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European Economic and Social Committee A bridge between Europe and organised civil society

APRIL 2024 | IT

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Editoriale

Editoriale

Il nostro voto conta!

Care lettrici e cari lettori,

dall'inizio della guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, diversi fattori stanno avendo un forte impatto sull'Europa, mettendo alla prova le nostre democrazie e comportando gravi conseguenze sul piano sociale, politico e finanziario in ogni Stato membro e nella stessa Unione. Eppure, sono sempre stato convinto che nei momenti di difficoltà i cittadini europei debbano rimanere uniti, fianco a fianco, determinati a tracciare insieme la via da percorrere e a plasmare l'Europa che desiderano per il loro futuro e per le generazioni a venire, scegliendo con il proprio voto la nuova leadership europea.

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Il nostro voto conta!

Care lettrici e cari lettori,

dall'inizio della guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, diversi fattori stanno avendo un forte impatto sull'Europa, mettendo alla prova le nostre democrazie e comportando gravi conseguenze sul piano sociale, politico e finanziario in ogni Stato membro e nella stessa Unione. Eppure, sono sempre stato convinto che nei momenti di difficoltà i cittadini europei debbano rimanere uniti, fianco a fianco, determinati a tracciare insieme la via da percorrere e a plasmare l'Europa che desiderano per il loro futuro e per le generazioni a venire, scegliendo con il proprio voto la nuova leadership europea.

Poiché le imminenti elezioni europee avranno una grande influenza sulla rotta dell'UE nei prossimi cinque anni, il CESE ha unito le forze con il Parlamento europeo firmando un memorandum d'intesa sulla cooperazione in vista delle elezioni, che si terranno tra il 6 e il 9 giugno 2024.

L'esperienza dimostra che l'affluenza alle urne per le elezioni europee è inferiore rispetto a quella per le elezioni nazionali. Per questo motivo, il CESE sarà molto attivo nel sensibilizzare i cittadini in merito alle prossime elezioni europee. Mobilitando la nostra rete di 90 milioni di persone – organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori e altre organizzazioni della società civile – possiamo contribuire ad aumentare l'affluenza alle urne.

Sono state già messe in atto una serie di misure, a cominciare dalla Settimana della società civile (dal 4 al 7 marzo 2024), cui hanno preso parte oltre 800 rappresentanti di organizzazioni della società civile e di gruppi giovanili riunitisi per discutere delle prossime elezioni e del futuro dell'UE.

In una risoluzione adottata nella sessione plenaria di marzo il CESE ha lanciato ai cittadini europei un appello ad andare a votare. È stata creata un'apposita pagina web, all'insegna dello slogan #USAILTUOVOTO (#USEYOURVOTE), in cui trovare attività, eventi e iniziative realizzate dai membri e dal personale del CESE. Le attività di sensibilizzazione organizzate a livello locale dai membri svolgeranno un ruolo chiave!

Il 4 maggio tutte le istituzioni dell'UE apriranno le loro porte ai visitatori per promuovere la partecipazione democratica alle elezioni, celebrando l'anniversario della dichiarazione Schuman. Inoltre, il 26 maggio la squadra "Run For Europe", formata da nostri colleghi amanti della corsa, parteciperà alla 20 chilometri di Bruxelles al fine di promuovere la campagna "Usa il tuo voto". Non dimentichiamo che più persone votano, più la democrazia si rafforza. Più persone votano, maggiore è la legittimità delle decisioni prese. Ora più che mai è importante che i cittadini, e soprattutto i giovani, vadano a votare. Tramite il loro voto, possono fare la differenza e dare un "volto" all'Europa – un volto di cui saranno orgogliosi.

Poiché questa campagna riguarda l'interesse generale dei cittadini europei, la società civile può svolgervi un ruolo cruciale, in particolare al fine di sensibilizzare le persone in merito all'importanza delle elezioni e incoraggiarle a votare.

Il mio invito è quello di lavorare insieme: contattiamo cittadini e organizzazioni della società civile a tutti i livelli (europeo, nazionale e regionale), stabiliamo con loro un dialogo vero, prestiamo loro ascolto e facciamo sapere ai nostri leader politici quali sono le aspettative delle organizzazioni dei milioni di cittadini che rappresentiamo nei confronti dei nuovi eurodeputati e della nuova Commissione per i prossimi cinque anni.

Il nostro voto conta! #USAILTUOVOTO

Con i miei più rispettosi saluti,

Laurenţiu Plosceanu vicepresidente responsabile della Comunicazione

Date da ricordare

4 maggio 2024

Celebra la Giornata dell'Europa e vieni a scoprire il CESE: Giornata porte aperte del 4 maggio!

30-31 maggio 2024

Sessione plenaria del CESE

6-9 giugno 2024

Elezioni europee 2024

Veniamo al punto!

In questo numero diamo spazio a Carlos Trindade, membro del CESE e relatore del parere sul tema Salvaguardare la democrazia dalla disinformazione. Alla vigilia delle elezioni europee Trindade descrive i danni che la disinformazione può arrecare alla democrazia e ci dà indicazioni su come combatterla se vogliamo vivere in una vera democrazia.

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In questo numero diamo spazio a Carlos Trindade, membro del CESE e relatore del parere sul tema Salvaguardare la democrazia dalla disinformazione. Alla vigilia delle elezioni europee Trindade descrive i danni che la disinformazione può arrecare alla democrazia e ci dà indicazioni su come combatterla se vogliamo vivere in una vera democrazia.

Salvaguardare la democrazia dalla disinformazione

A quasi due mesi dalle prossime elezioni europee, la questione della disinformazione sta diventando sempre più importante nella vita politica europea a causa dell'influenza nefasta che essa potrebbe avere sui risultati elettorali.

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A quasi due mesi dalle prossime elezioni europee, la questione della disinformazione sta diventando sempre più importante nella vita politica europea a causa dell'influenza nefasta che essa potrebbe avere sui risultati elettorali.

Da anni le conseguenze negative della disinformazione sono fonte di preoccupazione per il pubblico in generale, e per i politici in particolare. La società democratica e il nostro stile di vita cosmopolita sono messi in discussione. L'estrema destra, altre forze estremiste in Europa e regimi autocratici di paesi terzi stanno costruendo alleanze per condurre campagne di disinformazione volte a minare il progetto europeo, e per farlo utilizzano i social media e gli algoritmi, facendo della tecnologia il principale strumento di questa campagna malevola.

È necessaria una strategia multifattoriale per proteggere la democrazia e neutralizzare la disinformazione, e la tecnologia esistente può aiutarci a contrastarla con successo. È fondamentale che i tre settori della lotta in ambito digitale - disinformazione, minacce ibride e cibersicurezza - siano uniti in modo efficace, creando sinergie e rafforzando la sicurezza, nel rispetto dello Stato di diritto.

È altresì essenziale regolamentare la creazione e il funzionamento degli algoritmi, affinché le persone possano decidere se accettare o rifiutare determinate caratteristiche algoritmiche, e trovare il giusto equilibrio tra i diritti fondamentali delle persone da un lato e i diritti di proprietà intellettuale delle imprese dall'altro. Tuttavia, è inaccettabile che le imprese tecnologiche traggano profitto dalla manipolazione e dall'incitamento all'odio. Gli interessi privati non possono prevalere sull'interesse pubblico.

È essenziale che informazioni pubbliche, pluralistiche e indipendenti in tutte le lingue dell'UE presentino fatti indiscutibili relativi alla promozione dell'informazione nazionale, regionale e locale negli Stati membri.

All'ordine del giorno vi è la creazione di un canale di informazione pubblico europeo, disponibile su diverse piattaforme, con un serio impegno a mantenere la propria indipendenza editoriale, che consenta ai cittadini europei di accedere alle informazioni di cui hanno bisogno per compiere scelte consapevoli. Classificare il giornalismo come bene pubblico europeo, come proposto dall'UNESCO, e rafforzare i modi e gli strumenti di difesa dei giornalisti sono misure certamente necessarie.

Per quanto riguarda l'alfabetizzazione e la responsabilizzazione del pubblico, è essenziale seguire l'ottimo esempio dell'iniziativa finlandese tesa a promuovere il pensiero creativo dei cittadini. A tal fine sono necessarie misure atte a fornire strumenti per promuovere l'alfabetizzazione mediatica, culturale e democratica a tutti i livelli di istruzione, rivolti a tutte le fasce di età e a tutte le minoranze.

La democrazia è il governo del popolo da parte del popolo e il modo migliore per proteggerla è che il popolo esprima il suo forte desiderio di vivere in una democrazia!

Il modello sociale europeo - attraverso l'inclusione e la coesione a livello sociale e regionale, l'uguaglianza e la solidarietà - è il modo più efficace (e più razionale) per far sentire ai cittadini che il loro benessere generale va di pari passo con la democrazia e quindi per predisporli a combattere la disinformazione.

Per proteggere la democrazia è urgente adottare un approccio più approfondito, una strategia d'insieme e una migliore regolamentazione europea delle molteplici dimensioni di questo fenomeno. Tutti questi aspetti sono trattati nel parere TEN/830.

Carlos Trindade, membro del CESE

L'ospite a sorpresa

L'ospite a sorpresa di questo numero è Danuta Hübner, deputata al Parlamento europeo e membro del PPE, che ci elencherà tutti i motivi che rendono le elezioni del 2024 una vera e propria battaglia per l'Europa e che devono spingere i partiti politici a farsi carico della grande responsabilità di incoraggiare i loro potenziali elettori a recarsi alle urne. Nel 2024 non possiamo permetterci di lasciare ad altri la scelta di chi ci rappresenterà nelle decisioni a livello europeo: questa volta la posta in gioco è troppo grande.

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L'ospite a sorpresa di questo numero è Danuta Hübner, deputata al Parlamento europeo e membro del PPE, che ci elencherà tutti i motivi che rendono le elezioni del 2024 una vera e propria battaglia per l'Europa e che devono spingere i partiti politici a farsi carico della grande responsabilità di incoraggiare i loro potenziali elettori a recarsi alle urne. Nel 2024 non possiamo permetterci di lasciare ad altri la scelta di chi ci rappresenterà nelle decisioni a livello europeo: questa volta la posta in gioco è troppo grande. 

Danuta Hübner: il nostro voto conta

Ogni cinque anni i cittadini europei si recano alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo, l'unica istituzione dell'Unione europea a elezione diretta. Quest'anno saranno eletti 720 deputati, che prenderanno parte ai lavori della decima legislatura. Nel corso del loro mandato quinquennale i deputati svolgeranno un ruolo decisivo non solo per plasmare l'Europa, le sue istituzioni e le sue politiche, ma anche per definire il suo ruolo in uno scenario mondiale polarizzato e per affermare il suo impegno a favore di valori comuni.

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Ogni cinque anni i cittadini europei si recano alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo, l'unica istituzione dell'Unione europea a elezione diretta. Quest'anno saranno eletti 720 deputati, che prenderanno parte ai lavori della decima legislatura. Nel corso del loro mandato quinquennale i deputati svolgeranno un ruolo decisivo non solo per plasmare l'Europa, le sue istituzioni e le sue politiche, ma anche per definire il suo ruolo in uno scenario mondiale polarizzato e per affermare il suo impegno a favore di valori comuni.

Tutte le consultazioni elettorali sono importanti, perché costituiscono il fondamento della democrazia. Sappiamo però che non basta indire elezioni per avere un sistema democratico. È sufficiente guardarsi intorno per vedere governi democraticamente eletti che, nell'esercitare i loro poteri democratici, distorcono lo Stato di diritto. Le consultazioni elettorali, anche se organizzate in modo corretto e nel rispetto delle libertà, non rappresentano l'unica garanzia di un sistema democratico, così come non sono l'unico fattore a determinare la democrazia. È per questo motivo che gli elettori dovrebbero impegnarsi attivamente nelle consultazioni.

Gli ultimi cinque anni sono stati caratterizzati da una serie di sfide che hanno quasi messo in discussione l'esistenza stessa dell'Unione europea. Abbiamo dovuto affrontare la Brexit e le sue conseguenze, a cui si sono poi aggiunte la pandemia di COVID-19 e l'invasione brutale ed efferata dell'Ucraina da parte della Russia, con le relative sfide economiche, tra cui la crisi energetica e l'impennata dell'inflazione. Abbiamo affrontato tutti questi sconvolgimenti inattesi senza desistere dal nostro obiettivo fondamentale di realizzare la duplice transizione verso un'economia verde e digitale competitiva. Il modificarsi del contesto geopolitico ha spinto l'UE e i paesi partner democratici a imporre pesanti sanzioni alla Russia, ad agire per non correre più il rischio di dipendere dalla Cina e a cementare come mai prima le relazioni con gli Stati Uniti. L'Unione ha inoltre dato avvio al primo programma per l'industria europea della difesa, che porterà i suoi frutti negli anni a venire.

Le elezioni del 2024 saranno una vera e propria battaglia per l'Europa. La campagna elettorale dovrà rispondere alle aspettative dei cittadini, il cui ruolo nel processo decisionale europeo va rispettato. Non c'è alcun dubbio che temi come la migrazione, i cambiamenti climatici e il sostegno all'Ucraina nella difesa del suo territorio dall'aggressione russa riguardano tutti noi che abbiamo a cuore la libertà, la democrazia e la pace. I candidati eletti non dovranno lesinare gli sforzi per assicurare l'effettivo rilancio della politica di allargamento. Nei dibattere con i candidati sul compito che li attende per i prossimi cinque anni, bisogna far loro capire che, se eletti, dovranno tenere presente che l'Unione europea fa parte di un mondo che si sta sfaldando, diviso tra democrazie e regimi autoritari. Il 2024 è un anno di elezioni in tutto il mondo: saranno 4 miliardi le persone chiamate alle urne in un gran numero di paesi.

Noi europei presteremo grande attenzione alla scelta che i cittadini statunitensi faranno quando voteranno per eleggere il loro Presidente. Le relazioni transatlantiche sono un tema importante nei dibattiti elettorali europei. Gli esponenti politici europei e i loro partiti devono adoperarsi senza sosta per dialogare con i cittadini e incoraggiarli a far sentire la loro voce, perché l'incertezza geopolitica rende tale partecipazione più importante che mai. I candidati alle elezioni militano all'interno di partiti politici che hanno spesso posizioni diverse su questioni d'importanza fondamentale per la nostra vita. Possiamo avere voce in capitolo e imprimere un segno sul futuro dell'Europa – ossia sul nostro futuro – solo se noi, i cittadini, prendiamo parte ai dibattiti con i candidati e andiamo poi a votare. Talvolta proviamo rabbia e frustrazione, ma è proprio per questo che la nostra partecipazione attiva al dialogo preelettorale con i partici politici è così importante.

Nel 2019, per la prima volta nella storia, l'affluenza alle elezioni europee ha superato di poco la barra del 50 %, ed è stato il voto dei giovani europei che ha contribuito ad aumentare la percentuale di affluenza. Da un lato, è una buona notizia che la metà delle persone aventi diritto di voto si sia recata alle urne ma, dall'altro, questo significa che l'altra metà ha disertato le elezioni. Nel 2024 non possiamo permetterci di lasciare ad altri la scelta di chi ci rappresenterà nell'iter decisionale e legislativo europeo. La scarsa affluenza riduce la legittimità di coloro che risultano eletti e ne pregiudica il ruolo in seno al Parlamento europeo. I partiti politici hanno la grande responsabilità di incoraggiare i loro potenziali elettori a recarsi alle urne.

Da decenni gli europei considerano il proprio governo nazionale come il loro rappresentante nell'UE. Le elezioni del 2024 offrono l'opportunità per dimostrare il reale potere del Parlamento europeo in quanto portavoce dei cittadini. Anche in queste elezioni ci saranno persone che avranno per la prima volta il diritto di votare, e in cinque Stati membri saranno giovani di 16 anni. I giovani si aspettano dai politici cose diverse; lo abbiamo capito durante la Conferenza sul futuro dell'Europa e lo vediamo adesso negli incontri di follow-up organizzati dalla Commissione europea. I responsabili politici dovrebbero vedere nelle prossime elezioni europee un'opportunità per dare inizio al cammino che forgerà una nuova generazione di elettori e una nuova classe politica, promuoverà un'educazione politica trasparente e rafforzerà l'identità europea e la fiducia dei cittadini.

La strategia di comunicazione del Parlamento europeo per le elezioni europee del 2024 punta a sensibilizzare chi tende ad astenersi e chi potrà votare per la prima volta, creando sinergie (ad esempio, con i media, le ONG, le imprese e i singoli cittadini) e sostenendo l'impegno civico delle persone e organizzazioni europee che, indipendentemente dal loro orientamento politico, mettono l'accento sull'importanza di andare a votare.

Siamo già testimoni di ingerenze esterne nelle elezioni europee e di operazioni ibride che hanno lo scopo di disinformare e di distruggere la fiducia nelle istituzioni e nei responsabili politici, oltre a divulgare narrazioni divisive. Gli interventi di questo tipo aumenteranno man mano che la data delle elezioni si avvicina, si moltiplicheranno nei giorni del voto e proseguiranno patologicamente nella fase post-elettorale. Le leggi contro la disinformazione vanno applicate, ma le azioni a livello nazionale ed europeo non saranno sufficienti. Ci sarà bisogno di finanziamenti significativi a sostegno di un approccio che coinvolga tutta la società per smascherare la disinformazione e i suoi autori, perché questi intrighi si ripercuotono sulla vita quotidiana dei popoli e sulle loro scelte strategiche.

La posta in gioco di queste elezioni è il destino della democrazia, della libertà e della sicurezza. Andare a votare è importante.

Danuta Hübner, deputata al Parlamento europeo (gruppo PPE)

Rubrica del CESE Info: Io vado a votare, e tu?

Nella nostra rubrica "Io vado a votare, e tu?" pubblichiamo un articolo di Mihály Hardy, giornalista ungherese e caporedattore di Klubrádió, che ci dà un'idea del clima preelettorale in Ungheria. Klubrádió è l'ultima importante stazione radiofonica indipendente del paese, che trasmette notizie 24 ore su 24, tutti i giorni, e presenta analisi di fondo su temi di attualità e cultura. La radio si è vista ritirare le frequenze dall'autorità governativa per i media, ma è riuscita a sopravvivere grazie alla sua popolarità e al crowdfunding. 

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Nella nostra rubrica "Io vado a votare, e tu?" pubblichiamo un articolo di Mihály Hardy, giornalista ungherese e caporedattore di Klubrádió, che ci dà un'idea del clima preelettorale in Ungheria. Klubrádió è l'ultima importante stazione radiofonica indipendente del paese, che trasmette notizie 24 ore su 24, tutti i giorni, e presenta analisi di fondo su temi di attualità e cultura. La radio si è vista ritirare le frequenze dall'autorità governativa per i media, ma è riuscita a sopravvivere grazie alla sua popolarità e al crowdfunding. 

Mihály Hardy: La libertà in gioco

"Freedom is just another word for nothing left to lose…" [Libertà è solo un'altra parola per dire che non hai più niente da perdere], sono le parole di "Me and Bobby McGee", una canzone country molto popolare scritta da Kris Kristofferson nel 1969 e interpretata da molti artisti, da Janis Joplin a Kenny Rogers. Ma oggi, in Europa, a differenza del testo della canzone, libertà significa che abbiamo molto da perdere se non lottiamo per difenderla. Specialmente in Ungheria.

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"Freedom is just another word for nothing left to lose…" [Libertà è solo un'altra parola per dire che non hai più niente da perdere], sono le parole di "Me and Bobby McGee", una canzone country molto popolare scritta da Kris Kristofferson nel 1969 e interpretata da molti artisti, da Janis Joplin a Kenny Rogers. Ma oggi, in Europa, a differenza del testo della canzone, libertà significa che abbiamo molto da perdere se non lottiamo per difenderla. Specialmente in Ungheria.

Ci si abitua presto alle cose belle, e non ci si guarda indietro per apprezzare conquiste come la libertà di viaggio, la libertà di stampa, la libertà di lavoro o la libertà di studio in tutta Europa. Le persone della mia generazione (sono un boomer nato alla fine degli anni 1950, quando l'Ungheria faceva ancora parte del Patto di Varsavia) ricordano bene la lunga strada che ci ha condotto alla libertà di oggi, dalla caduta del muro di Berlino all'adesione dell'Ungheria all'UE, la famiglia delle nazioni libere, nel 2004. Ci sono voluti quattordici anni dalla caduta del comunismo fino a che il nostro paese, insieme a Cechia, Slovacchia e Polonia, è riuscito a entrare nell'UE. Oggi mi sembra che da quattordici anni l'Ungheria a poco a poco regredisca e resti indietro, passando da una situazione in cui era all'avanguardia delle libertà civili e della libertà di stampa, all'inizio degli anni Novanta, fino ad arrivare al populismo, all'autocrazia e alla dittatura costituzionale di oggi, il che rappresenta di per sé una contraddizione.

Il governo di Budapest ha praticamente dichiarato guerra ai valori comuni europei: la sua narrazione addita "Bruxelles" come il nemico e dipinge l'UE come il diavolo in persona. Questa situazione va avanti da quasi 14 anni e dimostra la difficoltà di sostenere qualsiasi campagna filoeuropea, da parte dell'opposizione (o di ciò che ne resta) o della società civile e delle ONG (anche in questo caso, di ciò che ne resta). Noi però non ci arrendiamo – non intendiamo lasciare che i valori europei siano gettati alle ortiche solo perché alcuni politici ungheresi hanno deciso di ballare al ritmo di una musica che viene da lontano, forse dal Cremlino.

I recenti sondaggi in Ungheria mostrano che quasi il 68-70 % della popolazione in età di voto ancora sostiene, e sfrutta, i vantaggi connessi all'Unione europea e ai valori comuni europei. Il punto è se queste stesse persone saranno disposte ad andare a votare in massa il 9 giugno 2024. In Ungheria, le elezioni europee si svolgono lo stesso giorno delle elezioni comunali e, con il malcontento che cresce nel paese, le prospettive non appaiono negative. Un voto di protesta contro le politiche del governo sarà anche un voto a favore dell'Europa.

Mihály Hardy è un giornalista ungherese, caporedattore di Klubrádió

Notizie dal CESE

Il futuro mercato unico europeo ha bisogno di un nuovo orientamento geopolitico

Il ripensamento strategico del mercato unico dell'UE è ormai una necessità. "Il mondo non è più quello di 30 anni fa: il mercato unico deve essere adattato al nuovo panorama internazionale", ha dichiarato l'ex capo del governo italiano Enrico Letta, intervenendo in un dibattito nella seduta plenaria del CESE del 20 marzo scorso.

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Il ripensamento strategico del mercato unico dell'UE è ormai una necessità. "Il mondo non è più quello di 30 anni fa: il mercato unico deve essere adattato al nuovo panorama internazionale", ha dichiarato l'ex capo del governo italiano Enrico Letta, intervenendo in un dibattito nella seduta plenaria del CESE del 20 marzo scorso.

Presentando l'idea fondamentale alla base della sua relazione ad alto livello sul futuro del mercato unico, Letta, che attualmente presiede l'Istituto Jacques Delors, ha sottolineato che il futuro mercato unico deve avere un inquadramento geopolitico e deve essere imperniato sull'autonomia strategica dell'Europa e su pilastri quali la difesa, le telecomunicazioni, l'energia e le finanze.

"Il panorama geopolitico è ormai completamente diverso da quello di 30 anni fa. Oggi il compito dell'UE è valutare le conseguenze che questo nuovo scenario mondiale ha sul mercato unico e sul suo futuro. Il mercato unico ha bisogno di un nuovo approccio che includa anche questioni come la difesa e l'allargamento", ha affermato l'ex premier.

Da parte sua, il Presidente del CESE Oliver Röpke ha sottolineato che il successo del mercato unico non può essere misurato solo in termini economici, ma deve anche consistere nel rispondere alle attese, e assicurare il benessere, dei cittadini europei: "al CESE riteniamo che il mercato unico riguardi essenzialmente le persone, e che diritto alla libera circolazione significhi anche libertà di rimanere dove si è".

Letta ha anch'egli fatto notare che il mercato unico riguarda e serve le persone. E ha osservato che la competitività economica deve andare di pari passo con la protezione sociale, e che il diritto di spostarsi e quello di restare sono parti di una medesima libertà, spiegando che "in alcuni paesi la fuga di cervelli sta avendo un impatto devastante. Dobbiamo affrontare la questione della libertà di restare o di ritornare nel proprio paese. Oggi, infatti, partire significa acquistare un biglietto di sola andata, e questo incide sulla competitività e crea un grande problema in Europa". (mp)

La crisi degli alloggi — Il CESE invita l'UE ad agire

Sempre più europei temono di non essere in grado di reperire alloggi dignitosi e a prezzi per loro accessibili, e di ritrovarsi esposti ai seguenti rischi: alloggi inadeguati, pressioni finanziarie, insicurezza abitativa e persino deprivazione abitativa. Il problema degli alloggi economicamente inaccessibili può infatti ripercuotersi sulla salute e sul benessere delle persone, comportare disuguaglianze in termini di condizioni di vita e di opportunità e tradursi in costi sanitari maggiori, minore produttività e danni ambientali.

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Sempre più europei temono di non essere in grado di reperire alloggi dignitosi e a prezzi per loro accessibili, e di ritrovarsi esposti ai seguenti rischi: alloggi inadeguati, pressioni finanziarie, insicurezza abitativa e persino deprivazione abitativa. Il problema degli alloggi economicamente inaccessibili può infatti ripercuotersi sulla salute e sul benessere delle persone, comportare disuguaglianze in termini di condizioni di vita e di opportunità e tradursi in costi sanitari maggiori, minore produttività e danni ambientali.

Un convegno, organizzato di recente dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) a Bruxelles, ha lanciato un chiaro avvertimento: la crisi degli alloggi in Europa si sta aggravando e sta provocando una serie di effetti collaterali.

Secondo un recente studio di Eurofound, la crisi abitativa colpisce in particolare i giovani, impedendo loro di uscire dalla famiglia di origine. L’età in cui almeno il 50 % delle persone nell’UE viveva fuori dalla casa dei genitori è aumentata da 26 a 28 anni tra il 2007 e il 2019. Tra il 2010 e il 2019 Spagna, Croazia, Italia, Cipro, Belgio, Grecia e Irlanda hanno registrato i maggiori aumenti del numero di persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni che vivevano con i genitori.

In questi ultimi anni il CESE ha cercato di richiamare l'attenzione sul problema della penuria di alloggi, che interessa tutta l'UE. Nel 2020 il Comitato ha adottato un parere sul tema Accesso universale a un alloggio dignitoso, sostenibile ed economicamente accessibile sul lungo periodo, elaborato dai membri Raymond Hencks e András Edelényi, e ha raccomandato l'adozione di un piano d'azione europeo in materia di alloggi.

Con le raccomandazioni formulate in questo convegno, il CESE intende dare impulso politico al dibattito e garantire che la crisi degli alloggi nell'UE figuri nell'agenda 2024-2029 del nuovo Parlamento europeo e della nuova Commissione. L'Unione europea deve mobilitare le risorse necessarie per far fronte alla carenza di disponibilità di alloggi dignitosi e a prezzi accessibili. (mp)

Tre istituzioni dell'UE esortano la Commissione a non ritardare l'iniziativa per la resilienza idrica

In risposta alla decisione della Commissione europea di rinviare l'iniziativa per la resilienza idrica, i rappresentanti del Comitato economico e sociale europeo (CESE), del gruppo degli europarlamentari sull'acqua (PE) e del Comitato europeo delle regioni (CdR) hanno inviato al vicepresidente esecutivo Maroš Šefčovič una lettera aperta in cui chiedono alla Commissione di adottare un approccio globale all'acqua e ribadiscono l'invito a lanciare un Blue Deal dell'UE.

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In risposta alla decisione della Commissione europea di rinviare l'iniziativa per la resilienza idrica, i rappresentanti del Comitato economico e sociale europeo (CESE), del gruppo degli europarlamentari sull'acqua (PE) e del Comitato europeo delle regioni (CdR) hanno inviato al vicepresidente esecutivo Maroš Šefčovič una lettera aperta in cui chiedono alla Commissione di adottare un approccio globale all'acqua e ribadiscono l'invito a lanciare un Blue Deal dell'UE.

La lettera esprime le preoccupazioni condivise da tali istituzioni in merito al rinvio dell'iniziativa per la resilienza idrica che, a loro avviso, costituisce un segnale preoccupante in merito all'impegno dell'UE ad affrontare le crescenti sfide idriche cui è esposta l'Europa. Le tre istituzioni che hanno sottoscritto la lettera rappresentano rispettivamente la società civile, i cittadini e le amministrazioni locali dell'Unione europea.

Esse propongono un approccio olistico e collaborativo che integri l'acqua in tutte le politiche per garantire un accesso equo a questa risorsa all'insieme della società, agli agricoltori, alle industrie e alle infrastrutture, e che tenga conto degli aspetti sociali, economici e ambientali dell'acqua.

Questa iniziativa è intesa ad andare oltre gli attuali approcci frammentati, promuovendo una strategia a sé stante per le risorse idriche, più completa ed efficace. Con questo appello le tre istituzioni esortano la Commissione a proseguire i lavori sull'iniziativa per la resilienza idrica e a fare dell'acqua una priorità assoluta dell'UE nel suo prossimo mandato (2024-2029).

Per la versione integrale della lettera (in inglese) cliccare qui. (gb)

Lottare contro le malattie rare (#RareDiseases), prossima tappa: integrare le reti di riferimento europee nei sistemi sanitari nazionali

L'8 marzo 2024 il Comitato economico e sociale europeo e la Commissione europea hanno tenuto un convegno sul tema Le malattie rare nell'UE: azione comune volta a plasmare il futuro delle reti di riferimento europee (ERN) (riunione di avvio dell'azione comune JARDIN) a Bruxelles. L'obiettivo era lanciare un'iniziativa europea congiunta sulle malattie rare per integrare le ERN nei sistemi sanitari nazionali, costruendo nel contempo un fronte comune tra le istituzioni dell'UE, i paesi europei, le organizzazioni della società civile, le associazioni di pazienti, gli scienziati, i medici e i dirigenti ospedalieri.

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L'8 marzo 2024 il Comitato economico e sociale europeo e la Commissione europea hanno tenuto un convegno sul tema Le malattie rare nell'UE: azione comune volta a plasmare il futuro delle reti di riferimento europee (ERN) (riunione di avvio dell'azione comune JARDIN) a Bruxelles. L'obiettivo era lanciare un'iniziativa europea congiunta sulle malattie rare per integrare le ERN nei sistemi sanitari nazionali, costruendo nel contempo un fronte comune tra le istituzioni dell'UE, i paesi europei, le organizzazioni della società civile, le associazioni di pazienti, gli scienziati, i medici e i dirigenti ospedalieri.

I sistemi sanitari dell'UE faticano a fornire un'assistenza di alta qualità ed efficace sotto il profilo dei costi quando si tratta di malattie complesse rare o a bassa incidenza che colpiscono la vita quotidiana di circa 30 milioni di europei. Per questo motivo è importante sfruttare il potenziale delle ERN, le reti virtuali dei prestatori di assistenza sanitaria in tutta Europa, che facilitano le discussioni sulle malattie e le condizioni complesse o rare che richiedono cure altamente specializzate e conoscenze e risorse concentrate.

L'azione comune JARDIN è un progetto che integra le ERN nei sistemi sanitari nazionali e si adopera per renderle sostenibili. Sviluppa percorsi nazionali per i pazienti collegati alle ERN, reti di riferimento nazionali che rispecchiano e integrano le ERN e strutture per i pazienti non diagnosticati.

Il progetto, che coinvolge i 27 Stati membri dell'UE, la Norvegia e l'Ucraina, è coordinato dall'Austria e dispone di un finanziamento totale di 18,75 milioni di EUR (15 milioni di EUR dall'UE e 3,75 milioni di EUR dagli Stati membri) per un periodo di tre anni. I risultati attesi da JARDIN, comprese le raccomandazioni, i modelli e le relazioni di progetti pilota concreti, dovrebbero consistere nell'adozione di piani nazionali più efficaci per le malattie rare negli Stati membri dell'UE. (mp)

Il CESE formula raccomandazioni chiave per l'unità sociale e la crescita inclusiva in Europa

Su invito della presidenza belga del Consiglio dell'UE, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato raccomandazioni di cruciale importanza per stimolare la coesione sociale, gestire il debito e dare priorità agli investimenti nell'assistenza sanitaria e nell'occupazione in ogni parte d'Europa. Il CESE ha in particolare espresso la preoccupazione che le ristrettezze dei bilanci possano rallentare i progressi nella lotta contro la povertà e i cambiamenti climatici.

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Su invito della presidenza belga del Consiglio dell'UE, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha formulato raccomandazioni di cruciale importanza per stimolare la coesione sociale, gestire il debito e dare priorità agli investimenti nell'assistenza sanitaria e nell'occupazione in ogni parte d'Europa. Il CESE ha in particolare espresso la preoccupazione che le ristrettezze dei bilanci possano rallentare i progressi nella lotta contro la povertà e i cambiamenti climatici.

Il CESE ha la formulato le sue raccomandazioni nel parere intitolato Promuovere una crescita inclusiva a lungo termine attraverso riforme e investimenti, che nella sessione plenaria di marzo i suoi membri hanno prima adottato e poi discusso in un dibattito ad alto livello con il commissario europeo per il Lavoro e i diritti sociali Nicolas Schmit e la ministra belga delle Pensioni e dell'integrazione sociale Karine Lalieux.

Nel parere il CESE ha posto l'accento sulla necessità di allineare tra loro i quadri pertinenti già in essere, quali il semestre europeo e il pilastro europeo dei diritti sociali. Da parte loro, gli oratori intervenuti nel dibattito hanno sottolineato che occorre spingere più in là l'Europa sociale e affrontare questioni urgenti quali il divario pensionistico di genere e l'inclusione digitale. Il convegno ad alto livello sul pilastro europeo dei diritti sociali, che si terrà a breve in Belgio, è un'ulteriore dimostrazione dell'impegno del CESE a promuovere l'attuazione di questo strumento.

Le proposte del Comitato sottolineano l'importanza di impiegare in modo efficiente le risorse finanziarie, di coinvolgere le parti sociali e la società civile nei processi decisionali e di garantire una duplice transizione verde e digitale giusta. L'inclusività è un tema centrale, così come la massimizzazione dell'impatto degli investimenti sociali in parallelo con la promozione della stabilità economica e della coesione sociale nell'UE. (tk)

©UN Women

Il CESE ha rappresentato per la prima volta la società civile europea presso la commissione ONU sulla condizione femminile

In marzo il CESE ha partecipato alla 68a sessione - svoltasi a New York - della commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (Commission on the Status of Women - CSW68), il principale organismo internazionale e intergovernativo impegnato nella lotta per la parità di genere.

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In marzo il CESE ha partecipato alla 68a sessione - svoltasi a New York - della commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (Commission on the Status of Women - CSW68), il principale organismo internazionale e intergovernativo impegnato nella lotta per la parità di genere.

Era la prima volta che il CESE partecipava al più grande incontro annuale delle Nazioni Unite dedicato all'emancipazione femminile - un evento che quest'anno verteva in particolare sul tema dell'eradicazione della povertà femminile. Dando voce alla società civile europea nella sua lotta per la parità di genere, il CESE ha contribuito al dibattito su questo tema con una dichiarazione in cui indica dieci linee d'azione per l'emancipazione economica e la protezione sociale delle donne.

La delegazione del CESE era guidata dal Presidente Oliver Röpke, che ha fatto della parità di genere una priorità essenziale del suo lavoro e della sua presidenza. "Il CESE" - ha dichiarato il Presidente Röpke - vanta una lunga storia di sostegno alle politiche che, a livello europeo e mondiale, promuovono la parità di genere e lottano contro le disuguaglianze economiche e sociali cui donne e ragazze devono ancor oggi far fronte. Questa, però, è la prima volta che il CESE, grazie al quale la società civile europea parla con una sola voce, porta questo suo lavoro al più alto livello possibile: quello della lotta comune per garantire la parità di genere in tutto il mondo. La povertà non è neutrale dal punto di vista del genere, né può esserlo la nostra risposta".

Le linee d'azione elencate nella dichiarazione del CESE sintetizzano le posizioni del Comitato sul tema della CSW68, con l'obiettivo di promuovere la parità di genere, combattere la povertà e rafforzare le istituzioni attraverso una prospettiva di genere, in linea con le priorità dell'Unione europea. Tra le altre, tali linee d'azione comprendono la protezione delle donne da ogni tipo di violenza, la garanzia di servizi sanitari accessibili, l'equa rappresentanza delle donne nel mercato del lavoro, il sostegno alla leadership femminile e la garanzia di pari opportunità attraverso l'istruzione.

"Tra un anno, spero di poter affermare che la presenza del CESE alla CSW68 ha contribuito a dare maggior forza a tutte queste richieste. Abbiamo il diritto e il dovere di essere critici. Abbiamo bisogno delle voci critiche della società civile, dei portatori d'interesse, delle ONG e delle istituzioni che lavorano a questo obiettivo collettivo e condiviso: rendere l'Europa e il mondo più equi. Possiamo e dobbiamo indicare la strada da percorrere", ha aggiunto il Presidente Röpke. Alla CSW68, la delegazione del CESE faceva parte della più ampia delegazione dell'Unione europea - rappresentata nel suo insieme dalla presidenza del Consiglio dell'UE - nella quale il Comitato aveva lo status di osservatore insieme al Parlamento europeo. Oltre al Presidente del CESE, la nostra delegazione comprendeva i seguenti membri: Christa Schweng, Mariya Mincheva, Cinzia del Rio, Maria Nikolopoulou, Chiara Corazza e Sif Holst, presidente del gruppo Parità del CESE. (ll)

Premi dell'UE per la produzione biologica 2024

Aperte le candidature per la 3ª edizione dei premi dell'UE per la produzione biologica, il bando si chiuderà il 12 maggio 2024.

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Aperte le candidature per la 3ª edizione dei premi dell'UE per la produzione biologica, il bando si chiuderà il 12 maggio 2024.

I premi dell'UE per la produzione biologica rappresentano un riconoscimento ai diversi attori della catena del valore della produzione biologica che hanno dato vita a progetti innovativi, sostenibili e stimolanti, capaci di creare un reale valore aggiunto per la produzione e il consumo di alimenti biologici.

La cerimonia di premiazione è prevista il 23 settembre 2024, Giornata europea della produzione biologica.

Per partecipare, occorre presentare la candidatura online entro il 12 maggio 2024, ore 23:59:59 CEST.

Celebrare l'Europa e la democrazia!

Partecipa alla Giornata porte aperte del CESE il 4 maggio!

Segnati sul calendario la data di sabato 4 maggio 2024, quando, come ogni anno, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglierà i visitatori per la Giornata porte aperte dell'UE, che si svolgerà a livello interistituzionale. Sarà sia un'occasione per celebrare la democrazia europea e focalizzare l'attenzione sulle prossime elezioni europee di giugno, sia un'opportunità per conoscere l'UE, dialogare con la società civile e scoprire in che modo la tua voce e il tuo voto possono plasmare il futuro dell'Europa.

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Partecipa alla Giornata porte aperte del CESE il 4 maggio!

Segnati sul calendario la data di 4 maggio 2024, quando, come ogni anno, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglierà i visitatori per la Giornata porte aperte dell'UE, che si svolgerà a livello interistituzionale. Sarà sia un'occasione per celebrare la democrazia europea e focalizzare l'attenzione sulle prossime elezioni europee di giugno, sia un'opportunità per conoscere l'UE, dialogare con la società civile e scoprire in che modo la tua voce e il tuo voto possono plasmare il futuro dell'Europa.

Perché visitare il CESE nella Giornata porte aperte?

  • L'edificio Jacques Delors - Esplora l'edificio emblematico del CESE nella rue Belliard, il centro nevralgico della società civile organizzata in Europa. Vieni a vedere in prima persona come i rappresentanti dei datori di lavoro, dei lavoratori, degli ambientalisti, dei consumatori e di altri gruppi contribuiscano all'elaborazione delle politiche dell'UE.
  • Apprendimento interattivo - Partecipa a discussioni animate con i membri del CESE su temi che ti stanno a cuore. Scopri come il dialogo sociale dà forma alla legislazione dell'UE e come la tua voce può essere ascoltata. 
  • Attività per tutte le età - Approfitta di un'atmosfera vivace con ottima musica dal vivo, giochi interattivi che mettono alla prova le tue conoscenze dell'UE e attività di face painting per i più piccoli. Ricevi un omaggio commemorativo o una tua caricatura e cattura la giornata con un'esperienza divertente in una cabina fotografica.
  • Discussioni approfondite - Scopri dal punto di vista degli addetti ai lavori qual è il ruolo del CESE nel plasmare un'Europa sostenibile, prospera e inclusiva per tutti. Approfitta della possibilità di partecipare a discussioni brevi e mirate con i membri del CESE su temi di tuo particolare interesse. Si tratta di un'opportunità unica per acquisire preziose esperienze dal vivo su come vengono elaborate le politiche europee.
  • Il potere della società civile - Scopri come funziona il CESE e come riesce a colmare il divario tra i cittadini e l'UE. Ascolta voci diverse che si uniscono a difesa della giustizia sociale, della protezione dell'ambiente e di molto altro ancora, per un'Unione europea più forte.

Una festa su due ruote!

Ci sarà anche una sorpresa: un gruppo di ciclisti arriverà al CESE proprio il 4 maggio! E sarà composto da membri del CESE e da altri attivisti che si saranno impegnati a pedalare per 500 km dalla Francia a Bruxelles, allo scopo di sensibilizzare i cittadini in merito alle elezioni europee. Vieni con noi ad accoglierli al loro arrivo al CESE e a scoprire di più sulla loro incredibile impresa, sul loro viaggio e sulle sfide che hanno dovuto affrontare lungo il percorso.

Più di una semplice visita: una vera e propria esperienza

La Giornata porte aperte del CESE è la tua occasione per entrare in contatto con l'Europa, celebrare la democrazia e scoprire il potere della società civile. Che tu sia europeista convinto, euroscettico o semplice curioso, troverai comunque delle attività che fanno per te. Vieni quindi ad esplorare, apprendere e vivere un'esperienza nel cuore della democrazia europea!

Continua a seguirci per maggiori informazioni

Non occorre alcuna registrazione prima della visita. Pubblicheremo maggiori informazioni su attività specifiche e momenti salienti nelle prossime settimane. Seguici sui social media e visita il nostro sito web (www.eesc.europa.eu/openday) per gli aggiornamenti.

Non perdere questa opportunità unica per vivere l'UE in prima persona! (cg)

#EuropeDay #UsaIlTuoVoto

Notizie dai gruppi

Stefano Mallia: "La transizione verde deve essere realizzata in modo tale da consentire la creazione e la crescita delle imprese"

Estratto di un'intervista di Yrittäjä – rivista della Federazione delle imprese finlandesi – al presidente del gruppo Datori di lavoro Stefano Mallia

Le elezioni europee sono ormai alle porte. In giugno i cittadini degli Stati membri dell'UE eleggeranno i propri rappresentanti al Parlamento europeo, che saranno in carica per i prossimi cinque anni. E, quando a Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro del CESE, si chiede quale sia la principale sfida che gli imprenditori europei dovranno affrontare in questo quinquennio, la sua risposta non si fa attendere.

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Estratto di un'intervista di Yrittäjä – rivista della Federazione delle imprese finlandesi – al presidente del gruppo Datori di lavoro Stefano Mallia

Le elezioni europee sono ormai alle porte. In giugno i cittadini degli Stati membri dell'UE eleggeranno i propri rappresentanti al Parlamento europeo, che saranno in carica per i prossimi cinque anni. E, quando a Stefano Mallia, presidente del gruppo Datori di lavoro del CESE, si chiede quale sia la principale sfida che gli imprenditori europei dovranno affrontare in questo quinquennio, la sua risposta non si fa attendere.

"La transizione verde", risponde senza esitazioni.

E, per garantire la transizione verso un'economia e una crescita più sostenibili dal punto di vista ambientale, secondo Mallia è importante fare in modo che le imprese possano prosperare.

"La transizione verde", spiega, "deve essere realizzata in modo tale da consentire la creazione e la crescita delle imprese. Quando le imprese vanno bene, ne trae vantaggio l'intera società. Le imprese creano posti di lavoro e generano gettito fiscale per la collettività."

Ridurre drasticamente gli adempimenti burocratici

Da alcuni anni a questa parte, una delle battaglie principali del gruppo Datori di lavoro del CESE è quella per contribuire a ridurre in modo significativo gli oneri amministrativi a carico delle imprese. Mallia osserva che è importante che la Commissione comprenda, tra le altre cose, che gli ampi obblighi di comunicazione che oggi gravano sulle PMI devono essere aboliti.

"Nell'elaborare una nuova normativa", avverte, "è essenziale tenere conto della necessità di non pesare sulla competitività delle imprese. Occorre assicurarsi che esse possano crescere."

L'importanza del voto alle elezioni europee

Pur riconoscendo che l'Unione europea si trova ad affrontare una serie di sfide e di problemi, Mallia ritiene che, nel complesso, l'Unione abbia ottenuto risultati considerevoli.

"Gli imprenditori", osserva, "dovrebbero votare in modo tale da garantire che nel Parlamento europeo siedano persone che guardano alle imprese e agli imprenditori. Se non andiamo a votare, lasciamo che a decidere siano gli altri. Votare alle elezioni europee può inoltre impedire agli estremisti di accrescere la loro influenza o prendere il potere."

Il testo completo dell'intervista è disponibile qui.

Vento contrario per le comunità energetiche: niente produzione senza rappresentanza

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Le cooperative e le comunità energetiche sono fondamentali per il buon esito della transizione verde. Eppure la Commissione non attribuisce loro la dovuta importanza nel suo piano d'azione per l'energia eolica in Europa, nel quale essa sembra ignorare la crescente opposizione a nuovi parchi eolici.

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a cura del gruppo Lavoratori del CESE

Le cooperative e le comunità energetiche sono fondamentali per il buon esito della transizione verde. Eppure la Commissione non attribuisce loro la dovuta importanza nel suo piano d'azione per l'energia eolica in Europa, nel quale essa sembra ignorare la crescente opposizione a nuovi parchi eolici.

In ottobre la Commissione europea ha presentato il piano d'azione europeo per l'energia eolica volto a garantire che la transizione verso l'energia pulita vada di pari passo con la competitività industriale e che l'energia eolica continui a essere uno dei fiori all'occhiello dell'Europa.

L'energia eolica, che genera più di un terzo dell'energia elettrica rinnovabile in Europa – e oltre il 17 % della produzione totale di elettricità –, è un tassello fondamentale della futura produzione di energia elettrica a zero emissioni nette.

Tuttavia, nel suo piano d'azione, la Commissione sembra ignorare la crescente opposizione alla creazione di nuovi parchi eolici, che trova espressione nelle proteste di vari gruppi, dai difensori del paesaggio agli ecologisti, con reazioni del tipo "NIMBY": si faccia pure ovunque, ma non vicino a casa mia.

Le cooperative e le comunità, che portano avanti un processo locale guidato dai cittadini e possono assumere un ruolo di protagonisti del cambiamento, sono fondamentali per superare questa opposizione e garantire che i benefici della transizione siano ampiamente condivisi. Inoltre, è su di esse che bisogna fare affidamento se si vuole davvero che la produzione di energia da fonti rinnovabili porti a un nuovo sistema più decentrato di produzione di energia elettrica.

Il piano d'azione della Commissione è concentrato invece unicamente sulle grandi imprese, il che pregiudicherà il processo di diffusione dell'eolico, riducendone l'accettazione e ponendo a rischio la transizione stessa. La Commissione dovrebbe riconsiderare la portata del suo piano d'azione integrando la partecipazione dei cittadini nel pilastro 7 di tale piano.

Essa dovrebbe garantire che i bandi d'asta non siano esclusivamente orientati ai prezzi e tengano conto, invece, delle preoccupazioni in materia di ambiente, salute e sicurezza sul lavoro e di contrattazione collettiva, come il CESE ha recentemente raccomandato nel suo parere sull'argomento.

Convegno sul sostegno alla professione per il Blue Deal europeo - 8a edizione della Giornata europea delle libere professioni

a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

La categoria Libere professioni del CESE terrà l'8a edizione della Giornata europea delle libere professioni il 7 maggio 2024, dalle ore 10:30 alle ore 16:00, a Bruxelles.

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a cura del gruppo Organizzazioni della società civile del CESE

La categoria Libere professioni del CESE terrà l'8a edizione della Giornata europea delle libere professioni il 7 maggio 2024, dalle ore 10:30 alle ore 16:00, a Bruxelles.

Invitiamo i lettori a partecipare al dibattito sul tema di quest'anno: il sostegno alla professione per il Blue Deal europeo. Insieme a rappresentanti di spicco della Commissione europea, del Parlamento europeo e degli Stati membri, andremo alla ricerca di soluzioni per far fronte alle crescenti sfide in materia di risorse idriche.

L'acqua è una risorsa vitale, ma sempre più scarsa. Con l'aumento della popolazione mondiale, aumenta la domanda di acqua. Quasi due terzi dei cittadini europei ritengono che la qualità e/o la quantità dell'acqua disponibile nel loro paese costituisca un grave problema. I cambiamenti climatici sono destinati ad incidere ulteriormente sulla disponibilità, sulla qualità e sulla quantità dell'acqua. Se non si interviene, la scarsità e la povertà idrica potrebbero interessare fasce via via più ampie della società civile in tutto il mondo, con implicazioni di vasta portata per la sicurezza alimentare, l'ambiente, la salute umana e la stabilità economica, sociale e politica.

Nel corso del convegno, che si è già affermato come una piattaforma interessante e pertinente per le maggiori categorie professionali d'Europa, discuteremo su come le libere professioni possano contribuire a trovare soluzioni innovative per mettere in atto il Blue Deal europeo e per attenuare le sfide in materia di risorse idriche che l'Europa e il mondo intero si troveranno ad affrontare negli anni e nei decenni a venire.

Un servizio di interpretazione simultanea sarà disponibile in inglese, tedesco e italiano. Il convegno sarà aperto al pubblico, che potrà partecipare di persona o online. In entrambi i casi è richiesta la registrazione preventiva,

entro il 2 maggio 2024, sulla pagina appositadel CESE.

Speciale Elezioni europee

Andate alle urne nelle elezioni di giugno 2024: il CESE invita i cittadini europei a votare per un'Europa unita e democratica

Il 20 marzo scorso, il CESE ha adottato una risoluzione in cui invita i cittadini europei a esercitare il loro diritto democratico di voto e a partecipare alle imminenti elezioni europee.

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Il 20 marzo scorso il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato una risoluzione in cui invita i cittadini europei a esercitare il loro diritto democratico di voto e a recarsi alle urne in occasione delle imminenti elezioni europee.

"Abbiamo certo attraversato tempi difficili, ma nessuno può negare che l'Unione europea abbia garantito pace, democrazia, prosperità economica e progresso sociale ai suoi Stati membri e ai cittadini europei. Grazie all'Unione, siamo liberi di lavorare, studiare e fare affari in tutti gli Stati membri", afferma il CESE nella risoluzione.

"Il nazionalismo, il populismo e le soluzioni a livello di singoli Stati non sono le risposte giuste. Lo sono invece la collaborazione, la cooperazione e la convergenza", segnala il CESE, sottolineando che nessun paese dell'UE può far fronte da solo a sfide quali l'aumento dell'inflazione, le guerre, la migrazione o l'emergenza climatica.

La risoluzione è stata adottata nella sessione plenaria di marzo del CESE, al termine di un dibattito sul tema Le elezioni europee del 2024 attraverso la lente della società civile, al quale hanno partecipato attivisti della società civile e i consigli economici e sociali nazionali di Francia e Bulgaria.

Il CESE ha dichiarato di voler mobilitare la sua rete di almeno 90 milioni di persone in tutta l'UE e fare in modo che gli europei vadano ai seggi per decidere chi li rappresenterà al Parlamento europeo nei prossimi cinque anni.

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha affermato in sessione plenaria che le organizzazioni rappresentate dai membri del CESE hanno profonde radici nelle società civili nazionali: "Possiamo raggiungere tutti, possiamo far votare le persone e dobbiamo farlo. È nostro dovere morale".

Il CESE ha inoltre unito le forze con il Parlamento europeo per contribuire ad aumentare l'affluenza alle urne, solitamente molto più bassa rispetto alle elezioni nazionali, soprattutto in alcuni Stati membri.

Il Presidente del CESE ha sottolineato che, in un contesto caratterizzato dall'arretramento della democrazia in diversi paesi del mondo e in alcuni Stati membri dell'UE, la posta in gioco appare particolarmente elevata nelle elezioni del 2024.

"Queste elezioni non costituiscono la soluzione miracolosa per porre fine ai nostri problemi, dissolvere i nostri timori o alleviare le preoccupazioni dei cittadini, bensì uno strumento legittimo per esprimere i nostri desideri, esigere un futuro migliore e chiamare i responsabili politici a rispondere delle loro azioni", ha dichiarato Röpke.

Intervenendo in sessione plenaria, i tre relatori della risoluzione e membri del CESE, Christa Schweng, Cinzia del Rio e Ioannis Vardakastanis, in rappresentanza rispettivamente dei gruppi Datori di lavoro, Lavoratori e Organizzazioni della società civile del CESE, hanno espresso raccomandazioni convergenti ai cittadini europei affinché facciano uso del loro voto ed eleggano rappresentanti che si impegnino per un'Europa unita, democratica, sostenibile e sociale.

In luglio il CESE adotterà un'altra risoluzione che sarà incentrata sulle richieste della società civile al neoeletto Parlamento europeo e alla Commissione.(ll)

Il CESE e il Parlamento europeo decidono di rafforzare la loro cooperazione in vista delle elezioni europee del 2024

Il 27 febbraio scorso i Presidenti del Comitato economico e sociale europeo (CESE) Oliver Röpke e del Parlamento europeo (PE) Roberta Metsola hanno firmato un memorandum d'intesa sulla cooperazione in vista delle elezioni europee.

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Il 27 febbraio scorso i Presidenti del Comitato economico e sociale europeo (CESE) Oliver Röpke e del Parlamento europeo (PE) Roberta Metsola hanno firmato un memorandum d'intesa sulla cooperazione in vista delle elezioni europee.

Scopo del partenariato è approfondire la cooperazione tra le due istituzioni per fare campagna per le prossime elezioni europee, contrastare la manipolazione delle informazioni e convincere un maggior numero di elettori - soprattutto quelli che solitamente non votano o che avranno ora diritto di voto per la prima volta - a recarsi alle urne.

Nel memorandum, il CESE e il PE hanno convenuto, tra l'altro, di intensificare la loro cooperazione nelle attività di comunicazione sulle elezioni, di coordinarsi tra loro per organizzare alcuni eventi (ad esempio la Giornata porte aperte o la Settimana della società civile) e di condividere informazioni sui siti web "insieme-per.eu" e "Cosa fa per me l'Europa".

Il Presidente del CESE Oliver Röpke ha dichiarato: "Queste elezioni europee saranno una cartina di tornasole della democrazia europea. Il CESE può essere la piattaforma per la mobilitazione della società civile a sostegno della nostra democrazia. Saluto oggi con grande piacere la firma di questo memorandum d'intesa con il Parlamento europeo, che ci consentirà di avere un ruolo più attivo nell'imminenza delle elezioni e di dialogare con gli elettori per aumentare l'affluenza alle urne. Il CESE e il Parlamento europeo sono partner e alleati".

Il memorandum definisce alcuni settori specifici in cui la cooperazione tra le due istituzioni dovrebbe essere mantenuta e rafforzata nel periodo precedente le elezioni europee del giugno 2024. (kn/ll)

Una domanda a …

Il CESE ha adottato una risoluzione in cui invita i cittadini dell'UE a votare alle elezioni europee. I tre relatori della risoluzione – i membri del CESE Christa Schweng, Cinzia del Rio e Ioannis Vardakastanis, in rappresentanza rispettivamente dei gruppi Datori di lavoro, Lavoratori e Organizzazioni della società civile – si sono rivolti all'unisono ai cittadini europei affinché esercitino il loro diritto democratico di votare ed eleggere rappresentanti che si impegnino per un'Europa unita, democratica, sostenibile e sociale. Per la rubrica "Una domanda a ..." abbiamo chiesto a ciascun relatore qual è la posta in gioco in questa elezione e perché tutti gli aventi diritto dovrebbero recarsi alle urne a giugno.

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Il CESE ha adottato una risoluzione in cui invita i cittadini dell'UE a votare alle elezioni europee. I tre relatori della risoluzione – i membri del CESE Christa Schweng, Cinzia del Rio e Ioannis Vardakastanis, in rappresentanza rispettivamente dei gruppi Datori di lavoro, Lavoratori e Organizzazioni della società civile – si sono rivolti all'unisono ai cittadini europei affinché esercitino il loro diritto democratico di votare ed eleggere rappresentanti che si impegnino per un'Europa unita, democratica, sostenibile e sociale. Per la rubrica "Una domanda a ..." abbiamo chiesto a ciascun relatore qual è la posta in gioco in questa elezione e perché tutti gli aventi diritto dovrebbero recarsi alle urne a giugno.

Christa Schweng, ex Presidente del CESE e membro del gruppo Datori di lavoro

Le elezioni europee sono l'evento che consente ai cittadini europei di decidere chi guiderà la nostra Unione nei prossimi cinque anni. Questa volta le elezioni si svolgeranno in un contesto geopolitico in radicale mutamento, caratterizzato dalla guerra ingiustificata contro l'Ucraina sulla soglia di casa nostra. Paesi che in precedenza erano nemici stanno formando nuove alleanze e stanno diventando ostili al nostro modo di vivere. Lo stato della democrazia è quanto meno preoccupante, dato che si può osservare un arretramento delle democrazie a livello mondiale. Lo Stato di diritto e la libertà di stampa sono in declino, per citare solo due degli indicatori più comuni. In tutta Europa assistiamo a crescenti attacchi contro le democrazie liberali. In diversi Stati membri i valori europei fondamentali sono stati indeboliti, gli spazi della società civile limitati e le libertà dei media compresse.

La disinformazione e le notizie false provocano divisioni nella nostra società e portano alla sfiducia e all'odio.

L'UE si fonda sui valori comuni di democrazia, difesa dei diritti umani, libertà di espressione, Stato di diritto, tolleranza, giustizia, non discriminazione, uguaglianza, solidarietà e partecipazione democratica. Questi valori non dovrebbero mai essere dati per scontati; devono essere consolidati, difesi e protetti in permanenza.

Le elezioni europee rappresentano un'opportunità per dimostrare che teniamo alla democrazia e ai nostri valori fondamentali, ed è per questo che è importante che noi europei esercitiamo il nostro diritto di voto.

Cinzia Del Rio, membro del gruppo Lavoratori

Chiediamo ai cittadini di andare a votare per l'Europa, per il progetto europeo, per un'Europa più integrata e solidale. L'Unione europea si fonda su valori e principi, sullo Stato di diritto, sui diritti e sulla partecipazione, tutti fattori non negoziabili, in quanto rappresentano le fondamenta della nostra democrazia e sono gli elementi chiave del nostro modello di crescita inclusiva e sostenibile. E dobbiamo rendere sicure le nostre fondamenta democratiche.

Oggi l'Europa ha nuove sfide da affrontare:

  • deve far fronte a un contesto geopolitico frammentato e caratterizzato da conflitti, con nuovi attori e concorrenti economici e politici a livello mondiale;
  • deve sostenere la triplice transizione verde, digitale e demografica, nonché i cambiamenti tecnologici, l'innovazione e lo sviluppo dell'IA con un approccio incentrato sulla persona, coinvolgendo nel contempo i giovani in tali processi;
  • deve sviluppare una politica industriale comune europea rinnovata, insieme a nuovi strumenti finanziari comuni;
  • deve garantire gli investimenti sociali per attuare pienamente il pilastro europeo dei diritti sociali, migliorare la coesione sociale, creare posti di lavoro di qualità e combattere la povertà, le disuguaglianze e l'esclusione sociale.

Nessun paese europeo può fare tutto questo da solo. Invitiamo i cittadini a esercitare il loro diritto di voto per garantire una maggiore integrazione dell'Unione europea, al fine di poter costruire una pace duratura, impegnarsi per essa e sostenere il nostro modello economico e sociale.

Ioannis Vardakastanis, membro del gruppo Organizzazioni della società civile

Le prossime elezioni del Parlamento europeo sono estremamente importanti per il futuro della nostra Unione e del nostro continente nel suo complesso. La posta in gioco è l'essenza stessa dell'UE: la nostra unità, la democrazia, la competitività, la sostenibilità e la giustizia sociale. È fondamentale che i cittadini dell'UE esercitino il loro diritto di voto, in quanto il Parlamento dà forma direttamente all'UE di domani.

L'UE simboleggia la cooperazione e le opportunità, garantendo pace, democrazia, inclusività e prosperità. Tuttavia i mutamenti che i cittadini devono affrontare – tra cui l'aumento del costo della vita e dei costi energetici, i cambiamenti climatici e i conflitti – hanno ingenerato negli europei una crescente insicurezza; queste sfide richiedono soluzioni paneuropee unitarie.

Il nazionalismo non offre alcuna risposta. Abbiamo bisogno di collaborazione, di solidarietà e di un dialogo civile efficace per affrontare tali questioni e mantenere i nostri valori democratici. L'UE deve inoltre assumere un ruolo guida a livello mondiale, promuovendo la pace, il multilateralismo e la protezione dell'ambiente. La transizione verso un'economia verde e digitale è indispensabile. L'inclusività è fondamentale. Tutti i cittadini devono essere messi in condizione di partecipare alla definizione del loro futuro. In quanto membri del Comitato economico e sociale europeo, siamo impegnati per questi principi. Il vostro voto è fondamentale per plasmare il futuro della nostra Unione. Uniamoci per un'UE democratica, competitiva, sostenibile e sociale. Il vostro voto è importante: usatelo per dar vita a futuro europeo più luminoso!

Il testo della risoluzione è disponibile sulla pagina web speciale del CESE dedicata alle elezioni europee.

La disinformazione avrà successo se il suo bersaglio sarà debole

Abbiamo parlato con il giornalista franco-georgiano Régis Genté dei temi che destano le maggiori preoccupazioni in vista delle elezioni europee: l'ascesa dell'estrema destra, la scarsa motivazione dei giovani elettori e la disinformazione. Esperto politico dell'area post-sovietica, Régis Genté collabora con i media tradizionali a Radio France Internationale, France 24 TV e Le Figaro.

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Abbiamo parlato con il giornalista franco-georgiano Régis Genté dei temi che destano le maggiori preoccupazioni in vista delle elezioni europee: l'ascesa dell'estrema destra, la scarsa motivazione dei giovani elettori e la disinformazione. Esperto politico dell'area post-sovietica, Régis Genté collabora con i media tradizionali a Radio France Internationale, France 24 TV e Le Figaro.

CESE Info: Ritiene che l'ascesa dei partiti di estrema destra in tutta Europa avrà un impatto sul risultato delle elezioni europee?

Non sono certo un esperto per quanto riguarda l'estrema destra in Europa, ma guardando agli ultimi sondaggi condotti nel mio paese (la Francia) devo riconoscere che l'estrema destra raccoglie ampi consensi. Le elezioni europee rappresentano uno strumento politico che consente ai cittadini europei di esprimere o trasmettere ai loro politici un messaggio sul proprio paese. I cittadini europei pensano innanzitutto alla situazione politica interna e solo dopo alla situazione generale dell'Europa. Quindi sì, i partiti di estrema destra avranno probabilmente un impatto su queste elezioni, in un contesto in cui da molte parti viene messo in discussione il rapporto tra sovranità e integrazione europea.

Secondo lei, i giovani sono motivati a recarsi alle urne per le elezioni europee?

La mia risposta è quella di un comune cittadino che vive in un territorio post-sovietico da 22 anni, ma anche quella di qualcuno che parla spesso con i giovani europei. Non mi sembrano molto motivati ad andare a votare, tendenza che si può osservare anche in Georgia, dove vivo. Lì i giovani sono politicizzati, ma non si schierano a favore di un partito di governo o di uno di opposizione. Vogliono impegnarsi nella vita politica del loro paese, ma si rifiutano di votare perché nessuno dei partiti e dei loro leader li rappresenta realmente. È una posizione interessante che io rispetto, perché può aprire le porte a una trasformazione della politica che vada al di là della democrazia rappresentativa e dei partiti. Nel frattempo, però, lascia il campo della politica ai politici e alle varie forze politiche... senza i giovani.

Quanto può incidere la disinformazione sulle scelte degli elettori nelle prossime elezioni europee?

La disinformazione avrà successo se il suo bersaglio sarà debole, e in questo caso il bersaglio siamo noi europei. La disinformazione russa non crea i problemi: sfrutta quelli esistenti. E tutti comprendiamo che in questo momento le nostre società stanno attraversando una profonda crisi politica e morale. Ciò significa che, purtroppo, c'è un terreno favorevole perché la disinformazione sia efficace. Io tuttavia ritengo che, in quanto europei e cittadini del mondo, oggi siamo tutti più preparati e abbiamo più esperienza nel gestire le notizie sui social media. Abbiamo imparato molto negli ultimi dieci anni. Siamo più capaci di filtrare le notizie sulle piattaforme dei social media, in quanto sappiamo che esse sono il terreno privilegiato per la manipolazione e le fake news. Non dobbiamo essere troppo pessimisti, perché in passato questo pessimismo ha già fatto di noi delle vittime della disinformazione. Le società non sono più così ingenue, e i cittadini sono consapevoli del fatto che alcuni paesi e altri attori politici possono utilizzare i social network per manipolare l'opinione pubblica. Direi che sui social media è attiva solo una minoranza di persone: la grande maggioranza della popolazione media, formata da persone informate, spesso non si esprime. E questo numero significativo di cittadini non crede certo a tutte le falsità che vengono scritte sui social media.

Redazione

Ewa Haczyk-Plumley (editor-in-chief)
Laura Lui (ll)

Hanno collaborato a questo numero

Daniela Vincenti (dv)
Ewa Haczyk-Plumley (ehp)
Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)
Jasmin Kloetzing (jk)
Katerina Serifi (ks)
Katharina Radler (kr)
Laura Lui (ll)
Marco Pezzani (mp)
Margarita Gavanas (mg)
Margarida Reis (mr)
Millie Tsoumani (mt)
Pablo Ribera Paya (prp)
Simran Grewal (sg)
Thomas Kersten (tk)

Coordinamento

Agata Berdys (ab)
Giorgia Battiato (gb)

 

 

Indirizzo

European Economic and Social Committee
Jacques Delors Building,
99 Rue Belliard,
B-1040 Brussels, Belgium
Tel. (+32 2) 546.94.76
Email: eescinfo@eesc.europa.eu

EESC info is published nine times a year during EESC plenary sessions. EESC info is available in 24 languages
EESC info is not an official record of the EESC’s proceedings; for this, please refer to the Official Journal of the European Union or to the Committee’s other publications.
Reproduction permitted if EESC info is mentioned as the source and a link  is sent to the editor.
 

April 2024
04/2024

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