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9 maggio 2020 – 70 anni della Dichiarazione Schuman

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"La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche."

Con queste parole, 70 anni fa, si sono poste la basi per la costruzione del più grande progetto politico della storia contemporanea. Mai, in nessuna parte del mondo, in nessuna epoca della storia, le donne e gli uomini hanno vissuto contemporaneamente un periodo così lungo di pace, stabilità e prosperità economica mai così lunga è stata l'aspettativa di vita per le persone e mai vi è stata l'assicurazione di libertà e diritti individuali e collettivi come avviene, oggi, in Europa.

Nonostante le numerose sfide interne ed esterne, la nostra Unione difende strenuamente i suoi principi democratici, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali, anche se si stanno facendo strada sempre più la voglia "dell’uomo forte" e le spinte sovraniste e nazionaliste.

L'Europa unita ha rappresentato non solo la più grande area di libertà, diritti e tutele per i propri cittadini, ma ha contribuito alla stabilità mondiale e rappresentato un riferimento politico globale di civiltà, portatore di valori di libertà, pace, progresso e sicurezza sociale oltre le sue frontiere.

Tutto ciò lo si deve alla visione e all'impegno di uomini che venivano da storie diverse e da paesi che fino a pochi anni prima avevano combattuto tra loro la più feroce delle guerre.

Il così breve lasso di tempo tra la fine della Seconda Guerra mondiale e la Dichiarazione di Schuman dimostra ancor di più quanto fu eccezionale l'intuizione del progetto europeo da parte dei padri fondatori. La tragedia che aveva distrutto i nostri paesi ha dato la spinta per avviare un percorso rivoluzionario.

"L'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto". Le molteplici crisi degli ultimi dieci anni ci hanno messo a dura prova, ma ogni volta ne siamo usciti più forti. Oggi, nel momento forse più critico per la popolazione e gli Stati europei dal secondo dopoguerra in poi, le parole di Robert Schuman parlano al nostro presente e ammoniscono, ancor piu per il nostro futuro.

La pandemia ha spinto l'Unione europea a compiere scelte impensabili solo fino a 4 mesi fa. La sospensione del patto di stabilità, l'approvazione temporanea agli aiuti di Stato, l'azione energica della BCE per assicurare la sostenibilità dei debiti sovrani, l'introduzione del SURE e del Recovery Fund rappresentano scelte importanti che testimoniano l'aver compreso che gli effetti economici della crisi sanitaria rischiano di sgretolare le fondamenta del progetto europeo.

Con l’aggravarsi delle fratture e dell’instabilità nel mondo intorno a noi, non è mai stato così importante - ma anche così difficile - salvaguardare e consolidare i progressi compiuti finora e far fare all'Europa quell'ulteriore passo in avanti in termini di solidarietà e maggior condivisione delle politiche sociali, del lavoro e dello sviluppo economico che potrebbero rilanciare il progetto europeo. Dentro una strategia di crescita sostenibile che rappresenti un diverso modello di sviluppo economico, occorre ripensare i nostri sistemi di welfare, investire in formazione, innovazione tecnologica, competitività delle nostre imprese e sicurezza sanitaria come pilastri del rinascimento europeo.  L'Agenda 2030, quella adottata in sede di Nazioni Unite nel 2015 e poi, successivamente, abbracciata dall'UE con il Green Deal europeo è la strategia che può fungere da collante per le trasformazioni in atto e deve rimanere la strategia dell'UE per il prossimo decennio, soprattutto all'alba di questa nuova crisi del COVID19.

Occorre sostenere la competitività delle nostre imprese e favorire la nascita di nuovi poli produttivi di dimensione europea, capaci di competere nel mercato globale, creando le condizioni per sostenere la sfida digitale globale e tutelando i diritti e le libertà dei nostri cittadini.

La crisi sanitaria ha dimostrato quanto sia urgente rafforzare tutti i nostri sistemi sanitari, investendo nella bio-medicina, nelle infrastrutture all'avanguardia e aumentando la cooperazione scientifica tra i nostri centri di ricerca e le nostre Università. I nostri cittadini hanno bisogno di ritrovare la fiducia nel progetto comune ripartendo anche da un'Unione per la sanita.

Tutti i cittadini europei devono avere riconosciuta una base minima di diritti comuni garantiti a cominciare da una tutela universalistica contro la povertà e il diritto ad una istruzione qualificata. Dobbiamo più che mai dare corpo al Contratto sociale del XXI secolo, finalizzato innanzitutto a ridurre le diseguaglianze sociali che minano la coesione sociale e le fondamenta delle nostre democrazie.

Questa strategia, così come aveva già indicato chiaramente la Dichiarazione Schuman deve essere “offerta a tutto il mondo senza distinzione né esclusione, per partecipare all’innalzamento del livello di vita e allo sviluppo delle opere di pace. L’Europa potrà, con mezzi superiori, perseguire la realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano”. Oggi più di ieri, la nuova strategia per un comune Rinascimento Euroafricano è la più grande opportunità geopolitica che abbiamo di fronte a noi.

Ora più che mai, occorre uno sforzo collettivo. I Consigli economici e sociali europei, in virtù della loro rappresentanza della società civile organizzata, sono oggi, ancor più di ieri, un luogo privilegiato di elaborazione e proposta e di convergenza delle forze vive delle nostre società, che possono consentire alla Istituzioni nazionali e comunitarie di assumere decisioni forti e condivise. 

Questa crisi drammatica come spesso nella storia dell'umanità, può essere l'occasione per dare nuovo fondamento al progetto europeo e creare le condizioni per costruire un nuovo modello di sviluppo adatto alle grandi trasformazioni del XXI secolo. In un mondo ancora alla ricerca di nuovi equilibri globali, in cui le dinamiche geopolitiche sono in continua evoluzione e dove il multilateralismo segna una delle fasi di maggiore difficoltà dalla caduta del muro di Berlino, l'Europa o rimarrà unita o sarà il baratro per tutti. Il rilancio del progetto europeo è la premessa fondamentale per garantire ai nostri cittadini il mantenimento della pace, del benessere, dei diritti e delle libertà che abbiamo sin qui conosciuto, ma per farlo occorre, ora, scommettere con lungimiranza su un'Europa unita attorno ad un diverso modello di sviluppo. Il futuro dell'Europa, il Rinascimento europeo, dipenderà dall'impegno, l'immaginazione e il coraggio che sapremo mettere nelle scelte da compiere nei prossimi mesi. Insieme, con la sintesi feconda delle nostre diversità.

Luca JAHIER, Presidente del Comitato economico e sociale europeo

Tiziano TREU, Presidente del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro d'Italia

Patrick BERNASCONI, Presidente del Consiglio economico, sociale e ambientale di Francia

António CORREIA DE CAMPOS, Presidente del Consiglio economico e sociale del Portogallo

George VERNICOS, Presidente del Consiglio economico e sociale della Grecia

Iacob BACIU, Presidente del Consiglio economico e sociale della Romania

Julián ARIZA, Presidente del Consiglio economico e sociale della Spagna

Larry O’CONNELL, Direttore del Consiglio economico e sociale nazionale d'Irlanda

Lalko DULEVSKI, Presidente del Consiglio economico e sociale di Bulgaria

Rudolf KROPIL, Presidente del Consiglio economico e sociale di Slovacchia

Andrzej MALINOWSKI, Presidente del Consiglio economico e sociale di Polonia

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