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rEUnaissance: Il coraggio di perseguire un'Europa sostenibile

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Luca JAHIER, EESC President 2018-2020 - 534th Plenary Session - Mid Term Renewal

<< Il mondo non finirà per l'assenza di meraviglie,
ma di meraviglia>>

G.K. Chesterton

<< Il giorno in cui il potere dell'amore supererà l’amore del potere,
il mondo potrà scoprire la pace>>

Mahatma Gandhi

 

Signore e signori, Cari ospiti, cari colleghi,

Desidero innanzitutto ringraziarvi per la fiducia che mi avete concesso eleggendomi 32º Presidente del CESE.

È per me un grande onore che assumo con trepidazione e con umiltà, ma anche con determinazione e passione.

I miei ringraziamenti vanno ai membri del mio gruppo Attività diverse che mi hanno designato come loro candidato. Per me è un privilegio essere stato il vostro presidente per 7 anni e mezzo e aver sperimentato con voi le enormi potenzialità che il dialogo attivo tra le diverse componenti della società civile organizzata può sviluppare nello spazio europeo.

E ringrazio anche i gruppi Datori di lavoro e Lavoratori per il loro sostegno.

Vorrei qui sottolineare che, con l'elezione dei due vicepresidenti, dei presidenti delle sezioni e dei membri dell'Ufficio di presidenza, il nostro Comitato diventa oggi un esempio della massima parità uomini/donne.

Desidero ringraziare il mio predecessore, Georges Dassis, per il suo impegno straordinario e per i risultati che abbiamo raggiunto durante la sua presidenza su temi importanti quali la migrazione, il pilastro sociale e il futuro dell'Europa.

Un lavoro che spetta a noi portare avanti.

So anche di poter contare sulla nostra amministrazione per produrre risultati significativi nei prossimi due anni e mezzo.

Cari colleghi, con l'aiuto di ognuno di voi, sarò il Presidente di tutti e per tutti, collocandomi nella linea delle priorità comuni e di una cooperazione rafforzata, sempre più proiettata all'esterno del CESE.

 

Gentili ospiti, Cari amici, cari colleghi,

Accetto la sfida di questa presidenza con spirito di servizio, con passione e speranza!

Aristotele non disse forse che "la speranza è un sogno ad occhi aperti"?

E allora vi invito tutti a unirvi a me in un impegno civico forte per il nostro futuro europeo sostenibile.

Vi invito a sognare con me un'Europa percorsa da nuove energie e a lavorare insieme per un secondo Rinascimento europeo!

Sua Santità Papa Francesco, nel ricevere il premio Charlemagne nel 2016, ha chiesto: "Che cosa è successo all'Europa umanistica, paladina dei diritti dell'uomo, della democrazia e della libertà?"

Non ho la pretesa di poter dare una risposta esauriente nel corso dei prossimi due anni e mezzo, ma certamente lavorerò insieme con tutti voi per rafforzare il ruolo del CESE nell'infondere nell'UE un nuovo spirito unitario, un nuovo dinamismo e una nuova direzione.

Lottando contro la polarizzazione delle nostre società e contro le crescenti tendenze nazionalistiche e populistiche.

La riduzione dello spazio civico, che minaccia la nostra democrazia, non ha posto nell'Europa di domani!

L'Unione europea dovrebbe essere fiera dei risultati straordinari conseguiti negli ultimi 60 anni, nel corso dei quali abbiamo mantenuto la pace e la prosperità.

Non dobbiamo MAI dimenticare che la maggior parte degli Stati membri sta attualmente vivendo il più lungo periodo di crescita economica ininterrotta. Lo scorso anno è stato raggiunto un consenso su iniziative comuni fondamentali, quali il pilastro europeo dei diritti sociali e il patto dell'UE per la cooperazione in materia di difesa.

Questo non vuol dire che dobbiamo adagiarci nel compiacimento.

All'orizzonte si addensano incertezze, sia all'interno dell'UE che fuori dei suoi confini.

Sarebbe imprudente e profondamente ingiusto non ascoltare e non reagire in maniera costruttiva ai segnali d'allarme, come i persistenti elevati livelli di povertà che riguardano il 24 % degli europei; le ineguaglianze crescenti tra Stati membri dell'UE e al loro interno; la scarsa fiducia nelle istituzioni democratiche; l'irrisolta crisi migratoria che potrebbe disgregare l'unità europea; l'Unione economica e monetaria ancora incompleta e fragile.

È incontestabile che l'UE stia attraversando cinque fondamentali trasformazioni:

  • In primo luogo, una trasformazione economica, la quarta rivoluzione industriale, accompagnata da importanti questioni etiche e anche da sfide e opportunità educative, sociali ed economiche.
  • In secondo luogo, una trasformazione ecologica ed energetica verso un'economia circolare e a basse emissioni di carbonio, che rispetti le risorse limitate del pianeta e attribuisca un ruolo chiave ai cittadini e alle comunità locali.
  • In terzo luogo, una profonda trasformazione sociale, con un mercato del lavoro e sistemi di welfare in evoluzione, un ruolo maggiore per nuovi soggetti e per l'innovazione sociale, e l'esigenza cruciale di rafforzare il modello sociale europeo per tutte le generazioni.
  • In quarto luogo, una trasformazione democratica e partecipativa. La riduzione dello spazio civico, distorsioni introdotte dalla disinformazione, nuove forme di ideologie illiberali e crescenti sfide ai valori dell'UE sono chiare minacce per le nostre democrazie.
  • Infine, una transizione geopolitica nelle relazioni internazionali, che può essere sintetizzata dal rapido passaggio dalla concorrenza cooperativa al confronto distruttivo, dal commercio alla sicurezza, da tensioni crescenti a guerre vere e proprie alle frontiere dell'UE.

Dobbiamo essere noi quelli che danno forma a queste trasformazioni.

Dobbiamo avviare e sviluppare una nuova narrazione positiva per l'Europa e rilanciare l'impegno civico per un futuro europeo sostenibile.

Nel XVIII secolo il filosofo Emanuele Kant diceva:

"Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!"

Questo è vero soprattutto nel mondo odierno caratterizzato da reazioni emotive estreme. Abbiamo bisogno di comprendere, guidati dalla ragione, dall'umanesimo, dalla scienza e dal progresso. Non lasciandoci guidare dai pregiudizi, dalle paure, dalla sfiducia o dall'odio.

Questo atteggiamento razionale non nega le emozioni.

Speranza, amore, frustrazione, paura, gioia - sono tutte emozioni che ci uniscono.

Le emozioni riguardano l'essenza di ciò che significa essere "vivi".

Ignorare le emozioni significa ignorare la nostra umanità, ignorare la necessità di comunicare e ... di sognare.

Mi rafforzo sempre più nella convinzione che l'Europa abbia oggi bisogno di un nuovo Rinascimento (Renaissance).

Il Rinascimento fu una potente e vasta rivoluzione umanistica, che ristabilì la dimensione reale della cultura nel suo rapporto concreto con la scienza, l'arte del governo e l'organizzazione della vita economica e sociale e diede il via alla trasformazione moderna dell'Europa.

"Homo faber ipsius fortunae",

L'uomo è l'artefice della propria sorte. Oggi abbiamo bisogno di un processo analogo.

E così mi presento qui davanti a voi con quattro priorità per i prossimi due anni e mezzo.

Quattro priorità per un'agenda unificante per il futuro.

Per dare a questa rEUnaissance una reale possibilità.

In primo luogo, un'Unione europea di sviluppo sostenibile. Lo sviluppo sostenibile può fornire le risposte necessarie a tutte e cinque le trasformazioni di cui ho parlato poc'anzi.

È assolutamente necessario che l'UE faccia dell'Agenda 2030 la priorità europea orizzontale.

È giunto il momento di ripensare il nostro modello di crescita e di trovare un equilibrio tra la prosperità economica e la sostenibilità ambientale, promuovendo gli investimenti, l'innovazione, la competitività, l'inclusione e la coesione sociale, l'occupazione di qualità e la partecipazione democratica.

L'UE deve mantenere il suo slancio e "abbracciare il cambiamento".

Una cosa è certa: questa trasformazione può essere conseguita solo attraverso iniziative dal basso che partano dagli enti regionali e locali, e nel cui ambito la società civile e i cittadini svolgano un ruolo fondamentale.

Alle imprese spetta un ruolo di primo piano in quest'agenda per il cambiamento. Ma senza il forte coinvolgimento dei sindacati e di tutte le altre organizzazioni della società civile, non saremo in grado di affrontare le disuguaglianze e garantire quello che considero il nuovo Contratto economico e sociale per il XXI secolo!

La mia seconda priorità è la promozione della pace.

Non dovremmo pensare che la pace sia una cosa scontata.

Tra qualche mese commemoreremo il 100º anniversario della fine della Prima guerra mondiale.

Riconciliazione e pace sono i più grandi successi dell'Unione europea. Collegando tra loro le nostre economie e i nostri interessi, perfezionando l'arte del compromesso, abbiamo creato il sistema più affidabile per garantire una pace duratura nel mondo.

Ma non dimentichiamo ..., come ha sottolineato Herman Van Rompuy nel 2014 a Ypres: "La guerra è inimmaginabile. Ma "inimmaginabile" non vuol dire "impossibile"."

La minaccia di conflitti globali si riacutizza alla luce dei recenti cambiamenti geopolitici.

Per la prima volta dalla sua creazione, l'UE deve raccogliere la sfida del suo primo divorzio (Brexit) e delle crescenti tensioni nel suo vicinato, nei Balcani, nel Mediterraneo meridionale e ai confini orientali.

Nell'UE stessa, alcuni non rispettano i diritti fondamentali, i valori della libertà, della solidarietà, della democrazia e dello Stato di diritto. Siamo scossi dalla crescita dell'antisemitismo, del razzismo, del terrorismo e del protezionismo.

Ciò che preoccupa è che il mondo e l'Europa non sono pronti. E senza pace non c'è crescita, non ci sono posti di lavoro dignitosi e non c'è coesione.

Senza pace non c'è un'Europa sostenibile.

La mia terza priorità è rafforzare il ruolo della cultura nell'ambito del discorso politico europeo.

La cultura racchiude un enorme potenziale non sfruttato per diventare una forza di unificazione e di mobilitazione in Europa. Condividiamo un patrimonio europeo comune, formato da una storia e da valori comuni, che ci permette di percepire la nostra appartenenza a uno spazio comune in costante evoluzione e sempre aperto alla diversità.

E oggi anche l'economia sociale di mercato, il modello sociale europeo, la sussidiarietà e la sostenibilità sono elementi chiave di questo patrimonio.

Abbiamo lanciato numerose iniziative culturali di successo a livello europeo - l'attuale Anno europeo del patrimonio culturale e la "strategia dell'UE per le relazioni culturali internazionali", per citarne soltanto due.  Ma non basta. La cultura può aiutarci a superare la crisi sistemica, politica e di identità che affligge oggi l'Europa, e darci il coraggio di sognare e di creare nuove prospettive.

Può svolgere un ruolo determinante per rafforzare la coesione sociale e territoriale, creare crescita e occupazione, aprire un dialogo e ristabilire la fiducia.

La cultura può portare speranza, nuove narrazioni e un secondo Rinascimento all'Europa!

La mia ultima priorità, ma non in ordine di importanza, sarà l'impegno a dare ai nostri giovani lo spazio e la voce che meritano - devono diventare i veri e principali promotori del cambiamento.

Collaborerò con tutti voi per trovare il modo di ridare ai giovani la voglia di impegnarsi nel sistema democratico. È inaccettabile trovare, nella maggior parte dei nostri paesi, Millennials che sono disillusi e isolati. In Gran Bretagna e Polonia meno della metà di chi ha meno di 25 anni ha votato nelle rispettive ultime elezioni generali. In Italia, una maggioranza crescente dei giovani ha votato alle recenti elezioni, ma nella maggior parte dei casi contro le forze politiche consolidate.

Ciò costituirà un'ulteriore sfida per le nostre istituzioni.

Come ha chiesto il Primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans alla nostra plenaria un anno fa: "Perché non riusciamo a far sognare questi giovani?".

Non possiamo costruire l'Europa sostenibile di domani senza i nostri giovani!

Infine, cari colleghi ... alcune parole sul ruolo del CESE in questo cambiamento positivo.

Disponiamo già di un'agenda europea improntata all'unificazione. Non solo in virtù dell'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea, che parla di un'Unione di "valori ... comuni", Ma, più recentemente, anche con la dichiarazione di Bratislava (settembre 2016) e la dichiarazione di Roma del marzo 2017.

Per citare la dichiarazione di Roma: "Abbiamo creato un'Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare".

Al Comitato abbiamo trasposto queste idee orizzontali in documenti politici concreti, come la 'Risoluzione sul futuro dell'Europa e oltre" del 2017 e le "Priorità politiche del CESE per il 2018".

Possiamo contare sul solido impegno dei tre gruppi e sul lavoro concreto delle nostre sezioni e dei nostri altri organi interni, e anche dei tre nuovi organi che abbiamo appena istituito per trattare alcune priorità essenziali: Stato di diritto e diritti fondamentali, semestre europeo e intelligenza artificiale.

È muniti di questi strumenti che dobbiamo affrontare i prossimi appuntamenti strategici: i negoziati sul bilancio dell'UE post 2020, l'esito dei negoziati sulla Brexit, le elezioni europee, il vertice UE a Sibiu sul futuro dell'Europa e la nostra partecipazione alle consultazioni dei cittadini volute dal Presidente Macron.

E, naturalmente, il nostro contributo alle priorità politiche e legislative della prossima Commissione europea, nel cui ambito ci si concentrerà su un nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), accompagnato da un piano specifico per stimolare gli investimenti nelle infrastrutture sociali.

Dobbiamo rafforzare la nostra cooperazione con le altre istituzioni dell'UE e rafforzare la nostra iniziativa "Going local", per un dialogo più approfondito con i nostri gruppi di riferimento e con la società civile in generale in tutti i paesi dell'UE.

Il nostro Comitato ha di fronte a sé delle opportunità ma anche delle responsabilità.

Abbiamo l'opportunità di dare un nuovo impulso all'impegno della società civile europea.

Saremo in grado di assolvere le nostre responsabilità se cooperiamo e ci mostriamo forti e uniti: gruppi, sezioni e amministrazione, tutti insieme.

Dobbiamo migliorare le nostre modalità di comunicazione e rafforzare la "concorrenza" o la "competizione" nel senso originario dei termini - currere cum, petere cum (convergere, dirigersi insieme) - per avere obiettivi più precisi e realizzare azioni strategiche, adattando sempre i nostri metodi e strumenti interni di conseguenza.

Signore e signori: Albert Einstein una volta disse: "La logica ti porta da A a B. L'immaginazione ti porta ovunque. Solo l'immaginazione permette di fare quel salto di paradigma necessario per progettare il futuro".

Per l'Europa di domani, dobbiamo avere il coraggio; dobbiamo avere l'ardire di immaginare un mondo nuovo.

Dobbiamo avere l'ambizione di anteporre ai problemi le opportunità e gli obiettivi.

Dobbiamo avere la creatività e la determinazione per trasformare una visione in una narrazione europea positiva.

Una narrazione profondamente umana. Con il tatto, l'ecologia umana, la parola dimenticata della rivoluzione francese: fraternità.

Non c'è tempo da perdere, dato che in molti casi le sconfitte che punteggiano il corso della Storia si possono riassumere in due sole parole: "troppo tardi".

Cari colleghi e amici,

Ciascuno di noi ha dei figli. Oppure dei nipoti, o degli amici e parenti che hanno figli e nipoti.

Ecco la nostra ecologia umana, il pensare che tutto quello che facciamo lo facciamo per i nostri figli, perché abbiano una vita buona, pacifica, sicura, piena di opportunità.

I figli ci costringono a pensare al futuro, ci spingono a scegliere ciò che conta e ciò che dura.

E così, inconsapevolmente, applichiamo i tre principi fissati dal grande architetto romano Vitruvio.

Egli considerava che l'architettura non fosse solo geometria, ma soprattutto il mezzo per dare forma alle relazioni umane, sia private che pubbliche. E per questo diceva che ogni opera deve essere utile e durevole.

E poi deve essere bella, capace di innalzare gli spiriti e soddisfare la vista.

Dalla turbolenza delle sfide che abbiamo evocato, ci salva dunque la sete di vero, di bello e di bene che anima ogni impresa umana degna di questo nome.

Lasciamo, dunque che questo desiderio erompa e dilaghi, facendosi cultura di un nuovo progresso, forgiando così un nuovo Rinascimento europeo, con al centro gli uomini e le donne del fare.

Noi qui rappresentiamo le mille declinazioni di questa Europa del fare.

Facciamo che questa forza si mobiliti per davvero e diventiamo – insieme - gli architetti di questa grande opera.

Grazie

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rEUnaissance: Dare a sustainable Europe