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L'organo consultivo dell'UE che rappresenta la società civile vota a favore di un reddito minimo dignitoso europeo per tutti i cittadini dell'Unione che ne hanno bisogno

Il 20 febbraio il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato un parere d'iniziativa sul tema "Per una direttiva quadro europea in materia di reddito minimo", in cui esorta la Commissione europea a introdurre un quadro vincolante dell'UE che stabilisca un reddito minimo adeguato in tutta Europa, adattato al tenore di vita di ciascuno Stato membro. 

Secondo il CESE, un quadro UE vincolante sotto forma di direttiva è necessario per affrontare in modo efficace il grave e persistente problema della povertà in Europa e ripristinare la credibilità dell'Unione, dal momento che gli impegni dell'UE volti a ridurre di 20 milioni il numero dei cittadini europei a rischio di povertà sono ancora ben lontani dall'aver prodotto risultati soddisfacenti.

Lo strumento attuale per contrastare la povertà è il metodo aperto di coordinamento (MAC), che non ha però soddisfatto le aspettative in esso riposte. Secondo il CESE, infatti, il MAC non è riuscito a garantire un reddito minimo adeguato in tutti i paesi dell'UE, con il risultato che le disuguaglianze hanno continuato ad aumentare all'interno degli Stati membri e tra di essi, ponendo un serio problema di credibilità dell'Unione europea.

Elaborato da Georges Dassis, membro del gruppo Lavoratori ed ex Presidente del CESE, il parere d'iniziativa è stato adottato dal CESE nel corso della sessione plenaria di febbraio con 158 voti favorevoli, 81 voti contrari e 12 astensioni.

Il relatore Dassis ha dichiarato che un atto giuridico vincolante che stabilisse un reddito minimo dignitoso europeo sarebbe una misura solidale in linea con il pilastro europeo dei diritti sociali e con tutta una serie di altri atti giuridici, il cui obiettivo è garantire una vita dignitosa a tutti i cittadini dell'UE e lottare contro le disuguaglianze e l'esclusione sociale. Questo impegno è anche un banco di prova per l'Unione europea, la quale deve dimostrare di "esserci davvero per tutti i suoi cittadini": diversamente, infatti, la sua stessa ragion d'essere potrebbe essere messa in discussione.

"Quella del reddito minimo è una questione eminentemente politica. Si tratta di una scelta che spetta all'Unione europea, e la Commissione non può nascondersi dietro il principio di sussidiarietà (in questo caso invocato a sproposito) per decidere di non poter far nulla riguardo a un problema così importante, dove sono in gioco la dignità della persona e i diritti umani", ha spiegato Dassis.

Un'assenza d'iniziativa da parte della Commissione su questo tema sarebbe quindi inaccettabile e farebbe dell'Unione europea un progetto incomprensibile e impossibile da sostenere per i cittadini. Il ricorso a un atto giuridico vincolante dell'UE è indispensabile per garantire l'introduzione di regimi di reddito minimo dignitoso, dove per "dignitoso" si intende adeguato, accessibile e in linea con il costo medio della vita in ciascuno Stato membro.

"È importante che l'Unione faccia qualcosa di concreto per quanti non hanno nulla. Se oggi restiamo indifferenti di fronte alla loro miseria, domani potrebbe essere già troppo tardi", ha ammonito il relatore Dassis.

Il parere, tuttavia, ha incontrato il dissenso di un altro gruppo del CESE - quello che rappresenta i datori di lavoro europei -, che ha presentato un controparere. In particolare, il gruppo Datori di lavoro si è opposto alla proposta di ricorrere a una direttiva o a un altro atto vincolante dell'UE per garantire l'introduzione di regimi di reddito minimo dignitoso (ossia adeguato) negli Stati membri, sostenendo che in materia si dovrebbe continuare ad applicare il principio di sussidiarietà. Questo gruppo ha inoltre contestato l'affermazione secondo cui nei Trattati e in altri atti giuridici dell'UE esisterebbe una base giuridica per agire a livello europeo.

"Affrontare la questione del reddito minimo a livello nazionale non è soltanto corretto, ma anche più efficiente, dato che così facendo i sistemi di reddito minimo saranno adattati alle caratteristiche specifiche di ciascuno Stato membro", ha sottolineato Jacek Krawczyk, presidente del gruppo Datori di lavoro.

Il controparere proposto dal gruppo Datori di lavoro è stato respinto da 142 membri e sostenuto da 92 membri del CESE, mentre altri 8 si sono astenuti.

 

PER SAPERNE DI PIÙ SUL REDDITO MINIMO

Il reddito minimo è una misura di protezione sociale che garantisce a tutti i cittadini un reddito sufficiente per vivere una vita dignitosa. Mediante una direttiva, l'UE potrebbe sostenere e guidare lo sviluppo di sistemi di reddito minimo dignitoso negli Stati membri. Pur essendo vincolante per gli Stati membri per quanto riguarda il risultato da raggiungere, la direttiva lascia loro un margine di manovra in merito alla scelta della forma e del metodo per realizzarlo. 

Tale atto vincolante si baserebbe su una metodologia comune per la definizione dei "bilanci di riferimento" (ossia i panieri di prodotti e servizi - assistenza sanitaria e personale, alloggio, abbigliamento, mobilità, istruzione, tempo libero, relazioni sociali, cultura ecc. - adeguati al tenore di vita in ogni Stato membro), in modo che i disoccupati e i lavoratori poveri abbiano le migliori possibilità di integrarsi nel mercato del lavoro e nella società. Questo strumento riveste poi una particolare importanza ai fini della lotta contro la povertà infantile nell'UE. È infatti inaccettabile che, in una delle regioni più ricche del mondo, ancora oggi un minore su quattro sia a rischio di povertà o di esclusione sociale.

I regimi di reddito minimo dignitoso giovano non soltanto ai loro destinatari diretti (le persone bisognose), ma anche all'economia nel suo complesso, in quanto consentono ai beneficiari di contribuire ai consumi e sostengono l'attività delle PMI. I sistemi di reddito minimo rappresentano solo una piccola percentuale della spesa sociale, eppure apportano un ritorno considerevole sul capitale investito.

I paesi che adottano tali sistemi, infatti, mostrano una maggiore capacità di resistere agli effetti negativi della crisi e di ridurre le disuguaglianze che stanno minando la coesione sociale.

CONTESTO

Già nel 2013 il CESE aveva adottato un parere sul tema del reddito minimo, in cui chiedeva alla Commissione di valutare le possibilità di finanziamento di un reddito minimo europeo, ponendo l'accento sull'eventuale istituzione di un fondo europeo adeguato per finanziarlo. Rispondendo al CESE in merito a tale richiesta, la Commissione aveva però ritenuto che si trattasse di un passo prematuro. Sei anni dopo, adesso che è in gioco il futuro dello stesso progetto europeo, il CESE ritiene opportuno ribadire con forza il proprio appello.

Secondo gli ultimi dati Eurostat, il 22,5 % della popolazione dell'UE è a rischio di povertà o di esclusione sociale. Pur registrandosi una diminuzione di un punto percentuale rispetto al dato del 2016, ciò significa pur sempre che in Europa vi sono 112,9 milioni di poveri, 26 milioni dei quali sono ragazzi e bambini.

Inoltre, nell'UE la disoccupazione di lunga durata è salita al 3,4 % nel 2017 e il numero dei lavoratori poveri è salito al 9,5 % nel 2016 rispetto all'8,3 % del 2010.