Secondo il CESE, il patto globale delle Nazioni Unite sulla migrazione corrisponde perfettamente ai diritti e ai valori europei fondamentali

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) si rammarica che non tutti gli Stati membri dell'Unione europea abbiano approvato il patto globale dell'ONU sulla migrazione, poiché, a suo avviso, l'approvazione avrebbe rappresentato un'ottima occasione per compiere dei passi avanti nel far parlare i paesi UE con una voce sola sul tema della migrazione sulla scena mondiale.

In un parere d'iniziativa adottato a larghissima maggioranza nella sessione plenaria del 25 settembre scorso, il CESE (l'organo dell'UE che rappresenta le associazioni dei datori di lavoro, i sindacati e le organizzazioni della società civile in Europa) ha sottolineato che il patto globale è un accordo non vincolante e, di conseguenza, non crea nuovi obblighi per gli Stati membri dell'Unione.

Tuttavia, il contenuto del patto si basa interamente sui valori fondamentali dell'UE sanciti dall'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea (TUE), vale a dire il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle minoranze.

Il CESE ritiene necessario che tutti gli Stati membri dell'UE ratifichino il patto, ha dichiarato il relatore del parere José Antonio Moreno Díaz. "Di per sé il documento non è rivoluzionario né radicale, ma delinea un quadro multilaterale per una cooperazione tra i paesi di origine, di transito e di destinazione dei migranti".

Elaborato sotto l'egida delle Nazioni Unite, il patto globale (Global Compact) per una migrazione sicura, ordinata e regolare è stato formalmente adottato quasi un anno fa a Marrakech, e viene presentato come il primo documento di portata internazionale sulla gestione della migrazione.            I firmatari conservano le loro competenze sulle politiche migratorie nazionali, ma si impegnano a migliorare la cooperazione in materia di migrazione a livello globale.

Benché si tratti di uno strumento non vincolante, il patto continua ad essere al centro di discussioni e controversie. Pur avendo incontrato scarsa opposizione al momento della sua approvazione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, non è stato ancora formalmente adottato da un piccolo gruppo di paesi, cosicché gli Stati firmatari in tutto il mondo sono tuttora 164. Tra i paesi che hanno rifiutato di approvare il patto figurano anche alcuni Stati membri dell'Unione.

Nel parere il CESE constata la mancanza di progressi nell'attuazione di una politica comune in materia di migrazione da parte dell'UE, uno stallo che compromette la solidarietà tra gli Stati membri e incide negativamente sulla loro osservanza degli obblighi dettati dal diritto internazionale.

Secondo il Comitato, il bilancio di quanto realizzato a partire dal 2015 può considerarsi frustrante, dato che si sono segnati passi avanti solamente sul versante della repressione della migrazione irregolare, del perseguimento penale delle reti di trafficanti e della chiusura ermetica delle frontiere.

Tuttavia, nel parere il CESE riconosce gli sforzi compiuti dai cittadini, dalle parti sociali e dalle organizzazioni della società civile dell'UE, i quali, con il loro impegno e la loro attività, dimostrano di attuare concretamente i valori dell'Unione e, quindi, gli obiettivi del patto globale.

Il Comitato elogia soprattutto il lavoro svolto dalle persone e dalle organizzazioni che prestano soccorso ai migranti e salvano vite umane, a volte persino sfidando le minacce e i procedimenti penali di cui sono fatti oggetto da parte dei governi di alcuni Stati membri dell'UE.

Con questo parere, oltre ad accertarsi che il contenuto del patto sia conforme alla politica e alle normative europee, il CESE intende rafforzare e migliorare il dibattito istituzionale all'interno dell'UE. Tra le istituzioni europee, il CESE è sempre stato in prima linea nell'invocare una migrazione sicura, ordinata e regolare, poco importa se i migranti sono tali per ragioni economiche o di protezione internazionale, e ha costantemente difeso la posizione secondo cui le migrazioni vanno considerate un fenomeno normale nel corso della storia.

Nella sua analisi dei 23 obiettivi del patto globale il CESE insiste sull'importanza dell'inclusione dei migranti nelle società europee, nonché sul riconoscimento delle loro esperienze, diplomi e competenze onde favorirne l'inserimento nel mercato del lavoro.

Sottolinea poi che occorre elaborare una nuova narrazione più positiva sul tema della migrazione, per contrastare i discorsi di incitamento all'odio e le informazioni false e distorte promossi dalle forze di estrema destra in tutta Europa, che minacciano di dividere il nostro continente e ostacolano la ricerca di una risposta idonea alla sfida posta dai flussi migratori.

Dobbiamo avviare un dibattito basato su dati concreti e discutere di come si possano conciliare le diverse posizioni degli Stati membri in materia di migrazione. E il patto globale dell'ONU può essere un buon punto di partenza per questa discussione, ha concluso il relatore Moreno Díaz.

 

 

 

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