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Gestione del rischio e regole chiare: due fattori essenziali per un quadro sostenibile per il crowdfunding nell'UE

Crowdfunding

Il quadro delineato dalla Commissione europea per il crowdfunding (finanziamento collettivo) nell'UE contribuirà a realizzare un'Unione dei mercati dei capitali, promuovere l'innovazione e dare sostegno a imprenditori e PMI in tutta l'Unione: questo il messaggio formulato dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) in un suo parere, di recente adozione, in cui esprime pieno appoggio alle proposte della Commissione. Il quadro normativo proposto – un 29º regime destinato a coesistere con i 28 regimi nazionali – consentirà in particolare alle imprese piccole, giovani e innovative di cercare finanziamenti in tutti gli Stati membri dell'UE.

Il CESE approva la maggior parte delle disposizioni formulate dalla Commissione, ma chiede l'introduzione di ulteriori misure per adattarle al mercato. La gestione del rischio, come pure la chiarezza e la certezza delle norme per tutti gli operatori del mercato, saranno di fondamentale importanza per la sostenibilità e la buona riuscita delle proposte.

In tema di gestione del rischio, il CESE raccomanda di adottare misure supplementari – perlomeno nella fase iniziale – per individuare, circoscrivere e gestire ancor meglio gli aspetti del rischio, sia finanziario che di altra natura, associati alle operazioni e ai mercati di crowdfunding: massima importanza va data alla trasparenza e, in primis, alla protezione degli investitori, mentre è opportuno definire meglio lo statuto degli operatori e dei servizi che essi prestano nonché il ruolo degli organi di vigilanza. L'introduzione di ulteriori misure non dovrebbe comportare in alcun modo la creazione di nuovi ostacoli.

"La valutazione del rischio per progetti specifici sulle piattaforme di crowdfunding è eccessivamente affidata ai mercati e agli investitori. Il grado limitato di tutela degli investitori previsto dalle attuali proposte potrebbe creare condizioni di disparità tra i fornitori di servizi di crowdfunding e quelli di servizi finanziari tradizionali," dichiara il relatore del parere Daniel Mareels. È necessario evitare che questo accada, poiché potrebbe creare incertezza e margini di arbitraggio regolamentare, oltre a compromettere la fiducia in determinati operatori del mercato e a minare la stabilità finanziaria dell'UE.

Le misure supplementari introdotte devono anche garantire che i fornitori agiscano in primo luogo da "intermediari neutrali". A giudizio del Comitato, tale posizione di neutralità è compromessa dalla possibilità che hanno i fornitori di stipulare contratti di "potere discrezionale" con gli investitori per ottenere il migliore risultato a vantaggio di questi ultimi. È poi necessario chiarire quale sia il ruolo degli organismi nazionali di vigilanza.

"Le autorità nazionali di vigilanza sono più vicine ai mercati nazionali e sono in grado di valutare meglio i contesti locali: per questo la Commissione dovrebbe prendere in considerazione l'idea di affidare loro un ruolo di rilievo", sottolinea Daniel Mareels. È comunque auspicabile una stretta cooperazione tra le autorità di vigilanza dell'UE e quelle degli Stati membri.

La coesistenza di un regime europeo e dei regimi nazionali potrebbe essere fonte di confusione per gli operatori del mercato. Per l'applicazione del quadro normativo dell'UE sarebbe utile apportare maggiore chiarezza e certezza quanto alle condizioni di utilizzo delle piattaforme di crowdfunding – un aspetto che risulterebbe determinante per il successo di queste piattaforme in generale, e del quadro normativo europeo in particolare. Le autorità europee e nazionali, in particolare quelle incaricate della vigilanza, dovrebbero fornire informazioni accurate, facilmente accessibili e circostanziate. Oltre a pubblicare l'elenco delle piattaforme di crowdfunding provviste di un'autorizzazione europea sul sito web dell'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), le autorità nazionali di vigilanza e le altre autorità competenti dovrebbero anche dare informazioni su tali piattaforme aventi un'autorizzazione europea, e le piattaforme stesse devono avere l'obbligo di chiarire quale sia il loro statuto in tutte le loro comunicazioni con il pubblico.

Il Comitato ritiene inoltre che le proposte della Commissione in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo rimangano eccessivamente limitate, e s'interroga sul ridotto ambito di applicazione per assoggettare le piattaforme di crowdfunding alle regole in questo campo. Questa opzione dovrebbe essere possibile in qualsiasi momento e non dovrebbe essere di competenza esclusiva della Commissione; non solo, ma occorre indicare chiaramente i criteri e le condizioni per l'assoggettamento delle piattaforme a tali regole. Inoltre, sarebbe opportuno affrontare nella discussione le questioni del trattamento fiscale dei proventi derivanti dal crowdfunding e degli obblighi fiscali per i debitori, dal momento che il regime fiscale potrebbe essere anch'esso un fattore determinante per il successo del quadro proposto.

Infine, le imprese e gli investitori dovrebbero fare ricorso estensivamente ed efficacemente al regime per il crowdfunding, per creare un vero mercato per questo tipo di finanziamento e garantirne la riuscita. Il Comitato teme che il limite posto al finanziamento dei progetti – per un importo massimo di 1 milione di EUR su un periodo di 12 mesi – possa costituire un ulteriore impedimento alla sostenibilità del regime UE proposto. Si dovrebbe pensare di introdurre una soglia di finanziamento più elevata.

In generale, il CESE ritiene che l'obiettivo globale del quadro debba essere la realizzazione di un mercato unico armonizzato nell'UE, in cui valgano le medesime regole per gli imprenditori e per gli investitori. Il regime proposto getterà le basi per la creazione di questo mercato unico. Tutti i soggetti e le parti interessate dovrebbero essere coinvolti e motivati a compiere dei passi avanti.

Contesto:

Grazie al nuovo regime proposto, i fornitori di servizi di crowdfunding potranno esercitare le loro attività su tutto il territorio dell'Unione sulla base di un'unica autorizzazione, il che apporta una dimensione nuova ai mercati dei capitali. Si creano così opportunità aggiuntive di finanziamento, particolarmente importanti per le imprese piccole, giovani e innovative, che spesso hanno difficoltà ad accedere al finanziamento tradizionale, soprattutto nel passaggio dalla fase di avvio a quella di espansione. Al tempo stesso, emergeranno maggiori e migliori opportunità anche per gli investitori. Il quadro proposto dalla Commissione europea potrebbe contribuire a rafforzare e approfondire l'Unione dei mercati dei capitali, l'Unione economica e monetaria e il mercato unico digitale – obiettivi prioritari che il CESE ha particolarmente a cuore.