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Le norme in materia di consumatori dovrebbero tutelare i loro diritti, ma anche aiutare gli operatori economici che devono far fronte alle perturbazioni indotte in Europa dal boom del commercio elettronico

Nella sessione plenaria del Comitato economico e sociale del 20 settembre, sia i rappresentanti delle imprese che quelli dei consumatori europei riservano un'accoglienza tiepida alle proposte della Commissione di un "New Deal" per i consumatori europei. Nella posizione adottata in merito a tale pacchetto, il Comitato si chiede se questo "New Deal" mantenga la promessa di adeguare la normativa europea a tutela dei consumatori all'era digitale. A giudizio del CESE, sarebbe stato opportuno accordare la priorità all'effettiva applicazione delle norme esistenti in materia di protezione dei consumatori.

Pur apprezzando il fatto che la Commissione abbia finalmente superato le sue incertezze riguardo allo strumento dell'azione collettiva, il CESE avrebbe desiderato che si fosse fatto di più per rendere tali azioni possibili e accessibili.

Una delle lacune della proposta della Commissione è che non contiene alcuna disposizione che consenta ai consumatori di aderire (opt-in) o rinunciare (opt-out) a un'azione collettiva.

Il CESE reputa che la Commissione dovrebbe affrontare anche il problema del finanziamento delle associazioni di consumatori e delle altre organizzazioni della società civile che difendono gli interessi collettivi dei consumatori, invitando gli Stati membri ad appoggiare la creazione di fondi per le spese del contenzioso.

Il Comitato ritiene che la Commissione avrebbe dovuto concentrarsi sull'attuazione delle norme esistenti in materia di sicurezza dei prodotti, sorveglianza del mercato, pratiche commerciali sleali e cooperazione tra la Commissione stessa e le autorità nazionali preposte alla tutela dei consumatori.

Il Comitato apprezza comunque alcuni elementi della proposta della Commissione. Infatti, l'estensione dei diritti dei consumatori, incluso il diritto di recesso, a tutti i servizi digitali, compresi quelli solo apparentemente gratuiti, e l'introduzione di criteri specifici per stabilire sanzioni pecuniarie dissuasive (di importo massimo pari ad almeno il 4 % del fatturato) nei confronti delle imprese che violano le regole costituiscono novità positive.

E le disposizioni che proteggono i consumatori dai prodotti (specialmente alimentari) "a duplice qualità" sono misure altamente necessarie affinché i consumatori - alcuni dei quali si sentono trattati come "cittadini di serie B" - sentano di essere uguali in tutta Europa.

Tuttavia, i rappresentanti delle imprese e dei consumatori hanno riconosciuto l'impossibilità di conciliare i rispettivi punti di vista in merito a determinati aspetti specifici.

Infatti, mentre le imprese sono a favore dell'aggiornamento, della semplificazione e dell'adeguamento delle informazioni precontrattuali, i consumatori ritengono che ciò abbasserebbe il livello di protezione ad essi accordato.

Quanto al diritto di recesso del consumatore dai contratti online, le imprese - e in particolare le PMI - sono favorevoli all'abolizione degli obblighi di accettare merci acquistate online e restituite dopo essere state utilizzate anziché semplicemente provate e di effettuare il rimborso prima ancora di poter ispezionare i prodotti restituiti perché danneggiati. I consumatori, invece, ritengono che questa proposta rischi di limitare i diritti dei consumatori senza addurre prove di una violazione diffusa di tali diritti.

Per quanto concerne le pratiche commerciali aggressive, le imprese ritengono che attribuire agli Stati membri il potere di limitare le vendite a domicilio rischi di stigmatizzare un intero settore economico, ed auspicano che ad essere prese di mira siano tutte le pratiche aggressive. I consumatori, invece, appoggiano la misura in questione se applicata, per motivi di sicurezza e di tutela della salute, a categorie di merci ben definite (armi, prodotti farmaceutici). (dm)