Guardando alle loro esperienze passate in quanto organizzatori di iniziative dei cittadini europei (ICE), gli attivisti che hanno partecipano alla Giornata dell'ICE del 25 febbraio mettono in guardia contro la tendenza a chiedere ai cittadini quale Europa vogliano e poi ignorare il loro contributo.

Come sottolineano gli attivisti, la prima generazione di organizzatori, che ha affrontato le complesse procedure di avvio di un'iniziativa raccogliendo e convalidando un milione di firme, per poi sentirsi dire che non vi sarebbe stato alcun seguito, ha dovuto sopportare delusioni che ancora oggi pesano sulle sue spalle.

Le nuove regole semplificate in vigore dal 1° gennaio, insieme a un migliore sostegno offerto agli organizzatori, come il rinnovato forum ICE, hanno contribuito ad alleviare la "stanchezza da petizione" e dato il via a 16 nuove iniziative, diverse delle quali hanno raccolto attivamente le firme durante l'evento.

Tuttavia, è fondamentale evitare di ripetere lo stesso errore con la Conferenza sul futuro dell'Europa.

La richiesta sempre più insistente dei cittadini di avere voce in capitolo non solo nella definizione dell'agenda dell'UE, ma anche nel processo decisionale stesso, non può più essere ignorata.

Da un sondaggio condotto durante l'evento è emerso che la grande maggioranza dei partecipanti ritiene essenziale che il contributo dei cittadini abbia un impatto reale sulle decisioni dell'UE al di là delle elezioni.

Per il 67 % la partecipazione dei cittadini a livello europeo deve sempre avere un chiaro legame con il processo decisionale formale.

Il 69 % ritiene che, invece di essere esercizi una tantum, le conferenze come quella sul futuro dell'Europa dovrebbero svolgersi regolarmente e avere un seguito adeguato.

Secondo il 71 %, oltre alla Conferenza, una convenzione organizzata su iniziativa dei cittadini dovrebbe esplorare il futuro della loro partecipazione e delle riforme democratiche, e dovrebbe aprirsi e chiudersi con un voto popolare a livello europeo.

Inoltre, l'85 % pensa che le ICE in corso dovrebbero avere un posto di rilievo nella piattaforma multilingue online che la Commissione Europea si appresta a creare come risorsa di riferimento per chi desideri saperne di più sulla Conferenza.

Il ruolo delle tecnologie digitali nel futuro della democrazia, e in particolare nella Conferenza sul futuro dell'Europa, ha stimolato un dibattito appassionato.

Il Presidente del CESE Luca Jahier ha riaffermato il valore duraturo della democrazia rappresentativa e degli organismi intermedi, sottolineando nel contempo l'impegno costante del CESE, nel corso degli anni, per il successo dell'ICE, vista come un prezioso complemento della democrazia rappresentativa.

Dubravka Šuica, vicepresidente della Commissione europea responsabile della Democrazia e demografia, nonché della Conferenza sul futuro dell'Europa, sottolinea la volontà della Commissione di "stare dalla parte di una tecnologia aperta, ma ben regolamentata", abbracciandone il potenziale democratico (apertura, reattività, trasparenza, disponibilità) e prevenendone nel contempo i pericoli (manipolazione e sicurezza dei dati).

I risultati dello studio, che non rispecchiano il punto di vista del CESE ma quelli dei partecipanti alla giornata dell'ICE, sono disponibili qui insieme a informazioni dettagliate sull'evento. (dm)