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Occorre varare con urgenza un maggior numero di misure per la riduzione dei crediti deteriorati

NPLs

Il CESE accoglie con favore le proposte sui crediti deteriorati presentate dalla Commissione europea. Benché raccomandi di accompagnare il regolamento in questione con una valutazione d'impatto, il CESE ritiene che tali proposte contribuiranno a rafforzare l'UEM e a far registrare progressi verso il completamento dell'unione bancaria.

Servono ulteriori misure a livello dell'UE per ridurre il volume dei crediti deteriorati, ma anche per impedire che tali crediti si accumulino di nuovo. È inoltre di fondamentale importanza eliminare dai bilanci degli istituti finanziari i crediti il cui valore è diminuito, per evitare le conseguenze di un indebitamento eccessivo in futuro, e consentire alle banche di concentrarsi sulla concessione di prestiti alle imprese e ai cittadini. In futuro, gli istituti di credito dovrebbero esercitare senso di responsabilità nell'ambito della loro attività di prestito.

Il parere elaborato dal CESE sulle proposte della Commissione critica sia l'approccio generale ("unico per tutti") che il calendario per gli accantonamenti per nuovi crediti deteriorati previsto dalla proposta di introdurre sostegni prudenziali stabiliti per legge. L'applicazione di questi sostegni dovrebbe prendere in considerazione le differenze che intercorrono tra le disposizioni di diritto civile dei singoli Stati membri e la lunghezza dei procedimenti nelle cause civili. Il calendario proposto per gli accantonamenti per nuovi crediti deteriorati potrebbe costringere le banche a venderli rapidamente il che sarebbe uno svantaggio per le aziende coinvolte.

Si raccomanda quindi caldamente di valutare il potenziale impatto della proposta di regolamento sulle banche, sulla concessione di crediti alle famiglie, sulle PMI e sulla crescita del PIL, per stabilire se tale proposta sia adeguata ed efficace.

Le proposte formulate dalla Commissione incoraggiano lo sviluppo di mercati secondari dei crediti deteriorati. Il CESE ritiene tuttavia che le autorità di regolamentazione non debbano incentivare la vendita di crediti deteriorati, poiché c'è il rischio che questi vengano venduti sui mercati secondari ad un prezzo inferiore rispetto al valore che potrebbero ottenere in seguito al loro recupero in seno alle banche. (jk)