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Il CESE chiede, per il dopo 2020, un meccanismo per collegare l'Europa più forte

Un bilancio più consistente, maggiori sinergie tra le reti, assistenza tecnica continua, un impegno confermato a investire in progetti per l'elettricità, e il duplice uso, civile e militare, delle infrastrutture. Nel parere elaborato da Aurel Laurențiu Plosceanu e Graham Watson e adottato alla sessione plenaria del 19 settembre 2018, il CESE sostiene in generale il nuovo regolamento sul meccanismo per collegare l'Europa (CEF) per il periodo 2021-2027 e segnala gli aspetti che possono essere migliorati.

Attraverso la riforma del programma CEF, l'UE investirà nelle reti transeuropee dei trasporti, dell'energia e digitali. Un'infrastruttura moderna e ad alta efficienza è fondamentale per concorrere a collegare e integrare le regioni europee, stimolando la creazione di posti di lavoro e realizzando una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

"Il CEF è uno dei programmi di maggior successo dell'UE e riveste importanza strategica per l'integrazione del mercato interno, il completamento dell'Unione dell'energia, la mobilità intelligente e la possibilità per l'UE di fornire un valore concreto ai cittadini, alla coesione sociale e alle imprese", ha affermato Plosceanu. "Non possiamo permettere che le autorità di regolamentazione degli Stati membri o a livello dell'Unione ostacolino l'interconnessione elettrica, ad esempio congelando regimi finanziati con fondi privati. Se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi in materia di clima abbiamo bisogno di finanziamenti sia pubblici che privati nelle reti transeuropee" a concluso Watson. (mp)