In Europa i Rom sono ancora vittime di discriminazioni e profilazione etnica: l'allarme lanciato da ONG e responsabili politici

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La più grande minoranza d'Europa (oltre dieci milioni di persone) continua ad essere discriminata ed emarginata in molti Stati membri dell'Unione europea. Rappresentanti delle ONG per i diritti umani e responsabili politici dell'UE, riunitisi presso il Comitato economico e sociale europeo (CESE), hanno lanciato l'allarme sul fatto che, in molti casi, le polizie europee continuano a ricorrere alla profilazione etnica nei confronti dei Rom. Un'audizione pubblica sul tema "Affrontare il problema dell'antiziganismo nelle pratiche di profilazione etnica" ha avuto luogo nel quadro della terza edizione della Settimana europea dei rom organizzata dalle istituzioni dell'UE, svoltasi a Bruxelles dall'8 al 12 aprile.  

L'integrazione rimane il problema principale

Inaugurando l'evento, Ákos Topolánszky, membro del CESE e presidente del gruppo di studio permanente Inclusione dei Rom, ha osservato che l'antiziganismo nella profilazione etnica è ancora ampiamente diffuso in Europa.

Le popolazioni Rom sono percepite come 'diverse' in ragione della loro forte identità etnica e culturale, e ciò sia ai fini dei processi decisionali che dell'uso della lingua o dell'accesso ai servizi pubblici, ha spiegato Topolánszky, aggiungendo che la profilazione etnica è una pratica da combattere.

Da parte sua, l'europarlamentare Tomáš Zdechovský ha definito la situazione dei Rom decisamente preoccupante in particolare nei nuovi Stati membri dell'Europa centrale e orientale, dove vivono considerevoli minoranze Rom, e ha sottolineato che il problema più grave di queste comunità rimane indubbiamente la loro insufficiente integrazione nella società - una mancata integrazione che, nella maggior parte dei casi, si traduce in una situazione di povertà. "Stando così le cose", ha aggiunto l'on. Zdechovský, non stupisce che queste condizioni di vita degradate siano foriere di un elevato tasso di criminalità e di altre conseguenze negative.

L'afflusso dei migranti e la minaccia del terrorismo alla base dell'aumento della profilazione etnica

Claire Fernandez, della Rete europea contro il razzismo (ENAR), ha richiamato l'attenzione sul fatto che l'aumento della profilazione etnica è legato al rafforzamento dei controlli, anche e soprattutto alle frontiere, nel quadro delle misure di lotta al terrorismo e in seguito all'incremento dei flussi migratori. La Fernandez ha inoltre fatto notare come i Rom e gli altri nomadi siano solo alcuni tra i molti gruppi colpiti da questa tendenza relativamente nuova.

A livello UE, ha aggiunto, non esistono ancora garanzie - a parte la generica normativa in materia di uguaglianza - che valgano a evitare la profilazione etnica o altre forme di discriminazione nelle attività di polizia e nei controlli alle frontiere.

La Fernandez ha sottolineato che l'ampia diffusione della profilazione etnica ha finito per minare la fiducia dei Rom e delle altre popolazioni nomadi nell'applicazione della legge, osservando come ciò spieghi in parte la relativa scarsità delle denunce, da parte di tali popolazioni, dei reati generati dall'odio nei loro confronti, dato che esse considerano la polizia come parte del problema; in molti casi, ha concluso l'attivista, lo stesso sistema giudiziario non è riuscito a far ottenere giustizia ai Rom che hanno denunciato reati di questo tipo o forme di discriminazione.

Infine, Péter Szegi, rappresentante dell'Unione ungherese per le libertà civili, ha osservato che, nella vita di ogni giorno, la profilazione etnica subita dai Rom assume in genere due forme: sanzioni pecuniarie per infrazioni minori (ad esempio la mancanza di taluni accessori nella bicicletta) e assoggettamento a controlli di identità; e ha concluso affermando che queste pratiche di polizia, con il prendere di mira in modo discriminatorio i Rom, si risolvono in uno strumento per intimidire e segregare le loro comunità.

Qualche informazione di base

La profilazione etnica è una diffusa forma di discriminazione che viola i principi e le norme sui diritti umani e consiste in un sospetto basato su generalizzazioni in funzione della razza, dell'appartenenza etnica, della religione o dell'origine nazionale anziché fondato sull'analisi dei comportamenti individuali o degli elementi oggettivi.

Da un'indagine del 2016 sulle minoranze e la discriminazione nell'Unione europea è emerso che il 19 % dei Rom europei intervistati era stato fermato dalla polizia nei dodici mesi precedenti. Secondo il 42 % di queste persone (con picchi dell'84 % in Portogallo, del 63 % in Grecia e del 57 % nella Repubblica ceca), a determinare tale trattamento sarebbe stata la loro appartenenza etnica o il fatto di essere degli immigrati.