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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

OCTOBER 2023 | IT

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Editoriale

Editoriale

Insieme per plasmare il futuro

Care lettrici e cari lettori,

in questo numero voglio condividere con voi il profondo impegno del nostro Comitato a guidare il cambiamento e a mobilitare la società civile per plasmare il futuro dell'Europa.
In qualità di vicepresidente responsabile della comunicazione, ho toccato con mano la grande forza di trasformazione che può esercitare la nostra Istituzione. È una forza radicata nella nostra capacità non solo di individuare i problemi critici, ma anche di ispirare un'azione collettiva.

Quest'anno il CESE ha concentrato questa forza su due ambiti dove era urgente agire: la conservazione delle risorse idriche e le prossime elezioni europee.

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Insieme per plasmare il futuro

Care lettrici e cari lettori,

in questo numero voglio condividere con voi il profondo impegno del nostro Comitato a guidare il cambiamento e a mobilitare la società civile per plasmare il futuro dell'Europa.

In qualità di vicepresidente responsabile della comunicazione, ho toccato con mano la grande forza di trasformazione che può esercitare la nostra Istituzione. È una forza radicata nella nostra capacità non solo di individuare i problemi critici, ma anche di ispirare un'azione collettiva.

Quest'anno il CESE ha concentrato questa forza su due ambiti dove era urgente agire: la conservazione delle risorse idriche e le prossime elezioni europee.

Nel 2023 l'acqua, l'essenza della vita sul nostro pianeta, ha assunto un ruolo centrale nell'agenda del Comitato. Il CESE è stato la prima istituzione dell'UE a considerare prioritarie le questioni relative all'acqua con una strategia globale dell'UE incentrata sulla salvaguardia delle risorse idriche pulite, sulla corretta valorizzazione dell'acqua a vantaggio di tutti, sulla risoluzione dei potenziali conflitti derivanti dalle questioni idriche e sulla promozione di una gestione sostenibile delle risorse idriche.

La nostra iniziativa per un Blue Deal europeo gode attualmente del sostegno del Parlamento europeo e delle principali parti interessate del settore. A settembre la lettera d'intenti della Presidente Ursula von der Leyen sullo stato dell'Unione ha sottolineato la "resilienza idrica" come priorità fondamentale per il 2024 e ha annunciato una nuova iniziativa in materia di acqua nell'ambito del Green Deal europeo. Ciò dimostra un crescente riconoscimento dell'importanza dell'acqua e della necessità di intraprendere azioni coraggiose per affrontare le sfide cui sono confrontate le nostre risorse idriche.

In collaborazione con le parti interessate e la società civile, noi ci impegniamo a garantire che l'acqua rimanga abbondante e accessibile per le generazioni a venire. Il nostro partenariato con Ewa Ewart e il suo straordinario film Until the Last Drop ("Fino all'ultima goccia") nasce dalla nostra convinzione che la lotta per salvare l'acqua trascende i confini e richiede un'azione collettiva, che coinvolga le organizzazioni del settore idrico, gli artisti e i singoli cittadini.

Guardando all'immediato futuro, la nostra attenzione è rivolta alle elezioni europee del 2024, che non sono semplicemente un esercizio democratico, ma anche un'opportunità per la società civile di influenzare la politica e di plasmare il futuro del nostro continente. A tal fine, la direzione Comunicazione del CESE sta già lavorando a stretto contatto con le altre istituzioni dell'UE e in particolare con la direzione generale della Comunicazione del Parlamento europeo, con la quale dialoghiamo e lavoriamo regolarmente.

A questo proposito ci stiamo preparando al seminario "Collegare l'UE" dal titolo Elezioni europee 2024: perché votare? che si terrà a Bratislava il 23 e 24 novembre e nel corso del quale esamineremo le strategie per mobilitare le organizzazioni della società civile e garantire che i loro membri si rechino alle urne in gran numero. Noi vediamo la mobilitazione come una responsabilità civica condivisa e siamo impegnati a partecipare attivamente a questo processo per stimolare un cambiamento positivo e garantire che le voci della società civile siano ascoltate e valorizzate.

In tale contesto di mobilitazione dei cittadini europei affinché votino alle elezioni europee di giugno, il seminario costituirà una solida piattaforma per concentrarsi sul dialogo con una serie di attori della società civile allo scopo di invitarli ad attivare le loro reti, i loro contatti e le loro parti interessate per tale mobilitazione in uno spirito di cultura del dialogo.

Vi invito a unirvi a noi in questo percorso e ad aiutarci a fare la differenza: insieme possiamo creare un futuro più sostenibile e più equo per tutti.

Laurenţiu Plosceanu
vicepresidente responsabile della Comunicazione

Date da ricordare

26 ottobre 2023, Bruxelles

Invito a lanciare un Blue Deal dell'UE - Convegno ad alto livello

23-24 novembre 2023

Seminario "Collegare l'Unione europea" - Elezioni europee 2024: perché votare?

13-14 dicembre 2023, Bruxelles

Sessione plenaria del CESE

Veniamo al punto!

L'invitato della nostra rubrica "Veniamo al punto!" è Pierre Jean Coulon, relatore del parere sul tema Autoconsumo energetico individuale e collettivo come fattore nella lotta per la transizione verde ed energetica e per l'equilibrio economico e sociale. Con questo parere d'iniziativa, il Comitato economico e sociale europeo contribuisce al dibattito strategico sugli investimenti nelle infrastrutture energetiche per l'autoconsumo individuale e collettivo nel contesto di una transizione verde ed energetica equa. L'iniziativa consiste nel porre i cittadini al centro della riflessione sull'autoconsumo e l'autoproduzione di energia, il che è fondamentale se si vuole che queste nuove modalità di approvvigionamento fungano da leva per la transizione verde ed energetica e per l'equilibrio economico e sociale.

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L'invitato della nostra rubrica "Veniamo al punto!" è Pierre Jean Coulon, relatore del parere sul tema Autoconsumo energetico individuale e collettivo come fattore nella lotta per la transizione verde ed energetica e per l'equilibrio economico e sociale. Con questo parere d'iniziativa, il Comitato economico e sociale europeo contribuisce al dibattito strategico sugli investimenti nelle infrastrutture energetiche per l'autoconsumo individuale e collettivo nel contesto di una transizione verde ed energetica equa. L'iniziativa consiste nel porre i cittadini al centro della riflessione sull'autoconsumo e l'autoproduzione di energia, il che è fondamentale se si vuole che queste nuove modalità di approvvigionamento fungano da leva per la transizione verde ed energetica e per l'equilibrio economico e sociale. (mp)

Pierre Jean Coulon: "Diventare protagonisti del proprio ambiente energetico"

L'autoconsumo, che sia individuale o collettivo, costituisce ad oggi una delle poche risposte, se non addirittura l'unica, a diverse problematiche che dobbiamo affrontare in materia di energia: ad esempio, come inverdire la produzione partendo da energie rinnovabili come quella eolica, solare e persino idroelettrica, o come affrontare la piaga della povertà energetica, che colpisce oltre 80 milioni di europei. Sia l'IPCC che l'Agenzia internazionale per l'energia raccomandano regolarmente un'ampia diffusione di tutte le tecnologie decarbonizzate disponibili, in particolare le energie rinnovabili.

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L'autoconsumo, che sia individuale o collettivo, costituisce ad oggi una delle poche risposte, se non addirittura l'unica, a diverse problematiche che dobbiamo affrontare in materia di energia, ad esempio come inverdire la produzione partendo da energie rinnovabili come quella eolica, solare e persino idroelettrica, o come affrontare la piaga della povertà energetica, che colpisce oltre 80 milioni di europei. Sia l'IPCC che l'Agenzia internazionale per l'energia raccomandano regolarmente un'ampia diffusione di tutte le tecnologie decarbonizzate disponibili, in particolare le energie rinnovabili. Queste ultime hanno un carattere intrinsecamente locale: la loro produzione, infatti è collegata alla sede degli impianti, che possono essere costruiti in prossimità dei luoghi di consumo. Di conseguenza, il loro sviluppo porta a un rinnovamento dell'autoconsumo di energia elettrica, vale a dire il consumo diretto di energia prodotta localmente.

Di fatto, da qualche anno la legislazione – europea ma soprattutto nazionale, in particolare in alcuni paesi – sostiene lo sviluppo dell'autoconsumo, sia individuale, specialmente attraverso l'installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici, sia collettivo, mediante la costruzione di parchi fotovoltaici o eolici da parte di comunità energetiche, enti locali, cooperative, ecc.

D'altra parte, nel suo parere il CESE chiede che ogni cittadino sia effettivamente posto al centro di queste realizzazioni, e che sia i poteri pubblici che gli enti locali e regionali incoraggino i promotori di tali progetti.

La messa in comune, e la perequazione dei prezzi come fattore di solidarietà, consentirebbero di fornire risposte concrete alla povertà energetica, che colpisce molte famiglie ed è principalmente dovuta ai prezzi elevati. In quest'ottica, è necessario promuovere le iniziative senza scopo di lucro.

Per favorire una gestione il più efficiente possibile di tali processi, i contatori intelligenti dovrebbero essere installati sistematicamente in tutta l'Unione europea. Questo processo deve avvenire senza pressioni o imposizioni, attraverso un approccio pedagogico, il che consentirà ai consumatori di assumersi veramente la responsabilità di utilizzare al meglio i propri dati.
In questo modo, ogni cittadino diventerà un autentico protagonista del proprio ambiente energetico.

 

"Una domanda a…"

Una domanda a …

Nella rubrica "Una domanda a..." chiediamo ai membri del CESE quali siano i temi a cui al momento dedicano la loro attenzione al Comitato. Questa volta abbiamo chiesto a Maria Nikolopoulou, membro della sezione Agricoltura, sviluppo rurale e ambiente e relatrice del parere sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, di spiegarci le ragioni per cui questo tema dovrebbe essere al centro dei lavori della futura Commissione europea. Il parere esplorativo sul tema L'UE e l'Agenda 2030: rafforzare l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile è stato richiesto dalla presidenza spagnola del Consiglio dell'UE.

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Nella rubrica "Una domanda a..." chiediamo ai membri del CESE quali siano i temi a cui al momento dedicano la loro attenzione al Comitato. Questa volta abbiamo chiesto a Maria Nikolopoulou, membro della sezione Agricoltura, sviluppo rurale e ambiente e relatrice del parere sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, di spiegarci le ragioni per cui questo tema dovrebbe essere al centro dei lavori della futura Commissione europea. Il parere esplorativo sul tema L'UE e l'Agenda 2030: rafforzare l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile è stato richiesto dalla presidenza spagnola del Consiglio dell'UE.

Maria Nikolopoulou: Chiediamo una strategia a vasto raggio per attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile

CESE info: Perché l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dovrebbe figurare tra i temi e le attività principali della futura Commissione?

Per l'avanzamento nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, questi sono giorni cruciali, dato che il vertice che si tiene a New York in settembre è volto a segnare l'inizio di una nuova fase di accelerazione con orientamenti politici di alto livello.

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CESE info: Perché l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dovrebbe figurare tra i temi e le attività principali della futura Commissione?

Per l'avanzamento nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, questi sono giorni cruciali, dato che il vertice che si tiene a New York in settembre è volto a segnare l'inizio di una nuova fase di accelerazione con orientamenti politici di alto livello.

La mancanza di un riferimento esplicito all'attuazione degli OSS nel discorso sullo stato dell'Unione tenuto dalla Presidente Ursula Von der Leyen il 13 settembre dimostra che gli OSS non costituiscono l'elemento propulsore del cambiamento delle politiche dell'UE. Quella a cui assistiamo nell'integrazione degli OSS è in certa misura un'operazione di facciata. Invece di considerarli come un quadro generale che definisce le nostre azioni per il cambiamento sistemico, ci limitiamo a prendere decisioni disorganiche e a rilevare come esse incidono sull'attuazione di obiettivi specifici.  

La prossima Commissione europea dovrebbe prendere sul serio l'impegno politico a favore dell'attuazione degli OSS. La realizzazione dell'Agenda 2030 richiede cambiamenti strutturali, soluzioni innovative e la collaborazione tra governi, società civile, imprese e organizzazioni internazionali. Abbiamo bisogno di un piano di trasformazione a lungo termine che vada oltre il 2030. Il CESE e altre organizzazioni della società civile hanno chiesto fin dall'inizio una strategia globale per l'attuazione degli OSS. E questo richiede coraggio politico e impegno non solo per incanalare in modo appropriato le risorse finanziarie e umane disponibili, ma anche per ristrutturare le modalità di funzionamento dell'amministrazione e per superare le compartimentazioni.

Stiamo assistendo a inondazioni, siccità e incendi senza precedenti, all'aumento delle disuguaglianze sociali e, con esse, a disordini sociali e a un sentimento di disprezzo verso i nostri attuali rappresentanti politici e i nostri decisori. Vediamo come i grandi attori economici stiano migliorando la loro posizione sul mercato e come stia diventando invece sempre più difficile per i piccoli sopravvivere.  L'attuazione degli OSS è l'unica soluzione valida per tutti. La loro realizzazione richiede un'azione collettiva, soluzioni innovative e una rinnovata volontà a costruire un mondo migliore per le generazioni attuali e future. Non possiamo permettere che il nostro futuro sia dominato dall'incertezza!

Indovinate chi è il nostro ospite...

L'ospite a sorpresa

Nella rubrica "L'ospite a sorpresa" della nostra newsletter abbiamo invitato persone straordinarie del mondo della cultura, della politica, della scienza, dei media e della vita pubblica che, con il loro lavoro, il loro impegno e la loro dedizione, possono rappresentare una fonte di ispirazione e contribuire alla creazione di storie e testimonianze indimenticabili.

La nostra ospite di ottobre è la documentarista polacca Ewa Ewart che sorprende il pubblico con il suo coraggio, la sua curiosità di cineasta e la sua responsabilità di giornalista.

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Nella rubrica "L'ospite a sorpresa" della nostra newsletter abbiamo invitato persone straordinarie del mondo della cultura, della politica, della scienza, dei media e della vita pubblica che, con il loro lavoro, il loro impegno e la loro dedizione, possono rappresentare una fonte di ispirazione e contribuire alla creazione di storie e testimonianze indimenticabili.

La nostra ospite di ottobre è la documentarista polacca Ewa Ewart che sorprende il pubblico con il suo coraggio, la sua curiosità di cineasta e la sua responsabilità di giornalista. Ewart si spinge fino ai confini della Terra, dove gli altri non vanno, per raccontare la storia di coloro che si battono per una vita migliore, sia sul fronte della guerra che nella lotta quotidiana per un ambiente pulito e una vita dignitosa. Il suo film Until the last drop (Fino all'ultima goccia) è dedicato alla minaccia della distruzione e dell'esaurimento delle risorse idriche e alla determinazione e al sacrificio delle persone per le quali l'acqua è sinonimo di vita.

Recentemente il film ha ricevuto il Grand Prix al Festival internazionale del film responsabile di Deauville e il premio speciale Principe Ranieri III al Festival di Montecarlo. Il film sarà proiettato al CESE nel quadro di una serie di eventi dedicati al Blue Deal. (ehp)

Ewa Ewart: "Dobbiamo unire le forze per proteggere la nostra risorsa più preziosa: un'acqua potabile e pulita, fonte di vita"

CESE Info: Lei è una giornalista e cineasta pluripremiata che si occupa spesso di tematiche difficili, come le popolazioni in tempi di guerra. Questa volta il tema del Suo documentario è l'acqua. Per quale motivo?

Ewa Ewart: Il mio documentario "Until the last drop" ("Fino all'ultima goccia") racconta la storia di una guerra diversa, la più stupida di tutte. È la storia della guerra che l'uomo ha dichiarato all'acqua, fonte di vita, in nome del progresso. Più in generale, si tratta di una guerra contro la natura. Molto tempo fa l'uomo decise che la vita sulla Terra doveva piegarsi alle sue condizioni e che l'ambiente naturale deve essere al servizio dell'uomo e dei suoi interessi. Questa convinzione ci ha portato allo stato deplorevole in cui si trova il nostro pianeta oggi.

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CESE Info: Lei è una giornalista e cineasta pluripremiata che si occupa spesso di tematiche difficili, come le popolazioni in tempi di guerra. Questa volta il tema del Suo documentario è l'acqua. Per quale motivo?

Ewa Ewart: Il mio documentario "Until the last drop" ("Fino all'ultima goccia") racconta la storia di una guerra diversa, la più stupida di tutte. È la storia della guerra che l'uomo ha dichiarato all'acqua, fonte di vita, in nome del progresso. Più in generale, si tratta di una guerra contro la natura. Molto tempo fa l'uomo decise che la vita sulla Terra doveva piegarsi alle sue condizioni e che l'ambiente naturale deve essere al servizio dell'uomo e dei suoi interessi. Questa convinzione ci ha portato allo stato deplorevole in cui si trova il nostro pianeta oggi.

Quali difficoltà ha incontrato durante la realizzazione del documentario?
Ho mosso i primi passi come regista di documentari alla BBC di Londra. Gli anni '90 sono stati un'epoca d'oro per la realizzazione di documentari: c'erano soldi e viaggiavamo in tutto il mondo per produrre documentari su varie tematiche affascinanti e rilevanti. Ora lavoro come freelance e apprezzo la libertà che questo status mi offre. Tuttavia, la raccolta di fondi per un progetto può talvolta essere sconfortante e prendere molto tempo. Direi che ora la mia sfida principale è trovare il denaro per realizzare un documentario. Rispetto a questo, il resto è un gioco da ragazzi! Una volta ottenuti i fondi necessari, tutto il resto mi appare come un'esperienza promettente e appassionante. Nella realizzazione di un documentario possono sorgere degli imprevisti, quindi ho sempre pronto un piano B. Ma, soprattutto, mi dico sempre che girerò una grande opera cinematografica! La difficoltà più grande che ho dovuto affrontare mentre giravamo "Fino all'ultima goccia" sono state le condizioni meteorologiche. Quasi il 100 % delle riprese è stato girato in esterni e abbiamo attraversato sei paesi con pochissimo tempo a disposizione. Pertanto, qualsiasi brutta sorpresa (in termini di meteo) avrebbe potuto costarci caro e far saltare il piano di riprese che avevamo previsto. Ma siamo stati fortunati.

Secondo Lei, quale ruolo potrebbe svolgere l'industria cinematografica nella sensibilizzazione alle questioni legate all'acqua e nella promozione di iniziative in questo ambito?
I documentari possono svolgere un ruolo molto importante nell'educare e sensibilizzare. Ho iniziato la mia carriera giornalistica con i notiziari televisivi, ma ho scoperto che la mia passione si orienta verso un formato più lungo. Sono molti i motivi per cui mi piacciono i documentari, ma ce n'è uno che è assolutamente fondamentale: si tratta di un formato che offre spazio sufficiente per raccontare ciò che è accaduto e perché è accaduto. Nella realizzazione di un documentario si dispone del tempo e dello spazio necessari per creare un contesto dettagliato in cui inserire eventi complessi e questioni rilevanti e per renderli più comprensibili a un pubblico più ampio. Quando ho iniziato a lavorare al documentario "Fino all'ultima goccia", mi sono resa conto che molti registi avevano già affrontato le questioni legate all'acqua. Se da un lato questa scoperta è stata rassicurante, dall'altro mi ha messa di fronte a una sfida interessante, ossia trovare un'idea nuova e inesplorata. Dei documentari ben fatti su temi importanti sono in grado non solo di educare le persone ma anche di incitarle ad agire. Si sono già tenute numerose proiezioni del nostro documentario e ci sono persone che, dopo averlo visto, ci contattano per chiederci che cosa possono fare. Questo è molto gratificante.

Che cosa l'ha convinta a concentrarsi sul tema dell'acqua?
Nel 2017 stavo lavorando a un documentario sui modi in cui l'industria petrolifera distrugge la foresta pluviale. Stavamo girando nella parte ecuadoriana della foresta amazzonica e il leader della comunità locale mi ha portato sulla riva del fiume che attraversa il loro territorio. Quando ha passato la mano sulla superficie dell'acqua, il guanto di lattice bianco che indossava è diventato nero: uno spesso strato oleoso ricopriva interamente il guanto. Questa esperienza mi ha segnato profondamente. Credo che questo incontro sia stato il primo seme dal quale è nato il mio documentario sull'acqua.

Perché la discussione sull'acqua non fa parte del dibattito pubblico?
Uno dei motivi è piuttosto semplice: l'acqua è ancora ampiamente disponibile e noi la diamo per scontata. È vero che l'acqua copre la maggior parte della superficie del nostro pianeta, ma i fiumi, che costituiscono la principale fonte di acqua dolce e pulita, rappresentano meno dell'1% di tutte le sue risorse. La notizia che milioni di persone soffrono di carenza idrica viene riportata principalmente a livello locale. In un modo o nell'altro tendiamo a credere che i problemi idrici colpiscano paesi lontani e che non ci riguardino direttamente. Spero che il nostro documentario sarà in grado di scuotere il pubblico e di renderlo consapevole che tale convinzione è totalmente errata. L'altro motivo risiede nel fatto che le potenti lobby che sono all'origine dell'inquinamento idrico e dello sfruttamento sconsiderato delle risorse idriche esercitano una forte influenza sulle scelte politiche.

Fortunatamente alcuni segnali positivi indicano anche che siamo sempre più consapevoli della necessità di cambiare il nostro modo di gestire le risorse idriche.  A marzo dell'anno scorso si è tenuta una conferenza delle Nazioni Unite sull'acqua, la prima nell'arco di una generazione. Si tratta di un chiaro riconoscimento del fatto che siamo gravemente in ritardo nella gestione dei problemi e degli obiettivi legati all'acqua, mettendo così a rischio la nostra stessa esistenza. Ogni anno celebriamo la Giornata mondiale dell'acqua per ricordarci che dobbiamo rimboccarci le maniche per risolvere la crisi idrica e, dato che l'acqua rappresenta un fattore aggregante per tutti gli esseri umani, è necessario che tutti agiscano. Speriamo che iniziative di questo genere continuino a svilupparsi.

Secondo Lei, qual è l'elemento più importante che le persone dovrebbero conoscere a proposito della crisi idrica?
La crisi idrica esiste, è una realtà e non fa che aggravarsi. Il fatto che il tempo a disposizione sta terminando dovrebbe essere integrato nella coscienza collettiva. Se non cambiamo radicalmente il nostro modo di gestire l'acqua, potrebbe attenderci un risveglio brutale. Questo è uno dei messaggi del nostro documentario. Spero che coloro che sono in grado di far fronte alla crisi prima che sia troppo tardi tengano conto di questo messaggio. Una delle persone che compaiono nel documentario si chiede se il nostro pianeta aspetterà che ci svegliamo.

Quale messaggio rivolge all'Unione europea e agli Stati membri? E ai cittadini e, in particolare, alle giovani generazioni?
Questa è una domanda molto ampia. In primo luogo, vorrei che il maggior numero possibile di persone nell'UE e negli Stati membri vedesse "Fino all'ultima goccia". E non è una questione di vanità! Mi rendo conto dell'impatto di questo documentario sugli spettatori ogni volta che viene proiettato. Voglio credere che incoraggerà i responsabili politici ad aiutare tutti gli attivisti che si battono per fiumi puliti e sani. È inammissibile che consentiamo all'Europa di avere il sistema fluviale più frammentato al mondo. È una vergogna che in Italia, il paese che ha dato un così grande contributo alla civiltà europea, scorra il fiume più inquinato del nostro continente. Il Sarno, un tempo considerato una divinità, è inoltre il terzo fiume più inquinato al mondo. La nostra ricerca di progresso e sviluppo ha trasformato questo corso d'acqua in un cadavere maleodorante.

C'è una qualche speranza?
La speranza c'è e ne parliamo nel documentario. Alcune persone sono sempre più consapevoli del fatto che non abbiamo molto tempo a disposizione prima che sia troppo tardi per cambiare il nostro modo di gestire l'acqua. Si tratta degli attivisti che fanno del loro meglio per porre rimedio ai danni già subiti dall'acqua a causa delle attività dell'uomo. Ripongo le mie speranze in questi attivisti che hanno una conoscenza diretta della gravità dei problemi. Si tratta delle persone che vivono a contatto con i fiumi, che ne traggono sostentamento e che sono le prime a subire le conseguenze delle decisioni dei responsabili politici. Questi ultimi dovrebbero ascoltarle e imparare da loro. Vogliamo trasformare questo documentario in uno strumento di apprendimento per educare all'importanza dell'acqua. Piotr Nieznański, coautore e presentatore del documentario, ha ideato un programma intitolato "CodeForBlue" che si rivolge agli insegnanti e ai giovani. I giovani di oggi sono coloro che ben presto decideranno come gestire le risorse idriche. Il sistema educativo attuale non fornisce loro tutte le informazioni sulla crisi idrica, e noi vogliamo colmare questa lacuna. Abbiamo quindi iniziato a lavorare al lancio del programma in Polonia.

Che cosa dovremmo fare fin d'ora per salvare il pianeta?
Dobbiamo tutti uscire dalla nostra bolla individuale e unire le forze per proteggere e gestire con saggezza quella che è la nostra risorsa comune più preziosa, vale a dire un'acqua potabile e pulita, fonte di vita. Un responsabile politico della municipalità regionale di contea di Minganie, situata nella provincia canadese del Québec, che ha sostenuto le iniziative locali adottate per proteggere un fiume e che appare nel nostro documentario, ha dichiarato: "Le persone vogliono arricchirsi perché pensano che questo le renderà felici. L'economia delle società occidentali si fonda su questo modo di pensare. Se oggi non cambiamo la nostra percezione dello sviluppo, di fronte ai cambiamenti che vediamo nella nostra regione e in altre parti del mondo, moriremo tutti".

Ewa Ewart è una giornalista e cineasta pluripremiata che si è specializzata nella realizzazione di documentari innovativi e che stimolano la riflessione. È nata e cresciuta in Polonia, ma la maggior parte del suo percorso professionale si è svolto alla BBC di Londra. Ha viaggiato e lavorato in molti paesi, producendo e dirigendo programmi che vanno dalle inchieste ai documentari di osservazione politica e sociale. Le sue opere hanno rivelato nuove informazioni su questioni quali la corruzione nella Russia di Boris Yeltsin, i campi di detenzione segreti nella Corea del Nord, la guerra civile in Colombia e il programma segreto e illegale di consegne straordinarie attuato dalla CIA per le persone sospettate di terrorismo. Ewart ha raccontato alcune delle storie più memorabili attraverso i suoi documentari, come quello sulla tragedia di Beslan, realizzato in occasione del primo anniversario di un attentato terroristico in cui sono stati uccisi oltre 170 bambini. Un secondo documentario è stato invece dedicato al trauma di cui, a distanza di cinque anni, soffrivano ancora molti dei bambini sopravvissuti a questo atroce attacco.

 

Notizie dal CESE

Il CESE celebra il successo dell'iniziativa dei cittadini "Fur Free Europe"

Il 20 settembre 2023, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha ospitato un dibattito che ha messo in evidenza i risultati dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) "Fur Free Europe" (Basta pellicce in Europa). L'iniziativa, con al centro un appello risoluto a favore di un continente senza pellicce, spinge a vietare totalmente l'allevamento di animali da pelliccia e la vendita di prodotti di pellicceria nei mercati europei.

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Il 20 settembre 2023, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha ospitato un dibattito che ha messo in evidenza i risultati dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE) "Fur Free Europe" (Basta pellicce in Europa). L'iniziativa, con al centro un appello risoluto a favore di un continente senza pellicce, spinge a vietare totalmente l'allevamento di animali da pelliccia e la vendita di prodotti di pellicceria nei mercati europei.

L'iniziativa dei cittadini europei "Fur Free Europe" ha raccolto il sostegno di ben 1,5 milioni di cittadini europei, raggiungendo le soglie richieste in 18 Stati membri in meno di 10 mesi. Questi dati riflettono i risultati della Conferenza sul futuro dell'Europa e l'ultima indagine speciale Eurobarometro, entrambi i quali hanno sostenuto con forza norme più rigorose in materia di benessere degli animali.

"L'attuale impegno della Commissione europea a rivedere la legislazione in materia di benessere degli animali durante il suo attuale mandato è un'opportunità unica per arrivare ad un'Europa senza pellicce", ha sottolineato Elise Fleury, organizzatrice dell'ICE e capo della campagna dell'Eurogruppo per gli animali.

Tilly Metz, membro del Parlamento europeo e presidente dell'intergruppo "Protezione degli animali", ha ribadito questo sentimento: "Il rapido successo dell'iniziativa dei cittadini europei "Fur Free Europe" sottolinea la profonda preoccupazione dei cittadini per lo sfruttamento degli animali e chiede un'azione risoluta da parte dell'UE. Un semplice miglioramento delle norme in materia di benessere degli animali non sarà sufficiente in questo caso. È giunto il momento di porre fine a queste attività crudeli e inutili".

Il 12 ottobre, l'ICE "Fur Free Europe" presenterà il suo programma in un'audizione pubblica organizzata dalle commissioni del Parlamento europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e per il mercato interno e la protezione dei consumatori. Il CESE parteciperà attivamente a questo evento per estendere il proprio sostegno all'iniziativa. In un suo prossimo parere, il CESE affronterà inoltre specificamente le nuove proposte in materia di benessere e condizioni di trasporto degli animali attese dalla Commissione europea entro la fine del 2023.

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha elogiato questa iniziativa di successo e ha sottolineato: "Ho intenzione di rinvigorire la partecipazione attiva del CESE alle iniziative dei cittadini europei e di dotare tali iniziative di una piattaforma democratica per influenzare la legislazione dell'Unione. Vi assicuro che Comitato economico e sociale europeo non solo seguirà con attenzione, ma contribuirà anche attivamente agli ulteriori sviluppi in materia".

Per il QFP servono più ambizione e più risorse

Il CESE ha adottato un parere sulla revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, proposta dalla Commissione nel giugno scorso. Secondo il Comitato la proposta non è sufficientemente ambiziosa per dare una risposta adeguata alle principali sfide che l'Europa deve affrontare. Per rimediare alle sue carenze occorre adottare soluzioni a breve termine. Il dibattito sul nuovo QFP dovrebbe iniziare a breve.

 

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Il CESE ha adottato un parere sulla revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, proposta dalla Commissione nel giugno scorso. Secondo il Comitato la proposta non è sufficientemente ambiziosa per dare una risposta adeguata alle principali sfide che l'Europa deve affrontare. Per rimediare alle sue carenze occorre adottare soluzioni a breve termine. Il dibattito sul nuovo QFP dovrebbe iniziare a breve.

La proposta di revisione del QFP comprende un nuovo strumento per l'Ucraina con una capacità di 50 miliardi di EUR, una dotazione di 15 miliardi di EUR per la migrazione e l'azione esterna, una piattaforma di investimento ("STEP") da 160 miliardi di EUR e uno strumento supplementare per far fronte all'aumento dei tassi di interesse. Il CESE ha formulato alcune critiche riguardo alla proposta, osservando che essa manca di ambizione ed è scollegata dalla previsione strategica. Inoltre, ha chiesto un maggiore coinvolgimento della società civile. Johannes Hahn, commissario europeo per il Bilancio e l'amministrazione, ha elogiato l'influenza del CESE e ha sottolineato la necessità di cooperazione nell'UE.

Per quanto riguarda lo strumento per l'Ucraina, il CESE è favorevole all'utilizzo dei beni russi congelati per la ricostruzione dell'Ucraina e ha chiesto un "impegno sostanziale e costante", sottolineando la necessità di garantire lo Stato di diritto e coinvolgere la società civile. Il CESE si è detto deluso per l'esiguità della dotazione assegnata alla STEP e per l'assenza di una proposta relativa al Fondo per la sovranità europea, e ha chiesto che il bilancio sia adattabile e allineato alle ambizioni politiche. Il CESE insiste perché venga adottato un regime di finanziamento più ambizioso per sostenere la competitività dell'UE. (tk)
 

 

Un'Europa giusta comincia alle frontiere dell'UE

In un parere adottato nella sessione plenaria di settembre il CESE ha esaminato con attenzione la strategia di gestione europea integrata delle frontiere (European Integrated Border Management Strategy - EIBM) e ha chiesto una strategia condivisa, un coordinamento migliore e la protezione dei diritti fondamentali.

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In un parere adottato nella sessione plenaria di settembre il CESE ha esaminato con attenzione la strategia di gestione europea integrata delle frontiere (European Integrated Border Management Strategy - EIBM) e ha chiesto una strategia condivisa, un coordinamento migliore e la protezione dei diritti fondamentali.

Garantire una gestione europea delle frontiere efficace non è solo una questione di sicurezza, ma significa anche assicurare il rispetto da parte nostra dei valori fondanti dell'Unione europea. Il CESE è fermamente convinto che abbiamo bisogno di un piano chiaro per migliorare le procedure alle frontiere esterne dell'Unione.

L'obiettivo dell'EIBM è rafforzare e migliorare il coordinamento tra le agenzie e gli strumenti dell'UE e quelli degli Stati membri che hanno competenze in materia di gestione delle frontiere. Questa missione deve prevedere anche una forte attenzione allo scambio di informazioni e alla creazione di una cultura comune in materia di frontiere che garantisca la protezione dei diritti umani.

Anche se le autorità nazionali di frontiera svolgono un ruolo centrale, il CESE esprime forte preoccupazione per il fatto che la strategia non precisa quali siano gli impegni di queste autorità. Cristian Pîrvulescu e José Antonio Moreno Diaz, rispettivamente relatore e correlatore del parere, ritengono importante servirsi del quadro di riferimento dell'EIBM per chiedere a ciascuno Stato membro di elaborare un piano per i diritti fondamentali nel settore della gestione delle frontiere, integrando così le attività di Frontex.

Inoltre, il Comitato si rammarica che la strategia EIBM non riconosca né affronti in maniera adeguata la pratica dei respingimenti; invita quindi la Commissione a definire piani ben precisi in relazione a questo problema e a imporre alle autorità nazionali di frontiera di evitare tali pratiche inaccettabili. Il rispetto dei diritti fondamentali è un obbligo giuridico per tutte le istituzioni, sia dell'UE che nazionali, e dovrebbe essere trattato come tale. In nessun caso la politica estera o di cooperazione dell'UE dovrebbe essere subordinata alla cooperazione dei paesi di origine nell'ambito delle procedure di rimpatrio e di riammissione. (gb)

 

I vincitori selezionati dal CESE nell'ambito dei premi dell'UE per la produzione biologica 2023: tre aziende situate in Irlanda, Germania e Austria

Lo scorso 25 settembre il CESE ha annunciato i vincitori delle sue tre categorie di premi dell'UE per la produzione biologica: Migliore PMI di trasformazione alimentare biologica, miglior rivenditore di alimenti biologici e miglior ristorante biologico.

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Lo scorso 25 settembre il CESE ha annunciato i vincitori delle sue tre categorie di premi dell'UE per la produzione biologica: Migliore PMI di trasformazione alimentare biologica, miglior rivenditore di alimenti biologici e miglior ristorante biologico.

Per il secondo anno consecutivo l'evento è stato organizzato insieme con la Commissione europea e altri partner, per dare un riconoscimento all'eccellenza nella catena del valore organica europea. I nomi dei vincitori delle tre categorie del Premio sono stati annunciati nel corso di una speciale cerimonia svoltasi presso la Commissione europea per celebrare la Giornata europea della produzione biologica e ospitata dal commissario europeo per l'Agricoltura Janusz Wojciechowski.

Intervenendo alla cerimonia, il Presidente del CESE Oliver Röpke ha dichiarato che “da anni il CESE chiede una politica alimentare più sostenibile e inclusiva nell'Unione europea. Sono orgoglioso della nostra partecipazione a questa grande iniziativa, che avvicina i prodotti alimentari di qualità ai consumatori quotidiani e copre tutte le fasi della filiera agroalimentare. Desidero congratularmi con i vincitori di questa edizione dei premi dell'UE per la produzione biologica e ringraziarli per aver condiviso con noi i loro stimolanti progetti".

Ed ecco i vincitori:

Migliore PMI di trasformazione alimentare biologica: the Merry Mill, Vicarstown (Irlanda)

The Merry Mill (il mulino allegro) è un'azienda agricola biologica a conduzione familiare che produce, in Irlanda, una gamma di prodotti alimentari biologici senza glutine. La missione di quest'azienda è realizzare prodotti di alta qualità che, oltre a nutrire il corpo e l'anima, sono sostenibili, molto gustosi e soprattutto privi di ricadute ambientali negative.

Miglior rivenditore di alimenti biologici: Gut Wulksfelde (Bioland), Tangstedt (Germania)

La tenuta Wulksfelde (Bioland) dispone di un'area di 600 m2 destinata alla vendita dei prodotti biologici di sua produzione. L'azienda coltiva oltre 50 varietà di ortaggi su una superficie di 450 ettari, ha un reparto per la lavorazione delle carni, produce uova e gestisce un forno per la produzione di pane che viene poi venduto nel punto vendita aziendale.

Miglior ristorante o servizio di ristorazione biologico: Restaurant Luftburg Kolarik im Prater GmbH, Vienna (Austria)

Con i suoi 1 200 posti, Luftburg - Kolarik è dal 2021 il più grande ristorante biologico certificato del mondo. Il ristorante è stato fondato nel 1992, e la sua filosofia aziendale è incentrata sulla sostenibilità ecologica e sociale. (ks)

EESC rapporteurs María del Carmen Barrera Chamorro and David Sventek

Politica di coesione 2.0: verso un'Europa più forte e più inclusiva

Su richiesta della presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, il CESE ha esplorato il tema del futuro della politica di coesione formulando raccomandazioni per una "versione 2.0" di questa politica affinché sia più adattabile e socialmente mirata in rapporto a sfide in evoluzione, come la pandemia, i cambiamenti climatici e la trasformazione digitale.

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Su richiesta della presidenza spagnola del Consiglio dell'UE, il CESE ha esplorato il tema del futuro della politica di coesione formulando raccomandazioni per una "versione 2.0" di questa politica affinché sia più adattabile e socialmente mirata in rapporto a sfide in evoluzione, come la pandemia, i cambiamenti climatici e la trasformazione digitale.

La politica di coesione europea ruota attorno all'impegno irremovibile a rispettare il principio di non lasciare indietro nessuno. "Chiediamo che tale politica venga mantenuta malgrado le sue eventuali imperfezioni", ha affermato la relatrice del CESE María del Carmen Barrera Chamorro. "I partner della società civile sono pronti ad unire le forze agendo in sintonia con una solida politica di investimenti dell'UE che mantenga questo principio come suo perno. Poiché l'Europa è posta di fronte a uno scenario in trasformazione, questo principio immutabile rimane un faro che illumina la via verso un futuro più equo". Il correlatore David Sventek ha aggiunto che "per raggiungere gli obiettivi della coesione, è essenziale promuovere l'interazione tra le politiche trasversali dell'UE e la politica di coesione, allo scopo di far convergere tutte le politiche verso gli obiettivi fondamentali dell'UE e realizzare sinergie".

Il CESE chiede una politica di coesione dell'UE mirata e adattabile, e mette in evidenza l'impatto delle disuguaglianze sulla crescita e sulla competitività. Il Comitato esorta ad affrontare le disparità tra gli Stati membri, le regioni e le città, prestando un'attenzione particolare alle zone più colpite. È fondamentale offrire un sostegno su misura a gruppi diversi e coinvolgere le parti sociali. Il CESE raccomanda una politica di coesione al passo coi tempi e flessibile che preservi la sostenibilità delle PMI e incentivi le tecnologie strategiche nelle grandi imprese. La realizzazione di una convergenza reale implica potenziare la resilienza regionale, venire incontro in modo mirato alle esigenze di sviluppo e promuovere partenariati per un'Europa più inclusiva e adattabile.

 

Come rilanciare con successo la governance economica dell'UE: la visione del CESE

Il CESE ha presentato una serie di raccomandazioni fondamentali in relazione al pacchetto legislativo proposto dalla Commissione per riformare il quadro di governance economica dell'Unione. Pur apprezzando l'intenzione di semplificare tale quadro, il CESE raccomanda di apportare alcune modifiche essenziali alla proposta. Le raccomandazioni del Comitato giungono in un momento cruciale ed evidenziano la necessità di un approccio equilibrato, adattabile e sostenibile alla governance economica all'interno dell'UE.

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Il CESE ha presentato una serie di raccomandazioni fondamentali in relazione al pacchetto legislativo proposto dalla Commissione per riformare il quadro di governance economica dell'Unione. Pur apprezzando l'intenzione di semplificare tale quadro, il CESE raccomanda di apportare alcune modifiche essenziali alla proposta. Le raccomandazioni del Comitato giungono in un momento cruciale ed evidenziano la necessità di un approccio equilibrato, adattabile e sostenibile alla governance economica all'interno dell'UE.

Nel contesto delle sfide che l'UE si trova ad affrontare, come la pandemia, le complessità geopolitiche e gli obiettivi climatici, il relatore del CESE Javier Doz Orrit chiede piani strutturali e di bilancio più flessibili che coinvolgano le istituzioni democratiche nazionali e la società civile, e suggerisce di dotare l'UE di una capacità di bilancio permanente e di approfondire la governance economica. Il CESE approva determinati aspetti del pacchetto legislativo, ma chiede alcuni aggiustamenti sostanziali.

Per parte sua, il correlatore Luca Jahier esorta a negoziare rapidamente un quadro economico equilibrato e applicabile. Tra le proposte principali figurano la sostituzione delle rigide norme di riduzione del disavanzo con un approccio più mirato, la revisione dell'automaticità delle sanzioni e la possibilità, per i governi nazionali, di avere voce in capitolo nei piani di bilancio. Il CESE suggerisce inoltre di trattare in modo diverso gli investimenti verdi e quelli per la difesa, di ampliare la definizione di "investimenti pubblici" e di istituire una capacità di bilancio dell'UE entro il 2026, e fa presente che la governance deve essere inclusiva in tutte le fasi del processo, tramite il coinvolgimento delle parti sociali, della società civile e dei parlamenti.

 

La valutazione del CESE fa luce sui progressi compiuti dagli Stati membri nell'attuazione a medio termine del dispositivo per la ripresa e la resilienza

Il CESE ha adottato una relazione di valutazione sul dispositivo per la ripresa e la resilienza dell'UE, uno strumento cruciale con una dotazione di 723,8 miliardi di EUR che è stato varato nel febbraio del 2021 per aiutare gli Stati membri a superare le conseguenze della pandemia di COVID-19. La relazione presenta le principali raccomandazioni delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile di Germania, Italia, Lettonia, Portogallo e Romania per quanto riguarda il coinvolgimento della società civile nell'attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza.

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Il CESE ha adottato una relazione di valutazione sul dispositivo per la ripresa e la resilienza dell'UE, uno strumento cruciale con una dotazione di 723,8 miliardi di EUR che è stato varato nel febbraio del 2021 per aiutare gli Stati membri a superare le conseguenze della pandemia di COVID-19. La relazione presenta le principali raccomandazioni delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile di Germania, Italia, Lettonia, Portogallo e Romania per quanto riguarda il coinvolgimento della società civile nell'attuazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza.

La valutazione del CESE individua alcuni punti deboli in relazione all'efficacia del dispositivo per la ripresa e la resilienza, menzionando ritardi e timori per la sua attuazione nel lungo termine a causa dell'assorbimento dei fondi, della durata limitata dei piani e della carente capacità amministrativa. Obblighi eccessivi ostacolano l'accesso delle PMI. Sebbene la società civile consideri pertinenti gli obiettivi del dispositivo per la ripresa e la resilienza, l'allineamento con le strategie nazionali richiede un coordinamento migliore.

"La società civile organizzata deplora la mancanza di trasparenza nel processo di definizione e attuazione del dispositivo, e chiede un dialogo strutturato e trasparente, periodici riscontri e una partecipazione proattiva tramite un comitato di monitoraggio dinamico", spiega la relatrice del CESE Elena Calistru.

La relazione raccomanda di migliorare l'accesso a informazioni tempestive e dettagliate sui piani di ripresa e resilienza, di razionalizzare l'attuazione dei progetti, di migliorare anche la flessibilità nella selezione dei progetti e nell'assegnazione dei finanziamenti, nonché di istituire meccanismi obbligatori di monitoraggio e valutazione più efficaci per valutare l'impatto a lungo termine del dispositivo per la ripresa e la resilienza, meccanismi che devono prevedere una partecipazione attiva della società civile.

L'UE deve garantire che la società civile sia protetta, non messa sotto attacco

Il CESE ha criticato aspramente l'UE per non aver garantito un sostegno e un finanziamento adeguati alle organizzazioni della società civile che operano nel campo dei diritti fondamentali, dello Stato di diritto e della democrazia.

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Il CESE ha criticato aspramente l'UE per non aver garantito un sostegno e un finanziamento adeguati alle organizzazioni della società civile che operano nel campo dei diritti fondamentali, dello Stato di diritto e della democrazia.

In un dibattito con Gabriella Civico, presidente di Civil Society Europe, svoltosi nel quadro della sessione plenaria del 21 settembre, il CESE ha denunciato la drammatica situazione in cui si trovano le organizzazioni della società civile (OSC) in Europa, sempre più sottoposte a pressioni di ogni genere, dai vincoli finanziari alle campagne diffamatorie, fino ad attacchi, mossi da più parti in maniera concertata, al loro lavoro e alla loro credibilità.

Inoltre, proprio le OSC che si occupano delle questioni sociali e politiche più difficili, in particolare le organizzazioni che svolgono funzioni di controllo e quelle che promuovono l'uguaglianza e la non discriminazione, tendono a incontrare i problemi più gravi in termini di finanziamenti, e questo ne mette seriamente a rischio la missione fondamentale di chiedere conto a coloro che detengono il potere e di preservare la democrazia in Europa.

Nel suo parere sul tema Sostegno e finanziamento della società civile nel settore dei diritti fondamentali, dello Stato di diritto e della democrazia, adottato in sessione plenaria, il CESE ha avvertito che bisogna correre immediatamente ai ripari.

A tal fine raccomanda di istituire uno strumento finanziario specifico per le OSC attive nel campo dei diritti umani e della democrazia all'interno dell'UE. Per i difensori dei diritti umani che operano negli Stati membri si dovrebbe creare anche una piattaforma analoga a quella del consorzio "Protect Defenders".

Una particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alle condizioni di lavoro inadeguate e al magro reddito delle persone impiegate nel settore della società civile, che spesso lavorano sotto grande pressione, con gravi rischi per la loro salute mentale.

"In un momento in cui la democrazia è in crisi, la responsabilità delle istituzioni europee è enorme. Le buone intenzioni non bastano: abbiamo bisogno di azioni concrete che contribuiscano allo sviluppo della società civile europea, anche nei paesi candidati all'adesione", ha sottolineato il relatore del parere Cristian Pîrvulescu.

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha annunciato che, in linea con la recente decisione di integrare nei lavori del Comitato i membri dei paesi dell'allargamento, il CESE seguirà ora anche gli sviluppi che interessano la società civile dei paesi che, negli auspici, dovrebbero entrare a far parte dell'UE. A tal fine, il Comitato prevede di estendere il mandato del suo gruppo ad hoc Diritti fondamentali e Stato di diritto (gruppo FRRL) – che dal 2018 ha effettuato numerose missioni negli Stati membri per verificare la situazione delle organizzazioni della società civile – in modo da includere anche i paesi candidati all'adesione.

"Non possiamo permettere che i diritti fondamentali, lo Stato di diritto e la democrazia si fermino alle frontiere dell'UE!", ha dichiarato Röpke. (ll)

 

Revisione delle direttive europee sugli alimenti: proteggere i consumatori e promuovere la trasparenza

Il CESE sottolinea il ruolo centrale della promozione di regimi alimentari sani e sostenibili al fine di migliorare la salute umana, preservare gli ecosistemi, rendere la società più resiliente e sostenere le comunità rurali.

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Il CESE sottolinea il ruolo centrale della promozione di regimi alimentari sani e sostenibili al fine di migliorare la salute umana, preservare gli ecosistemi, rendere la società più resiliente e sostenere le comunità rurali.

Per realizzare questi obiettivi, è necessario un approccio multidirezionale che consenta di agire su più fronti, in particolare aumentando la disponibilità di prodotti sostenibili, educando le persone a compiere scelte nutrizionali più sane, portando avanti la riformulazione dei prodotti e ampliando l'etichettatura d'origine obbligatoria per alcuni di essi. Tali cambiamenti devono rispondere alle preoccupazioni attuali della società e alle esigenze dei consumatori di oggi, preservando nel contempo la competitività del settore agroalimentare e buone condizioni di lavoro per i suoi addetti.

"Nel parere sulla revisione delle direttive relative a taluni alimenti, il CESE non soltanto appoggia la proposta della Commissione di introdurre un'etichettatura d'origine obbligatoria per le miscele di mieli, ma si spinge anche al di là di essa, chiedendo che sia indicata in etichetta anche la percentuale di miele di ogni singola origine, non appena sarà possibile misurarla sulla base di un metodo di controllo affidabile. Già oggi, peraltro, il 'miele adulterato' è facilmente individuabile, e questa sarebbe la misura più urgente per proteggere gli apicoltori europei, che potrebbe e dovrebbe essere attuata immediatamente", spiega Kerli Ats, relatrice del parere del CESE.

Gli apicoltori europei e gli altri attori della catena di approvvigionamento del miele sono oggi posti di fronte a sfide imponenti in relazione alla trasparenza sulle origini dei singoli mieli miscelati. Sfide, queste, che incidono in misura considerevole sul reddito di tali operatori e più in generale sulla situazione del mercato europeo. Gli sforzi profusi attualmente per combattere le frodi e la concorrenza sleale rimangono insufficienti. Se da un lato il CESE è favorevole alla proposta di rivedere la direttiva sul miele introducendo un'etichettatura d'origine obbligatoria, dall'altro esprime riserve sulla mancanza di ambizione della revisione proposta per quanto riguarda l'attuazione di misure supplementari volte a combattere efficacemente le frodi.

Il CESE sollecita con forza l'adozione di misure più ambiziose per tutelare i produttori di miele europei, applicare norme di commercializzazione stringenti, stabilire controlli sistematici e verifiche della tracciabilità del miele importato nell'UE e imporre l'obbligo dell'etichettatura d'origine per le miscele di mieli, ossia l'indicazione in etichetta, in ordine decrescente, della quota percentuale del miele proveniente da ciascun paese di origine.

Affrontare le sfide legate alla quantificazione della percentuale di miele proveniente da ciascuna origine riveste un'importanza fondamentale. Il CESE sottolinea la necessità di individuare un metodo di analisi pratico e accessibile che garantisca la veridicità dell'etichettatura d'origine obbligatoria, proteggendo così i consumatori dalle frodi.

Occorrerebbe inoltre concentrare gli sforzi sullo sviluppo di un sistema di tracciabilità che assegni un codice identificativo unico a tutto il miele messo in commercio nell'UE, sia esso prodotto nell'Unione o importato da paesi terzi. Un sistema siffatto consentirebbe di risalire dal miele all'apicoltore responsabile della sua raccolta. È tuttavia indispensabile assicurarsi che il rispetto delle nuove misure non implichi costi eccessivi per le imprese, e in particolare per quelle piccole e medie. (ks)

 

Secondo il CESE, l'UE ha bisogno di un multilateralismo più efficace per poter affrontare i rischi per la sicurezza marittima

Il CESE invoca ulteriori iniziative congiunte nell'ambito della strategia per la sicurezza marittima dell'UE, che è intesa a preservare la sovranità, la sicurezza e la competitività dell'Unione. Il Comitato sostiene la cooperazione UE-NATO nel campo della sicurezza marittima e sottolinea l'importanza di un risoluto impegno con i partner internazionali per formare un fronte unito nella lotta al traffico e alla tratta di esseri umani.

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Il CESE invoca ulteriori iniziative congiunte nell'ambito della strategia per la sicurezza marittima dell'UE, che è intesa a preservare la sovranità, la sicurezza e la competitività dell'Unione. Il Comitato sostiene la cooperazione UE-NATO nel campo della sicurezza marittima e sottolinea l'importanza di un risoluto impegno con i partner internazionali per formare un fronte unito nella lotta al traffico e alla tratta di esseri umani.

Nella sessione plenaria di settembre il CESE ha adottato un parere in merito alla comunicazione congiunta della Commissione europea sulla strategia per la sicurezza marittima dell'UE e sul relativo piano d'azione, in cui insiste sull'importanza del principio politico fondamentale del multilateralismo nell'azione esterna dell'Unione in materia di sicurezza marittima.

Il CESE ritiene che la cooperazione UE-NATO debba essere ulteriormente migliorata e rafforzata per conseguire un coordinamento più efficace in diversi settori di interesse comune, tra cui quello delle infrastrutture critiche.

Anastasis Yiapanis, membro del CESE e relatore del parere, ha dichiarato che "la strategia per la sicurezza marittima è in linea con la bussola strategica dell'UE. Il settore marittimo andrebbe incluso tra le priorità e se ne dovrebbe avere una più ampia conoscenza e comprensione, soprattutto nel contesto delle crescenti minacce ibride."

Il CESE esorta inoltre l'UE a intensificare il dialogo con i partner internazionali per affrontare alcune preoccupazioni condivise, quali il traffico e la tratta di esseri umani.

Mateusz Szymański, membro del CESE e correlatore del parere, ha sottolineato che "la sicurezza degli equipaggi deve essere una priorità per l'UE".

Purtroppo, la proposta di strategia per la sicurezza marittima dell'UE non contiene alcun riferimento al ruolo della società civile. Il CESE insiste sulla necessità di una collaborazione permanente e di discussioni costruttive con la società civile dell'UE, al fine di garantire il sostegno dei cittadini alla proposta della Commissione e alle future azioni su questo tema. (at)

 

Nuova edizione dell'opuscolo "Scopri cosa il CESE può fare per te"

Abbiamo appena pubblicato un'edizione aggiornata di uno dei nostri opuscoli sul CESE più richiesti. Come è noto, noi non siamo un organo dell'Unione europea come gli altri: siamo un forum, unico nel suo genere, di consultazione, dialogo e consenso tra i rappresentanti di diverse parti della "società civile organizzata".
 

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Abbiamo appena pubblicato un'edizione aggiornata di uno dei nostri opuscoli sul CESE più richiesti. Come è noto, noi non siamo un organo dell'Unione europea come gli altri: siamo un forum, unico nel suo genere, di consultazione, dialogo e consenso tra i rappresentanti di diverse parti della "società civile organizzata".
Le organizzazioni di appartenenza dei nostri membri fungono da intermediari tra i responsabili decisionali e i cittadini, offrendo a questi ultimi un veicolo per realizzare un cambiamento o per sostenere cause che stanno loro a cuore.
Nelle sue 12 pagine, l'opuscolo consente di conoscere il nostro Comitato, il nostro ruolo e la nostra visione, i nostri membri e il modo in cui lavoriamo, nonché alcuni dei successi da noi ottenuti. Inoltre, vi si possono trovare maggiori informazioni sulla nuova presidenza del CESE, insediatasi quest'anno.
L'opuscolo è disponibile nelle 24 lingue ufficiali dell'UE.
Per scaricare una copia, cliccare sul link:
https://www.eesc.europa.eu/sites/default/files/files/qe-03-23-244-it-n.pdf   (cw)

Notizie dai gruppi

Le imprese invocano un intervento rapido per ripristinare la competitività

a cura di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro del CESE

Dopo l'ultimo discorso sullo stato dell'Unione pronunciato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, i datori di lavoro constatano con soddisfazione che, dopo anni di negligenza, la competitività è nuovamente all'ordine del giorno.

 

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a cura di Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro del CESE

Dopo l'ultimo discorso sullo stato dell'Unione pronunciato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, i datori di lavoro constatano con soddisfazione che, dopo anni di negligenza, la competitività è nuovamente all'ordine del giorno.

Il fatto che Mario Draghi sia stato incaricato di predisporre una relazione sul futuro della competitività europea è in effetti una buona notizia se l'obiettivo è quello di agevolare le attività delle imprese in Europa e di recuperare un vantaggio competitivo. La quota dell'Europa nell'economia mondiale va progressivamente riducendosi ormai da tempo e si prevede che scenderà sotto il 10 % entro il 2050.

Per citare solo alcuni esempi, l'Europa dispone di alcuni dei dettaglianti più produttivi al mondo ma non di una piattaforma di vendita online che possa eguagliare le dimensioni dei principali rivenditori online statunitensi e cinesi. L'Europa ha un ruolo di primo piano anche nel settore del software, ma non fa leva sulla sua posizione per creare una società di punta a livello mondiale in questo settore per operazioni tra imprese.

La realtà è che, rispetto ai nostri concorrenti, le imprese dell'UE si trovano ad affrontare notevoli ostacoli amministrativi che limitano la loro capacità di investire e di realizzare efficacemente la doppia transizione verde e digitale.

Molte delle nuove iniziative menzionate dalla Presidente von der Leyen sono al centro del nostro lavoro, come la realizzazione di un controllo della competitività, una procedura di autorizzazione accelerata nel settore dell'energia eolica, i dialoghi settoriali volti a sostenere modelli imprenditoriali per la transizione, il vertice delle parti sociali di Val Duchesse e, da ultimo, ma non meno importante, la relazione di Draghi sulla competitività, che deve anche integrare un esame del mercato unico, un aspetto del tutto assente dal discorso di Ursula von der Leyen.

Ma dato che questa legislatura entrerà nella modalità "campagna elettorale" all'inizio del 2024 in vista delle elezioni europee, consentitemi di essere leggermente pessimista, nonostante il tono positivo di questo discorso storico. Il tempo stringe. Per recuperare competitività abbiamo bisogno di volontà politica, e ne abbiamo bisogno ora. Abbiamo urgente bisogno di colmare il divario tra le parole e i fatti e dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi.

Alla fine di novembre il gruppo Datori di lavoro organizzerà una riunione straordinaria a Valencia proprio per discutere delle sfide e delle opportunità che ci attendono.

 

 

Perché è meglio che l'autista di un autobus sia riposato – al di là delle ragioni più evidenti

A cura del gruppo Lavoratori del CESE

La Commissione europea sta lavorando per modificare le regole in materia di organizzazione delle interruzioni minime e dei periodi di riposo nel settore del trasporto occasionale di passeggeri.

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A cura del gruppo Lavoratori del CESE

La Commissione europea sta lavorando per modificare le regole in materia di organizzazione delle interruzioni minime e dei periodi di riposo nel settore del trasporto occasionale di passeggeri.

Tutti noi, quando viaggiamo, puntiamo a raggiungere la nostra destinazione sani e salvi, ed è intuitivo pensare che alla guida di un autobus ci sia un conducente ben riposato. Tuttavia, questo non avviene sempre. Nonostante sia definito "occasionale", in molti casi il lavoro in questo settore non è stagionale né sporadico, bensì continuo. La modifica proposta consentirebbe ai conducenti del settore del trasporto passeggeri non internazionale di lavorare 12 giorni consecutivi senza riposo, come avviene attualmente nel trasporto internazionale – un altro settore, questo, che soffre di una carenza cronica di personale.

Questo approccio flessibile ai tempi di riposo, presumibilmente concepito per far fronte alla carenza di conducenti, non solo mette a repentaglio la sicurezza stradale – e, dato che la maggior parte dei conducenti del settore ha superato i 50 anni, l'aumento dello stress comporta un grave rischio – ma vi sono forti probabilità che esso aggravi proprio il problema che intende risolvere. Il peggioramento delle condizioni di lavoro diminuirà certamente l'attrattiva di tale professione, in quanto i conducenti del settore svolgono spesso altri compiti connessi alla gestione del gruppo che accompagnano.

Forse si dovrebbe, invece, valutare come migliorare le condizioni di lavoro, nonché dare un sostegno alle persone che desiderano lavorare nel settore in termini di licenze e permessi,e garantire infrastrutture sicure, comprese quelle adibite al riposo: così facendo sarebbe possibile attirare un maggior numero di conducenti.

 

Il convegno sulla sovranità alimentare dell'UE sottolinea il ruolo chiave dell'agricoltura, della pesca e dei consumatori, e chiede politiche alimentari inclusive e sostenibili che rispecchino una visione a lungo termine

A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Prezzi equi sia per gli agricoltori che per i consumatori e informazioni veritiere e trasparenti sono essenziali affinché il settore primario e i consumatori possano svolgere il loro ruolo chiave nel garantire l'autonomia strategica della produzione alimentare europea. Tale sovranità deve essere in linea con la strategia "Dal produttore al consumatore" del Green Deal europeo, che richiede un adeguamento delle attuali politiche alimentari.

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A cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

Prezzi equi sia per gli agricoltori che per i consumatori e informazioni veritiere e trasparenti sono essenziali affinché il settore primario e i consumatori possano svolgere il loro ruolo chiave nel garantire l'autonomia strategica della produzione alimentare europea. Tale sovranità deve essere in linea con la strategia "Dal produttore al consumatore" del Green Deal europeo, che richiede un adeguamento delle attuali politiche alimentari.

Sono queste le conclusioni principali del convegno intitolato Sovranità alimentare dell'UE: il ruolo dell'agricoltura, della pesca e dei consumatori, organizzato dal gruppo Organizzazioni della società civile del CESE insieme agli assessorati regionali agli Affari rurali e agli Affari marittimi della regione Galizia (Spagna) e svoltosi il 26 settembre 2023 nel centro culturale "Cidade da Cultura de Galicia" [Città della cultura galiziana], a Santiago di Compostela.

Il presidente del gruppo Organizzazioni della società civile, Séamus Boland, ha dichiarato che tutti gli europei - compresi i produttori, i distributori e i consumatori - traggono beneficio da una filiera alimentare equa, sana, resiliente e sostenibile. Le recenti crisi a livello mondiale hanno però dimostrato la necessità di una sovranità alimentare europea con standard di sicurezza globali molto elevati. Oltre a ciò, Boland ha sottolineato l'importanza della collaborazione: "il futuro del settore alimentare dipenderà dalla capacità delle varie parti, dei vari settori e delle diverse politiche di lavorare insieme per affrontare e superare le molte sfide che si profilano. Dovremmo puntare a politiche alimentari inclusive e sviluppare una visione a lungo termine per il settore europeo della pesca". A suo avviso, la sovranità alimentare europea sarà determinata dalle decisioni dei singoli, delle comunità e delle organizzazioni della società civile.

Da parte sua, l'assessore regionale agli Affari rurali della Galizia, José González Vázquez, ha osservato che (…)

Continua a leggere per saperne di più sulle proposte specifiche presentate dai partecipanti al convegno e sulla mostra fotografica "Mariscadoras" dell'artista galiziano Adrián Baúlde, organizzata a latere del convegno dal gruppo Organizzazioni della società civile del CESE, in collaborazione con la Cidade da Cultura de Galicia. La mostra, che ha inteso rendere omaggio alle donne impegnate nella raccolta di frutti di mare e molluschi e al ruolo svolto da queste lavoratrici nel sistema alimentare locale, ha integrato e arricchito i lavori del CESE in materia di sistemi alimentari europei resilienti e sostenibili.

Soon in the EESC/Cultural events

Collegare l'UE 2023: parliamo di elezioni

L'evento principale del CESE dedicato alla comunicazione, che riunisce professionisti del settore provenienti da organizzazioni della società civile, si terrà a Bratislava il 23 e 24 novembre 2023. In vista del 2024, l'anno che secondo alcuni potrebbe essere definito "la Coppa del mondo delle elezioni", considerato il numero di consultazioni elettorali che avranno luogo in tutto il mondo, Collegare l'UE si concentrerà sul voto per eleggere il nuovo Parlamento europeo.

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L'evento principale del CESE dedicato alla comunicazione, che riunisce professionisti del settore provenienti da organizzazioni della società civile, si terrà a Bratislava il 23 e 24 novembre 2023. In vista del 2024, l'anno che secondo alcuni potrebbe essere definito "la Coppa del mondo delle elezioni", considerato il numero di consultazioni elettorali che avranno luogo in tutto il mondo, Collegare l'UE si concentrerà sul voto per eleggere il nuovo Parlamento europeo.

In particolare, il seminario sul tema "Elezioni europee 2024 - : perché votare?" punta a imprimere uno slancio alle organizzazioni della società civile affinché diano una mano a promuovere l'importanza delle elezioni europee e a far registrare un'elevata affluenza alle urne in un contesto di regresso democratico in diversi Stati membri e di calo di fiducia nelle istituzioni democratiche - fenomeno, quest'ultimo, che interessa tutti i paesi.
Il seminario approfondirà in particolare i seguenti tre argomenti che potrebbero dominare il dibattito nei prossimi mesi.

  • La disinformazione e il suo impatto sulle elezioni del 2024: si può affermare con certezza che assisteremo a un proliferare di notizie false e false narrazioni nelle campagne elettorali per il rinnovo dei seggi al Parlamento europeo. Ora che l'intelligenza artificiale (IA) sta diventando la nuova frontiera della disinformazione, sarà ancora più difficile prendere con risolutezza delle misure nei confronti di questa tecnologia? Le nuove norme dell'UE in materia di disinformazione possono contribuire a bloccare l'azione degli eserciti di troll che diffondono menzogne sui social? Possono servire a frenare le ingerenze straniere nelle elezioni? Cosa si può fare per contrastare il diluvio di disinformazione che si profila all'orizzonte?
  • Mobilitare la società civile sul tema delle elezioni: cosa funziona e cosa non funziona - Con una democrazia in regresso in tutta Europa, la società civile è pronta a comunicare sull'importanza delle elezioni europee con i cittadini dell'UE e a convincerli ad andare a votare in massa? Nel nuovo panorama della comunicazione, nel quale apparentemente i media tradizionali stanno perdendo il loro predominio, la battaglia per i cuori e le menti degli elettori si vincerà sui social o invece nel reale e in presenza, nel corso di incontri o raduni pubblici? Quali sono le cose da fare e quelle da evitare nel comunicare con i potenziali elettori? Per capirlo analizzeremo alcune recenti consultazioni elettorali.
  • Le elezioni e i giovani: come si possono convincere i giovani che il loro voto è importante? Come fare in modo che si rechino in massa alle urne? In base a recenti sondaggi, più di metà dei giovani europei sotto i 25 anni si sentono abbandonati dalla politica tradizionale e dall'UE: che cosa si deve fare per modificare questa percezione?

Il seminario rientra nella serie Collegare l’UE, una manifestazione annuale che offre una piattaforma grazie a cui professionisti della stampa e della comunicazione di organizzazioni della società civile possono entrare in relazione tra loro per discutere di questioni di attualità di comune interesse che riguardano l’Europa. L'evento riunisce e coinvolge in un dibattito sui temi caldi del momento membri del CESE e altri rappresentanti dell’Unione europea, esponenti di organizzazioni partner degli Stati membri, giornalisti e ricercatori.
Il programma completo e l'elenco degli oratori sarà disponibile a breve sul sito Internet del CESE. Per maggiori informazioni, potete scrivere all'indirizzo e-mail: pressofficers@eesc.europa.eu.

 

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)
Laura Lui (ll)

 

Hanno collaborato a questo numero

Christian Weger (cw)
Daniela Marangoni (dm)
Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarita Gavanas (mg)
Margarida Reis (mr)
Millie Tsoumani (mt)
Pablo Ribera Paya (prp)
Thomas Kersten (tk)

 

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)
Joris Vanderlinden (jv)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

October 2023
10/2023

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