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L'Europa deve fare di più per proteggere le donne con disabilità

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha esortato le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a fare molto di più per proteggere le donne e le ragazze con disabilità, che nella società europea continuano a essere vittima di molteplici forme di discriminazione, dovuta sia al loro genere che alla loro disabilità e che spesso ha come conseguenza l'esclusione sociale.

Pur rappresentando il 16 % della popolazione femminile totale in Europa, vale a dire 40 milioni di donne, la categoria delle donne e ragazze con disabilità è una delle più vulnerabili ed emarginate nella società europea.

Nel parere sull'argomento, adottato lo scorso luglio, il CESE osserva che l'UE e i suoi Stati membri non dispongono di un quadro giuridico solido atto a tutelare e garantire i diritti umani di tutte le donne e ragazze con disabilità.

"Le donne con disabilità hanno bisogno di un sostegno ad hoc, eppure non viene loro riservata un'adeguata attenzione in nessuna delle strategie dell'UE - né nella strategia dedicata alle donne né in quella a favore delle persone con disabilità. È come se queste donne non esistessero, come se valessero meno del resto della popolazione", ha sottolineato la relatrice del testo Gunta Anča.

Nel parere il Comitato esorta l'UE e i suoi Stati membri ad attuare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, e in particolare l'articolo 6 relativo alle donne con disabilità.

Il CESE insiste sulla necessità che i paesi dell'UE aderiscano alla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: rispetto alle donne non disabili, infatti, le donne con disabilità sono da 3 a 5 volte più esposte al rischio di diventare vittime di violenza.

Il parere del Comitato contribuirà alla relazione sull'argomento che il Parlamento europeo pubblicherà in autunno. (ll)