Lo stato della democrazia in generale, e dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) in particolare, lascia parecchio a desiderare.

Lo stato della democrazia in generale, e dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) in particolare, lascia parecchio a desiderare.

Secondo l'ultimo rapporto sulla democrazia nel mondo (World Democracy Report) presentato il 7 marzo scorso da "Varieties of Democracy", la percentuale di persone che oggi vive in un paese democratico è inferiore a quella di quasi quarant'anni fa. E se è vero che attualmente sono più numerose che mai le persone di tutto il mondo con diritto di voto, è altrettanto vero che molti dei paesi dove quest'anno si terranno delle elezioni stanno diventando più autocratici.

Questa situazione è stata lamentata da più parti anche nel corso della prima Settimana della società civile organizzata dal Comitato economico e sociale europeo e svoltasi all'inizio di marzo. Le critiche mosse riguardavano in particolare l'iniziativa dei cittadini europei, il primo strumento al mondo di democrazia diretta che attraversi le frontiere nazionali. "Troppo complicata", "troppo poco attraente", "poco affidabile", "inefficiente" e "poco nota": sono solo alcuni dei giudizi assai poco lusinghieri formulati in merito all'ICE da esponenti della società civile, dei media, del mondo accademico e della pubblica amministrazione.

A mio avviso, valutazioni così critiche sono non soltanto tristemente corrette, ma anche fin troppo caute e moderate. La democrazia merita di prevalere in tutto il mondo. Ma se vogliamo conseguire tale risultato, noi, in quanto cittadini ed elettori di questo pianeta in questo preciso momento storico, dobbiamo mirare più in alto, puntando a ottenere di più di quanto già abbiamo. 

Questo significa che dobbiamo fare di più che stare sulla difensiva per tenere a distanza la paura, i dittatori di oggi e la loro cricca di codardi. Dobbiamo insomma compiere passi avanti ben più coraggiosi, e sviluppando ulteriormente l'iniziativa dei cittadini europei si farebbe un passo di tale ampiezza.

Il fatto è che nell'ICE troviamo praticamente tre cose: un diritto, un dispositivo e uno strumento che assieme formano qualcosa che non è mai esistito in nessun altra epoca della storia o in qualsiasi altro luogo del mondo. L'ICE è un'iniziativa complessa, progettata in modo completo, digitale, di democrazia diretta, transnazionale, con un'infrastruttura di sostegno e ben utilizzata. 

Dal 2012 ad oggi l'ICE è stata prima elaborata, poi introdotta, attuata e migliorata, dimostrando in modo concreto come lo spazio democratico possa essere ampliato e consolidato anche nelle circostanze più difficili.

L'anno prossimo, alla tenera età di 13 anni, si spera che questo fanciullo tanto coccolato diventi finalmente un adolescente determinato, in grado di mostrare all'Europa e al mondo quello di cui è capace. Abbiamo bisogno di questa forza fresca e dirompente per rivitalizzare in modo decisivo le mentalità sclerotizzate degli Stati nazionali e delle strutture burocratiche dell'Unione europea. 

Diciamolo con chiarezza: non abbiamo bisogno di quella costante, incessante reinvenzione delle forme democratiche di convivenza che spesso va sotto il nome di "'innovazione". Invece, dobbiamo dedicarci a sviluppare l'ICE, per assicurarci che per la fine di questo decennio essa arrivi ai sedici anni, anzi, almeno ai diciotto anni.  

Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che entro il 2028 o il 2030 dovranno avvenire due importanti cambiamenti. In primo luogo, i poteri dell'ICE di definire l'agenda dell'UE dovranno essere stati equiparati a quelli del Parlamento europeo. In altri termini, i cittadini dell'UE dovrebbero essere in grado di proporre atti legislativi e altre azioni politiche proprio come i deputati eletti al Parlamento europeo.

In secondo luogo, i cittadini europei dovrebbero, entro la fine di questo decennio, avere non solo il potere di iniziativa legislativa, ma anche quello di votare in tutta l'UE su questioni sostanziali - ossia di avvalersi di quello strumento spesso chiamato semplicemente referendum. Il referendum paneuropeo non è un'idea nuova, ma è un'idea per la quale i tempi sono ormai maturi, grazie alla nascita dell'ICE e ai suoi primi anni di vita.

Se questo tipo di futuro potrà essere costruito intorno all'ICE, i cittadini di domani guarderanno a questo strumento - e a questo momento storico - come a quello che ha prodotto una delle conquiste democratiche più straordinarie da quando, nel XX secolo, è stato introdotto il suffragio universale e paritario.

Il progetto slovacco Matti? E allora?!, gestito dall'organizzazione Integra, riunisce giovani studenti e persone con problemi di salute mentale. Durante un'intera giornata di insegnamento gli studenti imparano in prima persona cosa significa superare una crisi di salute mentale e come ottenere aiuto. La direttrice di Integra Jana Hurova spiega che il progetto contribuisce a sconfiggere la stigmatizzazione delle persone che soffrono di problemi di salute mentale e offre ai giovani una speranza per il futuro.

Il progetto slovacco Matti? E allora?!, gestito dall'organizzazione Integra, riunisce giovani studenti e persone con problemi di salute mentale. Durante un'intera giornata di insegnamento gli studenti imparano in prima persona cosa significa superare una crisi di salute mentale e come ottenere aiuto. La direttrice di Integra Jana Hurova spiega che il progetto contribuisce a sconfiggere la stigmatizzazione nei confronti delle persone che soffrono di problemi di salute mentale e offre ai giovani una speranza per il futuro.

Che cosa vi ha indotto ad avviare questo progetto?

Da molti anni la nostra organizzazione assiste persone con problemi di salute mentale che a causa della malattia hanno perso il lavoro, la casa, gli amici, talvolta anche la famiglia. Tutto il loro mondo è stato messo sottosopra. Quasi trent'anni fa abbiamo creato il primo servizio di salute mentale comunitario della Slovacchia con l'obiettivo di garantire che queste persone, dopo essere state curate in un ospedale psichiatrico, potessero ricevere sostegno e tornare alla vita normale che facevano prima della malattia. Abbiamo contribuito alla nascita di organizzazioni di pazienti in Slovacchia e abbiamo attuato numerosi programmi per cancellare lo stigma che pesa sulle malattie mentali. Ci occupiamo di persone con gravi problemi di salute mentale, in particolare la schizofrenia, molte delle quali sono già riuscite a integrarsi e a dare un significato alla loro vita.

Poiché tutte le nostre attività si svolgono fin dall'inizio in modo non tradizionale, lavorando in partenariato con i nostri clienti per individuare al meglio le loro esigenze, abbiamo applicato un approccio analogo al programma Matti? E allora?!. Molti dei nostri clienti hanno trovato una motivazione nell'incontro con i giovani e, attingendo alla loro esperienza personale, parlando di ciò di cui sentivano la mancanza alla loro età e dei fattori che in seguito hanno causato i loro problemi di salute mentale.

Crediamo che sia sempre più necessario mettere in risalto l'importanza della salute mentale. Sapere come gestire una crisi personale costituisce un grande punto di forza.

Abbiamo dato il via al programma Matti? E allora?! in Slovacchia nel 2005, insieme a partner tedeschi e cechi. Tuttavia, solo di recente siamo riusciti a dare al programma una base più stabile e ad ampliarlo. Dopo un'apposita formazione siamo diventati istruttori, e a nostra volta formiamo nuove équipe e visitiamo nuove scuole.

Come è stato accolto questo vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dai vostri assistiti?  Se sì, può fornircene un esempio?

La possibilità di incontrare persone che hanno superato una crisi di salute mentale, e alle quali possono fare tutte le domande che vogliono, ha sempre un forte impatto sui giovani e mostra loro che, se dovessero avere problemi, un aiuto è sempre a portata di mano. Il fatto che si tratti di un'intera giornata di insegnamento, e che la comunicazione avvenga su un piano di parità, significa che alla fine i partecipanti ne conservano sempre un'impressione positiva.

Le persone con un'esperienza diretta di disturbi della salute mentale possono dare ai giovani il coraggio di fare qualcosa per i propri problemi. In quasi tutte le classi ci sono studenti che incontrano problemi di questo tipo. Dare loro una speranza è qualcosa di inestimabile. Per i partecipanti con un'esperienza personale raccontare la propria storia è un modo per sentirsi meglio. Sono loro stessi a decidere quanto rivelare agli studenti della loro vita, e in questo modo si sentono utili e compresi dagli altri.

Abbiamo ricevuto molti commenti, tra cui quelli di studenti che affermano di non avere di solito la possibilità di incontrare persone con disturbi della salute mentale, o altri secondo i quali tutti dovremmo imparare ad accettare queste persone e a non condannarle perché sono diverse.

Abbiamo inoltre ricevuto riscontri da persone con esperienze personali di problemi di salute mentale che partecipano al programma. Una di queste ci ha detto:

"Il programma mi dà il coraggio di camminare a testa alta. Finalmente ho voglia di vivere! Parlare con gli studenti è difficile, ma anche gratificante. Sono molto aperti e non hanno quasi nessun timore del contatto sociale. La cosa più meravigliosa per me è che ci dimostrano che sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono, e che l'immagine comune che si ha dei "matti" non è reale. È fantastico poter aiutare le persone a parlare finalmente in maniera aperta dei problemi di salute mentale, in modo che nessuno debba più vergognarsi o nascondersi". ’

Sono i giovani a darci la forza di andare avanti: dopo ciascuna di queste giornate ci confidano quanto sia importante per loro il programma Matti? E allora?! e ci dicono che deve continuare in modo che ogni giovane in Slovacchia possa capire quanto sia preziosa la propria salute mentale.

Avete già in preparazione nuovi progetti?

Vorremmo che tutti i giovani avessero la possibilità di ricevere questa forma di educazione, e quindi ci piacerebbe poter estendere il programma anche ad altre regioni della Slovacchia. Abbiamo già tenuto sessioni in Germania (dove il programma è stato inaugurato), Slovacchia, Repubblica ceca e Austria. Quest'anno abbiamo anche formato le prime équipe in Ucraina.

A Suo parere, quanto è importante parlare apertamente dei propri problemi di salute mentale? Qual è il messaggio che volete trasmettere con il vostro progetto?

Vogliamo diffondere il messaggio che avere problemi di salute mentale non è un motivo di vergogna. Ciò che è vergognoso, invece, è non fare nulla per promuovere la nostra salute, perché senza salute mentale la salute stessa non è possibile.

L'idea principale alla base del programma Matti? E allora?! è quella di sensibilizzare in tempo utile all'importanza della salute mentale e, nel contempo, di promuovere una migliore comprensione delle persone con disturbi mentali.

Abbiamo capito che prevenire è molto meglio che curare, ed è anche più efficace. Offriamo coraggio e motivazione e siamo ottimisti: un aiuto è sempre disponibile. A volte basta avere qualcuno con cui parlare. Combattere per i propri sogni non è mai facile, ma vale la pena farlo.

Reference number
16/2024

Dopo il convegno sulle malattie rare svoltosi lo scorso anno a Bilbao, il Comitato economico e sociale europeo e la Commissione europea stanno unendo le forze per affrontare le malattie rare a livello europeo.

Dai fatti e dalle cifre relativi alla salute mentale nell'Unione europea non emerge un quadro rassicurante, bensì un appello ad agire. Il CESE raccomanda di adottare misure più incisive per promuovere la salute mentale a livello nazionale ed europeo e ha inoltre chiesto una legislazione vincolante per prevenire i rischi psicosociali sul luogo di lavoro. Con il Premio per la società civile dedicato alla salute mentale il CESE rende omaggio agli sforzi continui compiuti dalla società civile per migliorare il benessere dei cittadini europei.

Dai fatti e dalle cifre relativi alla salute mentale nell'Unione europea non emerge un quadro rassicurante, bensì un appello ad agire. Il CESE raccomanda di adottare misure più incisive per promuovere la salute mentale a livello nazionale ed europeo. e ha inoltre chiesto una legislazione vincolante per prevenire i rischi psicosociali sul luogo di lavoro. Con il Premio per la società civile dedicato alla salute mentale il CESE rende omaggio agli sforzi continui compiuti dalla società civile per migliorare il benessere dei cittadini europei.

  1. Il CESE ha deciso di dedicare il Premio per la società civile – fiore all'occhiello del Comitato - alla salute mentale considerato che, all'indomani della pandemia di COVID-19, disturbi mentali come l'ansia e la depressione sono aumentati in maniera significativa in tutta Europa. Secondo l'OCSE, la percentuale di giovani che soffrono di sintomi di ansia è più che raddoppiata in diversi paesi europei. La pandemia ha inoltre abbassato l'età in cui insorgono i disturbi alimentari, in particolare tra gli adolescenti. Già prima della pandemia di COVID-19 almeno 84 milioni di persone, circa una su sei, soffrivano di problemi di salute mentale nell'Unione europea.
  2. Circa il 4 % dei decessi annuali nell'UE è riconducibile a disturbi mentali e comportamentali. La cattiva salute mentale ha inoltre un impatto economico enorme, in quanto i suoi costi diretti e indiretti sono pari a circa il 4 % del PIL. Oltre un terzo di questi costi deriva da tassi di occupazione più bassi e dal calo della produttività sul lavoro.
  3. Secondo i dati di Eurostat, nel 2020 il 44,6 % della popolazione attiva di età compresa tra i 15 e i 64 anni nell'UE ha segnalato la presenza di fattori di rischio per il proprio benessere mentale sul lavoro. Quasi un quinto degli occupati nell'UE ha riferito che il sovraccarico di lavoro o l'incalzare delle scadenze costituivano i principali fattori di rischio per il benessere mentale sul lavoro.
  4. Il benessere mentale è diventato una priorità dell'agenda politica dell'UE. Di conseguenza, nel giugno 2023 la Commissione ha adottato un approccio globale in materia di salute mentale. Con una dotazione di 1,23 miliardi di EUR di finanziamenti dell'UE, questo nuovo approccio intende promuovere la salute mentale in tutte le politiche dell'Unione ed è incentrato su tre principi guida: prevenzione adeguata ed efficace; accesso a un'assistenza sanitaria e a cure per la salute mentale di alta qualità e a costi abbordabili; e reinserimento nella società dopo il recupero. La salute mentale è una priorità politica anche per il CESE ed è al centro delle sue attività.
  5. Il CESE ha ricevuto ben 105 candidature da tutta l'UE su un'ampia gamma di tematiche, dai progetti sulla prevenzione dei rischi psicosociali sul luogo di lavoro o sul contrasto di fenomeni quali l'abuso di sostanze e la cyberdipendenza, alla lotta contro la stigmatizzazione legata alla salute mentale e alla promozione dell'assistenza di tipo partecipativo. Il CESE si augura che il riconoscimento e la segnalazione di questi grandi sforzi compiuti da attori non statali a favore della salute mentale possano riuscire a ispirare anche altri a promuovere iniziative simili. (sg)

Il Premio del CESE per la società civile tributa un riconoscimento a progetti senza scopo di lucro realizzati da singoli, organizzazioni della società civile e imprese, ed è dedicato ogni anno a un tema diverso, legato a un importante settore di attività del CESE. Il vincitore della 14ª edizione del Premio, dedicata al tema della salute mentale, è la Third Age Foundation, una fondazione irlandese che, con la rete di impegno sociale AgeWell, aiuta le persone anziane a combattere la solitudine.

Il Premio del CESE per la società civile tributa un riconoscimento a progetti senza scopo di lucro realizzati da singoli, organizzazioni della società civile e imprese, ed è dedicato ogni anno a un tema diverso, legato a un importante settore di attività del CESE. Il vincitore della 14ª edizione del Premio, dedicata al tema della salute mentale, è la Third Age Foundation, una fondazione irlandese che, con la rete di impegno sociale AgeWell, aiuta le persone anziane a combattere la solitudine.

Il 7 marzo il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha reso omaggio a cinque organizzazioni senza scopo di lucro per il loro eccezionale contributo alla lotta contro i disturbi mentali, che nell'UE sono aumentati drasticamente.

Il premio di 50 000 EUR è stato suddiviso tra i cinque progetti vincitori.

Alla fondazione per la terza età Third Age Foundation (Irlanda) è andato il primo premio in palio, dell'importo di 14 000 EUR,

mentre le altre quattro organizzazioni selezionate hanno ricevuto 9 000 EUR ciascuna e si sono classificate come segue:

IL VINCITORE DEL PRIMO PREMIO

Con la sua rete di impegno sociale AgeWell ("Invecchiare bene"), la fondazione irlandese per la terza età Third Age Foundation aiuta gli anziani isolati, fragili e vulnerabili. AgeWell è un servizio unico nel suo genere, basato sulla comunità, in cui persone ultracinquantenni offrono il loro supporto ad anziani a rischio e bisognosi. Combinando visite a domicilio alle persone anziane con l'uso di un questionario per monitorarne la salute mentale basato su un'applicazione per smartphone, AgeWell è in grado di offrire a queste persone compagnia e supporto emotivo e di individuare i rischi per la loro salute in una fase precoce.

GLI ALTRI PROGETTI VINCITORI

Al secondo posto si è classificata l'associazione finlandese Pro Lapinlahti, con il suo centro sociale Lapinlahden Lähde, ovvero "La sorgente di Lapinlahti". Il centro, realizzato grazie alla ristrutturazione dell'ospedale Lapinlahti di Helsinki, organizza seminari, laboratori e altri eventi dedicati all'alfabetizzazione in materia di salute mentale e vanta 50 000 visitatori all'anno. Dichiarato "zona libera da diagnosi", è un luogo in cui ciascuno può vivere ed esprimersi liberamente, senza vedersi attribuire delle etichette, e un servizio che offre responsabilizzazione anziché un atteggiamento paternalista.

Il terzo posto è andato all'organizzazione slovacca Integra, con la sua iniziativa Crazy? So what! ("Matti? E allora?!"), che scardina gli stereotipi promuovendo tra i giovani una conoscenza della salute mentale fondata sulla compassione e offrendo una comprensione diretta di quel che significa soffrire di disturbi mentali e aver iniziato un percorso di guarigione.

Vincitrice del quarto premio è la fondazione finlandese Lilinkoti, la cui missione è sostenere la salute mentale con due giochi innovativi e creativi, denominati The World of Recovery ("Il mondo della guarigione"), che promuovono la guarigione dai disturbi mentali attraverso obiettivi che favoriscono lo sviluppo di una sana immagine di sé, dell'autonomia personale e di una vita attiva e di significato. I due giochi – un gioco non violento per dispositivi mobili e un gioco di ruolo da tavolo che ha già ricevuto diversi premi – si rivolgono a chi, con l'aiuto di professionisti, segue un percorso di recupero da disturbi mentali e da tossicodipendenze, e sono gratuiti e liberamente accessibili.

Il progetto Raccontare per sensibilizzare è valso il quinto posto all'organizzazione non profit italiana Animenta. Con tale progetto, Animenta è impegnata a riscrivere le narrazioni stereotipate sui disturbi alimentari, disturbi che soltanto in Italia colpiscono oltre quattro milioni di persone, metà delle quali adolescenti. I suoi programmi di prevenzione e sensibilizzazione sono realizzati da professionisti volontari, sia online che nelle scuole di tutta Italia.

L'edizione 2024 del Premio CESE per la società civile è stata lanciata nel luglio scorso. Dedicandola al tema della salute mentale, il CESE ha inteso riconoscere il ruolo cruciale svolto dalla società civile nel trattamento e nella prevenzione dei disturbi mentali. I vincitori sono stati selezionati tra oltre 100 candidature, provenienti da 23 Stati membri.

Edizioni precedenti del Premio sono state dedicate ai giovani, all'aiuto all'Ucraina, all'azione per il clima, alla parità di genere, all'emancipazione femminile e alle migrazioni, mentre nel 2020 il Premio per la società civile è stato sostituito da un Premio speciale per la solidarietà rivolto a chi si era distinto nella lotta contro la pandemia di COVID-19. (ll)

La Giornata dell'ICE del 2024 ha messo in piena luce le potenzialità e i limiti dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE). Pur celebrando i successi delle iniziative passate sul piano della sensibilizzazione e dello stimolo ai dibattiti pubblici, le discussioni hanno anche fatto emergere le frustrazioni quanto alla necessità di una maggiore reattività e di un migliore seguito da parte delle istituzioni dell'UE.

La Giornata dell'ICE 2024 ha messo in piena luce le potenzialità e i limiti dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE). Pur celebrando i successi delle iniziative passate sul piano della sensibilizzazione e dello stimolo ai dibattiti pubblici, le discussioni hanno anche fatto emergere le frustrazioni quanto alla necessità di una maggiore reattività e di un migliore seguito da parte delle istituzioni dell'UE.

Principali elementi emersi dalla giornata dell'ICE:

  • Al di là dei meri suggerimenti.  Le ICE andate a buon fine dovrebbero comportare automaticamente un'azione significativa da parte della Commissione, comprese risposte concrete e, se del caso, proposte legislative. Ciò garantirebbe un'influenza diretta delle ICE sul diritto dell'UE, promuovendo un dialogo più significativo tra i cittadini e le istituzioni.
  • Partenariati più forti. La collaborazione è fondamentale. Per amplificare la voce dei cittadini è necessaria una collaborazione strategica tra gli organizzatori, la società civile, gli organi di informazione e i partner pubblici.
  • Miglioramenti continui. Il quadro dell'ICE è in costante evoluzione. Sfruttando le migliori pratiche e promuovendo la condivisione delle conoscenze tra le parti interessate, possiamo rafforzare il processo dell'ICE e consentire a un numero ancora maggiore di cittadini di partecipare attivamente.

L'ICE consente ai cittadini di chiedere all'UE di intervenire e proporre una nuova legge su una questione particolare. Una volta che un'iniziativa raggiunge un milione di firme, la Commissione decide quali azioni intraprendere. (gb)

L'ospedale Lapinlahti a Helsinki, primo istituto psichiatrico finlandese e simbolo, con i suoi 170 anni di storia, della cura della salute mentale nel paese, nel 2013 era vuoto e in abbandono. Poi è entrato in azione un gruppo di attivisti del settore della salute mentale, con l'idea di trasformare lo storico sito, ormai in rovina, in un centro aperto per la salute mentale, la cultura e le arti. Siru Valleala, rappresentante dell'associazione Pro Lapinlahti, che gestisce il centro Lapinlahden Lähde, sorto nella sede dell'antico ospedale, ci ha detto che il centro è adesso anzitutto un luogo inclusivo, in cui la stigmatizzazione e i pregiudizi vengono lasciati fuori e tutti si sentono ben accetti.

L'ospedale Lapinlahti a Helsinki, primo istituto psichiatrico finlandese e simbolo, con i suoi 170 anni di storia, della cura della salute mentale nel paese, nel 2013 era vuoto e in abbandono. Poi è entrato in azione un gruppo di attivisti del settore della salute mentale, con l'idea di trasformare lo storico sito, ormai in rovina, in un centro aperto per la salute mentale, la cultura e le arti. Siru Valleala, rappresentante dell'associazione Pro Lapinlahti, che gestisce il centro Lapinlahden Lähde, sorto nella sede dell'antico ospedale, ci ha detto che il centro è adesso anzitutto un luogo inclusivo, in cui la stigmatizzazione e i pregiudizi vengono lasciati fuori e tutti si sentono ben accetti.

Che cosa vi ha indotto ad avviare questo progetto?

Nel 2013 l'ospedale Lapinlahti, il primo centro psichiatrico finlandese, costruito nel 1841, era vuoto. La città di Helsinki non aveva progetti per il suo futuro. Lo storico sito, con il suo ricco patrimonio e il bellissimo parco che lo circonda, era dimenticato e in rovina. Alla luce di questa situazione, un gruppo di attivisti del settore della salute mentale ha iniziato a proporre idee e progetti per trasformare l'ospedale e il suo parco in un centro aperto di salute mentale, cultura e arte.

È iniziato così il progetto noto oggi come Lapinlahden Lähde (la sorgente di Lapinlahti).  Le attività prendono spunto dalla rilevanza storica e architettonica dell'area, situata nel cuore della baia di Lapinlahti, e traggono ispirazione da 170 anni di lavoro nel campo della salute mentale. L'attenzione si è andata spostando dal trattamento delle malattie alla promozione del benessere di persone di ogni condizione. Lapinlahden Lähde è ora un esempio pulsante del lavoro diretto a contrastare la stigmatizzazione, e rappresenta una drastica svolta verso la promozione di ciò che è positivo.

In passato Lapinlahti era stato un centro di eccellenza della psichiatria, un luogo in cui si sviluppava costantemente la cura della salute mentale. Adesso invece gli attivisti che avevano lavorato per l'associazione Pro Lapinlahti, fondata nel 1988, quando l'istituto era ancora in attività come ospedale, hanno voluto creare un centro innovativo per la promozione della salute mentale, che usa tutte le conoscenze disponibili nel XXI secolo. Un luogo che incarna la svolta radicale dalla cura della malattia mentale alla promozione del benessere mentale.

Che accoglienza ha ricevuto il vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dai vostri assistiti?  Può fare un esempio?

All'inizio abbiamo faticato a incoraggiare il pubblico a varcare i cancelli del centro. L'area era stata chiusa al pubblico per i 170 anni in cui è servita da ospedale psichiatrico, e nonostante l'interesse e la curiosità, è stato difficile convincere le persone a venire a dare un'occhiata. Ma le attività e gli eventi hanno pian piano richiamato dei partecipanti, che hanno contribuito con entusiasmo a svilupparli ulteriormente, prestando servizio volontario e apportando nuove idee. Artisti e interpreti hanno portato le loro mostre d'arte e i loro eventi culturali a Lapinlahden Lähde, e adesso ogni anno ospitiamo più di 400 eventi e tra 50 e 60 mostre d'arte. Lapinlahti è diventato un ambiente aperto per tutti a Helsinki, promuovendo il benessere mentale e riducendo la solitudine e l'esclusione sociale ogni giorno.

"Quando ho aderito all'iniziativa ho sentito la soddisfazione di essere qui e di contribuire a dare nuova vita a questo luogo ... l'atmosfera dissolve tutto ciò che è pesante." (Cresswell-Smith et al, 2022)

Oggi l'ospedale Lapinlahti è considerato un luogo molto sicuro e inclusivo, dove ognuno si sente ben accetto, a prescindere dallo stato d'animo in cui si trova e dalla sua situazione personale. Il passato del centro come ospedale psichiatrico non è esente da effetti, perché consente di sentirsi vulnerabili e offre un'apertura assolutamente unica nei confronti del disagio mentale. Ci basiamo su un forte senso di comunità e tutti possono esplorare con fiducia i propri punti di forza. La stigmatizzazione e la discriminazione rimangono fuori dalla porta, e noi di Lapinlahden Lähde siamo orgogliosi di includere tutti.

Le attività del centro sono state sviluppate in collaborazione con il proprietario, la città di Helsinki, e questo lavoro di sviluppo è stato una condizione preliminare dell'intero progetto. In questo momento vengono prese decisioni politiche di ampia portata riguardo la futura proprietà del sito, e ci auguriamo che si tenga pienamente conto del successo delle operazioni in corso.

Come userete questo specifico finanziamento per proseguire la vostra opera al servizio della collettività? Avete già in programma nuovi progetti?

Continueremo a sviluppare le nostre attività per fare in modo che un numero ancora maggiore di persone possa parteciparvi e trarne vantaggio. Abbiamo recentemente lanciato un interessante progetto per le persone in fase di recupero da disturbi mentali, che mira ad aumentare l'accesso, e persino il diritto, alle attività culturali. Più specificamente, il progetto aiuta i partecipanti a trovare il proprio modo di pervenire all'espressione culturale, a individuare ciò che è efficace per loro in termini di benessere mentale, di cultura e di arte. Sarà questa la destinazione del generoso premio in denaro che ci è stato assegnato.

Che tipo di azione collettiva è necessaria per ridurre la stigmatizzazione che spesso accompagna i problemi di salute mentale? L'arte può svolgere un ruolo nel contribuire all'autonomia delle persone con problemi di salute mentale?      

Dobbiamo offrire attività che permettano a persone con esperienze e storie individuali diverse di incontrarsi. La partecipazione ad attività non basate sullo stato di salute o sulle circostanze personali crea incontri umani unici e legami significativi tra persone provenienti da contesti diversi. L'esplorazione della salute mentale attraverso diversi mezzi, come le arti, ha aumentato la consapevolezza e la comprensione. L'arte ha una speciale capacità di riunire le persone, e offre nuovi modi per affrontare questioni anche dolorose. Funge da tramite per l'espressione e crea l'opportunità di essere visti e ascoltati. La capacità di farsi ascoltare può cambiare la vita di una persona e la sua autopercezione.

Iniziativa EuroHPC

Document Type
PAC

Dispositivi medici/Eudamed

Document Type
PAC
Reference number
14/2024

Animenta ha condiviso il Premio con altri tre candidati, mentre la fondazione caritativa irlandese Third Age è stata proclamata prima vincitrice del Premio per la società civile conferito dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) a progetti che promuovono la salute mentale.