiamo bisogno di investimenti pubblici e privati nella ricerca e sviluppo nonché in nuove infrastrutture di produzione, ma anche di una buona regolamentazione e di decisioni politiche coraggiose, sottolinea la relatrice del parere del CESE sulla fornitura di radioisotopi per uso medico Alena Mastantuono. 

Pur essendo un leader mondiale nella fornitura di radioisotopi per uso medico, l'Europa dipende fortemente dai paesi terzi per quanto riguarda le materie prime di base e specifiche operazioni di trasformazione. Ciò può perturbare le catene di approvvigionamento e minacciare l'accesso di molti europei a diagnosi e terapie salvavita. Per invertire questa tendenza e soddisfare la crescente domanda dei pazienti, abbiamo bisogno di investimenti pubblici e privati nella ricerca e sviluppo nonché in nuove infrastrutture di produzione, ma anche di una buona regolamentazione e di decisioni politiche coraggiose, sottolinea la relatrice del parere del CESE sulla fornitura di radioisotopi per uso medico Alena Mastantuono. 

Nell'ultimo articolo della nostra rubrica Io vado a votare, e tu?, Antoine Fobe, responsabile per le attività di sensibilizzazione e le campagne d'informazione presso l'Unione europea dei ciechi, ricorda le richieste presentate dalla sua organizzazione per rendere le elezioni più accessibili. Nonostante gli sforzi compiuti dalle organizzazioni delle persone con disabilità, dal CESE e dal Parlamento europeo, anche stavolta è troppo tardi perché le elezioni europee servano da esempio.

Nell'ultimo articolo della nostra rubrica Io vado a votare, e tu?, Antoine Fobe, responsabile per le attività di sensibilizzazione e le campagne d'informazione presso l'Unione europea dei ciechi, ricorda le richieste presentate dalla sua organizzazione per rendere le elezioni più accessibili. Nonostante gli sforzi compiuti dalle organizzazioni delle persone con disabilità, dal CESE e dal Parlamento europeo, anche stavolta è troppo tardi perché le elezioni europee servano da esempio.

di Biljana Spasovska,

Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani

Contrassegnata da battute d'arresto e ritardi alimentati da controversie bilaterali irrisolte e da un calo del sostegno pubblico, la corsa all'adesione all'UE della Macedonia del Nord attraversa ora una fase cruciale. Nonostante gli ostacoli, la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a trainare il desiderio della nazione di aderire all'UE.

di Biljana Spasovska,

Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani

Contrassegnata da battute d'arresto e ritardi alimentati da controversie bilaterali irrisolte e da un calo del sostegno pubblico, la corsa all'adesione all'UE della Macedonia del Nord attraversa ora una fase cruciale. Nonostante gli ostacoli, la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a trainare il desiderio della nazione di aderire all'UE.

I sondaggi d'opinione rivelano una tendenza preoccupante, caratterizzata da un calo del sostegno all'adesione all'UE in questi ultimi anni. Tale diminuzione riflette una frustrazione generale dovuta alla lentezza dei progressi e alla percezione di una mancanza di impegno da parte degli Stati membri dell'UE.

Il cammino della Macedonia del Nord verso l'adesione all'UE è stato disseminato di questioni complesse che si estendono oltre i confini del paese. La crisi della democrazia e l'instabilità politica all'interno della regione e tra gli Stati membri dell'UE, unitamente all'ascesa del nazionalismo di destra, rappresentano sfide significative per il processo di integrazione. Malgrado tali sfide, vi è ancora spazio per l'ottimismo e il rinnovamento, dal momento che molti cittadini considerano l'integrazione nell'UE un percorso verso una prosperità futura e un miglioramento del loro tenore di vita. Il paese inoltre è già piuttosto allineato alla legislazione dell'UE, il che è promettente.

In futuro, la Macedonia del Nord dovrà dare priorità ai progressi in termini di riforme e capitoli negoziali in ambiti critici quali lo Stato di diritto, la giustizia, la democrazia e il miglioramento della pubblica amministrazione. Il conseguimento di progressi tangibili in tali ambiti grazie all'impulso del processo di adesione rafforzerebbe anche il sostegno pubblico all'UE. L'impegno a favore dei valori democratici, della cooperazione regionale e del perseguimento di un destino europeo condiviso svolgerà un ruolo fondamentale man mano che il paese proseguirà lungo il tortuoso percorso di adesione.

Se da un lato la Macedonia del Nord deve dare prova di maturità politica e attuare le riforme necessarie, dall'altro l'UE deve mostrare ai cittadini di questo paese che il processo di adesione è equo e meritocratico e che sta progredendo. Occorre che venga manifestata la volontà politica di portare avanti l'adesione, così com'è stato fatto nei confronti dell'Ucraina; bisogna inoltre premiare i progressi compiuti e adottare misure che garantiscano che entrambe le parti dispongano di sufficienti capacità per far avanzare questo processo.

Infine, dovrebbe essere riconosciuto in maniera chiara che non esiste alternativa migliore, e a vantaggio di tutti, dell'adesione all'UE della Macedonia del Nord e dell'intera regione. Dopotutto, la Macedonia del Nord sarà anche piccola, ma il suo ricco patrimonio culturale, la sua posizione strategica e il suo impegno a favore dei valori democratici apporterebbero stabilità regionale e opportunità di crescita economica, rafforzando così l'eterogeneità e la coesione dell'UE.

Benvenuti al podcast del Comitato economico e sociale europeo "The Grassroots View". In questo episodio esaminiamo le complessità della governance economica e le sfide che si prospettano per il panorama economico europeo. Vi parleremo del livello di convergenza di vedute sulla governance economica tra i paesi dell'UE e delle difficili scelte che l'Europa dovrà compiere per adeguare la propria economia alle esigenze del XXI secolo.

Benvenuti al podcast del Comitato economico e sociale europeo "The Grassroots View". In questo episodio esaminiamo le complessità della governance economica e le sfide che si prospettano per il panorama economico europeo. Vi parleremo del livello di convergenza di vedute sulla governance economica tra i paesi dell'UE e delle difficili scelte che l'Europa dovrà compiere per adeguare la propria economia alle esigenze del XXI secolo.

Con noi oggi ci sono Luca Jahier, ex Presidente del CESE e attuale presidente del gruppo Semestre europeo del CESE, Margarida Marques, deputata europea dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici, Maria Demertzis, ricercatrice senior presso Bruegel, e Maria Tadeo, corrispondente da Bruxelles. (tk)

Sabato 4 maggio 2024 il Comitato ha aperto le porte al pubblico per la sua tradizionale Giornata Porte aperte, nel corso della quale ha informato i cittadini e suscitato il loro interesse in merito al proprio ruolo tra le istituzioni dell'UE e alle imminenti elezioni europee.

Sabato 4 maggio 2024 il Comitato ha aperto le porte al pubblico per la sua tradizionale Giornata Porte aperte, nel corso della quale ha informato i cittadini e suscitato il loro interesse in merito al proprio ruolo tra le istituzioni dell'UE e alle imminenti elezioni europee.

Nel corso della Giornata, il CESE ha organizzato una serie di attività presso la sua sede, l'edificio Jacques Delors a Bruxelles. I partecipanti hanno potuto visitare l'edificio e scoprire cosa il CESE può fare per i cittadini, conoscere il ruolo del Comitato nel processo decisionale dell'UE e condividere i propri interessi e le proprie preoccupazioni con alcuni membri del CESE.

I visitatori hanno inoltre avuto l'opportunità di informarsi sul lavoro dei membri del CESE nei loro paesi d'origine e di partecipare ad una serie di attività dal vivo, tra cui giochi interattivi e un quiz sull'Unione europea, mentre i bambini hanno potuto farsi dipingere il viso.

In mattinata il Comitato ha dato il benvenuto a un gruppo di membri e di dipendenti del CESE che hanno percorso in bicicletta centinaia di chilometri in Francia e Belgio per richiamare l'attenzione sull'importanza delle elezioni europee.

Guidato dal membro del CESE Bruno Choix, del gruppo dei Datori di lavoro, il drappello di ciclisti ha effettuato in quattro giorni il percorso da Caen (Francia) a Bruxelles, coprendo una distanza complessiva di oltre 500 km; per l'ultimo tratto, da Waterloo (Belgio) alla sede del CESE a Bruxelles, ai ciclisti iniziali si sono aggiunti altri membri e funzionari del Comitato. (mp)

La sezione Relazioni esterne (REX) del CESE ha organizzato la 2a campagna e convegno sulla lotta alla disinformazione nell'ambito del suo progetto di largo respiro sulla disinformazione, che sarà attuato con l'aiuto della società civile. 

La sezione Relazioni esterne (REX) del CESE ha organizzato la 2a campagna e convegno sulla lotta alla disinformazione nell'ambito del suo progetto di largo respiro sulla disinformazione, che sarà attuato con l'aiuto della società civile.

Dopo il successo della campagna in Bulgaria, questa volta l'evento si è tenuto lo scorso 18 aprile in Moldova, un paese che ha recentemente rafforzato le proprie capacità nel campo della comunicazione strategica e del dialogo istituendo due organismi appositi, ossia il Centro per le comunicazioni strategiche e la lotta alla disinformazione e il Centro per le iniziative civili per le minoranze nazionali.

Il convegno è stato organizzato in collaborazione con l'Università statale della Moldova, che ha sede a Chișinău.

Nel suo intervento al convegno, il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato l'importanza di promuovere il dialogo e di coinvolgere tutti i cittadini, indipendentemente dal contesto e dalla comunità di provenienza, nella lotta contro le ingerenze straniere e la disinformazione.

Di regola, la disinformazione si diffonde tra la popolazione, spesso in modo orizzontale, il che significa che il modo migliore per affrontare il problema non è con un approccio dall'alto, bensì stimolando la riflessione nei cittadini e promuovendo il loro impegno diretto. È in questo ambito che la società civile organizzata può svolgere un ruolo cruciale, dal momento che la disinformazione lacera il tessuto sociale.

Ana Revenco, direttrice del Centro per le comunicazioni strategiche e la lotta alla disinformazione e tra gli oratori principali del convegno, ha sottolineato che i cittadini non possono combattere da soli la disinformazione e che il Centro potrebbe migliorare la loro capacità di contrastare gli effetti tossici della disinformazione nel lungo termine.

"Non è realistico puntare all'eliminazione della disinformazione. I nostri sforzi congiunti saranno volti a confutare le notizie false, a prevenirne la diffusione e a ridurne l'influenza malevola sulle nostre società", ha aggiunto.

Mihai Peicov, leader del Centro per le iniziative civili per le minoranze nazionali, ha dichiarato che la creazione di tale Centro da parte del governo moldovo rappresenta un passo importante per l'integrazione di ogni persona nella società, e ha aggiunto che è necessario adottare politiche nuove nel settore dell'istruzione per le minoranze.

Il convegno ha messo l'accento sulla funzione dell'istruzione e ha posto i giovani al centro dell'attenzione, in quanto sono stati i gruppi più giovani e gli studenti a formulare, assieme ai giornalisti presenti, gran parte delle riflessioni sui temi in discussione.

Per visualizzare un reportage sul convegno, cliccare qui.

#EUvsDisinfo (at)

Dopo 20 anni nella "sala d'attesa" dell'UE, in Macedonia del Nord il consenso dell'opinione pubblica per l'adesione all'Unione è calato vistosamente. Eppure la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a spingere il paese a voler diventare uno degli Stati membri dell'UE, nonostante la lentezza dei progressi, le battute d'arresto e i ritardi: alla Macedonia del Nord lo status di paese candidato è stato concesso nel dicembre 2005, e da allora sono passati 15 anni prima dell'apertura dei negoziati di adesione, l'attesa più lunga nella storia dell'Unione. Ma anche la stessa UE deve dimostrare di essere disposta a portare avanti il processo di adesione e a premiare i progressi compiuti, sottolinea la nostra ospite a sorpresa, Biljana Spasovska, direttrice esecutiva della Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani e "membro di un paese candidato all'adesione" presso il CESE per la Macedonia del Nord.

Dopo 20 anni nella "sala d'attesa" dell'UE, in Macedonia del Nord il consenso dell'opinione pubblica per l'adesione all'Unione è calato vistosamente. Eppure la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a spingere il paese a voler diventare uno degli Stati membri dell'UE, nonostante la lentezza dei progressi, le battute d'arresto e i ritardi: alla Macedonia del Nord lo status di paese candidato è stato concesso nel dicembre 2005, e da allora sono passati 15 anni prima dell'apertura dei negoziati di adesione, l'attesa più lunga nella storia dell'Unione. Ma anche la stessa UE deve dimostrare di essere disposta a portare avanti il processo di adesione e a premiare i progressi compiuti, sottolinea la nostra ospite a sorpresa, Biljana Spasovska, direttrice esecutiva della Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani e "membro di un paese candidato all'adesione" presso il CESE per la Macedonia del Nord.

Biljana Spasovska è la direttrice esecutiva della Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani (BCSDN), una rete regionale di organizzazioni della società civile (OSC) che collaborano per conferire maggiori poteri e responsabilità alla società civile nei Balcani e rafforzarne lo sviluppo. È inoltre l'attuale copresidente del partenariato delle OSC per l'efficacia dello sviluppo, membro dello standard globale per il partenariato sulla responsabilità delle OSC e membro di un paese candidato all'adesione presso il CESE.

Biljana ha oltre dieci anni di esperienza in prima linea negli sforzi politici e di sensibilizzazione volti a rafforzare il ruolo della società civile nei Balcani e a far risuonare più forte la sua voce nei processi politici nazionali e dell'UE. Ha contribuito, anche in ruoli dirigenziali, a diversi progetti collaborativi regionali, europei e globali volti a promuovere un ambiente più favorevole alla società civile e una maggiore assunzione di responsabilità da parte di quest'ultima, una politica di allargamento dell'UE più credibile e una cooperazione allo sviluppo più efficace.

Ha conseguito la laurea magistrale in studi interdisciplinari presso l'Università di Bologna e sta seguendo un corso di dottorato in globalizzazione e democrazia.