Il CESE è pronto a collaborare con la Commissione europea per un nuovo patto su migrazione e asilo

È necessario e urgente concludere un nuovo accordo europeo in materia di migrazione, e il CESE è pronto a sostenere gli sforzi che la Commissione sta compiendo per raggiungere questo obiettivo. In un discorso pronunciato a Bruxelles il 3 marzo 2020, il Presidente del CESE Luca Jahier ha detto con chiarezza che la questione migratoria costituisce una priorità per il Comitato, che da anni si dimostra molto attivo in questo campo. "L'UE", ha spiegato il Presidente, "deve attivarsi adesso per definire un nuovo patto in materia di migrazione e asilo e per lavorare insieme con gli Stati membri sull'integrazione. Dobbiamo istituire una procedura di asilo che sia veramente comune, oltre che affidabile, flessibile ed efficiente".

Intervenendo nel dibattito svoltosi lo stesso giorno nella riunione della sezione Occupazione, affari sociali, cittadinanza (SOC) del CESE, la commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson ha posto l'accento sul lavoro svolto dalla Commissione in materia di migrazione e asilo e sulla sua intenzione di rilanciare il processo di elaborazione della relativa politica mediante un nuovo accordo. "Abbiamo bisogno", ha dichiarato la commissaria UE, "di un nuovo patto su migrazione e asilo, anzitutto perché da questo dipende il destino delle persone più vulnerabili, e poi perché la nostra economia e la nostra società traggono beneficio dalla migrazione legale: il nostro sistema di protezione sociale deve essere sostenibile a lungo termine e le nostre imprese hanno bisogno di personale qualificato".

Johansson ha poi sottolineato l'importanza di rafforzare la fiducia e di superare le differenze tra gli Stati membri, in modo che i governi nazionali possano trovare un terreno comune per avanzare insieme, ma ha aggiunto che "deve essere chiaro a tutti che la migrazione è un fenomeno normale. Ogni anno arrivano nell'UE tra 2 e 2,5 milioni di persone; di queste, 140 000 - pari al 5 % del totale - arrivano in modo irregolare, il che significa che per il 95 % delle persone l'ingresso nel nostro territorio si svolge in modo ordinato, monitorato e gestito". (mp)