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New chapter in EU-Africa relations can only succeed with support of civil society

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Con il varo della nuova Commissione i leader europei hanno deciso di cambiare marcia per accelerare l'avvento di una nuova era di relazioni tra l'UE e l'Africa.

Sia la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel hanno scelto di recarsi in Etiopia per incontrare i rappresentanti dell'Unione africana (UA) al fine di intensificare la cooperazione UE-UA su una vasta gamma di politiche, dal clima all'innovazione, dal ciberspazio alla sicurezza, dalla migrazione al commercio.

Ora, dopo il vertice dell'Unione africana della settimana scorsa, von der Leyen ha in programma una seconda visita ad Addis Abeba per promuovere la cooperazione tra le due parti e preparare il terreno per il vertice UA-UE, che si terrà a Bruxelles in novembre. Questa volta sarà accompagnata dall'alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri Josep Borrell e da 21 commissari.

È innegabile che vi sia finalmente un vivo e sincero interesse a passare da un rapporto "donatore-beneficiario" a una vera e propria cooperazione tra pari, basata su interessi complementari.

Come Presidente del CESE, anch'io ho messo l'Africa al centro delle mie priorità, invocando un "rinascimento" nei rapporti tra l'UE e questo continente. Dall'inizio del mio mandato, nel 2018, sono già stato in Africa due volte per rafforzare i legami con la società civile sul campo. Nel maggio 2019 mi sono recato in Etiopia e ho compiuto una visita all'Unione africana per evocare la possibilità di una più stretta cooperazione tra le organizzazioni della società civile, che devono essere parte integrante dell'equazione per la nuova strategia UE-Africa.

Il programma di riforme e il processo rafforzato di democratizzazione avviati dal primo ministro etiope Abiy Ahmed, che gli sono valsi il riconoscimento internazionale e il premio Nobel per la pace, possono diventare un seme fecondo in tutto il resto dell'Africa. Questo premio fa soffiare un vento di speranza in tutto il continente e apre nuove opportunità per garantire la stabilità e la sicurezza non solo in Etiopia e in Eritrea, ma anche in altri paesi africani.

Mentre i temi della pace e della sicurezza, comprese le questioni fondamentali della migrazione e dei rifugiati, sono state il filo conduttore della mia missione ad alto livello in Etiopia, le questioni cui ha ruotato attorno la mia seconda visita, in Senegal a gennaio, sono state in particolare quelle dello sviluppo sostenibile e dei cambiamenti climatici.

Il Senegal, uno dei paesi africani maggiormente impegnati nell'Agenda 2030, può assumere un ruolo guida nello sviluppo sostenibile grazie ai suoi cospicui investimenti nelle energie rinnovabili, nonché ad una serie di iniziative promosse dai consumatori, quali il divieto dei sacchetti di plastica monouso e la "giornata nazionale di pulizia" che si tiene ogni mese. L'esperienza di queste iniziative dimostra che esse possono avere successo solo se vi è un forte dialogo con la società civile organizzata.

Non solo il Senegal, ma tutto il continente africano sta prendendo coscienza dell'importanza dello sviluppo sostenibile. L'Africa è un continente giovane, ben connesso e con un grande potenziale, in cui si trovano sei delle dieci economie in più rapida crescita al mondo. L'aumento del PIL africano dovrebbe raggiungere il 3,9 % nel 2020, e per la prima volta in dieci anni gli investimenti sono stati pari ad oltre la metà della crescita del continente, con i consumi privati che rappresentano meno di un terzo, anche se i risultati economici e la prosperità variano notevolmente da un paese all'altro. Non dimentichiamo che attualmente l'UE è il primo partner dell'Africa in materia di sviluppo, commercio e investimenti esteri.

L'avvio della fase operativa della zona continentale di libero scambio per l'Africa ha creato, dal punto di vista geografico, il più grande mercato continentale di beni e servizi al mondo, che vedrà l'unione progressiva di 54 paesi in un unico mercato interno, contribuendo così alla circolazione dei capitali e al benessere della popolazione: un processo, questo, incredibilmente familiare agli occhi dei cittadini europei.

I piani volti a rafforzare i canali di finanziamento esistenti per garantire che l'UE possa sostenere progetti quali strade e ferrovie sono più che benvenuti, come confermato espressamente nella prima dichiarazione del nuovo Presidente dell'UA, il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa.

Come ha affermato il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel nella sua visita di questa settimana, "dobbiamo pensare in grande e utilizzare le nostre politiche in materia di commercio, innovazione, cambiamenti climatici, ciberspazio, sicurezza, investimenti e migrazione per dare concretezza alle nostre dichiarazioni sull'importanza di essere partner alla pari".

La società civile può dare un contributo sostanziale in questo senso, moltiplicando i partenariati concreti tra le imprese dell'UE e quelle africane, in particolare le piccole e medie imprese, ma anche le cooperative, le fondazioni, le ONG e le organizzazioni del settore culturale. A tutti i livelli, questo è il momento giusto. Non dobbiamo sprecare questo momento di slancio.

Se l'UE è determinata ad offrire ai suoi partner in via di sviluppo una valida alternativa ai modelli non reciproci, con un partenariato radicato nei valori universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà, e fondato sui principi della democrazia e dello Stato di diritto, la prossima strategia globale della Commissione per l'Africa deve riconoscere il ruolo che la società civile svolge.

Come dice un proverbio africano, "se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme agli altri."

Sarà finalmente l'inizio di una nuova era, per un rinascimento condiviso verso un futuro comune, pacifico e sostenibile. Un'alleanza tra quasi due miliardi di persone, di cui la metà ha meno di 35 anni: questo è il futuro, un futuro positivo.

 

Published on Euractiv and Euractiv.de.

 

Press contact 

Daniela Vincenti

EESC President Spokesperson

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Un nuovo capitolo nelle relazioni UE-Africa potrà avere successo solo con il sostegno della società civile

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