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L'Agenda 2030 dello Sviluppo Sostenibile deve diventare la strategia dell'UE per il prossimo decennio

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Discorso di apertura in occasione della riunione annuale dei Presidenti e dei Segretari generali dei Consigli economici e sociali nazionali dell'UE e del CESE [Verifica contro consegna]

Egregio Signor Presidente della Repubblica, 

Egregi Presidenti dei CES nazionali,

Egregi Segretari generali dei CES nazionali,

Egregio professor Moavero Milanesi, Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale,

Gentile professor Giovannini,

Egregio Presidente del CNEL Tiziano Treu,

Cari colleghi,

Vorrei innanzitutto cogliere l'occasione per ringraziare il Presidente Treu per aver organizzato questa riunione annuale dei Presidenti e dei Segretari generali dei Consigli economici e sociali dell'UE e del CESE a Roma e sottolineare l'eccellente livello di cooperazione tra le nostre due istituzioni per preparare questo evento.

L'evento di oggi, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il Ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi, le cui partecipazioni permette a noi, rappresentanti della società civile europea, la possibilità unica di esporre, con chiarezza, la nostra visione del progetto europeo.

Saluto pertanto calorosamente I Presidenti dei Consigli economici e sociali nazionali, che traduce il loro impegno per la discussione odierna.

Siamo oggi in un momento cruciale, direi storico. Le elezioni europee si sono concluse da poco, con un verdetto straordinariamente positivo sia in termini di partecipazione - abbiamo nuovamente superato il 50% della partecipazione al voto con un incremento del 17% rispetto all'ultima elezione europea, un risultato che non si vedeva da moltissime tornate elettorali - che in termini di conferma di un forte schieramento di forze pro-europee, oggi composto nel Parlamento europeo da 4 famiglie politiche: il PPE, i socialisti-democratici, i liberali (che hanno cambiato nome proprio ieri e che ormai si chiamano Renew Europe) ed i Verdi.

E' sulla base dei risultati di queste elezioni che i capi di stato e di governo stanno predisponendo le proprie strategie per un Consiglio europeo che la settimana prossima, i 20 e 21 giugno, sarà chiamato a fare due cose:

  • definire l'agenda strategica per i prossimi 5 anni di legislatura sulla base del quale dovrà conferire il mandato del presidente della CE,
  • gestire un negoziato complicatissimo che riguarderà la designazione  delle quattro cariche istituzionali fondamentali (Commissione, Parlamento, Consiglio Europeo ed Alto/a rappresentante della politica estera), oltre a quella della Banca Centrale Europea.

Di fronte a questo momento del tutto particolare e come cittadino europeo vorrei inviare un messaggio molto chiaro: Ora o mai piu!

Il nostro messaggio come CESE e come Consigli economici e sociali nazionali è unanime nel sostenere il progetto europeo ed i suoi valori fondamentali, confortato dal messaggio inequivocabile di queste elezioni che confermano l'attaccamento straordinario della stragrande maggioranza dei cittadini europei al progetto europeo ed ai suoi valori fondamentali. Anche con un incremento del voto dei giovani in tutti i paesi europei che si erano purtroppo distanziati molto dalla funzione pubblica e questo anche grazie al movimento straordinario di adolescenti come Greta Thunberg, la quale ha iniettato un'energia positiva a favore della partecipazione.

La paventata ondata sovranista non c'è stata anche se molte forze hanno aumentato la loro autorità. Il risultato delle elezioni di maggio è che i cittadini europei considerano che l'Unione europea è l’indispensabile valore aggiunto per far fronte alle sfide senza precedenti in campo ambientale, sociale ed economico che l'Europa è chiamata a gestire.

L'Unione Europea che vogliamo, quella concepita dai padri fondatori e adattatasi nel tempo alle diverse sfide della globalizzazione, dei cicli economici, della moneta unica e della sostenibilità del nostro modello economico e sociale, è oggi più viva che mai.

I cittadini europei con il voto di maggio hanno dato anche un'indicazione precisa: hanno voluto dare altri 5 anni ad un governo europeo che metta in piedi nel più breve tempo possibile un progetto forte, che sia capace di prendere delle decisioni chiare su ciò che conta, e di consolidare la strategia dell'UE secondo le linee già tracciate nei 10 punti della dichiarazione di Sibiu e anche nello straordinario documento dei 21 capi di stato e di governo adottato in vista del 9 maggio scorso, su iniziativa del Presidente Mattarella, che voglio ringraziare.

Su questa partita, di portata storica, la società civile deve esserci. Dobbiamo dire con forza ai massimi leaders politici (ed in questa assemblea del CNEL registriamo la loro presenza) che la società civile si è mobilizzata come non mai. Ho visto interi settori mobilitarsi come non ho mai visto prima, come il settore delle imprese, della cultura: questi settori continueranno a mobilitarsi in questa Europa, chiamata ad affrontare cinque grandi trasformazioni:

  • La trasformazione economica, cioè la Quarta rivoluzione industriale, che implica sfide ed opportunità di natura etica, sociale ed economica e geostrategica;
  • La trasformazione energetica ed ecologica, che ci spinge verso l'economia circolare e ci ricorda che il pianeta che ci ospita ha risorse finite;
  • La trasformazione sociale, e del mondo del lavoro, che ci sprona ad innovare profondamente il nostro welfare per proteggere i fondamenti del nostro modello sociale;
  • La trasformazione democratica e la trasformazione partecipativa, nelle forze e nei corpi sociali intermedi;
  • Ed infine la trasformazione geo-politica, nel campo delle relazioni internazionali: in sintesi si potrebbe dire che si è chiuso un lungo periodo di cooperazione competitiva e siamo entrati in un'era di conflitti distruttivi molteplici;

Il modo in cui l'Europa gestirà queste trasformazioni, determinerà il nostro futuro. Se sarà all'altezza della situazione, allora potrebbe profilarsi davvero quel Rinascimento europeo – rEUnaissance – che ho auspicato con forza, sin da quando sono stato eletto Presidente del CESE.

Le forze della società civile europea sono già parte di questo Rinascimento. Un anno fa, celebrando il sessantesimo anniversario del CESE abbiamo lanciato uno slogan Europe@Work, l’Europa@lavoro. Noi rappresentiamo le forze produttive, i sindacati e le altre espressioni della società civile rappresentano un'Europa operativa, che non è migliore dell'Europa delle forze politiche ma che tuttavia ha un vincolo in più. Ogni giorno, chi fa l'imprenditore, chi fa il sindacalista, l'agricoltore o il capo di una ONG deve inventare soluzioni per il future, altrimenti o chiude l'azienda o il sindacato o l'associazione.

Questa Europa al lavoro, mi permetto di dirglieLo, signor Presidente, interpreta lo slogan "Forza buoni" che Lei stesso aveva utilizzato nel suo messaggio d'inizio anno. Lo abbiamo fatto nostro!

Noi siamo convinti che l'agenda sostenibile, adottata in sede di Nazioni Unite nel 2015 e poi, successivamente, abbracciata dall'UE è la strategia che può fungere da collante alle cinque trasformazioni che ho indicato e può rappresentare un punto chiave per svolgere un ruolo senza precedenti.

L'agenda dello Sviluppo Sostenibile, ambientale, sociale, ed economico si è imposta, io credo, irresistibilmente, ormai nel dibattito politico. Le elezioni europee ne hanno ormai confermato l'assoluta centralità e tutte le forze politiche che si accingono a determinare gli assetti del nuovo governo europeo, hanno già pienamente integrato, in modi ed a livelli diversi, la dimensione sostenibile.

L'agenda dello Sviluppo Sostenibile deve diventare, secondo noi, la strategia dell'UE per il prossimo decennio, una lucida strategia per il progresso, per il lavoro, per il benessere e la sicurezza dei cittadini di tutta Europa.

Ed è normale che sia così. L'agenda dello sviluppo sostenibile è già prevista dall'articolo 3 del trattato europeo, cioè il trattato di Lisbona di cui fra pochi mesi celebreremo i 10 anni dalla sua entrata in vigore.

Un trattato che ricorda che l'Europa si adopera per lo sviluppo sostenibile e che dedica un intero articolo, il 3°, a quello che lo sviluppo sostenibile deve essere esattamente. Non c'è bisogno di inventare altro, è già scritto tutto li.

Ed è un'agenda vincente, per tutti:

  • Per gli imprenditori, che sanno meglio di chiunque altro che la prossima frontiera della competitività internazionale è costituita dai settori legati allo sviluppo sostenibile. Che si parli della fine dell'uso delle plastiche mono-uso, delle energie rinnovabili, della filiera europea delle batterie che già oggi può rappresentare oltre 250 miliardi di Euro all'anno di fatturato, del settore dei trasporti, di efficienza energetica, si parla in realtà di tutti settori nei quali l'Europa è di fronte alla scelta di giocare o un ruolo da leader o di arrivare seconda o terza dopo altri.
  • Per i sindacati ed i lavoratori perché potrebbe costituire il Contratto sociale del XXI secolo, finalizzato innanzitutto a ridurre le diseguaglianze sociali che minano la coesione sociale e le fondamenta delle nostre democrazie.
  • E potrebbe quindi costituire una nuova prospettiva di progresso e di sicurezza per la società civile, europea e nazionale, a patto che questa venga integrata pienamente nei suoi processi di governance.

È per questo che, per il CESE, non vi sono dubbi: l'Agenda 2030 deve diventare la strategia centrale dell'UE per il prossimo decennio.

La Commissione europea ha adottato a gennaio un documento di riflessione, forse un po' timido, ma che va nella buona direzione.

Sia il Parlamento Europeo che il Consiglio sono andati ben oltre, in particolare chiedendo formalmente alla stessa Commissione di predisporre, da qui alla fine del 2019, una strategia globale per lo sviluppo sostenibile, assortita da un calendario e misure concrete.

So già che la futura Presidenza finlandese, come mi ha confermato il suo neo-Primo ministro, Antti Rinne, con il quale mi sono intrattenuto lungamente il 6 giugno ad Helsinki, rafforzerà decisamente questa direzione, anche con scelte uniche, di arrivare cioè ad anticipare al 2035 l'emissione zero di carbonio per l'insieme dell'economia.  

Al prossimo Parlamento europeo e alla prossima Commissione chiediamo leadership politica, ferma e risoluta, che consenta all'Europa di essere campionessa mondiale dello sviluppo sostenibile, magari designando un Vice-Presidente preposto all'attuazione dell'Agenda 2030, ma trattando anche della questione del prossimo bilancio europeo e decidendo di destinare non solo il 25% ma il 40% delle risorse complessive al pacchetto che concerne lo sviluppo sostenibile ed il cambiamento climatico, e facendo del principale veicolo di governance economica di cui dispone oggi  l'Unione Europea, il Semestre europeo, il veicolo principale per gestire la strategia dello Sviluppo Sostenibile e non più la strategia Europa 2020.

L'Unione Europea è la più grande economia del mondo e tramite la politica commerciale, può svolgere un ruolo fondamentale per promuovere, se non imporre, l'agenda dello sviluppo sostenibile.

L'UE ha concluso, negli ultimi anni, 39 accordi commerciali con 69 paesi e in questi ha inserito disposizioni relative allo sviluppo Sostenibile. Ha inserito standard in appositi capitoli chiamati "Trade and Sustainable Development Chapters".

Il recente accordo entrato in vigore poche settimane fa con il Giappone, il più grande della storia, rappresenta oggi il 30% del PIL mondiale. Attraverso questo accordo l'Europa ed il Giappone possono determinare le sorti e la direzione dell'economia mondiale.

E se a fianco di questo accordo, l'Europa saprà anche stringere un accordo con l'Africa nell'ambito del rinnovo dell'accordo del post Cotonou in corso di negoziato – realizzare cioè un'agenda ed un partenariato per il progresso dell'Africa, un continente di 2 miliardi di persone, che rappresenta solo il 3% del commercio mondiale, con una popolazione che per il 70% ha meno di 35 anni e quindi possiede una forza economica e di consumo esplosiva nei prossimi anni a venire -  ebbene l'Europa puo' davvero essere determinante nella realizzazione di un futuro Sostenibile per il mondo intero, oggi come non mai.   

Concluderei dicendo che, conformemente alla tradizione di questi nostri incontri, sostengo più che mai l'idea di adottare, al termine dei nostri lavori, delle conclusioni destinate alle istituzioni europee, in primis al Consiglio europeo della settimana prossima.

Conclusioni che siano però ambiziose, chiare e politiche per ricordare che noi, la società civile, abbiamo colto la gravità del momento che stiamo attraversando: un momento, cioè, storico, unico, e probabilmente irripetibile, anche in termini di opportunità per aprire davvero una nuova stagione.

Il CESE ed i CES nazionali, che sono la casa della società civile europea, lo dico qui nella sede storica del CNEL che è stato talora oggetto di attacchi sconsiderati negli ultimi anni, rimangono degli attori insostituibili.

Istituzioni come queste, possiedono un know-how prezioso, sono capaci di anticipare i grandi dibattiti della società, hanno un indiscutibile peso politico e sanno costantemente rinnovarsi, come dimostrano, per esempio, i nostri amici del CESE francese, di cui saluto oggi il loro Presidente impegnato in un dibattito molto complicato col Senato francese, che si accingono a diventare, a seguito di una vera rivoluzione costituzionale voluta dal presidente Emmanuel Macron, un autentico "Consiglio della partecipazione cittadina", cui verrà demandata l'organizzazione di "consultazioni pubbliche cittadine" per conto dell'intero stato.

Signor Presidente, Signore e signori,

La società civile riunita qui, oggi, al CNEL, crede più che mai ad un rinascimento europeo, sotto il segno dello sviluppo sostenibile e rivendica un ruolo da attore e non da spettatore, per sé stessa e per le future generazioni!

Viviamo in un tempo di un conflitto sempre più acceso tra passioni e ragioni. La ragione oggi è troppo spesso più derisa che ascoltata.

"Il sonno della ragione genera mostri": il grande pittore spagnolo Francisco Goya immortalò questa frase in una celeberrima opera. Ma Goya pensava anche che le grandi meraviglie nascano solo dall'unione feconda tra la logica e la ragione, la fantasia delle passioni.

Ebbene, noi oggi abbiamo bisogno di questo nuovo connubio nello spazio europeo, di una nuova intelligenza emotiva che spieghi ancora le vele della nostra casa europea ed è questo che ci auguriamo per il prossimo Consiglio europeo.

L'Europa è stata davvero la migliore idea che abbiamo avuto nel secolo passato. Il progetto di pace e di progresso più ardito e di maggior successo che abbiamo faticosamente edificato un passo dopo l'altro per oltre 60 anni. Ora insieme dobbiamo davvero proiettarlo nel futuro con la convinzione che oggi è ciò che davvero serve.

Vi ringrazio.