La sostenibilità nel programma di lavoro della Commissione europea per il 2020

a cura del gruppo Lavoratori del CESE

La digitalizzazione, i cambiamenti climatici, l'evoluzione demografica e la globalizzazione sono le quattro problematiche che dominano le priorità politiche nel nuovo mandato del Parlamento europeo e della Commissione. Per far fronte a queste problematiche, si rende necessario un nuovo modello industriale sostenibile che garantisca una transizione equa verso un'economia circolare e verde. Le esperienze passate (si pensi, ad esempio, ai gilets jaunes) ci hanno insegnato che queste misure urgenti non otterranno il sostegno della popolazione se non terranno conto dei lavoratori e se questi saranno i soli a sopportarne l'onere.

È necessaria una strategia globale che dia forza a cittadini e lavoratori, assicuri la sostenibilità e tuteli i diritti fondamentali. Per avanzare verso un futuro inclusivo, l'Unione europea deve mettere a punto strumenti giuridicamente vincolanti che garantiscano un reddito minimo, forniscano una base per il salario minimo e un quadro comune in materia di assicurazione contro la disoccupazione.

A tale scopo gli investimenti sociali (nel campo della salute, dell'istruzione, dell'inclusione sociale e della transizione verde) andrebbero esclusi dal Patto di stabilità e crescita tramite una regola d'oro che garantisca lo sviluppo e l'attuazione corretti del Pilastro europeo dei diritti sociali e la sostenibilità delle finanze pubbliche. Pertanto, gli sforzi a favore della sostenibilità devono tenere conto in ogni caso delle dimensioni sociale, economica e ambientale, mentre gli oneri e le responsabilità vanno distribuiti di conseguenza, soprattutto per quanto riguarda l'imposizione fiscale. Il dialogo sociale, il coinvolgimento delle parti sociali nel processo di definizione delle politiche e il rispetto della contrattazione collettiva e dei diritti dei lavoratori sono strumenti fondamentali per conseguire un'equa transizione che non lascia nessuno indietro. (prp)