A cura di Pat Cox

Il nostro ospite speciale, l'ex Presidente del Parlamento europeo Pat Cox, ritorna con il pensiero al grande e storico allargamento di 20 anni fa, vissuto come un momento di enormi speranze per il fatto che finalmente il continente europeo poteva tornare a respirare con i suoi due polmoni, quello orientale e quello occidentale. E mentre viene propalato il mito della "Fratellanza slava" di Putin con le esplosioni di missili balistici come sottofondo, l'UE rimane un'unione volontaria di popoli liberi e sovrani basata sui valori fondamentali del rispetto dei diritti umani, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto.

A cura di Pat Cox

Il nostro ospite speciale, l'ex Presidente del Parlamento europeo Pat Cox, ritorna con il pensiero al grande e storico allargamento di 20 anni fa, vissuto come un momento di enormi speranze per il fatto che finalmente il continente europeo poteva tornare a respirare con i suoi due polmoni, quello orientale e quello occidentale. E mentre viene propalato il mito della "Fratellanza slava" di Putin con le esplosioni di missili balistici come sottofondo, l'UE rimane un'unione volontaria di popoli liberi e sovrani basata sui valori fondamentali del rispetto dei diritti umani, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto.

L'evento tenutosi a Dublino il 1° maggio del 2004, nel quadro dell'allora presidenza irlandese del Consiglio dell'UE, e la cerimonia di benvenuto svoltasi al Parlamento europeo a Strasburgo il 3 maggio 2004 spiccano per me non solo sul piano politico, ma anche a livello emotivo, perché sono state giornate di grande speranza e fiducia nell'avvenire e hanno simbolicamente rappresentato un ritorno a casa e la riunificazione del continente, che tornava a respirare con i suoi due polmoni, quello orientale e quello occidentale. A Dublino Seamus Heaney lesse la poesia che aveva appositamente composto (intitolata Beacons at Bealtaine, "Falò a Bealtaine") in cui esprimeva l'ottimismo di fondo derivante da questo storico allargamento, che poteva move lips, move minds and make new meanings flare ("e sulle labbra e nelle menti un senso nuovo" [far rifulgere]). A Strasburgo le 10 bandiere nazionali dei nuovi Stati membri furono innalzate su enormi pennoni costruiti nei cantieri navali di Danzica, un dono della Polonia, e il loro trasporto a Strasburgo richiamò simbolicamente alla memoria il passaggio dal comunismo alla libertà, personificato da Lech Wałęsa che era presente alla cerimonia.

Naturalmente, per tutti l'evento aveva costituito l'esito finale di un iter lungo e complesso di preparazione reciproca che era durato molti anni. Si era provata gioia, ma si era anche tirato un sospiro di sollievo nell'arrivare alla meta di un'autentica maratona politica e procedurale per tutti i soggetti coinvolti.

A mio avviso, l'allargamento è forse lo strumento politico dell'UE più potente, trasformativo e riuscito degli ultimi cinque decenni. Il mio paese, l'Irlanda, che era tra i paesi del primo allargamento (quello del 1º gennaio 1973), era lo Stato più povero dell'allora Comunità economica europea. Il risultato di quell'adesione è eccezionalmente positivo grazie all'effetto combinato dell'ingresso in un grande mercato, della solidarietà dell'UE (prima con i fondi regionali e poi con i fondi di coesione nei primi anni di esistenza di questo strumento), di norme più rigorose in materia di parità di genere e di politica ambientale, del sostegno al processo di pace nell'Irlanda del Nord e del riconoscimento che la Brexit ha conseguenze estremamente impegnative per l'Irlanda, che è l'unico Stato dell'UE ad avere una frontiera terrestre con il Regno Unito. Non è stato sempre un percorso in discesa, in particolare durante la crisi della zona euro, ma a conti fatti il risultato è decisamente positivo.

La decisione del Regno Unito di recedere dall'Unione - decisione che rispetto ma di cui mi rammarico - dimostra chiaramente una cosa, cioè che l'UE è un'unione volontaria di popoli liberi e sovrani, che possono aderire o andarsene per scelta propria. Questa realtà è la netta antitesi della guerra neoimperialista deliberatamente voluta da Putin contro l'Ucraina, nel cui quadro il mito della "Fratellanza slava" prende quotidianamente la forma di bombardamenti, di esplosioni dovute a missili balistici e di droni assassini.

L'adesione di Grecia, Portogallo e Spagna ha aiutato questi paesi a tornare vittoriosamente democratici dopo decenni di dittatura, e a migliorare il tenore e la qualità di vita dei loro cittadini.

Il grande e storico allargamento di 20 anni fa ha generato una crescita spettacolare nei nuovi Stati membri, in particolare in quelli dell'Europa centrale e orientale, non solo attraverso l'aumento degli investimenti e degli scambi commerciali ma anche grazie alla solidarietà dell'UE. In media, il loro PIL pro capite, al netto dell'inflazione e degli opportuni aggiustamenti valutari, è passato nel corso di due decenni da meno della metà della media UE a tre quarti di questa media, che inoltre è aumentata. Il PIL pro capite della Lituania è triplicato in questo periodo. La salute dei cittadini è migliorata, così come il loro livello di istruzione, con conseguenti miglioramenti in termini di qualità e tenore di vita. La produzione agricola è raddoppiata in tutta l'area considerata. In breve, come per tutti gli allargamenti precedenti, si sono prodotti effetti vantaggiosi tanto per i nuovi Stati aderenti che per l'UE nel suo complesso. Questo dato di fatto mi rende ottimista a ogni allargamento, ma non uno sprovveduto.

Le trasformazioni osservate negli ultimi anni in Polonia e ancora adesso in Ungheria fanno capire che ogni deviazione dalle norme dell'UE in materia di Stato di diritto, libertà dei mezzi d'informazione o rispetto dei diritti delle minoranze è indice di un'adesione all'UE come veicolo di prosperità, ma non in quanto comunità di valori condivisi, per i quali al contrario si prova avversione. Il primo ministro dell'Ungheria proclama con fierezza che il suo paese è una democrazia illiberale. Indipendentemente dal margine di interpretazione offerto dall'articolo 2 del TUE, è evidente che le disposizioni ivi contenute non offrono alcun appiglio per una democrazia illiberale. ("L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini".)

Queste disposizioni fanno parte di ogni accordo di adesione all'UE, sono riportate in tutti i trattati di adesione e sono approvate da tutti gli Stati aderenti. La concezione dei rapporti sintetizzata nella formula "Tienti pure i tuoi valori, ma mandaci i soldi" non è una base valida nel tempo per assicurare il rispetto reciproco, un principio che non andrebbe perso di vista dai paesi attualmente candidati mentre cercano di orientarsi nel loro cammino verso la futura adesione all'UE. Mi aspetto che i criteri di Copenaghen svolgano una funzione ancor più determinante nei negoziati futuri, verosimilmente con l'inserimento nei trattati di adesione di clausole che offrano all'UE una capacità maggiore di difendere diritti e valori da eventuali passi indietro. L'UE non è semplicemente un mercato e il progresso materiale, per quanto auspicabile, non è la sua unica ragion d'essere e tantomeno è quella principale.

Contuttociò, sulla base dei risultati ottenuti finora, gli allargamenti precedenti sono stati essenzialmente positivi per tutte le parti coinvolte e ogni nuovo allargamento dovrebbe essere affrontato con uno stato d'animo favorevole. I paesi candidati andranno incontro a trasformazioni significative, ciascuno secondo il proprio ritmo. Anche l'UE deve fare la propria parte per quanto riguarda l'iter decisionale e la capacità di bilancio al fine di accogliere nuovi Stati membri, compresa l'assistenza preadesione. Una volta concesso lo status di paese candidato dopo un'attenta valutazione, c'è bisogno dell'unanimità in seno al Consiglio per ogni fase successiva, cioè la definizione dei quadri di negoziazione, l'apertura e la chiusura di ogni capitolo di negoziato e i trattati di adesione finali. Nessuna di queste fasi è semplice o facile. La speranza è che tutti gli Stati membri rispettino il principio di "leale cooperazione" al fine di assistersi reciprocamente nell'adempimento dei compiti derivanti dai trattati (articolo 4, paragrafo 3, del TUE).

L'Ucraina rappresenta un caso a parte sul piano della complessità a causa delle sue dimensioni, del peso dell'agricoltura nel PIL nazionale rispetto alla media dell'UE, della diffusione della povertà relativa in termini di PIL pro capite e, naturalmente, della guerra in corso e delle sue conseguenze devastanti. I negoziati possono però iniziare. L'Ucraina è già sulla via dell'integrazione grazie all'accordo di associazione e all'accordo di libero scambio globale e approfondito conclusi con l'UE. Le disposizioni contenute in questi accordi potrebbero essere gradualmente estese nel corso del tempo, ma per l'ingresso nell'Unione ci sarà fondamentalmente bisogno di un assetto territoriale stabile e di una pace duratura, due presupposti essenziali per i quali l'adesione all'UE può fare la sua parte. L'UE ha bisogno di stabilità, e non di caos, sui suoi confini orientali e la prospettiva di accogliere questo paese in seno all'Unione è nell'interesse sia dell'UE che dell'Ucraina.

Pat Cox, ex Presidente del Parlamento europeo (in carica dal 2002 al 2004)

Pat Cox è un politico e giornalista irlandese. È stato Presidente del Parlamento europeo dal 2002 al 2004, e dal 2005 al 2011 ha presieduto il Movimento europeo internazionale. Dal 2015 è alla guida della Fondazione Jean Monnet per l'Europa.  È inoltre il coordinatore europeo per il corridoio di trasporto "Scandinavia-Mediterraneo" della rete centrale TEN-T, oltre ad essere stato il capo della missione del Parlamento europeo tesa a valutare le esigenze di riforma interna della Verkhovna Rada dell'Ucraina. All'inizio della sua carriera ha lavorato come giornalista televisivo su temi di attualità per la RTÉ a Dublino. Nel 2004 Pat Cox ha ricevuto il premio internazionale Carlo Magno, conferito dalla città di Aquisgrana, per il suo impegno in quanto parlamentare europeo a favore dell'allargamento dell'UE.

Nella sessione plenaria del 25 aprile il CESE ha approvato l'accordo che istituisce un organismo interistituzionale per le norme etiche. Il 15 maggio i rappresentanti delle istituzioni e degli organi dell'UE partecipanti hanno formalmente siglato il nuovo accordo, che dovrebbe entrare in vigore il 6 giugno, primo giorno della consultazione elettorale europea.

Nella sessione plenaria del 25 aprile il CESE ha approvato l'accordo che istituisce un organismo interistituzionale per le norme etiche. Il 15 maggio i rappresentanti delle istituzioni e degli organi dell'UE partecipanti hanno formalmente siglato il nuovo accordo, che dovrebbe entrare in vigore il 6 giugno, primo giorno della consultazione elettorale europea.

L'accordo rappresenta un importante passo avanti per la promozione di una cultura comune in materia di integrità ed etica.

Il nuovo organismo europeo avrà il compito di elaborare, aggiornare e interpretare norme minime comuni per una condotta eticamente corretta, e pubblicherà relazioni per valutare in che modo si è tenuto conto di tali norme nei regolamenti interni di ciascuna istituzione e ciascun organo dell'UE partecipante.

Oltre al CESE, fanno parte del nuovo organismo etico altri sette tra istituzioni e organi dell'UE: il Parlamento europeo, il Consiglio dell'UE, la Commissione europea, la Corte di giustizia dell'Unione europea, la Banca centrale europea, la Corte dei conti dell'Unione europea e il Comitato europeo delle regioni.

La rappresentanza di ogni istituzione e organo partecipante sarà assicurata da un suo membro ad alto livello, e ciascuna delle parti si avvicenderà annualmente alla presidenza dell'organismo etico.

Cinque esperti indipendenti presteranno la loro assistenza ai lavori del nuovo organismo formulando pareri su richiesta. Le parti contraenti dell'accordo potranno consultare gli esperti in merito a dichiarazioni scritte individuali in formato standard, tra cui anche le dichiarazioni di interessi. (mp)

di Antoine Fobe

Con le elezioni europee alle porte, l'Unione europea dei ciechi (European Blind Union, EBU) incoraggia i propri sostenitori a recarsi alle urne, malgrado le difficoltà che permangono, e li invita a esprimere il proprio voto tenendo a mente l'attenzione che i candidati e i partiti prestano all'inclusione – in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità – perché è necessario che i cittadini con disabilità visive diano voce alle proprie esigenze e aspettative.

di Antoine Fobe

Con le elezioni europee alle porte, l'Unione europea dei ciechi (European Blind Union, EBU) incoraggia i propri sostenitori a recarsi alle urne, malgrado le difficoltà che permangono, e li invita a esprimere il proprio voto tenendo a mente l'attenzione che i candidati e i partiti prestano all'inclusione – in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità – perché è necessario che i cittadini con disabilità visive diano voce alle proprie esigenze e aspettative.

L'Unione europea dei ciechi (EBU) è la voce delle persone non vedenti e ipovedenti in Europa e si adopera per creare una società accessibile e inclusiva che offra loro pari opportunità di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita. La partecipazione politica è ovviamente un aspetto essenziale, in quanto consente ai cittadini con disabilità visive di promuovere – attraverso il voto e l'azione politica – normative e politiche inclusive in materia di disabilità.

Con l'avvicinarsi delle elezioni del Parlamento europeo del 2024, la partecipazione delle persone con disabilità, sia come elettori che come candidati, è un tema importante e attuale.

Secondo una relazione del Comitato economico e sociale europeo (CESE) del 2019, alle ultime elezioni del Parlamento europeo (PE) circa 400 000 persone con disabilità sono state private del diritto di voto. Inoltre, solo il 5% dei membri del PE ha una disabilità.

In vista delle imminenti elezioni, l'EBU chiede nuovamente – come punto di partenza nella sua dichiarazione al riguardo – che sia stabilita una norma in materia di accessibilità al voto (procedure di voto), alle informazioni elettorali (strutture e materiali relativi alle campagne elettorali, dibattiti politici, programmi e siti web dei partiti politici) e alle procedure post-elettorali (ad esempio, i meccanismi di ricorso), e che sia garantito in maniera paritaria il diritto di eleggibilità.

L'EBU si concentra sulle elezioni del Parlamento europeo, poiché l'Unione europea ha competenza solo limitatamente alle elezioni europee, in quanto elemento della cittadinanza dell'UE, e può garantire pari diritti alle persone con disabilità solo negli ambiti di sua responsabilità. Tuttavia, dato che l'organizzazione delle elezioni resta di competenza degli Stati membri, le buone pratiche adottate a livello dell'UE avrebbero automaticamente un effetto di ricaduta positivo su tutte le altre elezioni.

Purtroppo, per questa volta è troppo tardi per rendere le elezioni del Parlamento europeo un modello da seguire in tal senso, ma non per mancanza di interesse da parte del PE, anzi. Nel maggio 2022 il PE ha proposto una riforma della legge elettorale dell'UE, incentrata in particolare sulla necessità di garantire alle persone con disabilità il diritto di votare in modo indipendente e in segreto, la libertà di scegliere se ricevere assistenza o meno, nonché l'accessibilità al voto per corrispondenza e alle campagne politiche. Finora, purtroppo, non vi è stata alcuna risposta da parte del Consiglio dell'UE. 

L'EBU chiede al nuovo Parlamento di continuare a sollecitare il Consiglio nei prossimi cinque anni di legislatura affinché la riforma proposta venga adottata e vengano compiuti progressi concreti per le elezioni del 2029. Possiamo contare sul sostegno del CESE, che nel 2020 aveva già chiesto un'iniziativa legislativa formale da parte del Parlamento europeo per garantire l'effettivo diritto di voto per le persone con disabilità nelle elezioni del PE. Ad esso si aggiunge l'appoggio della Commissione europea, che lo scorso dicembre ha pubblicato una "Guida di buone pratiche elettorali" e al momento sta redigendo un compendio sulle prassi di voto elettronico e sull'uso delle TIC nell'ambito delle elezioni, affrontando in entrambi i casi aspetti relativi all'accessibilità.

 

di Alena Mastantuono

Ogni anno in Europa più di 10 milioni di pazienti si avvalgono della medicina nucleare per sottoporsi alla diagnosi e al trattamento di malattie come il cancro, ma anche di patologie cardiovascolari e neurovascolari.

di Alena Mastantuono

Ogni anno in Europa più di 10 milioni di pazienti si avvalgono della medicina nucleare per sottoporsi alla diagnosi e al trattamento di malattie come il cancro, ma anche di patologie cardiovascolari e neurovascolari.

Le tecnologie radiologiche e nucleari che fanno uso di radioisotopi sono fondamentali nella lotta contro il cancro in tutte le fasi della cura dei pazienti, dall'individuazione precoce alla diagnosi, alla terapia e alle cure palliative.

Il numero di pazienti che beneficiano della medicina nucleare è in aumento, grazie principalmente alle scoperte scientifiche. I ricercatori e le imprese europei hanno messo a punto alcune delle recenti terapie antitumorali innovative basate sui radioligandi, ad esempio farmaci mirati per i tumori del sistema endocrino e della prostata e per le metastasi diffuse. Il Lutezio-177, ad esempio, è un radioisotopo molto promettente per il trattamento del cancro della prostata, responsabile di 90 000 decessi in Europa ogni anno. Rispetto ai trattamenti tradizionali, la moderna radioisotopoterapia permette un efficace trattamento mirato delle cellule tumorali ed è spesso meno dannosa per l'organismo. Decine di migliaia di pazienti oncologici si affidano a una radioisotopoterapia mirata, spesso per combattere tumori per i quali non vi sono trattamenti alternativi.

Tuttavia, prima di raggiungere il paziente, la catena di approvvigionamento della medicina nucleare è estremamente complessa: comprende l'approvvigionamento delle materie prime di base, il loro stoccaggio, l'irradiazione, la trasformazione, la logistica e l'applicazione. Una volta prodotti, i radioisotopi devono essere trasformati, spediti e utilizzati in un lasso di tempo relativamente breve: alcuni il giorno stesso, altri nel giro di pochi giorni, a seconda della durata della loro emivita. Si tratta di prodotti altamente e rapidamente deperibili.

Sorprendentemente, nelle procedure doganali e di trasporto transfrontaliere non si tiene conto di queste caratteristiche. Nel caso, ad esempio, del trasporto transfrontaliero, sono numerosi gli ostacoli per cui può avvenire che si dia priorità ai gamberi rispetto ai radioisotopi che sono stati spediti per salvare la vita di un paziente.

Per questo motivo, nel suo parere sull'approvvigionamento di radioisotopi per uso medico, il CESE chiede una migliore cooperazione tra gli Stati membri per eliminare gli ostacoli normativi. Il parere esamina ogni fase della catena di approvvigionamento dei radioisotopi in Europa e individua gli ostacoli alle consegne transfrontaliere e la dipendenza dai paesi terzi. Propone inoltre soluzioni per ovviare alle infrastrutture mancanti in Europa e per soddisfare le esigenze in materia di attività di R&S coordinate.

Le raccomandazioni formulate dal CESE nel parere sono in linea con le conclusioni raggiunte in occasione del vertice di aprile dai capi di Stato dell'UE, che hanno sottolineato la necessità di ridurre le dipendenze strategiche dell'Europa in settori sensibili come la sanità e le tecnologie critiche. Essi hanno inoltre evidenziato, in linea con la relazione di Enrico Letta, la necessità di concentrarsi sulla prestazione transfrontaliera di servizi e sulla circolazione transfrontaliera di merci, compresi i beni essenziali come i medicinali.

L'Europa deve introdurre incentivi alla produzione che assicurino una maggiore autonomia strategica in materia di approvvigionamento di radioisotopi. Nonostante la sua posizione di leader mondiale nella fornitura di radioisotopi per uso medico, l'Europa ha una dipendenza critica dagli Stati Uniti e dalla Russia per le forniture di uranio metallico a basso arricchimento e concentrazione elevata (HALEU), oltre che per le forniture di alcuni isotopi arricchiti per la produzione di radioisotopi.

L'UE rimane ancora oggi fortemente dipendente dalla Russia per le forniture di obiettivi di isotopi stabili per la produzione di alcuni radioisotopi impiegati nelle radioterapie molecolari moderne o in fase di sviluppo, ad esempio l'Itterbio-176 utilizzato per la produzione di Lutezio-177.

Questa dipendenza costituisce un'autentica sfida per la catena di approvvigionamento di questo radioisotopo specifico, per il quale la domanda mondiale dovrebbe triplicare nei prossimi anni.

La catena di approvvigionamento dipende anche dai modelli di produzione (nei reattori o con acceleratori) dei radioisotopi, nonché dalla loro trasformazione e consegna agli ospedali. Gli Stati membri, in particolare i centri di ricerca e gli ospedali, dovrebbero collaborare più strettamente per garantire parità di accesso alle cure e terapie. L'accesso alle radioterapie, infatti, non è uniforme in tutti gli Stati membri dell'Unione, in particolare nelle fasi di sviluppo e in quelle pilota: è necessario che i pazienti possano beneficiare di un accesso più rapido a farmaci di ricerca (in fase sperimentale) o per uso compassionevole, ma occorre anche migliorare l'accesso a questi farmaci e terapie da parte di piccoli ospedali che possono non disporre delle competenze e infrastrutture necessarie. Per alcuni pazienti avere o meno tale accesso può essere vitale.

Il finanziamento europeo della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione nel settore della medicina nucleare, in particolare attraverso i programmi Orizzonte Europa ed Euratom, è fondamentale per rispondere alle esigenze dei pazienti. L'Europa dovrebbe sviluppare progetti strategici di interesse comune in questo settore attingendo alle risorse del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) dell'UE. Nell'ambito del piano europeo di lotta contro il cancro, la strategia SAMIRA (Strategic Agenda for Medical Ionising Radiation Applications = agenda strategica per le applicazioni mediche delle radiazioni ionizzanti) e l'iniziativa ERVI (European Radioisotope Valley Initiative = iniziativa relativa ai centri europei specializzati nei radioisotopi) della Commissione europea sono progetti di grande valore. La Commissione europea dovrebbe spingersi oltre e includere maggiormente la medicina nucleare nel piano europeo di lotta contro il cancro e nella missione contro il cancro di Orizzonte Europa.

Gli Stati membri dovrebbero inoltre finanziare le politiche di sanità pubblica con particolare attenzione alle tecnologie medico-radiologiche e nucleari. Questo permetterà di lanciare un segnale positivo all'industria, consentirà lo sviluppo e la crescita della ricerca e dell'innovazione nonché delle infrastrutture industriali in Europa e permetterà di attrarre un maggior numero di persone verso il settore.

In conclusione, saremo in grado di garantire un più efficace approvvigionamento di radioisotopi in Europa e di soddisfare la crescente domanda dei pazienti solo se adotteremo decisioni politiche coraggiose. 

Pur essendo un leader mondiale nella fornitura di radioisotopi per uso medico, l'Europa dipende fortemente dai paesi terzi per quanto riguarda le materie prime di base e specifiche operazioni di trasformazione. Ciò può perturbare le catene di approvvigionamento e minacciare l'accesso di molti europei a diagnosi e terapie salvavita. Per invertire questa tendenza e soddisfare la crescente domanda dei pazienti, abbiamo bisogno di investimenti pubblici e privati nella ricerca e sviluppo nonché in nuove infrastrutture di produzione, ma anche di una buona regolamentazione e di decisioni politiche coraggiose, sottolinea la relatrice del parere del CESE sulla fornitura di radioisotopi per uso medico Alena Mastantuono. 

Pur essendo un leader mondiale nella fornitura di radioisotopi per uso medico, l'Europa dipende fortemente dai paesi terzi per quanto riguarda le materie prime di base e specifiche operazioni di trasformazione. Ciò può perturbare le catene di approvvigionamento e minacciare l'accesso di molti europei a diagnosi e terapie salvavita. Per invertire questa tendenza e soddisfare la crescente domanda dei pazienti, abbiamo bisogno di investimenti pubblici e privati nella ricerca e sviluppo nonché in nuove infrastrutture di produzione, ma anche di una buona regolamentazione e di decisioni politiche coraggiose, sottolinea la relatrice del parere del CESE sulla fornitura di radioisotopi per uso medico Alena Mastantuono. 

Nell'ultimo articolo della nostra rubrica Io vado a votare, e tu?, Antoine Fobe, responsabile per le attività di sensibilizzazione e le campagne d'informazione presso l'Unione europea dei ciechi, ricorda le richieste presentate dalla sua organizzazione per rendere le elezioni più accessibili. Nonostante gli sforzi compiuti dalle organizzazioni delle persone con disabilità, dal CESE e dal Parlamento europeo, anche stavolta è troppo tardi perché le elezioni europee servano da esempio.

Nell'ultimo articolo della nostra rubrica Io vado a votare, e tu?, Antoine Fobe, responsabile per le attività di sensibilizzazione e le campagne d'informazione presso l'Unione europea dei ciechi, ricorda le richieste presentate dalla sua organizzazione per rendere le elezioni più accessibili. Nonostante gli sforzi compiuti dalle organizzazioni delle persone con disabilità, dal CESE e dal Parlamento europeo, anche stavolta è troppo tardi perché le elezioni europee servano da esempio.

di Biljana Spasovska,

Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani

Contrassegnata da battute d'arresto e ritardi alimentati da controversie bilaterali irrisolte e da un calo del sostegno pubblico, la corsa all'adesione all'UE della Macedonia del Nord attraversa ora una fase cruciale. Nonostante gli ostacoli, la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a trainare il desiderio della nazione di aderire all'UE.

di Biljana Spasovska,

Rete per lo sviluppo della società civile dei Balcani

Contrassegnata da battute d'arresto e ritardi alimentati da controversie bilaterali irrisolte e da un calo del sostegno pubblico, la corsa all'adesione all'UE della Macedonia del Nord attraversa ora una fase cruciale. Nonostante gli ostacoli, la promessa di prosperità economica e di stabilità regionale continua a trainare il desiderio della nazione di aderire all'UE.

I sondaggi d'opinione rivelano una tendenza preoccupante, caratterizzata da un calo del sostegno all'adesione all'UE in questi ultimi anni. Tale diminuzione riflette una frustrazione generale dovuta alla lentezza dei progressi e alla percezione di una mancanza di impegno da parte degli Stati membri dell'UE.

Il cammino della Macedonia del Nord verso l'adesione all'UE è stato disseminato di questioni complesse che si estendono oltre i confini del paese. La crisi della democrazia e l'instabilità politica all'interno della regione e tra gli Stati membri dell'UE, unitamente all'ascesa del nazionalismo di destra, rappresentano sfide significative per il processo di integrazione. Malgrado tali sfide, vi è ancora spazio per l'ottimismo e il rinnovamento, dal momento che molti cittadini considerano l'integrazione nell'UE un percorso verso una prosperità futura e un miglioramento del loro tenore di vita. Il paese inoltre è già piuttosto allineato alla legislazione dell'UE, il che è promettente.

In futuro, la Macedonia del Nord dovrà dare priorità ai progressi in termini di riforme e capitoli negoziali in ambiti critici quali lo Stato di diritto, la giustizia, la democrazia e il miglioramento della pubblica amministrazione. Il conseguimento di progressi tangibili in tali ambiti grazie all'impulso del processo di adesione rafforzerebbe anche il sostegno pubblico all'UE. L'impegno a favore dei valori democratici, della cooperazione regionale e del perseguimento di un destino europeo condiviso svolgerà un ruolo fondamentale man mano che il paese proseguirà lungo il tortuoso percorso di adesione.

Se da un lato la Macedonia del Nord deve dare prova di maturità politica e attuare le riforme necessarie, dall'altro l'UE deve mostrare ai cittadini di questo paese che il processo di adesione è equo e meritocratico e che sta progredendo. Occorre che venga manifestata la volontà politica di portare avanti l'adesione, così com'è stato fatto nei confronti dell'Ucraina; bisogna inoltre premiare i progressi compiuti e adottare misure che garantiscano che entrambe le parti dispongano di sufficienti capacità per far avanzare questo processo.

Infine, dovrebbe essere riconosciuto in maniera chiara che non esiste alternativa migliore, e a vantaggio di tutti, dell'adesione all'UE della Macedonia del Nord e dell'intera regione. Dopotutto, la Macedonia del Nord sarà anche piccola, ma il suo ricco patrimonio culturale, la sua posizione strategica e il suo impegno a favore dei valori democratici apporterebbero stabilità regionale e opportunità di crescita economica, rafforzando così l'eterogeneità e la coesione dell'UE.

Benvenuti al podcast del Comitato economico e sociale europeo "The Grassroots View". In questo episodio esaminiamo le complessità della governance economica e le sfide che si prospettano per il panorama economico europeo. Vi parleremo del livello di convergenza di vedute sulla governance economica tra i paesi dell'UE e delle difficili scelte che l'Europa dovrà compiere per adeguare la propria economia alle esigenze del XXI secolo.

Benvenuti al podcast del Comitato economico e sociale europeo "The Grassroots View". In questo episodio esaminiamo le complessità della governance economica e le sfide che si prospettano per il panorama economico europeo. Vi parleremo del livello di convergenza di vedute sulla governance economica tra i paesi dell'UE e delle difficili scelte che l'Europa dovrà compiere per adeguare la propria economia alle esigenze del XXI secolo.

Con noi oggi ci sono Luca Jahier, ex Presidente del CESE e attuale presidente del gruppo Semestre europeo del CESE, Margarida Marques, deputata europea dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici, Maria Demertzis, ricercatrice senior presso Bruegel, e Maria Tadeo, corrispondente da Bruxelles. (tk)

Sabato 4 maggio 2024 il Comitato ha aperto le porte al pubblico per la sua tradizionale Giornata Porte aperte, nel corso della quale ha informato i cittadini e suscitato il loro interesse in merito al proprio ruolo tra le istituzioni dell'UE e alle imminenti elezioni europee.

Sabato 4 maggio 2024 il Comitato ha aperto le porte al pubblico per la sua tradizionale Giornata Porte aperte, nel corso della quale ha informato i cittadini e suscitato il loro interesse in merito al proprio ruolo tra le istituzioni dell'UE e alle imminenti elezioni europee.

Nel corso della Giornata, il CESE ha organizzato una serie di attività presso la sua sede, l'edificio Jacques Delors a Bruxelles. I partecipanti hanno potuto visitare l'edificio e scoprire cosa il CESE può fare per i cittadini, conoscere il ruolo del Comitato nel processo decisionale dell'UE e condividere i propri interessi e le proprie preoccupazioni con alcuni membri del CESE.

I visitatori hanno inoltre avuto l'opportunità di informarsi sul lavoro dei membri del CESE nei loro paesi d'origine e di partecipare ad una serie di attività dal vivo, tra cui giochi interattivi e un quiz sull'Unione europea, mentre i bambini hanno potuto farsi dipingere il viso.

In mattinata il Comitato ha dato il benvenuto a un gruppo di membri e di dipendenti del CESE che hanno percorso in bicicletta centinaia di chilometri in Francia e Belgio per richiamare l'attenzione sull'importanza delle elezioni europee.

Guidato dal membro del CESE Bruno Choix, del gruppo dei Datori di lavoro, il drappello di ciclisti ha effettuato in quattro giorni il percorso da Caen (Francia) a Bruxelles, coprendo una distanza complessiva di oltre 500 km; per l'ultimo tratto, da Waterloo (Belgio) alla sede del CESE a Bruxelles, ai ciclisti iniziali si sono aggiunti altri membri e funzionari del Comitato. (mp)