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FEBRUARY 2023 | IT

CESE Info EDIZIONE SPECIALE - Premio del CESE per la società civile 2022
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Editoriale

Rendere omaggio a tutti coloro che portano la luce nelle loro comunità

Rendere omaggio a tutti coloro che portano la luce nelle loro comunità

Cari lettori,

a fine 2021 l'UE decise di proclamare il 2022 Anno europeo dei giovani. L'iniziativa si proponeva di puntare i riflettori sulla condizione giovanile, in particolare nel contesto della crisi della COVID-19 che ha così duramente colpito i giovani, con ripercussioni negative soprattutto sulla loro situazione occupazionale e sul loro percorso educativo.

L'UE intendeva spingere i responsabili decisionali a promuovere opportunità per i giovani e incoraggiare questi ultimi a diventare cittadini attivi e protagonisti del cambiamento, ed esortava anche ad impegnarsi al massimo per coinvolgere le categorie più difficili da raggiungere: giovani con disabilità, appartenenti a gruppi minoritari o abitanti in zone svantaggiate.

 

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Rendere omaggio a tutti coloro che portano la luce nelle loro comunità

Cari lettori,

a fine 2021 l'UE decise di proclamare il 2022 Anno europeo dei giovani. L'iniziativa si proponeva di puntare i riflettori sulla condizione giovanile, in particolare nel contesto della crisi della COVID-19 che ha così duramente colpito i giovani, con ripercussioni negative soprattutto sulla loro situazione occupazionale e sul loro percorso educativo.

L'UE intendeva spingere i responsabili decisionali a promuovere opportunità per i giovani e incoraggiare questi ultimi a diventare cittadini attivi e protagonisti del cambiamento, ed esortava anche ad impegnarsi al massimo per coinvolgere le categorie più difficili da raggiungere: giovani con disabilità, appartenenti a gruppi minoritari o abitanti in zone svantaggiate.

Eravamo ben lontani dall'immaginare che, a neppure due mesi dall'inizio dell'anno che l'UE aveva deciso di dedicare alla gioventù, per un crudele scherzo del destino, i giovani che vivono a ridosso dei confini orientali dell'Unione si sarebbero precipitati nei rifugi per sfuggire alle bombe e ai missili, sarebbero stati costretti a lasciare il loro paese per evitare di essere uccisi o avrebbero perso i loro fratelli, i loro padri o le loro stesse vite nelle trincee insanguinate dei campi di battaglia ucraini, in conseguenza del brutale attacco sferrato dalla Russia contro l'Ucraina e la sua popolazione civile.
In un anno segnato da eventi così sconvolgenti, il CESE ha voluto un doppio riconoscimento per l'edizione 2022 del suo Premio per la società civile, che ha suddiviso in due categorie: i giovani e l'Ucraina.

Nell'ambito della prima categoria, intitolata "Responsabilizzare i giovani", i progetti candidati dovevano incoraggiare e aiutare in maniera creativa le nuove generazioni a trovare la loro voce e a conquistare saldamente la loro indipendenza in un mondo sempre più polarizzato e ostile, alle prese con sfide quali l'inflazione, i cambiamenti climatici e la crisi energetica, per citarne solo alcune.

Il premio assegnato per la categoria "La società civile europea con l'Ucraina" intendeva rendere omaggio alla società civile, che subito dopo lo scoppio della guerra si è rapidamente mobilitata per prestare aiuto e soccorso ai civili ucraini, ma anche alle migliaia di iniziative pullulate in tutta Europa in seno a questa stessa società civile in risposta alla tragica situazione degli ucraini vittime dell'aggressione russa.

Tra il centinaio di candidature ricevute non è stato facile scegliere i progetti migliori: tutti i candidati avrebbero meritato il riconoscimento per la dedizione e la solidarietà dimostrate. Alla fine, il premio è stato ripartito tra sei organizzazioni - tre per ciascuna delle due categorie - di cinque paesi dell'UE: Italia, Polonia, Portogallo, Romania e Spagna, quest'ultima con due progetti vincitori.  

Il CESE ha celebrato i loro straordinari risultati alla cerimonia di premiazione che si è tenuta a Bruxelles il15 dicembre scorso.

Tutti e tre i progetti vincitori per la categoria dedicata alla gioventù danno un aiuto a giovani la cui vita è tutt'altro che facile, dato che provengono da contesti sociali svantaggiati: giovani della minoranza Rom, o che hanno trascorso tutta o parte della loro infanzia nei circuiti dell'assistenza e che ora si trovano ad affrontare il mondo da soli, o ancora giovani socialmente emarginati per vari motivi.

I tre progetti migliori della categoria dedicata all'Ucraina hanno aiutato i rifugiati di quel paese in diversi modi: prestando loro assistenza al loro arrivo ai posti di frontiera e raccogliendo aiuti, prendendosi cura di bambini malati di cancro, o ancora consentendo agli ucraini di integrarsi facilmente nelle comunità di accoglienza.

Vorrei concludere la mia introduzione a questa edizione speciale di CESE Info dedicata al Premio per la società civile ricordando le parole di Martyna Kowacka, rappresentante dell'organizzazione polacca vincitrice, la quale, con un gesto simbolico, si è presentata alla cerimonia di premiazione con la Luce della Pace da Betlemme, e ha sottolineato che è importante reagire al male e costruire valori quali la tolleranza, l'amicizia e la disponibilità ad aiutare gli altri.

Ha aggiunto di auspicare che ognuno di noi faccia la propria parte affinché, un bel giorno, invece delle fiamme della guerra vedremo la luce della pace.
Siamo convinti che, grazie agli innumerevoli sforzi disinteressati di chi opera ogni giorno sul campo contribuendo a realizzare un mondo migliore, le fiamme della guerra verranno presto spente e al loro posto splenderà la luce della pace. Con il nostro premio intendiamo rendere omaggio non solo ai vincitori e agli altri candidati, ma anche a tutte le altre persone e organizzazioni che seguitano a portare la luce nelle loro comunità.

Cillian Lohan, vicepresidente del CESE responsabile della comunicazione

 

Video della cerimonia di consegna del Premio CESE per la società civile 2022

Guardate il nostro video per rivivere la cerimonia di premiazione!

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Guardate il nostro video per rivivere la cerimonia di premiazione!

Premio per la società civile 2022: guarda i video dei progetti vincitori

Per guardare i video di presentazione dei progetti vincitori, cliccare qui.

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Per guardare i video di presentazione dei progetti vincitori, cliccare qui.

 

Superpower School

Care Leavers Network Italia

Asociația SUS INIMA

You are in a Safe Place

Associazione polacca di scoutismo e guidismo

Il Premio per la società civile 2022 nei media

Ecco una selezione di titoli dedicati finora dai media al Premio per la società civile 2022

 

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Ecco una selezione di titoli dedicati finora dai media al Premio per la società civile 2022

Bulgaria - BTA: Европейска институция връчва годишните си награди за гражданското общество за 2022 г.

Croazia - HIA:  Mladi i Ukrajina - glavne teme ovogodišnjeg natječaja Europskog gospodarskog i socijalnog odbora

Italia - Vita: La rete dei ragazzi fuori famiglia premiata a Bruxelles

Italia - Eunews: L'Italia al Premio Cese per la società civile: fra i vincitori l'associazione Agevolando

Polonia - TVP: Polscy harcerze wyróżnieni nagrodą dla Społeczeństwa Obywatelskiego 2022

Polonia - Onet: Rusza konkurs o europejską nagrodę. Dwa tematy

Portogallo - Diário do Minho: Europa precisa mais do que nunca de bons exemplos de cidadania ativa

Romania - Radio Romania International: România câştigă din nou Premiul Societăţii Civile

Romania - Curierul Naţional: Asociația românească "Sus Inima" câștigă ediția din 2022 a Premiului CESE pentru societatea civilă

New publications

L'edizione 2022 dell'opuscolo sul Premio per la società civile è stata pubblicata – scaricala qui!

Il CESE ha pubblicato un opuscolo in cui presenta i sei vincitori del Premio per la società civile 2022, esempi eccellenti dell'impegno profuso dalla società civile per creare un futuro migliore per i giovani e aiutare le vittime di guerra ucraine.

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Il CESE ha pubblicato un opuscolo in cui presenta i sei vincitori del Premio per la società civile 2022, esempi eccellenti dell'impegno profuso dalla società civile per creare un futuro migliore per i giovani e aiutare le vittime di guerra ucraine.

L'opuscolo può essere scaricato al seguente indirizzo: https://www.eesc.europa.eu/it/our-work/publications-other-work/publications/2022-eesc-civil-society-prize-youth-and-ukraine (ab)

Notizie dal CESE

La fondazione spagnola Secretariado Gitano e l'associazione romena SUS INIMA vincono l'edizione 2022 del Premio CESE per la società civile, dedicata ai giovani e all'Ucraina

In via eccezionale, quest'anno il Premio del CESE è stato conferito per due categorie: "Responsabilizzare i giovani" e "La società civile europea con l'Ucraina"

Il Comitato economico e sociale europeo ha assegnato i premi in palio a sei organizzazioni della società civile per i loro progetti di eccellenza, in quanto esempi luminosi e illuminanti dell'impegno della società civile a creare un futuro migliore per i giovani europei e ad alleviare la tragica situazione degli ucraini vittime della brutale invasione del loro paese da parte della Russia.

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In via eccezionale, quest'anno il Premio del CESE è stato conferito per due categorie: "Responsabilizzare i giovani" e "La società civile europea con l'Ucraina"

Il Comitato economico e sociale europeo ha assegnato i premi in palio a sei organizzazioni della società civile (OSC) per i loro progetti di eccellenza, in quanto esempi luminosi e illuminanti dell'impegno della società civile a creare un futuro migliore per i giovani europei e ad alleviare la tragica situazione degli ucraini vittime della brutale invasione del loro paese da parte della Russia.

Il premio complessivo di 60 000 EUR è stato suddiviso tra i sei progetti vincitori. Per la categoria riguardante i giovani, ad aggiudicarsi il primo premio, pari a 14 000 EUR, è stata l'OSC spagnola Fundación Secretariado Gitano, il cui progetto "Learning by Doing" affronta il problema della disoccupazione tra i giovani Rom. Per la categoria riguardante l'Ucraina, lo stesso importo è stato assegnato alla relativa vincitrice del primo premio, l'associazione romena SUS INIMA, che aiuta i rifugiati ucraini a integrarsi agevolmente nella società romena.

Per quanto riguarda le altre quattro OSC vincitrici, ciascuna delle quali ha ricevuto 8 000 EUR, la graduatoria finale è la seguente: nella
CATEGORIA 1 - GIOVANI
il 2° premio è andato al Movimento Transformers (Portogallo)
e il 3° premio all'Associazione Agevolando (Italia);

nella CATEGORIA 2 - UCRAINA
il 2° premio è andato alla Fondazione Villavecchia (Spagna)
e il 3° premio all'Associazione scoutistica polacca (Polonia).

Alla cerimonia di premiazione, svoltasi a Bruxelles, la Presidente del CESE Christa Schweng si è congratulata con i sei vincitori e ha ringraziato tutti i candidati con queste parole: "La vostra solidarietà e le vostre iniziative a favore dell'Ucraina hanno fatto la differenza per centinaia di migliaia di persone. Le vostre iniziative per avviare i giovani svantaggiati sulla strada dell'autonomia e dell'autorealizzazione avranno un chiaro impatto sulla loro vita. I vostri progetti e la vostra tenacia nel realizzarli sono un esempio autentico di cittadinanza attiva. In questi tempi difficili, l'Europa ha più che mai bisogno del vostro esempio e del vostro impegno".

Nel conferire i premi, il vicepresidente del CESE responsabile per la Comunicazione Cillian Lohan ha dichiarato: "Oggi siamo chiamati a confrontarci con enormi sfide globali: i cambiamenti climatici, la pace, la sicurezza energetica, l'intelligenza artificiale e le altre tecnologie emergenti, lo sviluppo sostenibile e molte altre ancora. Dobbiamo non solo valutare nel modo giusto l'impatto sui giovani di tutte le nostre politiche, ma anche coinvolgere i giovani stessi in tutte le fasi dei processi decisionali. È giunto il momento di passare dal semplice ascolto e dalla mera consultazione dei giovani alla creazione, alla progettazione e alla produzione insieme a loro."

VINCITORI DEL PRIMO PREMIO
Il progetto Learning by Doing, gestito dalla fondazione spagnola Secretariado Gitano, è stato scelto come progetto di maggior spicco a favore dei giovani.  Il progetto, che affronta il problema della disoccupazione tra i giovani Rom di età compresa tra i 16 e i 30 anni, è basato su un partenariato pubblico-privato e consiste in un programma di formazione che combina teoria e pratica con l'obiettivo di eliminare gli stereotipi e i pregiudizi nei confronti della popolazione Rom nelle imprese coinvolte nell'iniziativa e più in generale di combattere l'esclusione sociale.

Nella categoria dedicata al sostegno all'Ucraina, a vincere il primo premio è stata l'associazione romena SUS INIMA, distintasi per il progetto Smooth integration of Ukrainian refugees into the Romanian social fabric - Focus point Sibiu county ("Un'integrazione agevole dei rifugiati ucraini nel tessuto sociale romeno: punto focale, il distretto di Sibiu"), che ad oggi ha già aiutato decine di migliaia di rifugiati ucraini. Discostandosi dalla sua consueta attività di sostegno ai pazienti oncologici, l'OSC romena ha infatti sviluppato una serie di iniziative per aiutare gli ucraini rifugiatisi in Romania, che vanno dalle attività scolastiche all'aiuto nella ricerca di un lavoro fino all'accesso alle terapie mediche e al sostegno psicologico. Ciò, a sua volta, ha consentito alle famiglie ucraine di integrarsi agevolmente nella società romena, dando loro un senso di appartenenza e un rifugio sicuro, sul piano materiale così come su quello psicologico.


GLI ALTRI PROGETTI VINCITORI

CATEGORIA 1 – RESPONSABILIZZARE I GIOVANI

Il secondo premio di questa categoria è andato all'OSC portoghese Movimento Transformers e al suo programma Superpower School, in cui tutor volontari offrono lezioni settimanali principalmente a bambini e giovani a rischio di esclusione sociale. Il programma consente ai giovani di scoprire i loro talenti — in ambiti quali la cucina, le arti marziali, la fotografia e la scrittura creativa — e di sviluppare competenze che consentano loro di diventare agenti di cambiamento "restituendo" ciò che hanno imparato per trasformare in meglio la collettività.

Vincitrice del terzo premio, l'associazione italiana Agevolando è un'OSC che promuove i diritti e il benessere dei minori e dei giovani adulti che hanno trascorso tutta o parte della loro infanzia presso famiglie affidatarie, case-famiglia o comunità per minori, aiutandoli a rendersi indipendenti una volta raggiunta la maggiore età. La sua iniziativa Care Leavers Network Italia è una rete nazionale informale di giovani di età compresa tra i 16 e i 26 anni, cresciuti in affido, casa-famiglia o comunità per minori, il cui obiettivo chiave è favorire le opportunità di scambio e di apprendimento.

CATEGORIA 2 — LA SOCIETÀ CIVILE EUROPEA CON L'UCRAINA

In questa categoria il secondo premio è stato conferito alla fondazione spagnola Villavecchia, che, con il suo fondo di emergenza You are in a Safe Place ("Sei in un posto sicuro"), presta assistenza a giovani pazienti oncologici e ai loro genitori. Bambini ucraini gravemente malati sono infatti stati allontanati dagli orrori della guerra grazie a organizzazioni internazionali e trasferiti in luoghi sicuri in cui possano continuare a ricevere le loro cure mediche. Uno di questi luoghi sicuri è Barcellona, dove la fondazione Villavecchia si adopera per offrire a questi giovani pazienti ucraini e alle loro famiglie la migliore qualità di vita possibile, garantendo loro un'assistenza completa a tutti i livelli.

Il terzo premio è andato all'Associazione scoutistica polacca (ZHP), la più grande organizzazione di educazione giovanile non formale della Polonia, mobilitatasi per aiutare gli ucraini sin dall'inizio della guerra. I volontari della ZHP mantengono un loro presidio ai valichi di frontiera, guidando gli sfollati verso luoghi sicuri, fornendo informazioni, raccogliendo e trasportando donazioni e organizzando "pattuglie di frontiera" con esperienza di pronto soccorso. L'Associazione si occupa in particolare dei bambini ucraini, raccogliendo e distribuendo giocattoli, fornendo sostegno psicologico e coinvolgendoli nelle attività scoutistiche.

IL PREMIO DEL CESE PER LA SOCIETÀ CIVILE 2022

Quest'anno il Premio del CESE per la società civile ha attirato 106 candidature, provenienti da 21 Stati membri: 60 per la categoria 1 (Giovani) e 46 per la categoria 2 (Ucraina).

L'auspicio del CESE è che il suo Premio incoraggi la società civile a continuare a dar prova di solidarietà nei confronti del popolo ucraino e a continuare anche a dar voce e potere alla generazione che è il futuro dell'Europa.
Il Premio è un riconoscimento all''"eccellenza nelle iniziative della società civile", incentrato ogni anno su un aspetto diverso dell'attività del CESE. Nel 2021 il CESE ha premiato progetti che affrontavano in modo creativo la crisi climatica. Nel 2020 ha lanciato un'edizione speciale, con un "Premio per la solidarietà civile" dedicato alla lotta contro la COVID-19. E l'edizione 2019 verteva sul tema della parità di genere e dell'emancipazione femminile.

Per saperne di più sul Premio CESE della società civile 2022, cliccare qui

 

 

Lo sapevate?

Il tasso di abbandono scolastico tra i giovani Rom è del 64 %, contro il 19 % della popolazione in generale, e il 78 % di essi non dispone delle competenze di base in quanto non ha mai completato l'istruzione obbligatoria. I tassi di disoccupazione dei giovani Rom sono tre volte superiori a quelli dei loro coetanei nel resto della società. Il programma "Learning by Doing" [Imparare facendo], sviluppato dal nostro vincitore nella categoria dei giovani, la Fondazione Secretariado Gitano, sta lottando per cambiare questa situazione. Il programma offre ai giovani Rom l'opportunità di acquisire un'esperienza lavorativa e di ricevere una formazione presso imprese leader che hanno aderito all'iniziativa. I risultati parlano da soli: il 55 % dei circa 3 500 giovani Rom che hanno partecipato al programma ha trovato un lavoro e il 32 % ha ripreso la scuola.

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Il tasso di abbandono scolastico tra i giovani Rom è del 64 %, contro il 19 % della popolazione in generale, e il 78 % di essi non dispone delle competenze di base in quanto non ha mai completato l'istruzione obbligatoria. I tassi di disoccupazione dei giovani Rom sono tre volte superiori a quelli dei loro coetanei nel resto della società. Il programma "Learning by Doing" [Imparare facendo], sviluppato dal nostro vincitore nella categoria dei giovani, la Fondazione Secretariado Gitano, sta lottando per cambiare questa situazione. Il programma offre ai giovani Rom l'opportunità di acquisire un'esperienza lavorativa e di ricevere una formazione presso imprese leader che hanno aderito all'iniziativa. I risultati parlano da soli: il 55 % dei circa 3 500 giovani Rom che hanno partecipato al programma ha trovato un lavoro e il 32 % ha ripreso la scuola.

L'istruzione dei giovani che frequentano la Superpower School [Scuola dei superpoteri], un programma di volontariato gestito dal nostro vincitore portoghese Movimento Transformers, non finisce con la scuola. I ragazzi devono "restituire" alla comunità ciò che hanno imparato. Lo fanno individuando un problema sociale e risolvendolo con il talento o, appunto, i "superpoteri" che hanno acquisito. Sebbene gli allievi della Superpower School – per lo più bambini e ragazzi a rischio di esclusione sociale – seguano lezioni settimanali nelle quali possono esprimere il loro talento, in campi come la cucina, la fotografia, la scrittura creativa o il pattinaggio, i tutor lavorano con loro per sviluppare diverse competenze e insegnano loro valori come l'uguaglianza di genere, la sostenibilità ambientale o sociale e la comunicazione positiva. Circa l'80 % di coloro che hanno frequentato la Superpower School afferma di avere ora un'idea più chiara di cosa fare nella vita, e il 30 % non riceve più voti negativi.

La rete dei care leavers è stata lanciata dal nostro vincitore italiano, l'organizzazione di volontariato Agevolando, come esperimento pilota realizzato in Emilia-Romagna nel 2014. Oggi è un progetto di portata nazionale, presente in 12 regioni italiane. Finora ha coinvolto 500 giovani care leavers – ossia ragazze e ragazzi che con il compimento della maggiore età concludono il loro percorso in accoglienza – i quali hanno elaborato delle proposte per innovare il sistema della tutela minorile e hanno dato nuovi impulsi alle politiche nazionali che dovrebbero aiutare i giovani a diventare veramente indipendenti una volta usciti dal sistema di accoglienza. Uno dei risultati raggiunti è il fondo sperimentale nazionale per i care leavers, che fornisce un sostegno concreto ai giovani fino a 21 anni.

Il vincitore del nostro primo premio per l'Ucraina, l'associazione rumena Sus Inima, ha fondato il suo modello di integrazione dei rifugiati su un semplice questionario contenente domande riguardanti diversi temi quali l'istruzione, i servizi medici, l'accesso ai beni e servizi di base, la qualità generale della vita ecc. Sulla base delle risposte, l'associazione sviluppa attività e iniziative per venire incontro alle necessità in evoluzione indicate dai rispondenti. In questo modo si è costruita la fiducia tra la società ospitante e i rifugiati, consentendo a questi ultimi di diventare rapidamente membri della comunità.

"You are in a Safe Place" [Qui siete al sicuro] non è solo il nome del fondo di emergenza spagnolo per i bambini ucraini malati di cancro che hanno ripreso le cure mediche a Barcellona dopo lo scoppio della guerra nel loro paese; sono anche le prime parole con le quali i membri della fondazione Villavecchia, l'associazione che gestisce il fondo, hanno accolto le madri e altri familiari di 16 giovani pazienti oncologici quando sono arrivati a Barcellona a metà marzo 2022. Per trasformare queste parole in realtà, la fondazione Villavecchia ha collaborato con numerosi ospedali, volontari e altri enti per garantire che i giovani pazienti e le loro famiglie siano assistiti e sostenuti nel miglior modo possibile.

L'associazione polacca di scoutismo e guidismo ZHP aiuta attivamente i rifugiati ucraini fin dal primo giorno in cui la Russia ha attaccato il loro paese. I suoi scout erano presenti in sei valichi di frontiera e durante il primo mese di guerra hanno aiutato direttamente oltre 1,5 milioni di rifugiati. Complessivamente, dei circa tre milioni di civili ucraini in fuga verso la Polonia, uno su tre ha ricevuto assistenza nei centri gestiti dall'associazione e un bambino su cinque ha partecipato ad attività organizzate dagli scout. Nei primi mesi i volontari hanno lavorato 24 ore al giorno. La ZHP ha inoltre raccolto 127 tonnellate di aiuti, che sono stati inviati in Ucraina. (ll)

Le parole dei vincitori

Abbattere gli stereotipi: il fatto che io sia Rom non significa che non abbia voglia lavorare o di realizzare il mio potenziale

L'associazione che si è aggiudicata il primo premio, la Fondazione spagnola Secretariado Gitano, ha lanciato il suo progetto Learning by Doing, ossia Imparare lavorando nel 2013. In questi dieci anni, il progetto ha consentito a oltre la metà dei giovani Rom partecipanti di trovare un lavoro e a un terzo di essi di tornare sui banchi di scuola per completare l'istruzione secondaria obbligatoria. Tuttavia, un dato ancora più sorprendente è che l'87 % dei giovani partecipanti afferma che la propria vita è migliorata, e il 94 % delle imprese che hanno partecipato al progetto, dando lavoro ai giovani Rom, si è detto disposto a farlo di nuovo. Raúl Pérez, rappresentante della fondazione, ci ha raccontato di più.

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L'associazione che si è aggiudicata il primo premio, la Fondazione spagnola Secretariado Gitano, ha lanciato il suo progetto Learning by Doing, ossia Imparare lavorando nel 2013. In questi dieci anni, il progetto ha consentito a oltre la metà dei giovani Rom partecipanti di trovare un lavoro e a un terzo di essi di tornare sui banchi di scuola per completare l'istruzione secondaria obbligatoria. Tuttavia, un dato ancora più sorprendente è che l'87 % dei giovani partecipanti afferma che la propria vita è migliorata, e il 94 % delle imprese che hanno partecipato al progetto, dando lavoro ai giovani Rom, si è detto disposto a farlo di nuovo. Raúl Pérez, rappresentante della fondazione, ci ha raccontato di più.

CESE info: Che cosa vi ha spinti ad avviare questa iniziativa?
Il progetto Aprender Trabajando (Imparare lavorando) è stato lanciato nel 2013 in un periodo di grave crisi economica mondiale che in Spagna aveva dato luogo, tra l'altro, anche a tassi di disoccupazione elevati. La disoccupazione aveva colpito duramente la fascia più giovane della popolazione: "Nel 2013 la disoccupazione giovanile ha raggiunto il livello inaccettabile del 55,48 %" (Relazione sui giovani e il mercato del lavoro, giugno 2014, Ministero del Lavoro e della sicurezza sociale). Nel caso della popolazione Rom spagnola, il 60 % della quale ha meno di 30 anni e il cui tasso di disoccupazione è in genere tre volte più elevato di quello del resto della popolazione, la situazione era aggravata dal fatto che queste persone spesso non dispongono delle qualifiche di base obbligatorie (appena il 17 % porta a termine l'istruzione minima obbligatoria) e non hanno alcuna formazione né un'esperienza lavorativa precedente (il 66 % dei giovani Rom non ha un lavoro, né segue un percorso scolastico o formativo) (Studio comparativo sulla situazione della popolazione Rom spagnola sotto il profilo dell'occupazione e della povertà (2018), Fondazione Secretariado Gitano).

In risposta a questa situazione sono state messe in atto varie misure a livello nazionale (ad esempio la strategia per l'imprenditorialità e l'occupazione giovanile 2013-2016) e a livello dell'UE (ad esempio la garanzia per i giovani). La Fondazione Secretariado Gitano, che all'epoca riceveva finanziamenti attraverso il programma operativo del FSE "Lotta contro la discriminazione" per sviluppare Acceder, un programma di formazione e occupazione destinato alla popolazione Rom, ha avuto l'opportunità (offerta dai fondi europei) di sperimentare un nuovo modello di formazione per i giovani Rom provenienti da contesti vulnerabili.

Come è stato ricevuto il vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dalle persone che avete aiutato? (Potrebbe citare un esempio?)
Nei dieci anni del suo sviluppo Aprender Trabajando ha formato più di 3 500 Rom sotto i 30 anni di età, che hanno potuto beneficiare del sistema nazionale di garanzia per i giovani in quanto non avevano un lavoro né seguivano un percorso scolastico o formativo. Grazie a questo progetto, il 55 % è entrato nel mondo del lavoro, mentre il 32 % è tornato sui banchi di scuola per completare l'istruzione secondaria obbligatoria. L'87 % dei giovani partecipanti ha dichiarato che la propria vita è migliorata, e il 94 % delle imprese partner sarebbe disposto a partecipare di nuovo al progetto (dati tratti dalla relazione esecutiva 2013-2021 di Aprender Trabajando).

Qui seguito presentiamo le testimonianze di due giovani partecipanti ad Aprender Trabajando, che figurano anche nel video che abbiamo girato per celebrare il 10° anniversario della Fondazione: 10 anni. Aprender Trabajando, 2022:
"Ero disoccupato da due anni. Ci siamo ritrovati senza un alloggio, e vagavamo da un luogo all'altro senza sapere dove saremmo andati a finire. Sono entrato in contatto con Aprender Trabajando perché volevo seguire una formazione e trovare un lavoro." Questa è la testimonianza di Manuel Lizárraga, che ha partecipato ad Aprender Trabajando presso la sede della Fondazione Secretariado Gitano di Burgos, e oggi lavora per la società Alcampo.
Un'altra partecipante, Maria Bruno, afferma con orgoglio: "Voglio lavorare e realizzare il mio potenziale personale come chiunque altro. Il fatto di essere Rom non vuol dire che questo non sia possibile." Maria ha partecipato al progetto Aprender Trabajando a Madrid, con la società Bricodepot di Getafe. "Sono contenta di andare al lavoro. Il mio luogo di lavoro mi piace e sono circondata da persone meravigliose. Mi hanno trattato come una persona, non come la ragazza nuova o la nuova Rom".

Come userete i fondi del premio per continuare ad aiutare la collettività? Avete già in programma nuovi progetti?
Sin dall'inizio, i programmi Acceder e Aprender Trabajando hanno avuto una dimensione in larga misura urbana, poiché si sono sviluppati nelle principali città spagnole e sono stati spesso incentrati sull'occupazione nel settore dei servizi, prevalentemente nelle aree urbane. Tutto questo ne limita l'ambito di intervento, escludendo la popolazione Rom delle zone rurali che, pur trovandosi di fronte a problemi simili a quelli incontrati nelle città in termini di discriminazione o di restrizioni all'accesso al lavoro, non ha le stesse opportunità di fruire di questo tipo di sostegno.

Una sfida consisterebbe quindi nell'estendere tale esperienza al maggior numero possibile di Rom, adattando il modello in modo da raggiungere le zone in cui vive una quota significativa di questa popolazione, ma in cui l'organizzazione non dispone di uffici (zone prevalentemente rurali), e coinvolgendo le imprese di settori diversi da quelli tradizionali del commercio e dell'ospitalità.

A tal fine, qualora le circostanze lo consentano, prevediamo di utilizzare i fondi per finanziare uno studio (o parte di uno studio) per adattare il modello di Aprender Trabajando ai contesti rurali e a nuovi settori che non siano quelli del commercio e dell'ospitalità.
Nel caso in cui, in ultima analisi, non fosse possibile destinare i fondi a tale studio, essi saranno reinvestiti nello stesso progetto Aprender Trabajando e serviranno per l'acquisto di materiali per le attività nella fase teorica.

Quale consiglio darebbe ad altre organizzazioni che vogliano impegnarsi con successo in attività e programmi di questo tipo?

  • Ogni progetto di inserimento lavorativo deve includere la cooperazione con le imprese durante l'intero processo di progettazione, attuazione e monitoraggio.
  • È importante iniziare con progetti pilota e preventivare la possibilità di ampliarli fin dall'inizio, se l'esperienza si rivela positiva.
  • È opportuno introdurre il ruolo dei tutor, sia sul versante delle ONG che su quello delle imprese, e garantire la chiarezza del processo di comunicazione e coordinamento tra le due parti.
  • È bene combinare la formazione teorica con quella pratica in ambienti di lavoro reali come mezzo efficace per una formazione che risponda alle esigenze del mercato del lavoro e come modo per promuovere successive opportunità di lavoro.
  • I corsi e i processi di formazione vanno adeguati alle esigenze e alle situazioni specifiche dei destinatari, al fine di garantire che questi ultimi abbiano pari accesso alle risorse per la formazione e l'occupazione.

Ritiene che l'UE stia facendo abbastanza per aiutare i giovani svantaggiati? Ci sono dei consigli che vorrebbe dare o azioni specifiche da raccomandare?
Occorre introdurre meccanismi volti a garantire che gli Stati (a livello nazionale, regionale o locale) attuino progetti efficaci per integrare i giovani più svantaggiati nel mercato del lavoro e che tali progetti raggiungano effettivamente coloro che ne hanno più bisogno, come la popolazione Rom. È essenziale garantire che gli interventi abbiano un approccio a lungo termine, che è fondamentale per apportare cambiamenti effettivi nella vita di questi giovani.
Pertanto, si potrebbe prevedere un maggiore cofinanziamento di questi progetti da parte dei fondi europei al fine di rendere più facile investire in essi in questi termini.
Quando vengono impiegate risorse finanziarie europee che comportano assunzioni (ad esempio, investimenti consistenti effettuati o da effettuare nell'ambito dei fondi di NextGenerationEU), si dovrebbe incoraggiare l'inserimento di clausole per l'assunzione di giovani svantaggiati.

 

Qual è il tuo superpotere?

Gli studenti della Superpower School - per lo più giovani a rischio di esclusione sociale - non sviluppano le loro competenze e i loro talenti solo in ambiti quali la cucina, la fotografia o la scrittura creativa; la "scuola", un programma di volontariato gestito dall'associazione portoghese Movimento Transformers, si adopera per dotarli anche delle competenze e delle conoscenze che li aiuteranno ad accrescere l'autostima e a diventare membri attivi della società. Intervista a Joana Moreira di Movimento Transformers per saperne di più sull'iniziativa.

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Gli studenti della Superpower School - per lo più giovani a rischio di esclusione sociale - non sviluppano le loro competenze e i loro talenti solo in ambiti quali la cucina, la fotografia o la scrittura creativa; la "scuola", un programma di volontariato gestito dall'associazione portoghese Movimento Transformers, si adopera per dotarli anche delle competenze e delle conoscenze che li aiuteranno ad accrescere l'autostima e a diventare membri attivi della società. Intervista a Joana Moreira di Movimento Transformers per saperne di più sull'iniziativa.

CESE info: Che cosa vi ha indotto ad avviare il vostro progetto o la vostra iniziativa?

Crediamo che il motivo per cui i giovani non si impegnano non sia perché non vogliono fare la differenza, ma perché non hanno ancora trovato il modo migliore per farlo. È partendo da questa premessa che abbiamo creato il Movimento Transformers, che permette ai giovani di contribuire alle loro comunità servendosi dei loro talenti.

Come è stato accolto questo vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dalle persone che avete aiutato?

Il progetto è stato un successo e abbiamo già coinvolto più di 6 000 giovani in tutto il paese. Molti dei nostri tirocinanti sono diventati tutor volontari che condividono le competenze acquisite con altri giovani, creando un ciclo informale di conoscenze e un reale impatto sistemico.

Come userete questi finanziamenti specifici per continuare ad aiutare la collettività? Avete già in programma qualche nuovo progetto?

Questi finanziamenti ci consentiranno di aumentare l'impatto delle nostre attività lavorando con un maggior numero di giovani a livello nazionale. Riprenderemo inoltre a organizzare la nostra manifestazione annuale, la TCONF (una conferenza dei giovani per i giovani), che quest'anno sarà dedicata principalmente alla salute mentale dei giovani.

Quale consiglio darebbe ad altre organizzazioni che vogliano impegnarsi con successo in attività e programmi di questo tipo?

Consiglierei loro di collaborare con gli altri, dotarsi di una strategia di promozione e sensibilizzazione, assumere le persone migliori per inserirle nelle loro équipe e chiedere aiuto se necessario. Crediamo che i campionati non si vincano mai lavorando da soli, e abbiamo sempre bisogno di alleati per poter produrre un vero cambiamento nelle politiche pubbliche e avere un impatto positivo.

Ritiene che l'UE stia facendo abbastanza per aiutare i giovani svantaggiati? Ci sono dei consigli che vorrebbe dare o azioni specifiche da raccomandare?

Credo che si stia seguendo il percorso giusto e già sperimentato, organizzando programmi di scambio che permettono ai giovani di scoprire il mondo e offrendo loro opportunità di formazione e partecipazione. Tuttavia, vorrei vedere una maggiore condivisione delle buone pratiche di altre organizzazioni, dato che esistono metodologie che possono essere applicate a livello transfrontaliero come, ad esempio, il nostro programma Superpower Schools, che potrebbe essere attuato da qualsiasi organizzazione dell'Unione che lavora con giovani svantaggiati.

 

Agenti del cambiamento

"Agevolando" è un'organizzazione italiana di volontariato che assiste minori e giovani adulti che escono da percorsi, più o meno lunghi, di accoglienza "fuori famiglia" e devono lasciare il sistema per vivere una vita indipendente. Si tratta di una transizione tutt'altro che facile, ed è per questo che Agevolando ha lanciato un progetto, la rete Care Leavers Network (CLN), con il quale si è aggiudicata il Premio per la società civile 2022 nella categoria Giovani. L'obiettivo è quello di creare uno spazio che consenta ai giovani che concludono il loro percorso in accoglienza di elaborare le proprie proposte e soluzioni, nonché di diventare attori chiave nel creare un sistema di tutela minorile che risponda veramente alle loro esigenze e nel rendere il passaggio all'età adulta il più agevole possibile per tutti coloro che si trovano nella stessa situazione. Abbiamo parlato con il presidente, Federico Zullo, e la responsabile del progetto Care Leavers Network, Cecilia Dante.

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"Agevolando" è un'organizzazione italiana di volontariato che assiste minori e giovani adulti che escono da percorsi, più o meno lunghi, di accoglienza "fuori famiglia" e devono lasciare il sistema per vivere una vita indipendente. Si tratta di una transizione tutt'altro che facile, ed è per questo che Agevolando ha lanciato un progetto, la rete Care Leavers Network (CLN), con il quale si è aggiudicata il Premio per la società civile 2022 nella categoria Giovani. L'obiettivo è quello di creare uno spazio che consenta ai giovani che concludono il loro percorso in accoglienza di elaborare le proprie proposte e soluzioni, nonché di diventare attori chiave nel creare un sistema di tutela minorile che risponda veramente alle loro esigenze e nel rendere il passaggio all'età adulta il più agevole possibile per tutti coloro che si trovano nella stessa situazione.  Abbiamo parlato con il presidente, Federico Zullo, e la responsabile del progetto Care Leavers Network, Cecilia Dante.

CESE info: Che cosa vi ha spinti ad avviare questa iniziativa?

Il progetto CLN (Care Leavers Network) è nato in seguito alla constatazione che i care leavers coinvolti attivamente nell'associazione Agevolando avevano bisogno di disporre di uno spazio loro dedicato, per potersi confrontare alla pari ed elaborare insieme proposte volte a migliorare il sistema di tutela e di transizione all'età adulta in Italia e in Europa. Agevolando ha scelto di promuovere il sostegno ai care leavers realizzando questo progetto che dal 2013 li mette in condizione di essere protagonisti di percorsi propositivi e di confronti con le istituzioni e i professionisti, dando luogo ad un effettivo cambiamento del sistema di tutela minorile e di affidamento in Italia.

Come è stato accolto questo vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dalle persone che avete aiutato? Se sì, potrebbe fornircene un esempio?
Il progetto è stato accolto molto positivamente dalle istituzioni del nostro paese dedicate all'infanzia, sia a livello locale che a livello nazionale. Nel 2015 il Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza ha voluto sostenere la nascita del CLN Italia – prima il progetto era presente solo in Emilia Romagna – che da quel momento è diventato espressione dei care leavers di molte regioni. Ogni anno ne viene chiesto l'ampliamento ad altri territori, il che dimostra il riconoscimento del valore del progetto. I giovani che partecipano al CLN ne apprezzano molto gli obiettivi e i risultati, per quanto riguarda sia l'influenza esercitata dalle loro raccomandazioni a livello normativo e di cultura professionale sia le relazioni instauratesi tra di loro, in un'ottica di mutuo aiuto, e con i referenti, gli adulti di riferimento che li seguono e facilitano i diversi processi. Molti giovani coinvolti nel progetto hanno potuto beneficiare di altri progetti e opportunità interne messe a disposizione dall'associazione (con il progetto "Se avessi", ad esempio, hanno ottenuto un sostegno, anche economico, a livello psicologico, abitativo, di studio e lavorativo).

Come userete i fondi del premio per continuare ad aiutare la collettività? Avete già in programma qualche nuovo progetto?
I fondi verranno utilizzati per dare continuità al progetto e favorire la sua sostenibilità nel tempo. In Italia è difficile trovare finanziamenti e risorse per sostenere progetti di partecipazione giovanile e advocacy, che non sono pratiche abbastanza diffuse. Questa difficoltà non mette in discussione l'importanza e la validità del progetto né la necessità di portarlo avanti nel tempo in maniera sistematica, in modo che tutti i circa 6 000 care leavers che ogni anno in Italia lasciano il sistema di accoglienza "fuori famiglia" al compimento del diciottesimo anno di età possano scegliere di entrare a far parte del CLN.

Quale consiglio darebbe ad altre organizzazioni che vogliano impegnarsi con successo in attività e programmi di questo tipo?
Consiglieremmo di facilitare percorsi di coinvolgimento attivo e protagonismo dei giovani – sia care leavers sia altri ragazzi e ragazze in difficoltà – affinché possano organizzarsi in gruppo associativo e costruire insieme percorsi di sostegno e auto-aiuto reciproco, promuovendo azioni di coinvolgimento di altri giovani in stretta collaborazione con le organizzazioni che esprimono il punto di vista dei professionisti e degli adulti, a livello locale, nazionale ed europeo.

Ritiene che l'UE stia facendo abbastanza per aiutare i giovani svantaggiati? Ci sono dei consigli che vorrebbe dare o azioni specifiche da raccomandare?
Rispetto al passato l'UE sta dimostrando un'attenzione più significativa e concreta nei confronti dei giovani che vivono in condizioni svantaggiate, ma la strada da fare è ancora lunga per quanto riguarda la promozione di diritti e opportunità di piena inclusione universali per tutti loro. Noi proponiamo di investire molto nella partecipazione dei giovani in ogni ambito di attività e di vita, promuovendo così il loro empowerment e facilitando dei processi di responsabilizzazione che siano capaci di favorire un protagonismo sociale potente e costruttivo. Riteniamo possa essere decisivo esortare gli Stati membri dell'UE a mettere a punto dei meccanismi, anche istituzionali, per garantire tali azioni partecipative a tutti gli effetti, con una dotazione di risorse mirata e adeguata.

 

La mia casa è anche la tua casa

Finora l'associazione Sus Inima ha aiutato decine di migliaia di rifugiati ucraini a trovare un posto in cui vivere, provvedendo alle loro necessità di base o fornendo loro un'istruzione, o, ancora, offrendo loro sostegno psicologico per far fronte ai traumi della guerra. Attualmente è in fase di realizzazione l'infrastruttura per aiutare i rifugiati a orientarsi nel quadro economico e giuridico della Romania. Tutto questo con l'obiettivo di consentire loro di integrarsi nella società rumena nel modo più agevole possibile, facendoli sentire a casa. Abbiamo parlato con Lu Knobloch di SUS Inima.

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Finora l'associazione Sus Inima ha aiutato decine di migliaia di rifugiati ucraini a trovare un posto in cui vivere, provvedendo alle loro necessità di base o fornendo loro un'istruzione, o, ancora, offrendo loro sostegno psicologico per far fronte ai traumi della guerra. Attualmente è in fase di realizzazione l'infrastruttura per aiutare i rifugiati a orientarsi nel quadro economico e giuridico della Romania. Tutto questo con l'obiettivo di consentire loro di integrarsi nella società rumena nel modo più agevole possibile, facendoli sentire a casa. Abbiamo parlato con Lu Knobloch di SUS Inima.

CESE info: Che cosa vi ha spinti ad avviare questa iniziativa?

SUS INIMA ha elaborato i programmi di intervento e di risposta alla crisi perché, a livello locale, era necessaria la presenza di un organismo in grado di collaborare con enti pubblici e privati, garantendo al contempo la trasparenza e una valida piattaforma di collaborazione per tutti i soggetti interessati a fornire assistenza. Inoltre, la maggior parte dei rifugiati ucraini erano donne e bambini, molti di essi si trovavano all'estero per la prima volta e non avevano alcuna esperienza di pratiche legali, pianificazione di viaggi ecc. La barriera linguistica ha complicato poi ulteriormente la situazione.

Come è stato accolto questo vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dalle persone che avete aiutato? Se sì, potrebbe fornircene un esempio?

All'inizio le persone erano alquanto riluttanti ad accettare l'aiuto offerto, ma poi è andato sempre più aumentando il numero di coloro che hanno mostrato riconoscenza per ogni tipo di azione di intervento, di sostegno o di messa a disposizione di una serie di servizi, dall'alloggio, al trasporto, dalla risposta alle necessità di base (cibo e servizi comunitari per i rifugiati) fino all'istruzione.

Come userete i fondi del premio per continuare ad aiutare la collettività? Avete già in programma qualche nuovo progetto?

Il finanziamento specifico sarà utilizzato su due fronti: 1) sostegno psicologico ai rifugiati, soprattutto ai bambini, per aiutarli a superare i traumi; 2) sviluppo di una nuova iniziativa di coesione economica e sociale, volta a creare un'infrastruttura in grado di assistere e consigliare i rifugiati fornendo loro una comprensione di base del quadro giuridico ed economico della Romania, e di sostenerli e assisterli attivamente nella ricerca di un impiego o nell'apertura di un'attività sul posto, promuovendo così la cittadinanza attiva e l'inclusione sostenibile nel tessuto sociale.

Quale consiglio darebbe ad altre organizzazioni che vogliano impegnarsi con successo in attività e programmi di questo tipo?

  • Consiglierei di concentrarsi sulla cooperazione con le autorità locali, le parti interessate e le ONG invece di porsi in competizione.
  • Inoltre, raccomanderei di far sì che tutti i programmi o le iniziative che si vogliono sviluppare siano basati sullo studio di casi concreti relativi alle reali esigenze dei beneficiari.

Percepite una certa "stanchezza di solidarietà" nei confronti dei rifugiati ucraini con il perdurare della guerra nel loro paese? Che cosa possono e devono fare le organizzazioni della società civile per evitare che si arrivi a questo punto? L'UE potrebbe svolgere un ruolo positivo a questo riguardo?

La solidarietà rimane ancora a livelli elevati. Tuttavia, il volume del sostegno fornito dalle comunità locali sta diminuendo a causa dell'esaurimento delle risorse. Una soluzione alle esigenze esistenti è quella di continuare a fornire sostegno e aiuti ai rifugiati ai fini dell'integrazione nelle comunità locali nelle quali si trovano. Inoltre, occorre semplificare, in una certa misura, le formalità e le procedure che i rifugiati ucraini devono espletare per poter essere assunti, aprire un'impresa, accedere a un conto bancario, a un'assicurazione e ai servizi medici. Tutto questo è necessario per garantire una riduzione sostenibile della dipendenza finanziaria da fonti esterne. La società civile svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo e nell'attuazione degli aiuti e del sostegno ai rifugiati. L'UE può contribuire alla creazione di reti più ampie a livello della Commissione, sostenendo e agevolando in tal modo uno scambio di know-how che possa essere vantaggioso per tutte le parti interessate: i soggetti che attuano i programmi di aiuto e quelli che ne beneficiano.

L'unione fa la forza

Quando la notizia dell'evacuazione di bambini malati di cancro dall'Ucraina è giunta alla Fondazione Villavecchia, il personale non ha esitato un secondo. Si sono immediatamente offerti di accogliere e assistere i bambini e le loro famiglie. Tuttavia, per fornire a questi bambini l'assistenza e il sostegno adeguati di cui avevano veramente bisogno, la fondazione ha dovuto collaborare con ospedali e con molti altri organismi e volontari. Insieme sono riusciti a creare un luogo sicuro per i giovani pazienti a Barcellona. Natàlia Ferrer Ametller ci ha raccontato dell'iniziativa.

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Quando la notizia dell'evacuazione di bambini malati di cancro dall'Ucraina è giunta alla Fondazione Villavecchia, il personale non ha esitato un secondo. Si sono immediatamente offerti di accogliere e assistere i bambini e le loro famiglie. Tuttavia, per fornire a questi bambini l'assistenza e il sostegno adeguati di cui avevano veramente bisogno, la fondazione ha dovuto collaborare con ospedali e con molti altri organismi e volontari. Insieme sono riusciti a creare un luogo sicuro per i giovani pazienti a Barcellona. Natàlia Ferrer Ametller ci ha raccontato dell'iniziativa.

CESE info: Che cosa vi ha spinti ad avviare questo progetto?

Ci è giunta la notizia che dei bambini malati di cancro venivano evacuati dall'Ucraina, e ci siamo offerti di aiutare le amministrazioni interessate e l'organizzazione internazionale che gestiva l'evacuazione. Quando siamo stati incaricati di organizzare l'intera operazione, abbiamo ottenuto l'immediato sostegno da parte della Fondazione Josep Carreras International al fine di gestirla insieme. Molti altri organismi hanno offerto assistenza. Non abbiamo esitato un secondo; dovevamo portare il nostro aiuto là dove eravamo in grado di farlo: accogliere e assistere bambini malati di cancro e sostenere le loro famiglie, in coordinamento con gli ospedali di riferimento.

Come è stato accolto il vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dalle persone che avete aiutato? (Potrebbe citare un esempio?)

È stata un'esperienza molto intensa, e abbiamo imparato molto. Soprattutto, abbiamo capito quanto sia difficile la situazione dei rifugiati. La difficoltà più grande è stata la lingua, come pure alcuni aspetti culturali. Tuttavia, abbiamo potuto contare sull'aiuto di molti volontari, che hanno svolto un lavoro enorme come interpreti, accompagnando i bambini durante tutti i ricoveri in ospedale, gli spostamenti in ambulanza, le visite e le formalità. Grazie alle cure prestate, in tanti casi sono stati fatti notevoli progressi, e molti bambini hanno già completato il trattamento della fase acuta e sono passati alla terapia di mantenimento. Alcuni di essi sono potuti tornare a casa. Ad esempio, ecco la foto di uno dei bambini, Mykola, con sua madre, insieme al nostro assistente sociale ospedaliero. Abbiamo attraversato un periodo molto difficile insieme, e il dono più grande è stato vedere i sorrisi dei bambini e sentire la tranquillità delle madri.

Come userete i fondi del premio per continuare ad aiutare la collettività?

Li useremo per continuare il nostro lavoro. Ci sono tre famiglie con bambini ancora in fase acuta a causa di complicazioni nel trattamento. Hanno bisogno di alloggio, vitto, trasporto, assistenza medica, traduzione ecc., e anche le altre famiglie hanno bisogno di continuare a sentire la nostra vicinanza.

Avete già in programma nuovi progetti?

Sì, stiamo lavorando alla creazione del Padiglione Victoria, un centro pediatrico per le cure palliative e il primo nel suo genere in Spagna. In questo luogo verranno assistiti bambini affetti da malattie incurabili e che si trovano ormai in uno stadio avanzato o nei loro ultimi giorni di vita. Ristruttureremo un edificio storico situato in un luogo molto emblematico, all'interno del complesso ospedaliero Sant Pau di Barcellona.

Quale consiglio darebbe ad altre organizzazioni che vogliano impegnarsi con successo in attività e programmi di questo tipo?

Per noi è molto importante individuare chiaramente le esigenze e concepire dei progetti che affrontino i bisogni reali, per quanto ciò possa essere difficile. È necessario saper ascoltare, imparare, accettare aiuto e collaborare con altri organismi che lavorano in modo complementare. Bisogna apprezzare il lavoro degli altri, e procedere tutti insieme verso lo stesso obiettivo.

Ritiene vi sia il rischio di una "stanchezza di solidarietà" nei confronti dei rifugiati ucraini se la guerra continua?

Purtroppo gli eventi di attualità passano rapidamente in secondo piano, e la solidarietà che suscitano può essere di breve durata. Tuttavia, è vero anche che le persone hanno un grande capacità di perseverare e di lottare per i diritti e la giustizia sociale.

Che cosa possono e dovrebbero fare le organizzazioni della società civile per evitare che ciò accada?

Esortare le autorità a continuare a fornire aiuti e a rafforzare il ruolo degli organismi sociali.

L'UE potrebbe svolgere un ruolo positivo al riguardo?

Sì, promuovendo raccomandazioni a livello europeo affinché i governi e le amministrazioni collaborino e agevolino il lavoro degli organi competenti. Non riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo se avremo le amministrazioni che lavorano da una parte e gli altri organismi dall'altra, senza alcun collegamento tra loro. Le amministrazioni pubbliche hanno bisogno della società civile, e quest'ultima non può e non deve essere isolata. Molti organismi di assistenza sociale lavorano senza il sostegno delle pubbliche amministrazioni. Noi sappiamo che essere aperti e lavorare in rete richiede impegno, ma abbiamo anche la certezza che questa collaborazione è possibile.

Formare le future generazioni di cittadini attivamente impegnati

Fin dal primo giorno di guerra, l'associazione polacca di scoutismo e guidismo ZHP, la maggiore organizzazione del paese impegnata a fornire istruzione non formale ai giovani, è corsa in aiuto dei rifugiati ucraini, venendo incontro alle loro diverse necessità in continua evoluzione. La ZHP è orgogliosa del fatto che i suoi soci abbiano deciso di prestare servizio a sostegno dell'Ucraina senza pensarci due volte, e ciò le rende merito. Gli ideali di cui la ZHP è portatrice incoraggiano i suoi giovani soci a cercare di costruire un mondo migliore, uno sforzo che dovrebbe essere fatto quotidianamente da ciascuno di noi. Avevamo tante domande da porre ad Olga Junkuszew, portavoce dell'associazione polacca di scoutismo e guidismo.

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Fin dal primo giorno di guerra, l'associazione polacca di scoutismo e guidismo ZHP, la maggiore organizzazione del paese impegnata a fornire istruzione non formale ai giovani, è corsa in aiuto dei rifugiati ucraini, venendo incontro alle loro necessità diverse e in continua evoluzione. La ZHP è orgogliosa del fatto che i suoi soci abbiano deciso di prestare servizio a sostegno dell'Ucraina senza pensarci due volte, e ciò le rende merito. Gli ideali di cui la ZHP è portatrice incoraggiano i suoi giovani soci a cercare di costruire un mondo migliore, uno sforzo che dovrebbe essere fatto quotidianamente da ciascuno di noi. Avevamo tante domande da porre ad Olga Junkuszew, portavoce dell'associazione polacca di scoutismo e guidismo.

CESE info: Che cosa vi ha spinto ad avviare questo progetto?
Era assolutamente naturale che rispondessimo a questa crisi: rendere servizio agli altri è un aspetto estremamente importante del lavoro educativo dell'associazione polacca di scoutismo e guidismo. La reazione dei soci della ZHP ha dimostrato che il nostro continuo lavoro educativo e gli ideali che trasmettiamo ai giovani hanno davvero un impatto sulla loro vita, sostenendoli e incoraggiandoli a costruire un mondo migliore. Siamo orgogliosi del fatto che i nostri soci abbiano deciso di prestare servizio a sostegno dell'Ucraina senza pensarci due volte.

Come è stato accolto il vostro progetto? Avete ottenuto un riscontro dalle persone che avete aiutato? Se sì, potrebbe fornircene un esempio?
Il nostro progetto ha trovato un'ottima accoglienza. Stimiamo che un rifugiato ucraino su tre abbia ricevuto assistenza nei centri gestiti dagli scout e che quasi 6 000 bambini abbiano avuto l'opportunità di partecipare a campi estivi. Sappiamo che in questo modo i bambini hanno potuto trovare un momento di riposo fisico, mentale ed emotivo di cui hanno tanto bisogno. Le nostre azioni si sono evolute mano a mano che le necessità cambiavano. Sappiamo che è stato considerato positivamente il fatto che siamo stati in grado di affrontare costantemente le sfide che si sono susseguite. Riceviamo feedback positivi anche dalle organizzazioni scoutistiche ucraine con cui siamo in contatto.

Come userete i fondi del premio per continuare ad aiutare la collettività? Avete già in programma nuovi progetti?
Grazie a questo premio in denaro potremo sviluppare ulteriormente il nostro programma educativo, che ci consente di formare future generazioni di cittadini attivamente impegnati, che prendono l'iniziativa e sono presenti dove vi è bisogno, rispondendo alle sfide del mondo di oggi. Con questo denaro, i soci della ZHP potranno continuare a crescere tra amici, acquisendo competenze per la vita e costruendo il proprio carattere secondo i valori dello scoutismo.

Quale consiglio darebbe ad altre organizzazioni che vogliano impegnarsi con successo in attività e programmi di questo tipo?
Crediamo che, per ottenere risultati, un'organizzazione debba operare sempre secondo i propri valori e agire solo coerentemente con la propria missione. Soltanto in questo modo non ci sarà bisogno di preoccuparsi dei risultati o dell'impegno dei propri soci.

Percepite una certa "stanchezza di solidarietà" nei confronti dei rifugiati ucraini con il perdurare della guerra nel loro paese? Che cosa possono e devono fare le organizzazioni della società civile per evitare che si arrivi a questo punto? L'UE potrebbe svolgere un ruolo positivo a questo riguardo?
Certamente! In quanto scout dell'associazione polacca di scoutismo e guidismo, crediamo che ognuno di noi debba impegnarsi ogni giorno per lasciare il mondo almeno un po' migliore di come lo ha trovato. Questo significa che le persone dovrebbero essere incoraggiate a compiere ogni giorno piccole azioni che continuino a cambiare il mondo attorno a noi. Aiutare l'Ucraina è una maratona, non uno sprint. Dobbiamo tenerlo presente e dare il nostro sostegno nella vita di tutti i giorni.

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Daniela Marangoni (dm)

Hanno collaborato a questo numero

Laura Lui (ll)
 

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

Technical support
Bernhard Knoblach (bk)
Joris Vanderlinden (jv)

Indirizzo

Comitato economico e sociale europeo
Edificio Jacques Delors, 99 Rue Belliard, B-1040
Bruxelles, Belgio
Tel. +32 25469476
E-mail: eescinfo@eesc.europa.eu

CESE info viene pubblicato nove volte l’anno in occasione delle sessioni plenarie del CESE. CESE info è disponibile in 23 lingue.
CESE info non può essere considerato un resoconto ufficiale dei lavori del CESE. A tal fine si rimanda alla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea o ad altre pubblicazioni del CESE.
La riproduzione - con citazione della fonte - è autorizzata (a condizione di inviare una copia alla redazione).
 

February 2023
02/2023

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