Norme dell'UE più severe contro le notizie false

La regolamentazione dei social media, lo sviluppo dell'alfabetizzazione mediatica e il sostegno ad un giornalismo indipendente di qualità: sono questi, secondo il CESE, alcuni dei presupposti di base per combattere la disinformazione e tutelare la democrazia nell'UE.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha tenuto un'audizione pubblica per valutare l'impatto delle campagne volte ad incrementare l'affluenza alle urne alle ultime elezioni europee ed esaminare le possibilità di lotta alla disinformazione, oltre che per garantire una maggiore partecipazione dei cittadini al processo decisionale politico dell'UE nell'arco del prossimo ciclo istituzionale della durata di cinque anni.

Dall'audizione è emerso che al giorno d'oggi i cittadini europei sono sempre più esposti a valanghe di notizie false (le cosiddette fake news), a un giornalismo di bassa lega di taglio sensazionalistico che prevale sull'esposizione imparziale dei fatti, e a contenuti sui social media filtrati per servire tutta una serie di interessi commerciali o politici.

All'evento - organizzato per raccogliere contributi per l'elaborazione di un parere esplorativo del Comitato sul tema Gli effetti delle campagne sulla partecipazione al processo decisionale politico, di cui è relatrice Marina Škrabalo -

hanno partecipato, oltre a rappresentanti delle istituzioni europee e della presidenza croata del Consiglio dell'UE, anche esponenti di spicco della Federazione europea dei giornalisti (European Federation of Journalists - EFJ), della task force East StratCom del Servizio europeo per l'azione esterna, delle organizzazioni EU DisinfoLab e Carnegie Europe nonché dell'iniziativa European Digital Rights (EDRI).

Il parere esplorativo sarà presentato alla sessione plenaria del CESE di marzo. (ll)