Qual è il valore dei giochi paralimpici e in che modo essi ed altre competizioni sportive contribuiscono ad abbattere i muri per le persone con disabilità? 

Qual è il valore dei giochi paralimpici e in che modo essi ed altre competizioni sportive contribuiscono ad abbattere i muri per le persone con disabilità? 

Il membro del CESE Pietro Barbieri ci racconta la storia delle competizioni sportive per le persone con disabilità e ci spiega come due Olimpiadi, Seoul 1988 e Londra 2012, sono riuscite a realizzare un obbiettivo così a lungo atteso, ossia il cambiamento nella percezione della disabilità. Ed è stato così che siamo finalmente entrati nel mondo dello sport di tutti e per tutti. 

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Photo by Tomislav Štuka

Jan Štuka, 11 anni, di Zagabria (Croazia), ha la spina bifida e può camminare solo con l'aiuto di tutori e di un deambulatore, ma ciò non gli impedisce di essere un atleta completo. Vincitore nel 2023 del premio per il miglior giovane giocatore croato di pallacanestro in carrozzina, Jan ha anche partecipato a gare di nuoto e ora pratica lo sci nordico. Nel tempo libero gioca a calcio con gli amici, segnando goal con la mano. Jan e sua madre Jasmina Bogdanović ci hanno parlato di opportunità sportive per i bambini con disabilità e hanno spiegato perché è importante trattarli il meno possibile come persone con bisogni speciali.

Jan Štuka, 11 anni, di Zagabria (Croazia), ha la spina bifida e può camminare solo con l'aiuto di tutori e di un deambulatore, ma ciò non gli impedisce di essere un atleta completo. Vincitore nel 2023 del premio per il miglior giovane giocatore croato di pallacanestro in carrozzina, Jan ha anche partecipato a gare di nuoto e ora pratica lo sci nordico. Nel tempo libero gioca a calcio con gli amici, segnando goal con la mano. Jan e sua madre Jasmina Bogdanović ci hanno parlato di opportunità sportive per i bambini con disabilità e hanno spiegato perché è importante trattarli il meno possibile come persone con bisogni speciali.

JAN:

Quando hai iniziato a fare sport e quali sport hai praticato finora?

Ho iniziato a nuotare alla scuola di nuoto all'età di due anni. A quattro anni mi sono iscritto al club di nuoto per disabili Natator, dove ho imparato tutti gli stili di nuoto e ho partecipato ad alcune gare. Poi, all'età di undici anni ho smesso, perché mi annoiavo un po'.

A otto anni, ho iniziato a praticare lo sci nordico paralimpico e ho iniziato a giocare a pallacanestro in carrozzina. Questi due sport li pratico ancora e sono i miei preferiti.

Ho anche provato un paio di volte l'arrampicata che ho trovato fantastica, anche se purtroppo non ho il tempo di praticare anche questo sport. Poi ho seguito un corso estivo di Krav Maga, che mi ha molto appassionato e che mi piacerebbe ripetere ogni tanto in futuro.

Quali premi hai vinto e quale di questi è più importante per te?

Ho vinto diversi premi con la squadra di pallacanestro ma il mio preferito è quello che ho ricevuto nel 2023, dall'associazione sportiva per disabili di Zagabria, come migliore giovane atleta disabile della mia categoria.

Com'è organizzata la tua giornata quando ti alleni? Quanto ti alleni solitamente ogni settimana?

La mattina vado a scuola. Dopo la scuola, prima faccio i compiti a casa, poi esco con i miei amici e la sera mi alleno. Finora mi sono allenato una volta alla settimana per lo sci, su piste sintetiche, e per la pallacanestro, mentre una o due volte la settimana per il nuoto. Da questo anno scolastico smetterò il nuoto e aumenterò a due-tre volte la settimana lo sci.

In inverno partecipo a dei ritiri sciistici a Planica, in Slovenia, e in alcune località sciistiche austriache. Lo faccio molto volentieri perché vengono anche i miei amici, quindi, oltre ad allenarci, abbiamo anche molto tempo per socializzare.

Con la squadra di pallacanestro, a volte andiamo a giocare in trasferta in altre città della Croazia. Lo scorso autunno siamo stati anche a Roma e abbiamo giocato contro la squadra di pallacanestro della Lazio.

Ci sono atleti o atlete che ammiri? Vorresti partecipare a un'importante competizione sportiva internazionale un giorno?

Il mio atleta preferito era Luka Modrić, ma al momento non ho idoli, quindi non seguo nessuno in particolare.

Sì certo, mi piacerebbe partecipare a qualche competizione sportiva internazionale... spero sia di pallacanestro che di sci.

JASMINA:

Quanta attenzione viene rivolta allo sport per i bambini con disabilità in Croazia?

A me, come genitore, sembra che venga effettivamente prestata molta attenzione. Purtroppo però, i genitori non sono sufficientemente informati in merito alle possibilità e i club hanno disperatamente bisogno di nuove adesioni, ed è un peccato che le cose stiano così. Naturalmente, la situazione è decisamente migliore nelle grandi città.

Per un bambino con disabilità ci sono sufficienti opportunità e incentivi per fare sport o è necessario un ampio coinvolgimento dei genitori?

Sì, le opportunità e gli incentivi esistono...se i bambini e i loro genitori desiderano approfittarne. Come dicevo, i genitori sono meno informati e alcuni di loro non vogliono assumere ulteriori impegni o temono che i loro figli possano subire infortuni praticando uno sport... È un vero peccato che la pensino in questo modo. Infatti, le attività sportive per le persone con disabilità sono gratuite e, a mio avviso, molto stimolanti per la salute sia fisica che mentale, e certamente per l'integrazione sociale. E non direi che il coinvolgimento dei genitori sia maggiore rispetto a quello richiesto per i figli senza disabilità della stessa età. Vi sono ovviamente eccezioni nel caso di diagnosi particolari: ad esempio, Jan deve ancora essere accompagnato da uno di noi quando si reca ai ritiri sciistici invernali o quando va in trasferta, ma quando sarà più grande, questa nostra presenza probabilmente diminuirà e si spera diventerà facoltativa per noi. L'obiettivo è che possa diventare indipendente in tutto questo. Attualmente, ad esempio, si allena regolarmente senza la nostra assistenza.

Cos'altro aggiungerebbe dal suo punto di vista di genitore di un figlio con bisogni speciali?

Considerarli il meno possibile soggetti con bisogni speciali e includerli nelle attività quotidiane in funzione della loro età e delle loro capacità, in modo che possano percepirsi come tali, ovvero come bambini normali che fanno qualcosa "in maniera un pochino diversa", ma che comunque la fanno! Jan usa una bicicletta non con due ma con tre ruote; nuota e si tuffa come tutti i suoi coetanei, ma utilizza le gambe meno degli altri o per niente; gioca a calcio con la squadra ma "calcia" la palla con la mano. "Possiamo fare tutto, ma alcune cose le facciamo in maniera un pochino diversa" - se si accettano in questo modo, anche gli altri li accetteranno in questo modo.

Jan Štuka è uno studente di 11 anni di Zagabria, attualmente al quinto anno della scuola primaria. È stato membro del club di nuoto Natator. Attualmente fa parte del KKI Zagreb (pallacanestro in carrozzina) e dello sci club per persone con disabilità Monoski Zagreb, dove si allena regolarmente nel programma di sci nordico per le persone con disabilità.

Jasmina Bogdanović è laureata in design presso la Scuola di design della facoltà di architettura di Zagabria. Ha collaborato con diverse agenzie di marketing per 20 anni. Attualmente lavora part time e a distanza per un piccolo studio di grafica e questo le consente di accompagnare Jan ai ritiri sciistici e di seguirlo negli altri impegni sportivi. È anche appassionata di ciclismo e va dovunque in bicicletta.

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Per quasi 500 atleti ucraini rimasti uccisi nella guerra che la Russia sta conducendo contro il loro paese, il sogno di partecipare alle Olimpiadi o ad altre future competizioni sportive si è infranto per sempre. Per mantenere vivo il loro ricordo, l'ONG ucraina BRAND UKRAINE ha elaborato una narrazione sulla tragica storia di sei atleti deceduti riportandoli in vita - anche se solo per un breve momento - grazie all'intelligenza artificiale. Abbiamo intervistato Tim Makarov, capo del Team Digital & Content di BRAND UKRAINE, il quale ci ha svelato che l'idea definitiva alla base del progetto, presentato ai Giochi olimpici di Parigi, consiste nell'indurre gli spettatori a fermarsi e riflettere sul valore della vita umana.

Per quasi 500 atleti ucraini rimasti uccisi nella guerra che la Russia sta conducendo contro il loro paese, il sogno di partecipare alle Olimpiadi o ad altre future competizioni sportive si è infranto per sempre. Per mantenere vivo il loro ricordo, l'ONG ucraina BRAND UKRAINE ha elaborato una narrazione sulla tragica storia di sei atleti deceduti riportandoli in vita - anche se solo per un breve momento - grazie all'intelligenza artificiale. Abbiamo intervistato Tim Makarov, capo del Team Digital & Content di BRAND UKRAINE, il quale ci ha svelato che l'idea definitiva alla base del progetto, presentato ai Giochi olimpici di Parigi, consiste nell'indurre gli spettatori a fermarsi e riflettere sul valore della vita umana.

Come è nata l'idea di questo progetto?

Da un'iniziativa dell'agenzia creativa BBDO di Berlino: ci hanno proposto un concetto di massima, un'idea, per illustrare il tragico destino degli atleti ucraini che non hanno potuto gareggiare alle Olimpiadi. Ci hanno presentato l'idea di base e noi l'abbiamo sviluppata e abbiamo coinvolto altri partner, stabilendo connessioni con il ministero ucraino della Gioventù e dello sport, quello degli Affari esteri e l'ufficio del Presidente dell'Ucraina. Abbiamo lavorato insieme alla fase finale di elaborazione del progetto, mentre BBDO continuava a occuparsi della parte tecnica. Abbiamo definito una strategia di comunicazione e assicurato un'assistenza legale e la distribuzione dei contenuti. Il progetto è stato presentato alla Volia House, la sede ufficiale dell'Ucraina alle Olimpiadi di Parigi, anche con la partecipazione di alcuni influencer.

Quali difficoltà avete incontrato nel raccogliere le storie e realizzare il video? Quali tecniche sono state utilizzate per "far rivivere" gli atleti protagonisti?

L'idea in sé è semplicissima e di luminosa chiarezza: raccontare le storie di atleti ucraini morti tragicamente e creare i loro avatar digitali. Abbiamo realizzato un lavoro incredibile, utilizzando registrazioni vocali che abbiamo digitalizzato, immagini d'archivio e materiali video, trattando il tutto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Il nostro obiettivo era creare una copia digitale della persona dall'aspetto molto "umano", tracciandone un ritratto misterioso e inquietante che fosse al tempo stesso realistico e irrealistico. Questo era il significato che volevamo trasmettere. Le storie di questi atleti sono di per sé estremamente forti e potenti e, aumentate come sono dalla tecnologia dell'IA, non possono lasciare nessuno indifferente. Voglio essere onesto - questo è un progetto davvero "sull'orlo del precipizio". Nelle discussioni che abbiamo avuto sul progetto è emerso il timore di non essere compresi, ossia che non venissero percepiti la messa a nudo, la vulnerabilità, il dolore e la disperazione che, dietro la spiacevole sensazione di disagio suscitata dal video, abbiamo voluto infondere alle parole degli atleti deceduti. Il progetto presenta un'idea molto semplice: persone che amano sinceramente il loro paese, che vogliono vivere e raggiungere dei risultati, diventano vittime delle circostanze quando i loro sogni, i loro piani e le loro vite vengono ridotti in fumo. Ma sono persone che dovrebbero essere ricordate. Ogni azione ha un costo, e spesso viene calcolato in vite umane e in destini.

Per le famiglie degli atleti uccisi deve essere stato molto doloroso partecipare al progetto e guardare i video con i loro cari. Quali riscontri vi hanno dato, al termine del progetto?

Ovviamente un progetto di questo tipo può essere realizzato solo con il consenso dei parenti più stretti. Questo è un punto estremamente importante: alle famiglie abbiamo illustrato, spiegato e dimostrato quello che avremmo fatto. Il lungo elenco che avevamo preparato conteneva decine di storie, ma alla fine - dopo settimane di complesse trattative - ci siamo accordati solo su sei di queste. Ma quando abbiamo mostrato loro il risultato finale, i genitori degli atleti non sono riusciti a trattenere le lacrime e ci hanno ringraziato: "State facendo un lavoro straordinario, che servirà a mantenere vivo il ricordo di nostro figlio o di nostra figlia". Per quel che ne so, nessun familiare si è pentito di aver partecipato al progetto. Abbiamo apposto le firme su tutta la documentazione giuridica necessaria, e solo dopo il progetto ha ottenuto il via libera. Era tutto pronto per l'inizio delle Olimpiadi, e così siamo andati a Parigi per due settimane, illustrando e ripercorrendo sei storie straordinarie. Non avevamo previsto un tale successo: la risposta del pubblico al progetto ha superato tutte le nostre aspettative. Eppure non ci sorprende, perché nel mondo moderno delle comunicazioni globali le storie autentiche suscitano emozioni complesse e contrastanti.

Qual è il messaggio di fondo del progetto? In altre parole, cosa si augura che gli spettatori portino a casa dopo aver guardato i vostri video?

Il nostro impegno a BRAND UKRAINE è quello di diffondere la verità sull'Ucraina e sulle realtà del nostro paese nel contesto dell'aggressione russa. Per farlo ci serviamo di storie di donne e uomini: sono convinto, infatti, che siano le più adatte a raccontare il nostro dolore, il nostro orgoglio, la nostra dedizione, i nostri guadagni e le nostre perdite, quello che fa di noi degli esseri umani, e una nazione forte e coraggiosa. Questa è la nostra missione - non solo parlare dell'Ucraina, ma fare del nostro paese un "lovemark" (un brand con una profonda connessione emotiva) per il mondo intero. Stiamo lavorando a questo obiettivo, affinché si moltiplichino i progetti potenti come il nostro, capaci di toccare il cuore delle persone e di dar loro l'occasione di fermarsi un momento e riflettere sul valore della vita umana.

I video e le foto del progetto sono disponibili qui e su Instagram:

https://www.instagram.com/p/C-Dd7B7tueo/

https://www.instagram.com/p/C-SkUtONRJR/

https://www.instagram.com/p/C-VHXOdtdps/

https://www.instagram.com/p/C-YG_wHtNke/

https://www.instagram.com/p/C-ajpwSN7A6/

https://www.instagram.com/p/C-dWm1vNzDW/

Tim Makarov è capo del Team Digital & Content di BRAND UKRAINE. Vanta un'esperienza ventennale nel campo del giornalismo, del marketing e delle comunicazioni digitali. La sua vocazione è raccontare storie e creare progetti che cambino in meglio il mondo in cui viviamo.


 

L'Associazione olandese per la vista (Oogvereniging), con l'aiuto della rete dell'Unione europea dei ciechi (European Blind Union, EBU), ha lanciato l'iniziativa per l'accessibilità dello sport, che mira a offrire soluzioni pratiche per eliminare gli ostacoli che dissuadono le persone non vedenti e ipovedenti dall'aderire a club e associazioni sportive nell'UE. Peter van Bleijswijk, attivista e volontario di Oogvereniging ed EBU, ci parla di questo progetto collaborativo innovativo, che apre la strada a uno sport realmente inclusivo. Contribuisci anche tu rispondendo al sondaggio sull'accessibilità delle attività sportive e ricreative per le persone con disabilità visive nel tuo angolo d'Europa.

L'Associazione olandese per la vista (Oogvereniging), con l'aiuto della rete dell'Unione europea dei ciechi (European Blind Union, EBU), ha lanciato l'iniziativa per l'accessibilità dello sport, che mira a offrire soluzioni pratiche per eliminare gli ostacoli che dissuadono le persone non vedenti e ipovedenti dall'aderire a club e associazioni sportive nell'UE. Peter van Bleijswijk, attivista e volontario di Oogvereniging ed EBU, ci parla di questo progetto collaborativo innovativo, che apre la strada a uno sport realmente inclusivo. Contribuisci anche tu rispondendo al sondaggio sull'accessibilità delle attività sportive e ricreative per le persone con disabilità visive nel tuo angolo d'Europa.

Di Peter van Bleijswijk

Nel perseguire una reale inclusività nello sport, l'iniziativa per l'accessibilità dello sport avviata nei Paesi Bassi apre nuove prospettive concentrandosi sulle sfide specifiche cui devono far fronte le persone non vedenti e ipovedenti. Questo progetto lungimirante è teso ad affrontare e abbattere le barriere che impediscono alle persone con disabilità visive di partecipare pienamente alle attività sportive e fisiche nei club e nelle associazioni sportive.

Il progetto si basa su una profonda comprensione degli ostacoli che queste persone si trovano ad affrontare. A seguito di ricerche approfondite e di precedenti esperimenti, l'iniziativa ha individuato 10 barriere importanti, tra cui la disponibilità di allenatori specializzati e programmi di sostegno personalizzato, l'accessibilità fisica delle strutture sportive e problemi connessi ai trasporti. Questi ostacoli sono spesso trascurati, ma hanno un ruolo decisivo nell'impedire alle persone con disabilità visive di trarre vantaggio dai benefici dello sport.

Per affrontare con determinazione queste sfide, l'iniziativa ha introdotto il concetto di "Sport Proeftuinen" o "Laboratori dello sport". Tali laboratori sono creati nelle società sportive esistenti o in partenariato con fornitori di servizi sportivi, creando un ambiente reale per mettere alla prova potenziali soluzioni. Per ciascun ostacolo individuato vengono proposte e sperimentate tre diverse soluzioni. Quella più efficace viene poi perfezionata e testata più volte per garantirne la praticità e l'efficacia.

I risultati di tali esperimenti sono inseriti in un "Piano digitale per lo sport", una guida completa che sarà messa a disposizione delle società sportive, dei fornitori di servizi e dei comuni. Il fine del piano è quello di servire da risorsa per migliorare l'accessibilità e l'inclusività nello sport, fornendo soluzioni pratiche che possano essere attuate in vari contesti.

L'ambizione del progetto non è limitata ai Paesi Bassi. Di recente, si è deciso di consultare i partner europei, compresa l'EBU, per raccogliere spunti, informazioni e buone pratiche da diversi paesi. L'iniziativa è stata accolta con entusiasmo e numerose organizzazioni in vari paesi hanno espresso la volontà di partecipare. Questo progetto di collaborazione europeo è teso a migliorare l'accessibilità e l'inclusività dello sport su scala più ampia, garantendo che possano beneficiarne le persone con disabilità visive in tutto il continente.

La forza dell'iniziativa risiede nel suo approccio collaborativo: è sostenuta da una coalizione di enti locali, l'associazione Oogvereniging, il Centro di conoscenze per lo sport e l'attività fisica, l'Unione dell'atletica leggera e altre organizzazioni impegnate nella promozione dell'inclusività. Riunendo questi diversi partner, l'iniziativa si avvale di un'ampia gamma di competenze e risorse per creare soluzioni sostenibili e incisive.

Man mano che il progetto continua ad acquisire slancio, si auspica una maggiore partecipazione degli istituti di istruzione europei e delle organizzazioni per la salute della vista. Gli organizzatori ritengono che si tratti di un passo fondamentale verso la promozione di una cultura sportiva realmente inclusiva in tutta Europa, in cui tutti, indipendentemente dalle loro capacità visive, possano partecipare e godere dello sport.

È qualcosa di più di un semplice progetto: si tratta di un movimento verso un futuro in cui nessuno è lasciato a margine. Attraverso gli sforzi congiunti di partner dedicati in tutta Europa, l'iniziativa ha il fine di produrre un impatto duraturo sull'accessibilità dello sport, aprendo la strada a un ambiente più inclusivo ed equo per tutti.

Chi sia interessato a partecipare a questo viaggio trasformativo o ad apprendere di più è invitato a partecipare all'iniziativa per l'accessibilità dello sport e a far sì che tutti abbiano l'opportunità di vivere le gioie e i benefici dello sport. Puoi contribuire compilando il questionario sull'accessibilità delle attività sportive e ricreative per le persone non vedenti e ipovedenti nella tua città o regione entro il 27 settembre.

Già direttore dell'innovazione, della gestione delle infrastrutture e delle TIC e dirigente di organizzazioni sia a scopo di lucro che senza scopo di lucro, negli ultimi anni Peter van Bleijswijk si è concentrato sulla promozione degli interessi dei clienti. È attivamente impegnato a favore dell'inclusione e del miglioramento dell'accessibilità dello sport per le persone non vedenti e ipovedenti. Lavora inoltre come volontario per l'associazione Oogvereniging e l'EBU, ed è coinvolto attivamente nei gruppi di lavoro che collaborano con le autorità locali e nazionali. Il suo lavoro è profondamente radicato nella dedizione al miglioramento della qualità della vita e alla creazione di pari opportunità per i gruppi vulnerabili della società.