Conciliare meglio la normativa industriale ed energetica con la politica in materia climatica: questo l'invito rivolto dal CESE alla Commissione

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EESC plenary session - Day 1 - CCMI/167 - Aurel Laurentiu PLOSCEANU

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) invita la Commissione europea a valutare più a fondo le opzioni strategiche che contribuiscono sia a ridurre i gas a effetto serra, contrastando così i cambiamenti climatici, sia a mantenere la competitività. L'obiettivo dev'essere quello di proteggere e promuovere più efficacemente le industrie ad alta intensità di risorse e di energia, perché altrimenti l'Europa rischia di perdere posti di lavoro a vantaggio delle economie meno pulite, oltre a mancare l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

La politica dell'UE in materia di clima dovrà compiere, nei prossimi anni, un radicale cambiamento di rotta, dalle industrie ad alta intensità di risorse e di energia alla neutralità climatica. L'attuale sistema di scambio di quote di emissione (ETS) punta ad incoraggiare gli investimenti, ma non riesce nel suo intento, perché la sua applicazione a livello mondiale è tutt'altro che vicina. Se la si limita all'Europa, vi è il rischio di una rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e, di conseguenza, degli investimenti avverte Aurel Laurenţiu Plosceanu, relatore del parere del CESE sul tema Conciliare le politiche in materia di clima e di energia: la prospettiva del settore industriale, adottato il 17 luglio. Consigliamo quindi alla Commissione di esaminare più nei dettagli le diverse opzioni, compresa la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e degli investimenti, la certezza del diritto in merito al rispetto delle norme dell'OMC, la loro fattibilità tecnica e la loro eventuale accettabilità da parte dei partner commerciali.

Il correlatore Enrico Gibellieri aggiunge poi che i futuri investimenti da parte dell'UE e degli Stati membri dovrebbero concentrarsi sulle attività di ricerca, sviluppo e innovazione e sulla diffusione delle tecnologie a basse o nulle emissioni di carbonio destinate alle industrie ad alta intensità di risorse e di energia, nonché sulla produzione di energia elettrica supplementare di cui queste hanno bisogno. Un altro obiettivo degli investimenti, in accordo con le parti sociali, dovrebbe essere quello dell'istruzione e della formazione della forza lavoro.

Nel suo parere, il CESE si sofferma sul dilemma costituito dalla politica in materia climatica applicata alle industrie ad alta intensità di risorse e di energia, ed analizza la fattibilità tecnica e giuridica delle misure di aggiustamento alle frontiere (secondo la definizione fornita dall'OMC) quale opzione di ultima istanza.

I costi dell'energia rappresentano il 25 % circa dei costi complessivi di comparti come l'acciaio, l'alluminio e il vetro; di conseguenza i costi delle emissioni di gas a effetto serra (GES) sono ugualmente alti. Con l'ETS in vigore, i prodotti europei sono destinati a diventare più costosi, con il rischio di essere sostituiti, sul mercato internazionale, da prodotti più economici. Si avrà come risultato un calo dell'occupazione e della crescita in Europa a favore di economie meno pulite e l'obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 non verrà di fatto raggiunto, un fenomeno chiamato rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, con conseguente rilocalizzazione anche degli investimenti.

Ed è per questo che, in un suo precedente parere, il CESE ha già invocato l'introduzione di un ETS a livello mondiale, un desiderio, questo, rimasto inesaudito.

Le misure di aggiustamento alle frontiere come strumento per proteggere le industrie ad alta intensità di risorse e di energia

Le misure di aggiustamento alle frontiere sarebbero un modo di conciliare gli obiettivi in materia di politica climatica con la competitività esterna delle industrie ad alta intensità di risorse e di energia. Alla base di tali misure vi è il principio che un'imposta interna sui consumi pone i produttori locali in una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto ai loro concorrenti esterni sia sul mercato interno sia sui mercati di esportazione. Per evitare che ciò avvenga, alle autorità della giurisdizione che applica tale imposta interna è consentito ripristinare una concorrenza leale, introducendo un'imposta sulle merci importate e rimborsando l'imposta sulle merci esportate. 

Secondo il principio giuridico adottato dall'OMC, queste misure di aggiustamento alle frontiere non dovrebbero discriminare gli operatori economici esterni.

Con il suo parere, il CESE contribuisce alla riflessione sulla strategia industriale a lungo termine, richiesta dal Consiglio europeo nel marzo 2019, ed analizza una misura di aggiustamento alle frontiere che prevede un sistema di contabilità trasparente per gli esportatori e il pagamento, da parte degli importatori, delle sole emissioni di GES prodotte dai materiali di base. Vengono così introdotti i seguenti meccanismi:

  • un sistema di contabilità trasparente tiene traccia delle emissioni di GES contenute in ciascun prodotto industriale e le distribuisce lungo la catena del valore, come voce aggiuntiva nelle fatture;
  • gli importatori, da parte loro, pagano soltanto le emissioni di GES contenute nei materiali di base utilizzati per fabbricare il prodotto industriale, ma non quelle utilizzate per trasformarlo o dargli forma, o quelle per i relativi spostamenti logistici.

Per incoraggiare e ricompensare la riduzione dell'intensità delle emissioni di GES e la maggiore trasparenza dei dati, il modello CESE propone un ulteriore meccanismo incentivante.

Come base di calcolo, si utilizza l'intensità media delle emissioni di GES del paese di origine; se però il produttore è in grado di dimostrare in modo affidabile l'intensità effettiva delle sue emissioni di GES, allora sarà questo il valore applicato ai suoi prodotti.

Per non essere penalizzati dall'applicazione della loro media nazionale, i produttori più rispettosi del clima di un paese parteciperanno all'esercizio contabile per primi. Una volta che si escludono dal calcolo questi produttori "virtuosi", la media nazionale è destinata a peggiorare, incentivando così altri produttori a fornire dati affidabili e ad impegnarsi in un'ulteriore riduzione delle emissioni di GES.

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